È una delle frasi più ripetute a scuola e nei volantini dei centri sportivi:
«lo sport aiuta anche nello studio». Sui ragazzi sono stati fatti abbastanza
studi da poterla verificare, e la risposta è più interessante dello slogan:
una metà è vera, l'altra no.
La metà che regge: attenzione e controllo degli impulsi
Nel 2019 il British Journal of Sports Medicine ha pubblicato una revisione
sistematica con meta-analisi dei soli studi randomizzati su bambini (6-12 anni) e
adolescenti (13-17) sani: 19 studi, 5.038 partecipanti, con programmi di
esercizio ripetuti più volte a settimana per almeno sei settimane.
Risultati:
funzioni esecutive complessive: miglioramento con differenza media
standardizzata 0,20 (intervallo di confidenza 0,09-0,30);
controllo inibitorio — la capacità di non seguire il primo impulso:
0,26;
per tipo di intervento: programmi sportivi e motori 0,21, attività
motoria curricolare 0,39, movimento integrato dentro altre lezioni 0,02,
cioè niente;
per durata della singola sessione: sotto i 90 minuti 0,24, 90 minuti o
più 0,05;
nella meta-regressione, un indice di massa corporea più alto era associato
a miglioramenti maggiori. L'età e la durata del programma no.
Gli effetti sono piccoli — lo scrivono gli autori nelle conclusioni, e lo
scriviamo anche noi. Ma sono misurati su studi randomizzati, e riguardano
esattamente le funzioni che servono per stare seduti in classe: inibire,
aggiornare, spostare l'attenzione.
Programmi strutturati, sessioni sotto l'ora e mezza: è la forma che negli studi ha funzionato.
La metà che non regge: i voti
La revisione sistematica più ampia sul tema — pubblicata su Medicine & Science
in Sports & Exercise nel 2016, con due ricerche separate che hanno incluso
64 studi su cognizione e cervello e 73 studi su rendimento scolastico e
attenzione — arriva a due conclusioni diverse per le due domande.
Sulla cognizione: la maggior parte della ricerca sostiene che forma fisica,
singole sessioni di attività e programmi di attività fisica migliorino il
funzionamento cognitivo dei bambini. Categoria di evidenza B.
Sul rendimento scolastico: i risultati degli studi controllati sono
contrastanti. Categoria di evidenza C, e la frase degli autori è
esplicita — attività fisica ed educazione fisica hanno un effetto neutro sul
rendimento scolastico.
Non è un fallimento: è una precisazione. Migliorare i processi cognitivi in
laboratorio non si traduce automaticamente in un voto più alto in italiano, che
dipende da altre venti cose. Chi promette la seconda partendo dalla prima sta
allungando i dati.
Questi esercizi valgono per tuo figlio?
Lo stesso dolore può nascere da cause diverse, e ognuna vuole un lavoro diverso — a volte opposto: quello che scioglie una persona può irrigidirne un’altra. Un articolo non può saperlo, perché parla al caso medio. Se dopo due o tre settimane non è cambiato niente, il problema raramente è che ti stai impegnando poco.
Scrivi cosa senti: guardiamo il tuo caso e ti diciamo se quello che hai letto vale per te. Non è una diagnosi — per quella serve vederti — ma per capire se sei sulla strada giusta spesso basta.
Il dato che vale davvero, e che quasi nessuno cita
Nella stessa revisione c'è una riga che, per chi decide gli orari scolastici,
conta più di tutte le altre:
non c'è alcuna indicazione che un aumento dell'attività fisica danneggi la
cognizione o il rendimento scolastico.
Questa è la risposta all'obiezione vera, quella che si sente nei consigli di
classe e in famiglia: «con tutti i compiti che ha, non ha tempo per lo sport».
Il tempo dedicato al movimento non viene sottratto all'apprendimento. Nei
dati, le ore di attività motoria si pagano da sole.
E vale la pena ricordare cosa c'è dall'altra parte del piatto della bilancia,
perché lì i numeri non sono piccoli: quanto movimento serve davvero in età
evolutiva, e quanto
poco ne facciano oggi i ragazzi.
Cosa ce ne facciamo, in pratica
Quattro cose che escono dai numeri, non dal buonsenso.
Non serve la sessione lunga. Sotto i 90 minuti ha funzionato, sopra no. Tre
volte quaranta minuti fatti davvero valgono più della domenica intensiva.
Serve che sia strutturato. Il movimento «spalmato» dentro le altre lezioni
non ha mostrato alcun effetto (0,02). Il programma sportivo e l'ora di motoria
sì. Non è la quantità di passi: è che ci sia una cosa da fare, con un inizio e
una fine.
Chi parte più indietro guadagna di più. L'indice di massa corporea più alto
era associato al miglioramento maggiore — che è il contrario di come vengono
scelti i ragazzi da mandare in squadra. Se ne parla anche qui: bambino in
sovrappeso, come farlo muovere senza
sbagliare.
Il modo più semplice è già dentro la giornata. Andare a scuola a piedi o in
bici non richiede
un'iscrizione, e nei dati di attività quotidiana pesa. E se la difficoltà è
scegliere l'attività giusta: quale sport, e da che
età.
In sintesi
L'esercizio regolare migliora le funzioni esecutive dei ragazzi — attenzione,
controllo degli impulsi — con effetti piccoli ma misurati su studi randomizzati.
Sui voti l'effetto è neutro, e chi promette il contrario sta esagerando i dati.
Ma aumentare il movimento non toglie niente al rendimento: è una delle poche
cose che, nel bilancio di una giornata piena, non costa nulla e qualcosa
restituisce.
Inizia dal questionario su Ri-Hub — poche domande sul tuo caso, ti registri, e vedi chi ti seguirà: un fisioterapista iscritto all'Albo, a cui scrivi in chat quando vuoi. Se preferisci parlarne a voce, il primo colloquio è gratuito, dura venti minuti e non ti impegna a nulla: arriva avendo già letto quello che hai scritto, e insieme decidete se e come proseguire.
Domande frequenti
Fare sport migliora i voti a scuola?
I dati dicono di no, o meglio: dicono che l'effetto è neutro. La revisione più ampia sul tema — 73 studi sul rendimento scolastico — assegna a questo risultato la categoria di evidenza più bassa e conclude che attività fisica ed educazione fisica hanno un effetto neutro sul rendimento. Chi promette voti migliori sta vendendo qualcosa.
Allora muoversi non serve alla testa dei ragazzi?
Serve, ma su un'altra cosa. Una meta-analisi di 19 studi randomizzati su 5.038 bambini e adolescenti mostra un miglioramento delle funzioni esecutive (differenza media standardizzata 0,20) e in particolare del controllo inibitorio (0,26), cioè della capacità di non seguire il primo impulso. Sono effetti piccoli ma reali, e sono quelli che servono per stare seduti ad ascoltare.
Togliere ore di lezione per fare più movimento fa perdere terreno?
È la domanda che si fanno le scuole, ed è quella con la risposta più chiara: no. La revisione conclude che non c'è alcuna indicazione che aumentare l'attività fisica danneggi la cognizione o il rendimento scolastico. Il tempo dedicato al movimento non è tempo sottratto all'apprendimento.
Quanto deve durare una sessione per funzionare?
Meno di quanto si pensa. Nella meta-analisi, le sessioni sotto i 90 minuti hanno migliorato le funzioni esecutive (0,24), quelle di 90 minuti o più no (0,05). Anche il tipo conta: programmi sportivi strutturati e attività motoria curricolare funzionano, il movimento «integrato» dentro le altre lezioni no.
Quali ragazzi ne beneficiano di più?
Nella meta-regressione, un indice di massa corporea più alto era associato a miglioramenti maggiori delle funzioni esecutive. L'età e la durata dell'intervento invece non cambiavano il risultato. Detto altrimenti: chi parte più indietro guadagna di più, che è lo stesso schema che si vede negli adulti.
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