Area di intervento

Caviglia e piede

La distorsione «tanto passa» è il motivo per cui dieci anni dopo la caviglia cede ancora. È l'area dove il recupero incompleto costa di più, e dove gli esercizi giusti cambiano davvero le cose.

Di cosa parliamo

Caviglia e piede reggono tutto il peso del corpo su una superficie piccolissima, e lo fanno migliaia di volte al giorno. Qui finiscono la distorsione presa giocando, il tallone che brucia al primo passo della mattina, il tendine d'Achille che si è gonfiato dopo aver ripreso a correre, l'alluce che non si piega più.

Il filo che lega quasi tutti questi problemi è lo stesso: un carico cambiato troppo in fretta, su una struttura che non era pronta a reggerlo. Scarpe nuove, chilometri in più, un lavoro che ti tiene in piedi tutto il giorno, un peso che è aumentato.

E c'è un secondo filo: dopo una distorsione, il piede perde la capacità di sapere dove si trova nello spazio. Se non la si riallena, la caviglia resta instabile per anni e le distorsioni si ripetono. È la cosa più trascurata e la più recuperabile.

Quando ha senso farsi vedere

I motivi più frequenti per cui ci si rivolge a noi in quest'area:

  • Una caviglia che «va via» ancora, mesi o anni dopo la distorsione
  • Dolore sotto al tallone ai primi passi del mattino, che poi si attenua
  • Il tendine d'Achille gonfio o dolente dopo aver aumentato la corsa
  • Male sotto l'avampiede o all'alluce quando spingi per camminare
  • Il piede che si affatica dopo poche ore in piedi
  • La paura di tornare a correre o a giocare dopo un infortunio

Cosa si può fare a distanza, e cosa no

Questa è un'area che si presta bene al lavoro da remoto, per un motivo preciso: quasi tutto passa dall'esercizio e dal carico.

Cosa si può fare a distanza

  • Capire cos'è cambiato prima che comparisse il dolore: è quasi sempre lì la causa
  • Guardarti camminare, salire su un gradino, stare su una gamba sola
  • Costruire il lavoro di propriocezione ed equilibrio, che è il cuore del recupero
  • Programmare la progressione del carico: quanto, quando, con che passo tornare
  • Ragionare sulle calzature e su come organizzare la giornata in piedi

Cosa non si può fare

  • Terapia manuale sulla caviglia e mobilizzazioni passive
  • Bendaggi funzionali e taping applicati da noi
  • Valutazione del passo su pedana o analisi strumentale

Se il trauma è recente, il piede non regge il peso o c'è un gonfiore importante, la prima tappa è un medico per escludere una frattura. Te lo diciamo subito.

Approfondimenti

Le nostre guide su questo tema

Scritte dai nostri fisioterapisti, libere da leggere.

Domande frequenti

Quanto ci mette a guarire una distorsione di caviglia?

Il dolore e il gonfiore se ne vanno in poche settimane, ma la stabilità ci mette molto di più. È proprio in quella finestra, quando ormai «non fa più male», che si gioca la differenza tra una caviglia che tiene e una che cederà di nuovo.

I plantari servono?

A volte sì, come aiuto temporaneo mentre si lavora sulla causa. Quasi mai da soli e quasi mai per sempre: un piede che non si rinforza resta dipendente dal supporto. Vanno valutati caso per caso da chi te li prescrive.

Posso continuare a correre con la fascite plantare?

Spesso sì, ma non come prima. Si riduce il volume, si cambia la superficie, si lavora su carico e mobilità. Fermarsi del tutto raramente è la risposta, e ricominciare come se niente fosse nemmeno.

Perché fa più male al mattino?

Durante la notte il tessuto si accorcia e si «raffredda»: i primi passi lo caricano a freddo. È un segno tipico della fascite plantare e in genere si attenua dopo qualche minuto di cammino.

Non sai se è il tuo caso?

Il questionario dura pochi minuti ed è gratuito. Se non siamo la risposta giusta per te, te lo diciamo.

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