Fisioterapia

Quanto Devo Spingere? Intensità e Progressione

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 21 settembre 2026

Campo più largo: Simone in piedi dietro la paziente che esegue l'apertura con l'elastico verde, si vede tutta la parete bianca con tappetini e fitball.
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«Quanti esercizi» e «quali esercizi» sono le domande che si fanno. «Quanto devo spingere» è quella che decide il risultato, e quasi nessuno la risponde.

Qui ci sono tre strumenti che la rendono una decisione invece che una sensazione — e un mito molto diffuso che va tolto di mezzo.

Lo strumento: la scala dello sforzo percepito

Si chiama scala di Borg, o RPE (rating of perceived exertion), e nella versione da 0 a 10 funziona così: dai un numero a quanto ti sembra faticoso quello che stai facendo, adesso.

numero cosa vuol dire
1-2 quasi niente, potresti andare avanti per sempre
3-4 leggero, parli tranquillamente
5-6 impegnativo ma sostenibile
7-8 duro: ti restano due o tre ripetizioni in canna
9 quasi al massimo, una ripetizione in canna
10 non ne fai un'altra

Non è una misura improvvisata. La validità dell'RPE è stata verificata confrontandolo con misure elettromiografiche di affaticamento muscolare durante esercizi di forza: l'affaticamento produce aumenti coerenti della percezione dello sforzo, e i modelli spiegano una quota rilevante della variabilità. Nello stesso studio la velocità del movimento, che viene spesso proposta come alternativa, non rifletteva altrettanto bene l'affaticamento.

Dove stare. Per il rinforzo la zona utile è in genere 6-8. Sotto il 5 si allena poco; sopra il 9, in riabilitazione, si guadagna poco e si rischia di pagarla il giorno dopo.

Il secondo strumento: la regola delle 24 ore

Vale quando c'è dolore, ed è il criterio che usiamo di più.

Durante: il dolore non supera 5 su 10. Dopo: entro 24 ore sei tornato al livello di partenza.

Non è «non deve far male»: è che deve rientrare. Il dolore muscolare prevedibile che passa si può attraversare — e negli studi non peggiora il risultato. Quello articolare, crescente, o accompagnato da gonfiore, no. Il quadro completo è in dolore durante gli esercizi.

Campo largo dello studio: fisioterapista in piedi accanto al reformer che assiste la paziente distesa con palla blu tra le ginocchia, tappetini viola.

Il mito: la regola del 10% a settimana

«Non aumentare più del 10% a settimana» è la frase più ripetuta dell'allenamento. È stata messa alla prova, e non ha retto.

Lo studio GRONORUN: 532 principianti della corsa che preparavano una gara di 6,7 km, assegnati a caso a un programma standard di 8 settimane o a un programma graduale di 13 settimane costruito proprio sulla regola del 10%.

Risultato: il programma graduale non ha ridotto gli infortuni. L'incidenza è stata del 20,8% nel gruppo graduale, e la differenza fra i gruppi aveva un valore p di 0,90 — cioè nessuna differenza.

Come va letto. Non dice che aumentare piano sia sbagliato. Dice che quella percentuale non è la variabile che protegge, e che costruire un programma intorno a un numero medio di popolazione non funziona. Serve un criterio individuale.

Il criterio che funziona al posto della percentuale

Aumenta quando il carico attuale non produce più reazione.

In pratica: fai la dose di adesso, e il giorno dopo sei come prima. Allora si sale. Se invece il giorno dopo sei più indolenzito o più dolorante del solito, quella dose non è ancora digerita — e ripeterla è più utile che aumentarla.

È un criterio e non un calendario, e usa la risposta del tuo corpo invece di una media.

Una variabile alla volta. È la regola che fa più differenza nella pratica: se aumenti peso, ripetizioni e frequenza nella stessa settimana e poi qualcosa reagisce, non sai a cosa. Cambiane una, aspetta, poi decidi.

Le variabili su cui si può salire

In ordine da quella che costa meno a quella che costa di più:

  1. Ampiezza del movimento — arrivare più in basso nello squat, più in alto con il braccio.
  2. Ripetizioni a parità di carico.
  3. Serie.
  4. Carico.
  5. Velocità o esplosività, che è la più impegnativa per i tessuti.
  6. Instabilità o complessità — una gamba sola, superficie instabile: si aggiunge quando le precedenti reggono, non prima.

Quanto spesso

Nella revisione Cochrane sul rinforzo progressivo — 121 studi randomizzati, 6.700 partecipanti — i programmi erano nella maggior parte dei casi due-tre volte a settimana e ad alta intensità, e producevano un miglioramento piccolo ma significativo della capacità fisica, con un guadagno modesto anche sulla velocità del cammino.

Due-tre volte a settimana è il punto da cui partire. E la costanza vale più dell'ottimizzazione: un programma discreto fatto per sei mesi batte quello perfetto abbandonato dopo tre settimane.

Quando la progressione si ferma

Se sei fermo da settimane senza che nulla cambi, prima di aumentare ancora vale la pena guardare tre cose: se stai dormendo abbastanza (è la variabile che più spesso spiega un plateau), se il carico totale della settimana è cresciuto senza accorgertene contando anche il resto della vita, e se il limite è davvero muscolare o è articolare — perché in quel caso insistere non serve.

In sintesi

Usa un numero per lo sforzo (6-8 per il rinforzo) e un numero per il dolore (sotto 5, rientrato in 24 ore). Sali quando la dose di adesso non lascia strascichi, non quando lo dice il calendario. Cambia una variabile alla volta. E lascia stare la regola del 10%: è stata testata su 532 persone e non ha prevenuto niente.

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Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.


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