Fisioterapia

Quanto Devo Spingere? Intensità e Progressione

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Pubblicato il 6 febbraio 2026

Campo più largo: Simone in piedi dietro la paziente che esegue l'apertura con l'elastico verde, si vede tutta la parete bianca con tappetini e fitball.
Condividi

Gli esercizi qui sotto valgono per tutti. Il tuo programma no: con Ri-Hub te lo costruisce un fisioterapista sul tuo caso, e lo cambia man mano che migliori — a casa quando basta, in uno studio vicino a te quando servono le mani. Si parte da un colloquio gratuito. Parla con un fisioterapista →

«Quanti esercizi» e «quali esercizi» sono le domande che si fanno. «Quanto devo spingere» è quella che decide il risultato, e quasi nessuno la risponde.

Qui ci sono tre strumenti che la rendono una decisione invece che una sensazione — e un mito molto diffuso che va tolto di mezzo.

Lo strumento: la scala dello sforzo percepito

Si chiama scala di Borg, o RPE (rating of perceived exertion), e nella versione da 0 a 10 funziona così: dai un numero a quanto ti sembra faticoso quello che stai facendo, adesso.

numero cosa vuol dire
1-2 quasi niente, potresti andare avanti per sempre
3-4 leggero, parli tranquillamente
5-6 impegnativo ma sostenibile
7-8 duro: ti restano due o tre ripetizioni in canna
9 quasi al massimo, una ripetizione in canna
10 non ne fai un'altra

Non è una misura improvvisata. La validità dell'RPE è stata verificata confrontandolo con misure elettromiografiche di affaticamento muscolare durante esercizi di forza: l'affaticamento produce aumenti coerenti della percezione dello sforzo, e i modelli spiegano una quota rilevante della variabilità. Nello stesso studio la velocità del movimento, che viene spesso proposta come alternativa, non rifletteva altrettanto bene l'affaticamento.

Dove stare. Per il rinforzo la zona utile è in genere 6-8. Sotto il 5 si allena poco; sopra il 9, in riabilitazione, si guadagna poco e si rischia di pagarla il giorno dopo.

Il secondo strumento: la regola delle 24 ore

Vale quando c'è dolore, ed è il criterio che usiamo di più.

Durante: il dolore non supera 5 su 10. Dopo: entro 24 ore sei tornato al livello di partenza.

Non è «non deve far male»: è che deve rientrare. Il dolore muscolare prevedibile che passa si può attraversare — e negli studi non peggiora il risultato. Quello articolare, crescente, o accompagnato da gonfiore, no. Il quadro completo è in dolore durante gli esercizi.

Campo largo dello studio: fisioterapista in piedi accanto al reformer che assiste la paziente distesa con palla blu tra le ginocchia, tappetini viola.

Il mito: la regola del 10% a settimana

«Non aumentare più del 10% a settimana» è la frase più ripetuta dell'allenamento. È stata messa alla prova, e non ha retto.

Lo studio GRONORUN: 532 principianti della corsa che preparavano una gara di 6,7 km, assegnati a caso a un programma standard di 8 settimane o a un programma graduale di 13 settimane costruito proprio sulla regola del 10%.

Risultato: il programma graduale non ha ridotto gli infortuni. L'incidenza è stata del 20,8% nel gruppo graduale, e la differenza fra i gruppi aveva un valore p di 0,90 — cioè nessuna differenza.

Come va letto. Non dice che aumentare piano sia sbagliato. Dice che quella percentuale non è la variabile che protegge, e che costruire un programma intorno a un numero medio di popolazione non funziona. Serve un criterio individuale.

Il criterio che funziona al posto della percentuale

Aumenta quando il carico attuale non produce più reazione.

In pratica: fai la dose di adesso, e il giorno dopo sei come prima. Allora si sale. Se invece il giorno dopo sei più indolenzito o più dolorante del solito, quella dose non è ancora digerita — e ripeterla è più utile che aumentarla.

È un criterio e non un calendario, e usa la risposta del tuo corpo invece di una media.

Una variabile alla volta. È la regola che fa più differenza nella pratica: se aumenti peso, ripetizioni e frequenza nella stessa settimana e poi qualcosa reagisce, non sai a cosa. Cambiane una, aspetta, poi decidi.

Le variabili su cui si può salire

In ordine da quella che costa meno a quella che costa di più:

  1. Ampiezza del movimento — arrivare più in basso nello squat, più in alto con il braccio.
  2. Ripetizioni a parità di carico.
  3. Serie.
  4. Carico.
  5. Velocità o esplosività, che è la più impegnativa per i tessuti.
  6. Instabilità o complessità — una gamba sola, superficie instabile: si aggiunge quando le precedenti reggono, non prima.

Quanto spesso

Nella revisione Cochrane sul rinforzo progressivo — 121 studi randomizzati, 6.700 partecipanti — i programmi erano nella maggior parte dei casi due-tre volte a settimana e ad alta intensità, e producevano un miglioramento piccolo ma significativo della capacità fisica, con un guadagno modesto anche sulla velocità del cammino.

Due-tre volte a settimana è il punto da cui partire. E la costanza vale più dell'ottimizzazione: un programma discreto fatto per sei mesi batte quello perfetto abbandonato dopo tre settimane.

Quando la progressione si ferma

Se sei fermo da settimane senza che nulla cambi, prima di aumentare ancora vale la pena guardare tre cose: se stai dormendo abbastanza (è la variabile che più spesso spiega un plateau), se il carico totale della settimana è cresciuto senza accorgertene contando anche il resto della vita, e se il limite è davvero muscolare o è articolare — perché in quel caso insistere non serve.

In sintesi

Usa un numero per lo sforzo (6-8 per il rinforzo) e un numero per il dolore (sotto 5, rientrato in 24 ore). Sali quando la dose di adesso non lascia strascichi, non quando lo dice il calendario. Cambia una variabile alla volta. E lascia stare la regola del 10%: è stata testata su 532 persone e non ha prevenuto niente.

Se non riesci a capire dove sei — o se ogni volta che aumenti qualcosa si riaccende — i fisioterapisti di Ri-Hub possono impostare la progressione in videochiamata: la seduta costa 29,90 € e il primo colloquio di venti minuti è gratuito.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.


Hai bisogno di un consulto?

Inizia dal questionario su Ri-Hub — poche domande sul tuo caso, e ti assegniamo il tuo fisioterapista, iscritto all'Albo. Il primo colloquio con lui dura 20 minuti in videochiamata, è gratuito e non ti impegna a nulla: arriva alla chiamata avendo già letto quello che hai scritto, e insieme decidete se e come proseguire.

Domande frequenti

Come faccio a capire se sto spingendo abbastanza?

Lo strumento più pratico è la scala dello sforzo percepito, la scala di Borg: dai un numero da 0 a 10 a quanto ti sembra faticoso quello che stai facendo. Non è una sensazione vaga — è stata validata contro misure elettromiografiche di affaticamento muscolare durante esercizi di forza, e regge come indicatore. Per il rinforzo la zona utile sta in genere fra 6 e 8.

La regola del 10% a settimana funziona?

No, ed è il dato più netto di questa pagina. Uno studio randomizzato su 532 principianti della corsa ha confrontato un programma graduale di 13 settimane costruito proprio sulla regola del 10% con un programma standard di 8: non ha ridotto gli infortuni, con un valore p di 0,90. Non significa che aumentare piano sia sbagliato: significa che quella percentuale non è la variabile che protegge.

Quante volte a settimana devo allenarmi?

Nella revisione Cochrane su 121 studi e 6.700 partecipanti, i programmi di rinforzo progressivo erano nella maggior parte dei casi due-tre volte a settimana e ad alta intensità, e producevano un miglioramento piccolo ma significativo della capacità fisica. Due-tre volte è la frequenza da cui partire.

Quando aumento il carico?

Quando il carico attuale non produce più reazione: lo fai, e il giorno dopo sei come prima. È un criterio, non un calendario — ed è più affidabile di qualunque percentuale, perché usa la risposta del tuo corpo invece di una media di popolazione.

Se fa male devo fermarmi?

Dipende da quale dolore e da cosa succede dopo. Il riferimento pratico è non superare 5 su 10 durante e essere tornati al livello di partenza entro 24 ore. Il dolore muscolare prevedibile che rientra si può attraversare; quello articolare, crescente o con gonfiore no.

Meglio aumentare il peso o le ripetizioni?

Una cosa alla volta, ed è la regola che fa più differenza nella pratica. Se aumenti peso, ripetizioni e frequenza nella stessa settimana e poi qualcosa reagisce, non sai a cosa reagire. Cambiane una e aspetta di vedere.

Non c’è la tua domanda? Scrivila a un fisioterapista →

Hai una domanda sul tuo caso?

Un articolo parla al caso medio. Scrivi qui la tua domanda: ti risponde un fisioterapista iscritto all’Albo. Non è una diagnosi — per quella serve vederti — ma per capire se sei sulla strada giusta spesso basta.

Preferisci WhatsApp? Scrivici lì → — oppure prenota il colloquio gratuito →

Dal singolo esercizio al percorso

Questi esercizi sono generici. Il tuo no.

Quelli che hai appena letto valgono per tutti, e per questo non valgono per nessuno in particolare. Un fisioterapista iscritto all'Albo guarda il tuo caso nel primo colloquio — gratuito, venti minuti — e da lì costruisce il programma su di te: da casa quando basta, in uno studio vicino a te quando servono le mani. Il dolore che torna non toglie solo il movimento: toglie il sonno, la pazienza, la voglia di uscire di casa. Rimetterti in movimento è il nostro mestiere.

Inizia il questionario →

Sedute individuali 29,90€ · Pagamento sicuro · Nessun abbonamento

Articoli correlati