Entri in uno studio di fisioterapia e vedi apparecchi. È normale chiedersi se siano il segno di un posto attrezzato o di un posto che ti farà pagare una lampada. I numeri sulla loro diffusione esistono, e stanno accanto a un altro numero che cambia completamente la lettura.
Quali macchine ci sono, in percentuale
Dall'Osservatorio nazionale sulla libera professione in fisioterapia 2025 di FisioScience, su 959 fisioterapisti liberi professionisti italiani, alla voce «tipologia di terapie fisiche utilizzate»:
| Strumento | Quanti | Percentuale |
|---|---|---|
| Diatermia (tecar) | 729 | 76,02% |
| Laserterapia | 397 | 41,40% |
| Onde d'urto | 251 | 26,17% |
| Elettrostimolazione | 182 | 18,98% |
| Ultrasuoni | 168 | 17,52% |
| TENS | 138 | 14,39% |
| Ecografo | 105 | 10,95% |
| Pedane di forza | 61 | 6,36% |
| Elettromiografo di superficie | 52 | 5,42% |
| Strumenti di teleriabilitazione | 47 | 4,90% |
Tre cose saltano all'occhio. La diatermia è ovunque: tre studi su quattro. Gli strumenti che misurano — ecografo, pedane di forza, elettromiografo — sono rari, sotto l'11%. E gli strumenti per lavorare a distanza sono l'ultima voce della tabella, sotto il 5%.

Il numero che ribalta la lettura
Nello stesso report c'è la domanda su quale sia l'approccio terapeutico prevalente nella pratica clinica. Le risposte:
- esercizio terapeutico 60,06%;
- terapia manuale 27,32%;
- educazione e approccio comportamentale 8,97%;
- terapie fisiche 1,46% — quattordici persone su 959;
- massaggio 0,94%.
Quindi: la tecar ce l'hanno in tre studi su quattro, ma per quattordici professionisti su novecentocinquantanove è il centro del lavoro. Le macchine, nella fisioterapia italiana, sono un accessorio diffuso, non il trattamento.
Questa non è una contraddizione: è esattamente come dovrebbe essere. Uno strumento accanto al percorso è una cosa; uno strumento al posto del percorso è un'altra.
Una nota di onestà sulle due tabelle
Il report contiene anche una tabella diversa, sulla frequenza con cui si usa la strumentazione, e non dice esattamente la stessa cosa: per la diatermia, per esempio, 331 rispondenti indicano «mai» e 178 «raramente», mentre 192 indicano «spesso» e 16 «sempre».
Le due domande non sono sovrapponibili — una chiede cosa si usa, l'altra quanto spesso — e non proviamo a farle quadrare a forza. Le riportiamo come sono pubblicate, perché entrambe portano allo stesso punto: per la maggioranza dei fisioterapisti la macchina non è il fulcro della seduta.
E funzionano?
Questa è una domanda diversa dalla diffusione, e non si risponde con una percentuale di mercato. Su ognuna abbiamo guardato cosa dicono gli studi, una per una, e le risposte non sono uguali:
- tecarterapia: come funziona e quando ha senso;
- laserterapia: come funziona e quanto serve davvero;
- onde d'urto: funzionano davvero?;
- ultrasuoni: cosa dicono gli studi;
- elettrostimolazione: serve davvero?.
E il quadro d'insieme, con le prove messe in fila una per una, sta su come trattiamo — comprese le volte in cui il risultato non ci fa comodo.
La domanda da fare, se stai scegliendo
Non «avete la tecar». Ma: cosa succede nei minuti della seduta, e cosa esco sapendo di dover fare fino alla prossima volta?
Se la risposta è che la macchina accompagna una valutazione e un programma di esercizio, sei nel 60% che lavora così. Se la risposta è che la seduta è la macchina, stai guardando l'1,46%.
Due numeri utili per completare il quadro: quanto dura una seduta e cosa fa davvero un fisioterapista.
In sintesi
La diatermia risulta usata dal 76% dei fisioterapisti italiani, il laser dal 41%, le onde d'urto dal 26%. Ma le terapie fisiche sono l'approccio prevalente per l'1,46%, e gli strumenti per lavorare a distanza si fermano al 4,90%. Le macchine ci sono quasi dappertutto e comandano quasi da nessuna parte: quello che riempie la seduta, per sei professionisti su dieci, è l'esercizio.
Fonti
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.
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