Chi pedala molto conosce la sensazione di scendere dalla bici e non riuscire a raddrizzarsi subito. La posizione in sella tiene l'anca chiusa, il dorso curvo e le spalle avanti per ore, e il corpo si adatta a quello che gli chiedi.
Lo stretching ha un posto in questo quadro. Vale però la pena dire quale, perché quello che si legge di solito è più grande del vero.
Prima il punto scomodo
Lo stretching non previene gli infortuni. La meta-analisi del British Journal of Sports Medicine del 2014 ha raccolto 25 studi randomizzati, oltre 26.000 partecipanti e 3.464 infortuni: per lo stretching il rischio relativo è 0,963 (IC 95% 0,846-1,095), cioè nessun effetto. Nella stessa analisi l'allenamento di forza riduceva gli infortuni a meno di un terzo.
Nel ciclismo la cosa è ancora più marcata, perché quasi nessun problema di chi pedala è un infortunio acuto: sono sovraccarichi che si costruiscono su migliaia di pedalate uguali. E un sovraccarico si toglie cambiando il carico o la posizione, non allungando il muscolo che fa male.
Detto questo, lo stretching una cosa la fa, ed è misurata: aumenta la mobilità articolare e riduce la rigidità percepita. Su una posizione chiusa tenuta quattro ore non è poco.
Quello che la sella accorcia davvero
Flessori dell'anca. L'anca in bici non si estende mai completamente: al punto morto inferiore resta comunque flessa. È il distretto che risente di più delle ore in sella, e il primo da allungare. Couch stretch o affondo con bacino spinto avanti, 60-90 secondi per lato.
Quadricipiti. Lavorano a ogni pedalata in un arco di movimento ristretto. Allungamento in piedi o in ginocchio, senza inarcare la lombare per compensare.
Ischiocrurali. Meno di quanto si creda: la pedalata non li allunga né li accorcia granché, ma su chi sta molto seduto anche fuori dalla bici la rigidità si somma.
Polpacci. Soleo e gastrocnemio spingono a ogni giro. Il classico allungamento al muro, una volta a ginocchio teso e una a ginocchio piegato, perché i due muscoli non si allungano nella stessa posizione.
Pettorali e dorso. Il busto chiuso in avanti chiude anche le spalle. Apertura al telaio della porta per i pettorali, ed estensione toracica sul foam roller: è la parte che di solito manca nelle routine dei ciclisti e quella che dà più sollievo a chi fa lunghe.
Un consiglio importante: prima di provare questi esercizi, assicurati di aver ricevuto una diagnosi corretta. Spesso si pensa di avere un problema, ma la causa reale del dolore è un'altra. Eseguire esercizi sbagliati può peggiorare la situazione invece di migliorarla.

Dove stanno le cause vere
Se hai un dolore che torna a ogni uscita, la sequenza sensata è questa, in quest'ordine.
La posizione in bici. Dolore anteriore al ginocchio: sella spesso troppo bassa o troppo avanzata. Dolore posteriore al ginocchio o dietro la coscia: sella troppo alta. Lombalgia e collo: allungo e dislivello della sella rispetto al manubrio. Formicolii alle mani: peso sulle braccia, spesso lo stesso problema di prima.
Il carico. Un aumento improvviso di chilometri o dislivello spiega la maggior parte dei fastidi nuovi. La regola pratica è non far crescere il volume settimanale a scatti.
La cadenza. Spingere rapporti lunghi a bassa cadenza mette molta forza sul ginocchio a ogni giro. Salire di cadenza scarica.
Quello che non fai in bici. Il ciclismo è uno sport a basso impatto: bene per le articolazioni, meno bene per l'osso e per la forza in generale. Due sedute di forza a settimana — squat, cerniera d'anca, lavoro per glutei e core — fanno per il ciclista quello che lo stretching non fa.
Come organizzarlo
Dopo l'uscita, quando i tessuti sono caldi e non devi esprimere forza: dieci minuti sui cinque distretti sopra, 60 secondi per posizione.
Prima no, o comunque non lo statico prolungato: riduce leggermente la forza espressa nei minuti successivi, e per scaldarsi bastano i primi dieci minuti di pedalata facile.
Nei giorni di riposo è il momento migliore se cerchi un guadagno vero di mobilità: sui guadagni di ampiezza conta il tempo totale accumulato nella settimana, non la singola seduta.
Quando è il caso di farsi guardare
Un dolore che torna sempre nello stesso punto e alla stessa distanza, un ginocchio che si gonfia, un formicolio che resta anche dopo essere sceso: sono i casi in cui conviene una valutazione, perché la soluzione sta quasi sempre in due o tre centimetri di posizione o in un carico da riorganizzare — cose che si vedono meglio in due occhi che in mille ripetizioni.
Ri-Hub offre sedute di fisioterapia online da 30 minuti a 29,90 €, e il primo colloquio di 20 minuti è gratuito.
Fonti
- The effectiveness of exercise interventions to prevent sports injuries: a systematic review and meta-analysis of randomised controlled trials — British Journal of Sports Medicine, 2014
- Chronic effects of stretching on range of motion with consideration of potential moderating variables: A systematic review with meta-analysis — Journal of Sport and Health Science, 2024
- Acute effects of muscle stretching on physical performance, range of motion, and injury incidence in healthy active individuals: a systematic review — Applied Physiology, Nutrition, and Metabolism, 2016
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.




