Sulla schiena la domanda giusta non è «come faccio a farlo passare»: quello, nella maggior parte dei casi, succede da solo. La domanda giusta è come faccio a non ritrovarmelo fra tre mesi — perché la ricaduta è la regola, non l'eccezione, ed è una fetta enorme del peso complessivo di questo problema.
Nel 2024 è uscito lo studio che prova a rispondere con un intervento che costa quasi niente.
Lo studio: 701 persone, e una camminata
WalkBack, pubblicato su Lancet nel luglio 2024, è uno studio randomizzato australiano su 701 adulti appena guariti da un episodio di mal di schiena non specifico. Metà ha ricevuto un programma di cammino progressivo e individualizzato più educazione, accompagnato da sei sedute con un fisioterapista distribuite su sei mesi. L'altra metà non ha ricevuto nulla.
Tutti sono stati seguiti per almeno dodici mesi, con un massimo di tre anni, e ogni mese riferivano se il dolore fosse tornato al punto da limitare le attività.
I risultati:
- rischio di ricaduta ridotto del 28% (hazard ratio 0,72; intervallo di confidenza 0,60-0,85);
- mediana dei giorni prima della ricaduta: 208 contro 112. Quasi il doppio del tempo;
- costo incrementale di 7.802 dollari australiani per QALY guadagnato, con il 94% di probabilità di essere conveniente rispetto alla soglia usata in Australia.
Detto in modo diretto: chi non faceva niente tornava ad avere male, in mediana, dopo meno di quattro mesi. Chi camminava con un programma che cresceva nel tempo, dopo quasi sette.

Cosa non dice lo studio
Tre cose, e sono le stesse che diciamo in consulto.
Non era in cieco. Né i fisioterapisti né i partecipanti potevano ignorare in quale gruppo fossero, e il gruppo di controllo non riceveva niente — non un placebo. Una parte dell'effetto può essere attenzione e aspettativa. È un limite reale, ed è comune a tutti gli studi sull'esercizio: non si può fingere di far camminare qualcuno.
Ci sono stati più fastidi agli arti inferiori. Le persone con almeno un evento avverso erano più o meno le stesse nei due gruppi (52% contro 54%), ma gli eventi a carico di gambe e piedi erano 100 nel gruppo che camminava contro 54 nel gruppo di controllo. Chi riparte da zero e fa troppo, troppo presto, si prende un problema diverso. Il programma progressivo serve anche a questo.
Il campione era particolare: l'81% erano donne, età media 54 anni, tutte persone che si erano appena riprese. I risultati si applicano bene a chi è in quella fase, meno a chi ha dolore da anni senza interruzioni.
Perché questo ci interessa più di altri studi
Perché è un intervento che si può davvero fare. Non richiede una palestra, non richiede un attrezzo, non richiede di essere sportivi. Gli autori lo definiscono accessibile, scalabile e sicuro, e la parte «scalabile» è quella che di solito manca: un trattamento che funziona ma che nessuno può permettersi non cambia i numeri di una popolazione.
E perché la forma dell'intervento somiglia a come lavoriamo: poche sedute distribuite nel tempo, molto lavoro autonomo in mezzo. Sei incontri in sei mesi non sono un abbonamento: sono punti di controllo in cui si verifica la progressione e si corregge la dose.
Sul fronte del trattamento dell'episodio in corso — non della ricaduta — le prove sono altrettanto solide: la revisione Cochrane 2021 su 249 studi randomizzati trova che l'esercizio riduce il dolore nel mal di schiena cronico di 15,2 punti su 100 rispetto a nessun trattamento o cure abituali, con certezza moderata. È una differenza clinicamente rilevante, e sta esattamente sulla soglia che gli autori avevano fissato prima di guardare i dati.






