Gli esercizi qui sotto valgono per tutti. Il tuo programma no: con Ri-Hub te lo costruisce un fisioterapista sul tuo caso, e lo cambia man mano che migliori — a casa quando basta, in uno studio vicino a te quando servono le mani. Si parte da un colloquio gratuito. Chiedi a un fisioterapista su WhatsApp →
«Prima prova con un antinfiammatorio, poi vediamo.» È la frase che quasi tutti
si sentono dire, ed è ragionevole. La domanda che quasi nessuno fa è quella
dopo: il movimento, al posto del farmaco, quanto vale?
Non è una domanda retorica, ed è stata misurata.
Il confronto diretto: 152 studi, 17.431 persone
Nel 2023 il British Journal of Sports Medicine ha pubblicato una network
meta-analisi che mette l'esercizio terapeutico faccia a faccia con gli
antinfiammatori orali e il paracetamolo nell'artrosi di ginocchio e anca. Sono
152 studi randomizzati e 17.431 partecipanti.
Il risultato, a quattro, otto e ventiquattro settimane: nessuna differenza.
Non sul dolore, non sulla funzione. Le differenze medie standardizzate sono
tutte piccole e con intervalli di credibilità che attraversano lo zero — il
modo statistico per dire «non si distinguono».
La conclusione degli autori è la parte che conta: visto il profilo di sicurezza,
l'esercizio dovrebbe avere più spazio nella cura, soprattutto nelle persone
anziane, con altre patologie o a rischio di effetti avversi da antinfiammatori.
Le scale di un parco: il carico progressivo non ha bisogno di una palestra.
«Nessuna differenza» non vuol dire «meglio»
Qui va detta la parte che non ci fa comodo, perché è quella che rende
utilizzabile il resto.
Pareggiare non è vincere. Quei dati non dicono che l'esercizio batte i
farmaci: dicono che ci arriva. E ci arriva con due svantaggi pratici che chi ha
male sente subito:
il tempo. Una compressa agisce in un'ora, l'esercizio in settimane. Nella
fase acuta quella differenza è tutto;
la fatica. Il farmaco lo prendi, l'esercizio lo fai — e lo devi rifare.
L'aderenza è il vero fattore limitante, non l'efficacia.
Chi ti racconta il movimento come alternativa naturale e superiore ai farmaci
sta vendendo qualcosa. I due si usano spesso insieme: l'antinfiammatorio
abbassa il dolore quel tanto che basta per muoversi, e il movimento è quello che
cambia il decorso nei mesi.
Dove il pareggio diventa un vantaggio
Se due trattamenti funzionano uguale, sceglie il profilo di rischio. Ed è lì che
la bilancia si sposta: gli antinfiammatori hanno effetti su stomaco, rene e
apparato cardiovascolare che crescono con l'età e con l'uso prolungato. È
esattamente la popolazione che ha più artrosi.
L'esercizio, dosato bene, non ha quel tipo di coda.
Prevenire, non solo curare
Sul mal di schiena esiste una domanda ancora più interessante: si può evitare
che torni? La meta-analisi pubblicata su JAMA Internal Medicine ha messo
insieme 21 studi randomizzati e 30.850 persone per rispondere.
cosa è stato provato
effetto su un nuovo episodio
esercizio + educazione
rischio −45% (RR 0,55)
esercizio da solo
rischio −35% (RR 0,65)
educazione da sola
nessun effetto (RR 1,03)
cinture lombari
nessun effetto (RR 1,01)
plantari
nessun effetto (RR 1,01)
Le ultime tre righe valgono quanto le prime due. Spiegare la schiena a qualcuno,
senza fargli fare niente, non previene niente. La cintura lombare e il plantare
comprato per «prevenire» non hanno mostrato effetto.
La dose che protegge non è la dose che stanca: conta che ci sia tutti i giorni.
Oltre il dolore: cosa fa il movimento che un farmaco non fa
Qui i due mondi smettono di somigliarsi. Una revisione sistematica pubblicata
su Lancet Public Health nel 2025 ha messo insieme 57 studi da 35 coorti sui
passi quotidiani misurati da dispositivo. Rispetto a chi ne fa 2.000, chi ne fa
7.000 ha:
−47% di mortalità per ogni causa;
−38% di rischio di demenza;
−37% di mortalità per cancro;
−28% di cadute;
−22% di sintomi depressivi.
Il punto di flesso sta intorno ai 5.000-7.000 passi: è lì che la curva si
appiattisce, non a diecimila. Chi parte da fermo guadagna moltissimo nei primi
passi in più, e pochissimo dagli ultimi.
La cautela onesta: sono studi osservazionali, non esperimenti. Chi cammina
di più è in media anche più sano di partenza, e una parte del vantaggio è
questo, non il cammino. La certezza delle prove è giudicata moderata per quasi
tutti gli esiti, bassa o molto bassa per alcuni. Resta che nessun antidolorifico
ha mai mostrato niente del genere su mortalità, demenza e umore.
Questi esercizi valgono per te?
Lo stesso dolore può nascere da cause diverse, e ognuna vuole un lavoro diverso — a volte opposto: quello che scioglie una persona può irrigidirne un’altra. Un articolo non può saperlo, perché parla al caso medio. Se dopo due o tre settimane non è cambiato niente, il problema raramente è che ti stai impegnando poco.
Scrivi cosa senti: guardiamo il tuo caso e ti diciamo se quello che hai letto vale per te. Non è una diagnosi — per quella serve vederti — ma per capire se sei sulla strada giusta spesso basta.
Non «smetti i farmaci». Vuol dire che il movimento non è la cosa da fare
quando il dolore è passato: è un trattamento, con una dose e una
progressione, e nel confronto diretto regge.
E vuol dire che la domanda giusta non è «quale esercizio», ma quanto carico
regge oggi quella struttura e come lo si aumenta. È la parte che un elenco di
esercizi non può darti, ed è quella che fa la differenza fra un programma che
funziona e uno che si abbandona in due settimane.
Quando il farmaco serve, serve
Un dolore che non ti fa dormire, una fase acuta in cui non riesci a muoverti,
un quadro infiammatorio vero: lì l'antinfiammatorio fa un lavoro che l'esercizio
non può fare, e rifiutarlo per principio è un altro modo di farsi male. La
domanda da porre al medico non è «lo prendo o no», è per quanto tempo, e cosa
faccio nel frattempo perché non serva più.
In sintesi
Sull'artrosi, esercizio e antinfiammatori pareggiano su dolore e funzione: 152
studi, 17.431 persone. Sul mal di schiena, l'esercizio è l'unica cosa che
previene davvero — cinture e plantari no. E sui passi, il movimento porta
benefici che nessun farmaco per il dolore ha mai mostrato. Il farmaco resta
utile dove è utile: presto, e per poco.
E se ti stai chiedendo cosa faccia concretamente un fisioterapista, visto che
non e’ il massaggio: i numeri della professione.
Inizia dal questionario su Ri-Hub — poche domande sul tuo caso, ti registri, e vedi chi ti seguirà: un fisioterapista iscritto all'Albo, a cui scrivi in chat quando vuoi. Se preferisci parlarne a voce, il primo colloquio è gratuito, dura venti minuti e non ti impegna a nulla: arriva avendo già letto quello che hai scritto, e insieme decidete se e come proseguire.
Domande frequenti
Il movimento funziona quanto gli antinfiammatori?
Sull'artrosi di ginocchio e anca sì, e il confronto è stato fatto direttamente: una network meta-analisi del 2023 su 152 studi randomizzati e 17.431 partecipanti non ha trovato differenze fra esercizio e antinfiammatori orali o paracetamolo, né sul dolore né sulla funzione, a quattro, otto e ventiquattro settimane. Gli autori concludono che, visto il profilo di sicurezza migliore, l'esercizio dovrebbe avere più spazio nella cura.
Allora i farmaci non servono?
Non è questo che dicono i dati. Dicono che sul dolore da artrosi arrivano allo stesso risultato, non che uno sia inutile. Un antinfiammatorio agisce in un'ora e l'esercizio in settimane: nella fase acuta quella differenza conta, e i due si usano spesso insieme. Quello che cambia è a chi conviene cosa, e per quanto tempo.
Il movimento previene il mal di schiena?
È l'unica cosa che nelle revisioni risulta preventiva. Nella meta-analisi JAMA su 21 studi randomizzati e 30.850 persone, esercizio ed educazione insieme riducono il rischio di un episodio di lombalgia del 45% (RR 0,55) e l'esercizio da solo del 35% (RR 0,65). L'educazione da sola, le cinture lombari e i plantari non hanno mostrato alcun effetto.
Quanti passi al giorno servono?
La revisione Lancet Public Health 2025 su 57 studi e 35 coorti trova il punto di flesso intorno ai 5.000-7.000 passi: rispetto a 2.000, farne 7.000 si associa a un rischio di mortalità inferiore del 47%, di demenza del 38%, di cadute del 28%. Sono studi osservazionali, quindi associazioni: chi cammina di più è anche più sano di partenza, e questo spiega una parte del vantaggio.
Se ho dolore adesso, da dove comincio?
Non dagli esercizi presi da un elenco. Serve capire da dove viene il dolore e che carico regge oggi quella struttura: è la parte che cambia il risultato, e si può fare anche in videochiamata guardandoti muovere.
Quelli che hai appena letto valgono per tutti, e per questo non valgono per nessuno in particolare. Un fisioterapista iscritto all'Albo guarda il tuo caso nel primo colloquio — gratuito, venti minuti — e da lì costruisce il programma su di te: da casa quando basta, in uno studio vicino a te quando servono le mani. Il dolore che torna non toglie solo il movimento: toglie il sonno, la pazienza, la voglia di uscire di casa. Rimetterti in movimento è il nostro mestiere.
Ri-Hub ti mette in contatto con un fisioterapista online: primo colloquio gratuito in videochiamata con un professionista iscritto all'Albo, che ti segue per tutto il percorso. E se al tuo caso servono le mani, è chi ti segue a dirtelo e a mandarti da uno dei nostri, vicino a te. Se preferisci partire dalla tua zona, guarda il fisioterapista vicino a te, città per città. Se ti stai chiedendo quanto costa una seduta di fisioterapia, abbiamo confrontato studio privato, domicilio, ticket SSN e online.