Di cosa parliamo
Caviglia e piede reggono tutto il peso del corpo su una superficie piccolissima, e lo fanno migliaia di volte al giorno. Qui finiscono la distorsione presa giocando, il tallone che brucia al primo passo della mattina, il tendine d'Achille che si è gonfiato dopo aver ripreso a correre, l'alluce che non si piega più.
Il filo che lega quasi tutti questi problemi è lo stesso: un carico cambiato troppo in fretta, su una struttura che non era pronta a reggerlo. Scarpe nuove, chilometri in più, un lavoro che ti tiene in piedi tutto il giorno, un peso che è aumentato.
E c'è un secondo filo: dopo una distorsione, il piede perde la capacità di sapere dove si trova nello spazio. Se non la si riallena, la caviglia resta instabile per anni e le distorsioni si ripetono. È la cosa più trascurata e la più recuperabile.
Quando ha senso farsi vedere
I motivi più frequenti per cui ci si rivolge a noi in quest'area:
- Una caviglia che «va via» ancora, mesi o anni dopo la distorsione
- Dolore sotto al tallone ai primi passi del mattino, che poi si attenua
- Il tendine d'Achille gonfio o dolente dopo aver aumentato la corsa
- Male sotto l'avampiede o all'alluce quando spingi per camminare
- Il piede che si affatica dopo poche ore in piedi
- La paura di tornare a correre o a giocare dopo un infortunio
Cosa si può fare a distanza, e cosa no
Questa è un'area che si presta bene al lavoro da remoto, per un motivo preciso: quasi tutto passa dall'esercizio e dal carico.
Cosa si può fare a distanza
- Capire cos'è cambiato prima che comparisse il dolore: è quasi sempre lì la causa
- Guardarti camminare, salire su un gradino, stare su una gamba sola
- Costruire il lavoro di propriocezione ed equilibrio, che è il cuore del recupero
- Programmare la progressione del carico: quanto, quando, con che passo tornare
- Ragionare sulle calzature e su come organizzare la giornata in piedi
Cosa non si può fare
- Terapia manuale sulla caviglia e mobilizzazioni passive
- Bendaggi funzionali e taping applicati da noi
- Valutazione del passo su pedana o analisi strumentale
Se il trauma è recente, il piede non regge il peso o c'è un gonfiore importante, la prima tappa è un medico per escludere una frattura. Te lo diciamo subito.
Approfondimenti
Le nostre guide su questo tema
Scritte dai nostri fisioterapisti, libere da leggere.
Domande frequenti
Quanto ci mette a guarire una distorsione di caviglia?
Il dolore e il gonfiore se ne vanno in poche settimane, ma la stabilità ci mette molto di più. È proprio in quella finestra, quando ormai «non fa più male», che si gioca la differenza tra una caviglia che tiene e una che cederà di nuovo.
I plantari servono?
A volte sì, come aiuto temporaneo mentre si lavora sulla causa. Quasi mai da soli e quasi mai per sempre: un piede che non si rinforza resta dipendente dal supporto. Vanno valutati caso per caso da chi te li prescrive.
Posso continuare a correre con la fascite plantare?
Spesso sì, ma non come prima. Si riduce il volume, si cambia la superficie, si lavora su carico e mobilità. Fermarsi del tutto raramente è la risposta, e ricominciare come se niente fosse nemmeno.
Perché fa più male al mattino?
Durante la notte il tessuto si accorcia e si «raffredda»: i primi passi lo caricano a freddo. È un segno tipico della fascite plantare e in genere si attenua dopo qualche minuto di cammino.