Gravidanza e post parto

Perdite di Urina che Compaiono Mesi Dopo il Parto

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 9 settembre 2026

Una donna che pratica la posizione del ponte nello yoga su un tappetino in un ambiente studio minimalista. Perfetto per temi di fitness e benessere.
Condividi

Sei mesi. Forse otto. Il controllo post partum è passato da un pezzo ed era andato bene, e non ti era mai successo niente del genere — né in gravidanza, né nelle settimane dopo. Poi un giorno rimetti le scarpe, fai il primo chilometro dopo mesi, e senti quella cosa lì. Piccola, ma inequivocabile.

Oppure non è la corsa. È il secondo giro di salti in palestra. È il momento in cui sollevi tuo figlio, che adesso non pesa più tre chili e mezzo ma nove. È una risata di troppo, a fine giornata.

E il pensiero arriva prima ancora che tu sia rientrata a casa: se non mi era mai successo, perché adesso?

Ti do la risposta subito, perché è la parte che nessuno ti ha detto. Non è una ricaduta: è una comparsa. L'incontinenza da sforzo che si manifesta per la prima volta mesi dopo il parto è un fenomeno documentato e frequente, e non è la prova che il tuo pavimento pelvico sia peggiorato negli ultimi mesi. Quello che è cambiato, e di solito lo sai benissimo, è il carico che gli stai chiedendo di reggere. La buona notizia, ed è vera: a questo punto sei nella categoria in cui le prove di efficacia sono più solide, non meno.

Non ti è ricomparso: ti è comparso adesso

Questo sintomo sfugge a tutti per una ragione banale: il momento in cui compare non coincide con il momento in cui qualcuno te lo sta chiedendo. A sei settimane ti hanno chiesto come andava e andava bene. A otto mesi non te lo chiede più nessuno.

Le coorti che hanno seguito le donne ben oltre i tre mesi raccontano una storia diversa da quella dei controlli. In uno studio danese su 242 donne al primo figlio, interrogate a tre mesi, cinque anni e dodici anni dal parto, fra i tre mesi e i cinque anni sono comparsi 56 nuovi casi di incontinenza da sforzo su 213 donne che a tre mesi non ne avevano: il 26,3%. E il fenomeno non si esaurisce: fra i cinque e i dodici anni si sono aggiunti altri 40 casi su 158, il 25,3%.

Una donna su quattro, in entrambe le finestre. Nessuna di loro aveva un sintomo da "recuperare": lo hanno sviluppato dopo.

Lo stesso gruppo di ricerca, in un'analisi su 278 donne seguite dal primo parto a cinque anni, aveva trovato un'incidenza a cinque anni del 19% e una prevalenza complessiva di incontinenza da sforzo del 30%. I due numeri di incidenza non coincidono perché i campioni non sono identici, ed è già un limite da dichiarare: sono coorti piccole, su donne al primo figlio, basate su questionari e non su esami.

Il quadro però regge anche su numeri più grandi. Nella coorte australiana su 1.011 donne al primo figlio, seguite dalla gravidanza fino a quattro anni dal parto, il 29,6% riferiva perdite di urina a quattro anni. E qui c'è il dato che vale la pena portarti a casa: le donne che avevano avuto sintomi nel primo anno dopo il parto avevano probabilità nettamente più alte di averne a quattro anni, con odds da 6 a 12 volte superiori fra chi aveva riferito sintomi moderati o severi.

Tradotto senza giri: un sintomo che compare adesso non è un episodio isolato che si spegne da solo. Ha una tendenza documentata a restare, ed è il punto in cui conviene intervenire. Nella stessa coorte danese la remissione spontanea era rara: fra i tre mesi e i cinque anni è guarita 1 donna su 11 che aveva perdite da sforzo. Undici donne sono pochissime e quel 9% va preso con le pinze, ma va nella stessa direzione di tutto il resto.

Perché proprio quando torni a correre

Il pavimento pelvico non lavora in astratto: lavora contro una richiesta. Quando cammini quella richiesta è bassa. Quando corri, ogni passo è un impatto che arriva al bacino, e la differenza fra un tipo di corsa e l'altro è misurabile. In uno studio su 17 runner che hanno eseguito cinque condizioni di corsa sul tapis roulant e otto attività a terra, la corsa "raso terra", con oscillazione verticale ridotta, mostrava un'accelerazione di picco del bacino di 2,8 g per passo, più bassa della corsa abituale — anche se, annotano gli autori, per chilometro quel vantaggio non c'è sempre. Da quel lavoro è nata una scala graduale di carico sul bacino che va dal cammino fino ai saltelli alti a due gambe.

È uno studio piccolo, su runner non necessariamente nel post parto, e serve a costruire una progressione, non a certificarla. Ma spiega il punto: fra la vita di tutti i giorni e il tuo primo allenamento vero c'è un salto di carico enorme, e nel post parto quel salto lo fai in un giorno, non in sei mesi.

Il dato clinico che chiude il ragionamento arriva da un questionario su 881 donne nel post parto pubblicato sul British Journal of Sports Medicine. Fra i fattori associati alle perdite di urina durante la corsa, il primo era l'aver già avuto perdite correndo prima della gravidanza (OR 4,01; IC 95% 2,05-7,82) o durante la gravidanza (OR 4,49; IC 95% 2,86-7,06). Il secondo, semplicemente, era essere tornata a correre (OR 2,70; IC 95% 1,51-4,76). Il parto cesareo riduceva le probabilità (OR 0,39), senza azzerarle.

Rileggi il secondo: il fattore di rischio è l'esposizione al carico. Non è un difetto che avevi e non sapevi: è una richiesta che prima non facevi.

E se prima della gravidanza qualche goccia correndo ti scappava già — cosa che moltissime donne non hanno mai raccontato a nessuno — quello che il parto ha fatto non è aver creato il problema. Lo ha reso impossibile da ignorare.

Donna che pratica la posizione del ponte all'interno, promuovendo il rilassamento e il benessere.

Non è "hai allenato poco il perineo"

Questa frase la senti ovunque, ed è la ragione per cui tante donne aggiungono la colpa al sintomo. Vale la pena smontarla con i dati.

Se l'incontinenza da sforzo fosse solo una questione di perineo poco allenato dal parto, non dovrebbe essere così comune ovunque il carico diventi alto. Invece in una meta-analisi che ha raccolto 4.823 donne fra i 18 e i 71 anni, il 91% delle quali praticanti di CrossFit, la prevalenza aggregata di incontinenza urinaria era del 44,5%, e nell'81,2% dei casi si trattava della forma da sforzo. Gli esercizi più spesso associati alle perdite erano quelli con i salti. Onestà sui limiti: sono 13 studi tutti trasversali, con qualità giudicata scarsa in 10 casi su 13, quindi il numero preciso non va preso alla lettera; e quelle donne non erano selezionate per non aver partorito — gli stessi autori segnalano che età, indice di massa corporea e numero di parti aumentano la probabilità. Che le perdite esistano anche senza parto lo dice un'altra letteratura, quella sulle atlete giovani: ci torno fra poco.

Un secondo confronto aiuta. In un'indagine su 1.379 donne — 521 runner e 858 praticanti di CrossFit — i sintomi di incontinenza da sforzo erano del 37,0% nelle runner e del 41,0% nell'altro gruppo, una differenza non significativa (p = 0,141).

Il messaggio è duplice, e lo dico chiaro. Primo: non è una punizione per aver ripreso a muoverti, e nessuno di questi dati dice che correre faccia male. Secondo: il modello giusto non è "muscolo rotto", è domanda contro capacità. La domanda oggi è più alta di sei mesi fa. La capacità si allena.

Cosa funziona adesso: le prove, divise bene

Qui succede quasi sempre un pasticcio, perché si mescolano due letterature diverse. Le tengo separate, perché la differenza cambia la risposta che riguarda te.

Domanda Cosa dicono le prove
Allenare il pavimento pelvico in gravidanza a donne continenti previene le perdite? Sì: rischio di perdite più basso del 29% fra i 3 e i 6 mesi dopo il parto (RR 0,71; IC 95% 0,54-0,95), 5 studi, 673 donne, prove di qualità alta
Un programma avviato dopo il parto su una popolazione mista riduce le perdite a lungo termine? Incerto: RR 0,88 (IC 95% 0,71-1,09), 3 studi, 826 donne — il risultato non è significativo
Un programma nelle donne con perdite persistenti dopo il parto? Incerto: RR 0,55 (IC 95% 0,29-1,07), 3 studi, 696 donne, prove di qualità bassa
Allenare il pavimento pelvico in donne con incontinenza da sforzo (non specificamente nel post parto)? Efficace: guarigione riferita nel 56% contro il 6% dei controlli (RR 8,38; 4 studi, 165 donne), prove di qualità alta

Le prime tre righe vengono dalla revisione Cochrane su 46 studi e 10.832 donne dedicata alla gravidanza e al post parto. La quarta dalla revisione Cochrane su 31 studi e 1.817 donne dedicata alle donne con incontinenza urinaria. Nella stessa revisione, sempre nel sottogruppo con incontinenza da sforzo, il 74% riferiva guarigione o miglioramento contro l'11% dei controlli (3 studi, 242 donne), e gli episodi di perdita in 24 ore calavano in media di 1,23 (7 studi, 432 donne). Va detto che quella revisione non è dedicata al post parto e che i follow-up stanno quasi sempre sotto i dodici mesi.

Perché questo ti riguarda direttamente. Se il sintomo è comparso a otto mesi dal parto quando sei tornata a correre, la tua situazione somiglia più alla quarta riga che alle prime tre: non sei una donna nel post parto immediato a cui si propone un programma generico, sei una donna con incontinenza da sforzo che si allena. Ed è lì che le prove sono migliori, con qualità alta. Nella revisione dedicata al post parto, invece, i risultati che riguardano il trattamento — non la prevenzione — non raggiungono la significatività statistica e hanno certezza bassa. Chi ti presenta quel RR 0,55 come una prova di efficacia lo sta leggendo male: l'intervallo di confidenza attraversa l'1.

Un ultimo tassello, che parla proprio alle donne che si allenano: una meta-analisi su interventi di allenamento del pavimento pelvico in atlete giovani che non avevano mai partorito ha trovato un aumento significativo della forza di contrazione massima (SMD 0,60) e una riduzione significativa della quantità di urina persa (SMD -1,13; IC 95% da -1,84 a -0,41). Sono pochi studi, di livello di evidenza basso — ma dicono che allenare quel muscolo funziona anche quando il problema è il carico sportivo e non il parto.

Come si torna al carico senza restare ferma

La reazione istintiva è smettere. È comprensibile ed è la strada più lenta, perché toglie il sintomo togliendo la vita.

Il consenso internazionale del 2024 — costruito con 118 fra clinici e professionisti dell'esercizio che lavorano con le runner nel post parto, tre giri di consultazione e accordo su 42 raccomandazioni su 47 — indica quattro pilastri: un periodo di riposo relativo, aumenti graduali di durata e intensità, partire con un protocollo cammina-corri, e allenare la forza. Più un elenco di motivi per modificare il programma strada facendo: sintomi muscoloscheletrici o pelvici, sonno, salute mentale, allattamento, disponibilità di energia. È un consenso fra esperti, non uno studio randomizzato: va usato come cornice, non come legge.

In pratica si lavora su due binari insieme. Da un lato si scala il carico: meno minuti, andature meno impattanti, cammina-corri, e si risale quando il sintomo non compare. Dall'altro si allena il pavimento pelvico insieme al resto della catena, perché sono glutei, addome e respiro a gestire la pressione quando atterri.

Se il tuo problema è più il bambino che la corsa — cioè sollevi, porti, ti chini cento volte al giorno con un peso che cresce ogni mese — il ragionamento è identico e lo trovi steso per bene in tornare a sollevare carichi dopo il parto. Se invece la corsa è proprio il tuo tema, il quando e il come stanno in tornare a correre dopo il parto.

Una precisazione utile, perché confonde molte donne: se le perdite invece ci sono da subito dopo il parto e non se ne sono mai andate, il quadro e i tempi sono un po' diversi, e ne abbiamo scritto a parte in perdite di urina dopo il parto. Lì si parla del post parto immediato. Qui stiamo parlando di un sintomo che prima non c'era.

Quando serve un medico, e con quale soglia

Quasi tutto quello che hai letto finora è fisiologia e carico. Queste situazioni no, e vanno guardate da un medico prima che da un fisioterapista:

  • l'urina esce di continuo, senza nessuno sforzo, anche da sdraiata o di notte: non è incontinenza da sforzo e va inquadrata;
  • non riesci a svuotare la vescica, il getto è debole o hai la sensazione che dentro resti sempre qualcosa: sospetta ritenzione, si valuta subito, non alla prossima visita;
  • sangue nelle urine, oppure bruciore e febbre sopra i 38 °C con dolore ai fianchi: si chiama oggi, non fra una settimana;
  • senti un peso, un ingombro o qualcosa che scende in vagina, soprattutto a fine giornata o sotto sforzo: va valutato, perché cambia la strategia di allenamento;
  • perdi feci o gas senza controllo: non si sopporta e non si allena alla cieca, si valuta;
  • formicolii, intorpidimento nella zona a contatto con la sella, debolezza alle gambe insieme a difficoltà a urinare: è l'unica riga di questo elenco che è da pronto soccorso, non da appuntamento.

E poi due soglie meno drammatiche, ma che valgono per la stragrande maggioranza delle donne che leggono questo articolo. La prima: se le perdite compaiono per la prima volta e continuano per più di due o tre settimane nonostante tu abbia già ridotto il carico, non è una fase di assestamento, è un sintomo. La seconda: se stai facendo un programma fatto bene e supervisionato e a tre mesi non è cambiato niente, quel programma va rivisto o serve un'altra valutazione — non altri tre mesi uguali.

Cosa possiamo fare in videochiamata, e cosa no

Mettiamo i confini subito, perché su questo tema l'onestà conta più della vendita.

La valutazione interna del pavimento pelvico richiede la presenza, e online non la facciamo. Non è una scelta di comodo: la linea guida NICE sull'incontinenza urinaria e il prolasso nella donna raccomanda una valutazione digitale di routine per confermare che ci sia una contrazione del pavimento pelvico prima di avviare un allenamento supervisionato. E il motivo per cui quella verifica esiste lo ha mostrato uno studio ormai storico su 47 donne: dopo una breve istruzione verbale standardizzata, solo il 49% eseguiva una contrazione corretta, mentre il 25% usava una tecnica che poteva addirittura favorire l'incontinenza. Un foglio di istruzioni, da solo, non basta — e questo vale sia in ambulatorio sia online.

Quello che si fa bene in videochiamata è tutto il resto, e non è poco. Capire che tipo di perdita hai e in quali momenti compare. Insegnarti la contrazione con qualcuno che ti guarda, ti corregge e ti fa sentire la differenza fra contrarre il pavimento pelvico e spingere in giù. Costruire il programma con i parametri giusti — la linea guida NICE parla di almeno 8 contrazioni 3 volte al giorno, per almeno 3 mesi, supervisionate, e di proseguire se stanno funzionando. E soprattutto governare il pezzo che quasi nessuno governa: come torni al carico, settimana per settimana, senza fermarti del tutto e senza riprovare ogni volta lo stesso allenamento che ti fa perdere.

Con il percorso Ri-Hub Mamma puoi partire da una prima visita gratuita di venti minuti in videochiamata con una fisioterapista: ci racconti quando succede, quanto e sotto quale sforzo, e ti diciamo con franchezza se ha senso lavorarci insieme o se ti conviene prima una valutazione in presenza. Le sedute successive costano 29,90 €.

Una cosa, però, puoi smettere di fare già da stasera: rimandare perché il controllo è passato. Non era l'ultimo treno: era solo il momento sbagliato per un sintomo che si fa vedere quando ricominci a chiedere al tuo corpo quello che gli chiedevi prima.

Per la parte pratica — come si contrae davvero quel muscolo e in quali casi gli esercizi peggiorano le cose: Esercizi di Kegel: come farli bene (e quando non farli).

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

Prima visita gratuita

Parla con un fisioterapista, senza muoverti da casa

20 minuti in videochiamata con un fisioterapista iscritto all'Albo. Valutiamo insieme la tua situazione e ti diciamo quali passi fare. L'orario che scegli resta riservato a te.

Prenota gratis ora →

Sedute da 29,90€ · Pagamento sicuro · Nessun abbonamento

Articoli correlati