Fisioterapia

Fisioterapia di Gruppo: Chi la Fa e Quanto Funziona

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 23 settembre 2026

Uomo seduto sul divano con entrambe le mani intrecciate dietro la nuca e il mento portato verso il petto, occhi chiusi.
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Della fisioterapia di gruppo si parla come se fosse dappertutto. I numeri dicono un'altra cosa: la fa poco più di un professionista su tre, e chi la fa la usa soprattutto per la prevenzione, non per la riabilitazione.

Il dato: 36,29%

Dall'Osservatorio nazionale sulla libera professione in fisioterapia 2025 di FisioScience, su 959 fisioterapisti liberi professionisti:

Eroga attività di gruppo Quanti Percentuale
No 611 63,71%
348 36,29%

E fra i 348 che le propongono (si poteva rispondere in più modi):

Tipo di gruppo Quanti Percentuale di chi fa gruppi
Attività preventiva (yoga, pilates, ginnastica dolce) 267 76,72%
Attività riabilitativa (gruppi mal di schiena, post crociato, post protesi) 219 62,93%

La lettura è questa: il gruppo, in Italia, è soprattutto uno strumento di prevenzione. Il gruppo riabilitativo vero — quello che prende persone con lo stesso problema e le porta avanti insieme — esiste, ma lo fa meno di un quarto del totale dei fisioterapisti.

Donna con elastico giallo che apre le braccia su una terrazza affacciata sul mare.
Un gruppo funziona quando le persone dentro hanno lo stesso problema nella stessa fase. Non quando hanno la stessa età.

E la palestra?

Terza tabella dello stesso capitolo: il 75,5% ha uno spazio adibito a palestra — il 43,69% sopra i venti metri quadri, il 31,80% sotto — e il 24,50% non ne ha uno.

È un numero che va letto insieme a quello sull'approccio prevalente: se per sei fisioterapisti su dieci il cuore del lavoro è l'esercizio, serve un posto dove farlo fare. Non necessariamente una sala pesi: uno spazio dove una persona possa stare in piedi, spostarsi, provare.

Quanto funziona, davvero

Qui bisogna essere precisi, perché è facile far dire ai dati più di quello che dicono.

Le prove sull'esercizio come terapia sono solide: la revisione Cochrane 2021 su 249 studi randomizzati riporta, nel mal di schiena cronico, 15,2 punti su 100 di dolore in meno rispetto a nessun trattamento o cure abituali, con certezza moderata — una differenza clinicamente rilevante.

Ma quegli studi misurano l'esercizio, non il formato con cui viene consegnato. Il gruppo non è un trattamento diverso: è un modo di erogare lo stesso trattamento. Quindi la domanda giusta non è «il gruppo funziona?», ma «in questo caso, il gruppo consegna la cosa giusta?».

Quando il gruppo ha senso e quando no

Dalla pratica, e dal buon senso che i numeri sopra confermano.

Ha senso quando:

  • il programma è già chiaro, perché la valutazione è stata fatta;
  • la fase è quella del carico progressivo, non quella acuta;
  • il problema è comune e il percorso abbastanza standardizzabile — mal di schiena persistente, post-protesi, ricondizionamento dopo una lunga pausa;
  • la difficoltà vera è continuare, e avere un appuntamento fisso con altre persone è esattamente quello che serve.

Non ha senso quando:

  • non si sa ancora cosa c'è. Un gruppo parte da un programma comune: se la diagnosi differenziale non è fatta, il gruppo arriva troppo presto;
  • ci sono cose da correggere di continuo sul singolo gesto;
  • il quadro è in una fase in cui la dose va cambiata ogni pochi giorni.

Il criterio è sempre lo stesso, ed è quello che ci separa da chi ti allena: prima si guarda, poi si sceglie il formato.

Come lo facciamo noi

Abbiamo un formato di gruppo, ma non è la porta d'ingresso. Si comincia sempre da una valutazione individuale, perché è lì che si decide se il gruppo è la cosa giusta per te — e a volte la risposta è no.

Quando invece è sì, il vantaggio non è solo economico: è che la costanza in gruppo regge meglio. Gli studi sull'esercizio, tutti, hanno lo stesso punto debole nella vita reale, ed è l'aderenza.

Sul tempo che una seduta si prende, individuale o meno, i numeri stanno qui.

In sintesi

Solo il 36,29% dei fisioterapisti italiani propone attività di gruppo, e tre quarti di loro le usano per la prevenzione più che per la riabilitazione. Le prove sull'esercizio sono forti; il formato con cui lo si consegna è una scelta clinica, non una scorciatoia. Il gruppo è un buon modo di fare la cosa giusta, a patto che qualcuno abbia già stabilito quale sia.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

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