Dolore e Patologie

Spalla e Tennis: Perché Fa Male e Cosa Funziona

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Pubblicato il 10 febbraio 2026

Uomo seduto sul divano solleva un bastone di legno sopra la testa a braccia tese, con il MacBook aperto sul tavolino davanti a lui.
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La spalla del tennista non si rompe con un colpo: si consuma un servizio alla volta. È la differenza che spiega perché il dolore arriva quasi sempre in un periodo di gioco intenso e non durante il gesto che poi ricordi.

Cosa chiede davvero il servizio

Il servizio è uno dei gesti più violenti dello sport — e il meccanismo, con le sue differenze, vale per tutti gli sport con un gesto ampio sopra la testa o attraverso il corpo, golf compreso. Se invece il punto dolente è il gomito, il quadro è in stretching per tennisti. L'omero ruota a velocità angolari nell'ordine delle migliaia di gradi al secondo, e in quella frazione di secondo la cuffia dei rotatori deve fare due cose opposte: accelerare il braccio e poi frenarlo prima che l'articolazione vada oltre.

È la fase di frenata — la decelerazione — quella che costa di più, ed è il motivo per cui il sovraccarico si concentra sulla parte posteriore della cuffia.

Ripeti quel gesto cento volte in un allenamento, per mesi, e il conto non lo paghi subito: lo paghi quando il volume sale più in fretta di quanto il tessuto riesca ad adattarsi.

Cosa cede, di solito

La cuffia dei rotatori. È il problema più frequente in chi gioca. Il dolore compare nei gesti sopra la testa e spesso, per primo, nel servizio: la potenza cala prima che compaia il dolore vero.

Il conflitto subacromiale. I tendini vengono compressi ripetutamente nei movimenti overhead, e il fastidio si concentra sul lato esterno del braccio, nell'arco fra i 60 e i 120 gradi di elevazione.

Il capo lungo del bicipite. Dolore davanti, verso la clavicola, che si riaccende ruotando il palmo verso l'alto contro resistenza.

La rigidità posteriore. Non è una lesione, ma è un fattore che ricorre: chi gioca molto tende a perdere rotazione interna sul braccio dominante, e quella perdita cambia il modo in cui la testa dell'omero si muove nella sua sede.

Un consiglio importante: prima di provare questi esercizi, assicurati di aver ricevuto una diagnosi corretta. Spesso si pensa di avere un problema, ma la causa reale del dolore è un'altra. Eseguire esercizi sbagliati può peggiorare la situazione invece di migliorarla.

Piano medio del fisioterapista accosciato che osserva da vicino la ragazza mentre tira verso di sé le maniglie del TRX, entrambi di profilo.

Cosa riduce il rischio, con i numeri

Qui vale la pena essere precisi, perché è il punto su cui si dicono più cose non vere.

Nella meta-analisi del British Journal of Sports Medicine del 2014 — 25 studi randomizzati, oltre 26.000 partecipanti, 3.464 infortuni — l'allenamento di forza riduce gli infortuni sportivi a meno di un terzo (rischio relativo 0,315) e il lavoro propriocettivo li quasi dimezza (0,550). Lo stretching è l'unica misura che non li riduce affatto (0,963).

Tradotto per chi gioca a tennis: il tempo speso a rinforzare cuffia e scapola rende molto più di quello speso ad allungarsi, per quanto l'allungamento sia più comodo da fare a fine partita.

Cosa allenare, in concreto. Rotazione esterna con elastico, a gomito aderente al fianco e poi a 90 gradi di abduzione. Lavoro per il trapezio inferiore e il dentato anteriore, che sono gli stabilizzatori della scapola. Lavoro eccentrico controllato, perché la frenata è la fase che il gesto chiede davvero.

Il volume. È l'altra metà, e spesso quella decisiva. Gli infortuni si concentrano nelle settimane in cui ore di gioco o numero di servizi salgono di colpo — l'inizio della stagione, un torneo, il ritorno dopo una pausa.

La tecnica e la catena

La spalla paga anche per quello che non fanno gambe e tronco. In un servizio efficiente buona parte dell'energia arriva dal basso: se gambe e rotazione del busto contribuiscono poco, il braccio compensa, e compensare significa caricare la spalla oltre la sua parte.

Non è un dettaglio da professionisti: è una delle ragioni per cui chi ha una tecnica approssimativa si fa male con volumi di gioco che altri sostengono senza problemi.

Prima e dopo la partita

Prima: movimenti dinamici per la spalla e, soprattutto, una progressione dei colpi — si comincia leggeri e si arriva al servizio a piena potenza per gradi, non al primo scambio. Niente allungamenti statici prolungati, che riducono la forza espressa nei minuti successivi.

Dopo: il ghiaccio può dare sollievo se il fastidio c'è, e va bene per quello. Non conta come prevenzione, e non accorcia i tempi di recupero.

Se il dolore c'è già

La regola pratica è ridurre, non fermare. Nella maggior parte dei casi si tolgono temporaneamente i gesti che scatenano il dolore — di solito il servizio e lo smash — mantenendo il resto del gioco e il lavoro di forza. Fermarsi del tutto fa perdere capacità di carico, ed è esattamente quello che ti ha portato qui.

Se in due o tre settimane di volume ridotto il dolore non cambia, il piano va rivisto.

Quando va fatto vedere

Dolore che compare anche nei gesti quotidiani, che ti sveglia di notte, perdita di forza vera nel braccio, o un fastidio che torna puntuale ogni volta che riprendi nonostante le pause: sono i casi in cui una valutazione risparmia una stagione.

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Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

Domande frequenti

Perché il tennis fa male alla spalla?

Per il servizio e gli smash: sono gesti sopra la testa, ripetuti migliaia di volte a velocità angolari altissime, e il carico si concentra sulla cuffia dei rotatori. Non è il gesto a fare male di per sé — è la ripetizione senza una capacità di carico adeguata.

Cosa previene davvero i problemi?

Il lavoro di forza su cuffia e stabilizzatori della scapola, e la gestione del volume di gioco. Nella meta-analisi del British Journal of Sports Medicine del 2014 l'allenamento di forza riduce gli infortuni sportivi a meno di un terzo, mentre lo stretching non li riduce affatto.

Il ghiaccio dopo le partite serve?

Può dare sollievo ed è a basso rischio, ma agisce sul dolore: non è quello che previene i problemi. Quello lo fanno il carico e la forza.

Devo smettere di giocare se ho dolore?

Quasi mai del tutto. Di solito si riduce il volume e si tolgono temporaneamente i gesti che scatenano il dolore — spesso il servizio — continuando il resto. Fermarsi del tutto fa perdere capacità di carico, che è il contrario di quello che serve.

Quando serve una valutazione?

Se il dolore compare anche nei gesti quotidiani, se ti sveglia di notte, se perdi forza nel braccio, o se torna ogni volta che riprendi nonostante le pause.

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