Gli esercizi qui sotto valgono per tutti. Il tuo programma no: con Ri-Hub te lo costruisce un fisioterapista sul tuo caso, e lo cambia man mano che migliori — a casa quando basta, in uno studio vicino a te quando servono le mani. Si parte da un colloquio gratuito. Chiedi a un fisioterapista su WhatsApp →
Della fisioterapia di gruppo si parla come se fosse dappertutto. I numeri dicono
un'altra cosa: la fa poco più di un professionista su tre, e chi la fa la usa
soprattutto per la prevenzione, non per la riabilitazione.
Il dato: 36,29%
Dall'Osservatorio nazionale sulla libera professione in fisioterapia 2025 di
FisioScience, su 959 fisioterapisti liberi professionisti:
Eroga attività di gruppo
Quanti
Percentuale
No
611
63,71%
Sì
348
36,29%
E fra i 348 che le propongono (si poteva rispondere in più modi):
Tipo di gruppo
Quanti
Percentuale di chi fa gruppi
Attività preventiva (yoga, pilates, ginnastica dolce)
267
76,72%
Attività riabilitativa (gruppi mal di schiena, post crociato, post protesi)
219
62,93%
La lettura è questa: il gruppo, in Italia, è soprattutto uno strumento di
prevenzione. Il gruppo riabilitativo vero — quello che prende persone con lo
stesso problema e le porta avanti insieme — esiste, ma lo fa meno di un quarto
del totale dei fisioterapisti.
Un gruppo funziona quando le persone dentro hanno lo stesso problema nella stessa fase. Non quando hanno la stessa età.
E la palestra?
Terza tabella dello stesso capitolo: il 75,5% ha uno spazio adibito a
palestra — il 43,69% sopra i venti metri quadri, il 31,80% sotto — e il 24,50%
non ne ha uno.
È un numero che va letto insieme a quello sull'approccio
prevalente: se per sei
fisioterapisti su dieci il cuore del lavoro è l'esercizio, serve un posto dove
farlo fare. Non necessariamente una sala pesi: uno spazio dove una persona possa
stare in piedi, spostarsi, provare.
Quanto funziona, davvero
Qui bisogna essere precisi, perché è facile far dire ai dati più di quello che
dicono.
Le prove sull'esercizio come terapia sono solide: la revisione Cochrane
2021 su 249 studi randomizzati riporta, nel mal di schiena cronico, 15,2
punti su 100 di dolore in meno rispetto a nessun trattamento o cure abituali,
con certezza moderata — una differenza clinicamente rilevante.
Ma quegli studi misurano l'esercizio, non il formato con cui viene
consegnato. Il gruppo non è un trattamento diverso: è un modo di erogare lo
stesso trattamento. Quindi la domanda giusta non è «il gruppo funziona?», ma
«in questo caso, il gruppo consegna la cosa giusta?».
Questi esercizi valgono per te?
Lo stesso dolore può nascere da cause diverse, e ognuna vuole un lavoro diverso — a volte opposto: quello che scioglie una persona può irrigidirne un’altra. Un articolo non può saperlo, perché parla al caso medio. Se dopo due o tre settimane non è cambiato niente, il problema raramente è che ti stai impegnando poco.
Scrivi cosa senti: guardiamo il tuo caso e ti diciamo se quello che hai letto vale per te. Non è una diagnosi — per quella serve vederti — ma per capire se sei sulla strada giusta spesso basta.
Dalla pratica, e dal buon senso che i numeri sopra confermano.
Ha senso quando:
il programma è già chiaro, perché la valutazione è stata fatta;
la fase è quella del carico progressivo, non quella acuta;
il problema è comune e il percorso abbastanza standardizzabile — mal di
schiena persistente, post-protesi, ricondizionamento dopo una lunga pausa;
la difficoltà vera è continuare, e avere un appuntamento fisso con altre
persone è esattamente quello che serve.
Non ha senso quando:
non si sa ancora cosa c'è. Un gruppo parte da un programma comune: se la
diagnosi differenziale non è fatta, il gruppo arriva troppo presto;
ci sono cose da correggere di continuo sul singolo gesto;
il quadro è in una fase in cui la dose va cambiata ogni pochi giorni.
Il criterio è sempre lo stesso, ed è quello che ci separa da chi ti
allena: prima si guarda,
poi si sceglie il formato.
Come lo facciamo noi
Abbiamo un formato di gruppo, ma non è la porta d'ingresso.
Si comincia sempre da una valutazione individuale, perché è lì che si decide se
il gruppo è la cosa giusta per te — e a volte la risposta è no.
Quando invece è sì, il vantaggio non è solo economico: è che la costanza in
gruppo regge meglio. Gli studi sull'esercizio, tutti, hanno lo stesso punto
debole nella vita reale, ed è l'aderenza.
Sul tempo che una seduta si prende, individuale o meno, i numeri stanno
qui.
In sintesi
Solo il 36,29% dei fisioterapisti italiani propone attività di gruppo, e tre
quarti di loro le usano per la prevenzione più che per la riabilitazione. Le
prove sull'esercizio sono forti; il formato con cui lo si consegna è una scelta
clinica, non una scorciatoia. Il gruppo è un buon modo di fare la cosa giusta,
a patto che qualcuno abbia già stabilito quale sia.
Inizia dal questionario su Ri-Hub — poche domande sul tuo caso, ti registri, e vedi chi ti seguirà: un fisioterapista iscritto all'Albo, a cui scrivi in chat quando vuoi. Se preferisci parlarne a voce, il primo colloquio è gratuito, dura venti minuti e non ti impegna a nulla: arriva avendo già letto quello che hai scritto, e insieme decidete se e come proseguire.
Domande frequenti
Quanti fisioterapisti fanno lavoro di gruppo?
Poco più di uno su tre: il 36,29% su 959 liberi professionisti italiani, secondo l'Osservatorio FisioScience 2025. Il 63,71% non propone alcuna attività di gruppo. È una modalità molto meno diffusa di quanto faccia pensare l'offerta che si vede online.
Di che tipo sono i gruppi che vengono proposti?
Fra i 348 che li fanno, il 76,72% propone attività preventiva — yoga, pilates, ginnastica dolce — e il 62,93% attività riabilitativa vera e propria, cioè gruppi mal di schiena, gruppi dopo ricostruzione del crociato, gruppi dopo protesi. Molti fanno entrambe le cose.
Il gruppo funziona quanto la seduta individuale?
Dipende da cosa devi fare. Le prove sull'esercizio come terapia sono solide — la revisione Cochrane 2021 su 249 studi randomizzati riporta 15,2 punti su 100 di dolore in meno nel mal di schiena cronico — ma quegli studi misurano l'esercizio, non il formato con cui viene consegnato. Il gruppo è un modo di erogarlo, e ha senso quando il programma è già chiaro.
Quando il gruppo non va bene?
Quando non si sa ancora cosa hai. Un gruppo parte da un programma comune: se la valutazione non è stata fatta, o se il quadro è in fase acuta o poco chiaro, il gruppo arriva troppo presto. Prima si capisce, poi si sceglie il formato — non il contrario.
Serve una palestra per fare fisioterapia?
Il 75,5% dei fisioterapisti liberi professionisti ha uno spazio adibito a palestra: il 43,69% sopra i 20 metri quadri, il 31,80% sotto. Il 24,5% non ce l'ha. Serve lo spazio per far muovere le persone, non necessariamente una sala attrezzi: molti esercizi utili si fanno con il peso del corpo e un elastico.
Quelli che hai appena letto valgono per tutti, e per questo non valgono per nessuno in particolare. Un fisioterapista iscritto all'Albo guarda il tuo caso nel primo colloquio — gratuito, venti minuti — e da lì costruisce il programma su di te: da casa quando basta, in uno studio vicino a te quando servono le mani. Il dolore che torna non toglie solo il movimento: toglie il sonno, la pazienza, la voglia di uscire di casa. Rimetterti in movimento è il nostro mestiere.
Ri-Hub ti mette in contatto con un fisioterapista online: primo colloquio gratuito in videochiamata con un professionista iscritto all'Albo, che ti segue per tutto il percorso. E se al tuo caso servono le mani, è chi ti segue a dirtelo e a mandarti da uno dei nostri, vicino a te. Se preferisci partire dalla tua zona, guarda il fisioterapista vicino a te, città per città. Se ti stai chiedendo quanto costa una seduta di fisioterapia, abbiamo confrontato studio privato, domicilio, ticket SSN e online.