È la domanda che arriva subito dopo il questionario, e ha due risposte diverse a seconda di come è fatto il servizio. C'è chi ti mette davanti una griglia di profili e ti lascia scegliere. Noi no: te ne assegniamo uno, con nome, foto e numero d'iscrizione all'Albo.
Vale la pena spiegare perché, perché a prima vista sembra che ti stiamo togliendo una libertà.
Perché non ti facciamo scegliere da una lista
Scegliere un professionista sanitario partendo da una griglia di foto è un compito che nessuno è davvero attrezzato a fare, e non per mancanza di intelligenza: per mancanza di informazioni. Per scegliere bene dovresti già sapere quale competenza serve al tuo caso — e se lo sapessi, probabilmente non avresti bisogno di chiederlo.
Quello che succede nella pratica è che si sceglie con quello che si ha: la faccia, il numero di stelline, chi ha il primo posto nell'elenco. Sono criteri che non hanno relazione con il fatto che quella persona sappia trattare il tuo problema.
L'abbinamento lo facciamo noi sulla base di quello che hai raccontato. Non è una scatola nera: sotto ci sono le stesse cose che guarderebbe un collega leggendo la tua storia.
Su cosa si basa l'abbinamento
- la zona e il tipo di problema — una spalla operata, una lombalgia che dura da due anni e un ginocchio gonfio da tre giorni non chiedono la stessa persona;
- da quanto dura — un problema recente e uno cronico si affrontano con strategie diverse, e non tutti lavorano ugualmente bene su entrambi;
- se c'è stato un intervento o un trauma, e quanto tempo fa;
- l'età, che a volte è la variabile principale: per un bambino serve competenza in età evolutiva, che è un mestiere a sé;
- le competenze specifiche, quando il caso le richiede — il pavimento pelvico dopo un parto, per esempio, non è un capitolo che sanno tutti;
- quello che vuoi tornare a fare, perché un obiettivo sportivo e un obiettivo di autonomia quotidiana disegnano percorsi diversi.

È una proposta, non un'assegnazione
Qui sta la parte che conta: puoi cambiare fisioterapista quando vuoi, senza spiegazioni e senza discussioni.
L'abbinamento è la nostra ipotesi migliore con le informazioni che abbiamo. Un'ipotesi può essere sbagliata, e certe cose — se vi capite, se il modo di spiegare ti funziona, se ti senti a tuo agio — non si possono dedurre da un questionario. Se non va, si cambia: è previsto, non è un reclamo.
Ne abbiamo parlato più a fondo in posso cambiare fisioterapista, e quando ha senso.
Ed è sempre la stessa persona
Questa è l'altra metà della risposta, e per il risultato conta quanto la prima.
Non ruotiamo i professionisti fra i pazienti. Il fisioterapista che ti viene assegnato è quello che ti fa il primo colloquio gratuito, quello che ti segue nelle sedute, quello che ti risponde in chat fra una seduta e l'altra e quello che aggiorna gli esercizi quando qualcosa non va.
La ragione non è affettiva, è clinica. Un percorso riabilitativo è fatto di aggiustamenti continui: un esercizio che va bene questa settimana va progredito la prossima, un dolore che si sposta cambia l'ipotesi, un obiettivo raggiunto ne apre un altro. Chi ti ha visto la prima volta ha in testa il punto di partenza, e sa riconoscere un miglioramento piccolo che in una scheda non si legge. Chi ti vede per la prima volta alla quinta seduta, no.
Cosa vedi, prima di parlargli
Alla fine del questionario ricevi il nome, la foto e il numero di iscrizione all'Albo, che è verificabile. La fisioterapia in Italia è una professione sanitaria regolamentata: l'iscrizione all'albo istituito presso gli Ordini TSRM e PSTRP è obbligatoria per esercitare, e chi non ce l'ha non è un fisioterapista, comunque si presenti.
Poi il primo colloquio: venti minuti, gratuiti, con lui. Serve a lui per valutare il tuo caso, e serve a te per capire se quella è la persona giusta prima di aver speso qualcosa. Se da quel colloquio esce che non siamo la risposta giusta per te, te lo dice lì.
Come funziona il resto del percorso — e perché le sedute te le propone lui invece di vendertele in un pacchetto — lo trovi in come funziona Ri-Hub.




