Fisioterapia

Le Macchine in Fisioterapia: Chi Ce le Ha Davvero

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 23 settembre 2026

La ragazza solleva in alto le maniglie del TRX in posizione di squat mentre il fisioterapista, accosciato accanto, la guarda e la corregge.
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Entri in uno studio di fisioterapia e vedi apparecchi. È normale chiedersi se siano il segno di un posto attrezzato o di un posto che ti farà pagare una lampada. I numeri sulla loro diffusione esistono, e stanno accanto a un altro numero che cambia completamente la lettura.

Quali macchine ci sono, in percentuale

Dall'Osservatorio nazionale sulla libera professione in fisioterapia 2025 di FisioScience, su 959 fisioterapisti liberi professionisti italiani, alla voce «tipologia di terapie fisiche utilizzate»:

Strumento Quanti Percentuale
Diatermia (tecar) 729 76,02%
Laserterapia 397 41,40%
Onde d'urto 251 26,17%
Elettrostimolazione 182 18,98%
Ultrasuoni 168 17,52%
TENS 138 14,39%
Ecografo 105 10,95%
Pedane di forza 61 6,36%
Elettromiografo di superficie 52 5,42%
Strumenti di teleriabilitazione 47 4,90%

Tre cose saltano all'occhio. La diatermia è ovunque: tre studi su quattro. Gli strumenti che misurano — ecografo, pedane di forza, elettromiografo — sono rari, sotto l'11%. E gli strumenti per lavorare a distanza sono l'ultima voce della tabella, sotto il 5%.

Dettaglio della sala trattamenti: sgabello ergonomico, lettino e modello anatomico di bacino e colonna.
Quello che c'è nella stanza dice poco. Quello che occupa i minuti dice tutto.

Il numero che ribalta la lettura

Nello stesso report c'è la domanda su quale sia l'approccio terapeutico prevalente nella pratica clinica. Le risposte:

  • esercizio terapeutico 60,06%;
  • terapia manuale 27,32%;
  • educazione e approccio comportamentale 8,97%;
  • terapie fisiche 1,46% — quattordici persone su 959;
  • massaggio 0,94%.

Quindi: la tecar ce l'hanno in tre studi su quattro, ma per quattordici professionisti su novecentocinquantanove è il centro del lavoro. Le macchine, nella fisioterapia italiana, sono un accessorio diffuso, non il trattamento.

Questa non è una contraddizione: è esattamente come dovrebbe essere. Uno strumento accanto al percorso è una cosa; uno strumento al posto del percorso è un'altra.

Una nota di onestà sulle due tabelle

Il report contiene anche una tabella diversa, sulla frequenza con cui si usa la strumentazione, e non dice esattamente la stessa cosa: per la diatermia, per esempio, 331 rispondenti indicano «mai» e 178 «raramente», mentre 192 indicano «spesso» e 16 «sempre».

Le due domande non sono sovrapponibili — una chiede cosa si usa, l'altra quanto spesso — e non proviamo a farle quadrare a forza. Le riportiamo come sono pubblicate, perché entrambe portano allo stesso punto: per la maggioranza dei fisioterapisti la macchina non è il fulcro della seduta.

E funzionano?

Questa è una domanda diversa dalla diffusione, e non si risponde con una percentuale di mercato. Su ognuna abbiamo guardato cosa dicono gli studi, una per una, e le risposte non sono uguali:

E il quadro d'insieme, con le prove messe in fila una per una, sta su come trattiamo — comprese le volte in cui il risultato non ci fa comodo.

La domanda da fare, se stai scegliendo

Non «avete la tecar». Ma: cosa succede nei minuti della seduta, e cosa esco sapendo di dover fare fino alla prossima volta?

Se la risposta è che la macchina accompagna una valutazione e un programma di esercizio, sei nel 60% che lavora così. Se la risposta è che la seduta è la macchina, stai guardando l'1,46%.

Due numeri utili per completare il quadro: quanto dura una seduta e cosa fa davvero un fisioterapista.

In sintesi

La diatermia risulta usata dal 76% dei fisioterapisti italiani, il laser dal 41%, le onde d'urto dal 26%. Ma le terapie fisiche sono l'approccio prevalente per l'1,46%, e gli strumenti per lavorare a distanza si fermano al 4,90%. Le macchine ci sono quasi dappertutto e comandano quasi da nessuna parte: quello che riempie la seduta, per sei professionisti su dieci, è l'esercizio.

E chi c'è dall'altra parte del lettino, in percentuale: chi va dal fisioterapista, e per cosa.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

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Domande frequenti

Quali macchine hanno davvero i fisioterapisti italiani?

Nell'Osservatorio FisioScience 2025 su 959 liberi professionisti, la diatermia (tecar) risulta usata dal 76,02%, la laserterapia dal 41,40%, le onde d'urto dal 26,17%, l'elettrostimolazione dal 18,98% e gli ultrasuoni dal 17,52%. Sotto, l'ecografo al 10,95% e le pedane di forza al 6,36%.

Se ce l'hanno tutti, vuol dire che servono?

Non è la stessa domanda. Nello stesso report, alla domanda su quale sia l'approccio terapeutico prevalente, le terapie fisiche sono la risposta dell'1,46% — quattordici persone su 959. Le macchine sono diffuse come accessorio, non come cuore del trattamento.

Quanti fisioterapisti usano strumenti per lavorare a distanza?

Il 4,90%: quarantasette su 959. È il dato più basso di tutta la tabella, più basso dell'elettromiografo di superficie. La fisioterapia a distanza, in Italia, è ancora una nicchia molto piccola fra i liberi professionisti.

La tecarterapia funziona?

Non è una domanda a cui rispondere con una percentuale di diffusione. Abbiamo una pagina dedicata a cosa dicono gli studi sulla tecarterapia, una sul laser, una sugli ultrasuoni e una sulle onde d'urto: le prove variano parecchio da una all'altra, ed è lì che vanno lette, non nella frequenza con cui le si trova negli studi privati.

Devo diffidare di uno studio pieno di macchine?

No, e non è questo il punto. Il punto è cosa occupa la seduta. Se le macchine accompagnano un percorso fatto di valutazione ed esercizio, sono uno strumento in più. Se la seduta è tutta lì e tu esci senza sapere cosa fare fino alla volta dopo, il problema non è la macchina: è quello che manca intorno.

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