È la domanda che blocca più percorsi di qualunque diagnosi: «mentre lo faccio sento male, devo smettere?». La risposta che si sente di solito è un'opinione. Su questo però ci sono studi, e dicono due cose che vale la pena tenere insieme.
Prima cosa: fare male non vuol dire fare danno
Nel 2017 il British Journal of Sports Medicine ha pubblicato una revisione sistematica con meta-analisi che confronta due strategie negli stessi pazienti con dolore muscoloscheletrico cronico: protocolli che portano l'esercizio dentro il dolore e protocolli che lo tengono sotto la soglia del dolore.
Dopo aver setacciato 9.081 studi ne sono rimasti nove articoli da sette trial, 385 partecipanti. Il risultato:
- a breve termine, piccolo vantaggio significativo per gli esercizi dolorosi: dimensione dell'effetto −0,27 (da −0,54 a −0,05), qualità moderata delle prove;
- a medio e lungo termine, sul dolore, e in tutti i tempi su funzione e disabilità: nessuna differenza.
La frase degli autori è la parte che conta: il dolore durante l'esercizio terapeutico non deve essere un ostacolo a un buon risultato.
Attenzione a come si legge, perché è facile farle dire il contrario. Non è «no pain no gain». A lungo termine le due strategie pareggiano. Quello che cade è solo l'idea che sentire male durante un esercizio significhi che lo stai sbagliando o che ti stai rovinando qualcosa.

Seconda cosa: il movimento non allevia sempre, e non è colpa tua
Qui serve la parte che di solito viene taciuta, perché rovina lo slogan.
Nelle persone senza dolore, una singola sessione di attività aerobica o di forza produce quasi sempre una riduzione generalizzata del dolore e della sensibilità al dolore, durante e per un po' dopo. È un fenomeno con un nome: ipoalgesia indotta dall'esercizio.
Nelle persone con dolore cronico, secondo la revisione pubblicata sul Journal of Pain nel 2019, questa risposta è più variabile e spesso alterata: il dolore può scendere, restare uguale o, in alcuni casi, aumentare.
E gli autori indicano la conseguenza pratica, che è quella seria: il peggioramento del dolore con l'esercizio è una delle principali ragioni per cui si smette, e smettere innesca un circolo — meno movimento, più dolore e più disabilità nel tempo.
Quindi se ti muovi e stai peggio, non stai «facendo resistenza» e non sei un caso perso. Stai descrivendo una cosa che la letteratura conosce, e che cambia la strategia invece di annullarla.
Il criterio pratico che usiamo
Non «quanto fa male mentre lo fai», ma come stai dopo. Tre condizioni, tutte e tre insieme:
- durante, il fastidio resta a un livello che tolleri e ti lascia controllo sul movimento;
- entro ventiquattro ore, torni dove eri prima;
- di seduta in seduta, non si accumula.
Se salta la terza, la dose era sbagliata — non l'esercizio. Si abbassa il carico, non si cancella il programma. È la stessa logica con cui si gestisce il pacing nel dolore cronico, e il motivo per cui un programma va rivisto e non solo consegnato.

Perché questa domanda vale un percorso intero
Perché la paura di far danno è, in pratica, il primo motivo per cui si smette di muoversi dopo un infortunio o durante un dolore che dura — e ha anche lei un nome: kinesiofobia.
Sapere che il male durante non significa danno cambia quello che fai il giorno dopo, e quello che fai il giorno dopo è la variabile su cui poggiano tutte le prove che abbiamo: sull'esercizio come terapia, sulle ricadute del mal di schiena, e sul confronto con i farmaci.
Ed è anche la ragione per cui questa parte del lavoro non si delega a un foglio di esercizi: qualcuno deve guardare la tua risposta e correggere la dose. È la differenza fra un fisioterapista e un allenatore.
In sintesi
Su 385 persone con dolore muscoloscheletrico cronico, gli esercizi che fanno un po' male danno un piccolo vantaggio a breve termine e pareggiano nel lungo. Il dolore durante l'esercizio non è un segnale di danno. Ma nel dolore cronico la risposta analgesica al movimento è variabile e a volte assente: quando succede si cambia dose e strategia, non si smette — perché smettere è l'unica mossa che peggiora entrambe le cose.
Fonti
- Should exercises be painful in the management of chronic musculoskeletal pain? A systematic review and meta-analysis — British Journal of Sports Medicine, 2017
- Exercise-Induced Hypoalgesia in Pain-Free and Chronic Pain Populations: State of the Art and Future Directions — Journal of Pain, 2019
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.
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