Nei ragazzi il dolore che dura si racconta poco, e quando succede si divide subito in due caselle sbagliate: «ha qualcosa» oppure «se lo inventa». I dati dicono che è comune, che si misura male, e che quello che funziona funziona solo in parte.
Quanto è comune: le stime, e perché sono così larghe
La revisione sistematica di riferimento è stata pubblicata su Pain nel 2011: ha passato 185 articoli, ne ha inclusi 41, e ha aggregato le prevalenze del dolore cronico e ricorrente nei bambini e negli adolescenti.
| Tipo di dolore | Prevalenza riportata |
|---|---|
| Mal di testa | 8-83% |
| Dolore addominale | 4-53% |
| Mal di schiena | 14-24% |
| Dolore muscoloscheletrico | 4-40% |
| Dolori multipli | 4-49% |
Gli intervalli sono enormi, e la ragione la scrivono gli autori stessi: gli studi usano definizioni diverse di «cronico», finestre temporali diverse e campioni diversi, e la maggior parte non soddisfaceva i criteri di qualità.
Quello che invece è costante fra gli studi: la prevalenza è più alta nelle ragazze, aumenta con l'età, ed è più alta dove lo stato socioeconomico è più basso — soprattutto per il mal di testa.
La riga che conta, per un genitore, è quella del mal di schiena: fra un ragazzo su sette e uno su quattro. Non è una rarità, ed è la ragione per cui non va trattato né come un allarme né come una scusa.

Cosa funziona, e per quanto
Sul trattamento, la sintesi più solida è la revisione Cochrane 2018 sulle terapie psicologiche per il dolore cronico e ricorrente in età evolutiva: 47 studi, 2.884 ragazzi che hanno completato il trattamento, età media 12,6 anni.
Nel mal di testa:
- frequenza del dolore ridotta subito dopo il trattamento (rischio relativo 2,35; circa tre ragazzi da trattare perché uno ne tragga beneficio);
- ma l'effetto non si mantiene al controllo successivo.
Nelle condizioni di dolore misto:
- intensità del dolore ridotta subito dopo il trattamento (−0,43 come differenza media standardizzata), non mantenuta al follow-up;
- disabilità ridotta subito dopo (−0,34) e anche al follow-up (−0,27);
- piccolo beneficio sull'ansia subito dopo, nessuno sulla depressione.
Gli autori giudicano gli studi inclusi a rischio di bias incerto o alto.
Due cose da tenere insieme, senza sceglierne una sola. La prima: qualcosa che funziona c'è, e il dato sulla disabilità che resta anche dopo è quello che conta di più — significa che il ragazzo torna a fare le cose. La seconda: gran parte degli effetti svanisce, il che suggerisce che il trattamento vada pensato come una cosa che continua, non come un ciclo che finisce.
Il malinteso da smontare
Che le terapie psicologiche abbiano un effetto non significa che il dolore sia immaginario. È il malinteso più diffuso e il più dannoso: un ragazzo a cui viene detto che «non ha niente» impara due cose sbagliate insieme — che nessuno gli crede, e che quindi non c'è niente da fare.
Il dolore che dura ha quasi sempre più di una causa contemporaneamente: carico sbagliato o assente, sonno, periodi di crescita, stress, e la paura di muoversi che si installa dopo qualche settimana. Si lavora su tutte, e la parte che riguarda noi è quella del movimento: rimettere carico in modo graduale, ridare fiducia nei gesti che sono stati evitati, e togliere l'idea che il corpo sia fragile.
Quando ha senso farlo vedere
Non alla prima fitta. Ha senso quando:
- il dolore dura oltre qualche settimana senza tendenza a migliorare;
- cambia quello che il ragazzo fa: salta l'allenamento, salta la scuola, dorme peggio, si ritira;
- la paura di muoversi è diventata più grande del dolore stesso;
- oppure quando ci sono segnali che vanno guardati subito — e quelli sono elencati qui: mal di schiena nel bambino e nell'adolescente, quando preoccuparsi.
Le altre pagine che servono spesso in queste situazioni: l'adolescente con mal di schiena da ore di studio · i dolori di crescita, cosa sono davvero · l'adolescente che si allena troppo · quanto movimento serve in età evolutiva.
In sintesi
Il dolore che dura riguarda fra il 14 e il 24% dei ragazzi per la schiena e fino al 40% per il muscoloscheletrico, con stime larghe che gli autori stessi giudicano di qualità incerta. Le terapie che abbiamo funzionano subito e in parte, e molti effetti non reggono nel tempo. Non è poco e non è tutto: è la ragione per cui, a quell'età, conta più rimettere in movimento la vita di un ragazzo che azzerare il numero sulla scala del dolore.
Fonti
- The epidemiology of chronic pain in children and adolescents revisited: a systematic review — Pain, 2011
- Psychological therapies for the management of chronic and recurrent pain in children and adolescents — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2018
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.
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