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Ri-Hub su Ogni Schermo: Orologio, TV e Visore

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 3 novembre 2026

Inquadratura leggermente più stretta: l'uomo seduto sul telo bianco si allunga in avanti verso il piede della gamba.
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C'è un momento, in ogni seduta di fisioterapia a distanza, in cui il telefono diventa un problema.

Succede quando ti alzi. Fino a lì va tutto bene: sei seduto, parli col tuo fisioterapista, guardi lo schermo. Poi lui ti chiede di provare il movimento, e tu ti ritrovi a fare uno squat guardando di sbieco un rettangolo da sei pollici appoggiato sul tavolo, che ti inquadra le ginocchia e basta. Oppure a tenere il telefono in mano mentre faresti l'esercizio proprio con quella mano.

Non è un dettaglio di comodità. È il punto in cui la fisioterapia a distanza smette di assomigliare alla fisioterapia.

Lo schermo giusto cambia con quello che stai facendo

Un percorso di riabilitazione non succede in una posizione sola. C'è la parte in cui si parla, e lì il telefono va benissimo. C'è la parte in cui ti muovi, e lì serve stare in piedi in mezzo alla stanza, con le mani libere e qualcosa di grande da guardare. E c'è la parte più lunga di tutte, quella che non ha niente di spettacolare: gli esercizi dei giorni in mezzo, da fare da soli, quando nessuno ti guarda e l'unica cosa che conta è ricordarsene.

Sono tre momenti diversi, e vogliono tre schermi diversi.

L'orologio è per i giorni in mezzo. Hai l'esercizio al polso mentre lo fai, senza niente in mano, e il promemoria arriva dove non puoi non vederlo.

Il televisore è per il movimento. Il fisioterapista grande davanti a te, tu in piedi a tre metri, lo spazio per muoverti davvero.

Il visore è per le volte in cui guardare non basta: il movimento compare davanti a te a grandezza naturale, e lo copi invece di interpretarlo.

Il telefono e il browser restano quello che sono sempre stati: il posto da cui si comincia, e da cui si fa tutto il resto.

Cosa non cambia

Il fisioterapista. È sempre lo stesso, iscritto all'Albo, quello assegnato al tuo caso, e lo ritrovi identico su qualunque schermo apri.

Il percorso. L'account è uno solo: quello che fai sull'orologio lo vede lui nella tua scheda, quello che decidete in videochiamata lo ritrovi sul telefono.

Il prezzo. Non si paga per il dispositivo, si paga la seduta: 29,90 € per l'individuale da trenta minuti, detraibile al 19% come spesa sanitaria. Il primo colloquio di venti minuti è gratuito, e lo è da qualunque schermo tu cominci.

E soprattutto: niente di tutto questo è obbligatorio. Il percorso completo si fa dal telefono, o dal browser, senza installare niente. Gli altri schermi servono a chi in quel momento sta meglio così.

Profilo ravvicinato con piede sulla panchina, gamba dietro tesa e mani appoggiate sul ginocchio piegato, testa china sul ginocchio stesso.

Dove siamo arrivati

Oggi puoi usare Ri-Hub da iPhone, da iPad, da Android, da qualunque browser e dall'Apple Watch. Le versioni per smartwatch Android, per Apple TV, per Android TV, per Apple Vision Pro e per Meta Quest arrivano una alla volta, e le trovi elencate con il loro stato sulla pagina dell'app.

Non è una corsa ai dispositivi. È la stessa idea di sempre, portata dove succedono davvero gli esercizi: in piedi, in mezzo alla stanza, nei giorni in cui non c'è nessuno a guardarti.

Domande frequenti

Su quali dispositivi funziona Ri-Hub?

Su iPhone, iPad, Android e da qualunque browser, senza installare niente. A questi si aggiungono l'app per Apple Watch e, man mano che escono, le versioni per smartwatch Android, Apple TV, Android TV, Apple Vision Pro e Meta Quest. L'account è lo stesso ovunque.

Devo pagare di più per usare Ri-Hub su più dispositivi?

No. Il prezzo è quello della seduta, 29,90 € per l'individuale da trenta minuti, e non cambia in base allo schermo da cui la fai. Il primo colloquio di venti minuti resta gratuito da qualunque dispositivo tu cominci.

Serve un visore per fare fisioterapia con Ri-Hub?

No, e non servirà mai. Il percorso completo si fa dal telefono o dal browser. Gli altri schermi esistono perché in certi momenti sono più comodi, non perché siano necessari.

Non c’è la tua domanda? Scrivila a un fisioterapista →

Questi esercizi valgono per te?

Lo stesso dolore può nascere da cause diverse, e ognuna vuole un lavoro diverso — a volte opposto: quello che scioglie una persona può irrigidirne un’altra. Un articolo non può saperlo, perché parla al caso medio. Se dopo due o tre settimane non è cambiato niente, il problema raramente è che ti stai impegnando poco.

Scrivi cosa senti: guardiamo il tuo caso e ti diciamo se quello che hai letto vale per te. Non è una diagnosi — per quella serve vederti — ma per capire se sei sulla strada giusta spesso basta.

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