Dolore e Patologie

Epicondilite: 9 esercizi per il gomito del tennista

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 13 agosto 2026

Campo largo: l'uomo tiene l'asta davanti a sé all'altezza del bacino, in piedi al centro della stanza vuota con teli sul pavimento.
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Epicondilite esercizi: è la ricerca di chi ha male al gomito ogni volta che stringe una maniglia, solleva una pentola o usa il cacciavite. La risposta onesta è che gli esercizi sono la strada migliore che abbiamo, ma non sono la bacchetta magica che molti articoli promettono. In questa guida trovi i movimenti, il modo di dosarli e — cosa più rara — quello che la ricerca dice davvero sui loro risultati.

L'epicondilite laterale, chiamata gomito del tennista, ha una prevalenza dell'1-3% nella popolazione tra i 35 e i 54 anni. Nonostante il nome, la maggior parte di chi ne soffre non ha mai tenuto una racchetta in mano.

Prima di tutto: quando il gomito va fatto vedere, non allenato

Il dolore sulla sporgenza ossea esterna del gomito è quasi sempre un'epicondilite, cioè una tendinopatia degli estensori del polso. Quasi sempre non vuol dire sempre. Ci sono situazioni in cui caricare il tendine è la mossa sbagliata, perché il problema è un altro. Fermati e fatti valutare se riconosci uno di questi quadri:

  • Il dolore è iniziato dopo una caduta, una botta o uno strappo netto, e non con settimane di sovraccarico progressivo. Una frattura, una lesione legamentosa o una rottura tendinea non si trattano con lo stretching.
  • Formicolio, intorpidimento o perdita di forza nella mano. Il nervo interosseo posteriore passa proprio in quella zona e la sua compressione (sindrome del tunnel radiale) dà un dolore che assomiglia moltissimo all'epicondilite, ma un po' più in basso e più profondo. Se il fastidio è invece sul lato interno del gomito e scende verso mignolo e anulare, vale la pena leggere cosa succede con la sindrome del nervo ulnare al gomito.
  • Il gomito si blocca, scrocchia con dolore acuto o cede improvvisamente. Corpi mobili articolari e instabilità hanno bisogno di una diagnosi, non di ripetizioni.
  • Gonfiore caldo, rosso, con febbre o malessere generale. Un'articolazione infiammata in modo acuto o una borsite infetta sono un'urgenza medica.
  • Dolore che non cambia mai, qualunque cosa tu faccia, che ti sveglia tutte le notti, magari accompagnato da calo di peso o da una storia oncologica. Una tendinopatia, invece, ha sempre movimenti che la accendono e posizioni che la spengono.
  • Rigidità mattutina prolungata in più articolazioni, con gonfiore anche altrove: potrebbe essere una malattia reumatica, non un sovraccarico locale.
  • Il dolore parte dal collo o dalla spalla e arriva al gomito come un'irradiazione. In quel caso l'origine è cervicale e gli esercizi per l'avambraccio non la toccano.

Se nessuna di queste bandiere rosse ti riguarda, hai buone probabilità di avere una comune epicondilite. Se vuoi capire meglio la diagnosi differenziale, abbiamo un approfondimento sulle altre cause del dolore al gomito esterno. E se il punto dolente è dalla parte opposta, il quadro è quello dell'epitrocleite, il gomito del golfista.

Cosa dice davvero la ricerca sugli esercizi per l'epicondilite

Qui devo essere schietto, perché è il punto in cui quasi tutti gli articoli online esagerano.

L'esercizio funziona meglio delle terapie passive, ma l'effetto è piccolo. La revisione sistematica più ampia sull'argomento ha messo insieme 30 studi randomizzati e 2.123 partecipanti: l'esercizio batte gli interventi passivi e le iniezioni, ma gli autori concludono testualmente che l'effetto è piccolo e la certezza dell'evidenza è bassa o molto bassa. Rispetto al semplice attendere, le differenze statisticamente significative si vedevano solo su alcuni esiti — il miglioramento percepito nel breve termine, il dolore e la disabilità del gomito nel breve e nel lungo — sempre con certezza molto bassa.

A un anno, chi si è curato e chi ha aspettato stanno più o meno allo stesso punto. È il dato più scomodo e viene da due sperimentazioni serie. Nello studio pubblicato su Lancet su 185 pazienti, i tassi di successo a 52 settimane erano 91% per la fisioterapia e 83% per la politica di attesa: la fisioterapia andava meglio, ma la differenza non era statisticamente significativa. Nello studio del BMJ su 198 partecipanti — dove la fisioterapia erano otto sedute che combinavano mobilizzazione manuale del gomito ed esercizi, non un programma di soli esercizi a casa — il trattamento era superiore all'attesa nelle prime sei settimane, mentre a 52 settimane non c'era differenza e la maggior parte delle persone di entrambi i gruppi riferiva un buon esito.

Questo non vuol dire "non fare niente". Vuol dire che il valore documentato dell'esercizio rispetto all'attesa sta soprattutto nei primi mesi: meno dolore prima e meno bisogno di ricorrere ad altri trattamenti (nello studio del BMJ chi faceva fisioterapia chiedeva meno antinfiammatori e meno terapie aggiuntive rispetto sia all'attesa sia alle iniezioni). Sulla forza di presa senza dolore, invece, il vantaggio dell'esercizio è documentato e clinicamente rilevante nel confronto con le infiltrazioni di cortisone — a breve, medio e lungo termine — mentre nel confronto con l'attesa la presa non era tra gli esiti in cui la differenza risultava significativa. Per un lavoro manuale, per un genitore che deve sollevare un bambino, per chi non può permettersi sei mesi di gomito inutilizzabile, accorciare la fase peggiore vale moltissimo.

Gli esercizi eccentrici non sono il "gold standard" che si legge in giro. Sono utili, questo sì. Una meta-analisi su sei studi e 429 partecipanti ha mostrato che aggiungere lavoro eccentrico a un altro trattamento migliora dolore e forza rispetto al trattamento da solo. Ma nel confronto diretto contro esercizi concentrici o isotonici, l'eccentrico vinceva sul dolore con una differenza piccola e non mostrava alcun vantaggio su forza e funzione. Uno studio randomizzato su 120 persone con tennis elbow da più di tre mesi ha trovato che l'eccentrico riduceva il dolore più in fretta, con circa il 10% di rispondenti in più e un "numero necessario da trattare" di 10 — bisogna cioè far fare il programma eccentrico a dieci persone perché una in più risponda meglio rispetto al concentrico — e nessuna differenza su funzione e qualità della vita. In quello stesso studio, però, il gruppo eccentrico guadagnava anche più forza muscolare del concentrico, e il vantaggio si manteneva per tutto l'anno di controllo: sulla forza i due lavori non concordano, ed è giusto saperlo invece di leggere solo quello che fa comodo alla tesi di chi scrive di epicondilite.

Va detto anche il rovescio della medaglia, perché esiste: una revisione delle tecniche fisioterapiche nell'epicondilite indica il rinforzo eccentrico e la terapia manuale come i due metodi con i maggiori effetti benefici e il miglior rapporto costo-beneficio. Con un'avvertenza che serve a leggerla per quello che è: dei diciannove studi inclusi in quella revisione, uno solo riguardava l'esercizio terapeutico. Il punto comunque non è che l'eccentrico sia inutile — è che il vantaggio sugli altri modi di caricare è modesto.

Traduzione pratica: conta molto di più caricare il tendine con regolarità che il modo esatto in cui lo carichi. È lo stesso principio che vale per tutte le tendinopatie trattate secondo le evidenze.

Le iniezioni di cortisone sono la trappola classica. Nello studio Lancet a sei settimane il cortisone aveva un tasso di successo del 92% contro il 47% della fisioterapia: sembra la vittoria definitiva. A 52 settimane però il gruppo cortisone era sceso al 69%, sotto sia alla fisioterapia sia all'attesa. Nello studio BMJ, 47 dei 65 successi ottenuti con l'iniezione erano poi regrediti. Una meta-analisi di 58 studi randomizzati sui trattamenti non chirurgici è arrivata a una conclusione netta: le iniezioni non miglioravano nessuno degli esiti misurati, mentre la fisioterapia migliorava dolore e punteggio funzionale rispetto al placebo, con differenze però modeste (circa 6 punti sul dolore). Nella stessa analisi le terapie fisiche strumentali mostravano sulla carta un miglioramento del dolore più ampio, circa 10 punti, e gli autori raccomandano di dare priorità sia a queste sia alla fisioterapia prima di pensare alle iniezioni nell'epicondilite.

Stessa scena della precedente, inquadratura leggermente più stretta: l'uomo seduto sul telo bianco si allunga in avanti verso il piede della gamba….

Cosa succede nel tendine di chi ha l'epicondilite

Il nome "epicondilite" suggerisce infiammazione, ma i campioni di tessuto raccontano un'altra storia. Quello che si trova è una tendinosi angiofibroblastica non infiammatoria: il tendine degli estensori — soprattutto l'estensore radiale breve del carpo — mostra un tessuto disorganizzato, con collagene malallineato e vasi che crescono in modo caotico. È un fallimento della riparazione, non un fuoco da spegnere.

Questo spiega due cose. Primo, perché ha poco senso aspettarsi che spegnere un'infiammazione ripari un tessuto che infiammato non è: nella meta-analisi sui trattamenti non chirurgici le iniezioni di cortisone non miglioravano nessuno degli esiti misurati. Secondo, perché il carico graduale ha senso: il tendine ha bisogno di uno stimolo meccanico per riorganizzare il tessuto, e il riposo assoluto lo lascia esattamente com'è.

Un consiglio importante: prima di provare questi esercizi, assicurati di aver ricevuto una diagnosi corretta. Spesso si pensa di avere un problema, ma la causa reale del dolore e un'altra. Eseguire esercizi sbagliati può peggiorare la situazione invece di migliorarla.

I 9 esercizi, dal più calmo al più impegnativo

L'ordine non è casuale: nell'epicondilite si parte dal carico che il tendine tollera, non da quello che sarebbe teoricamente ideale. I primi servono a tollerare il movimento, quelli centrali a caricare il tendine, gli ultimi a riportarti alle attività vere.

1. Stretching degli estensori a gomito disteso

Allunga il braccio davanti a te con il gomito dritto e il palmo rivolto verso il basso. Con l'altra mano porta le dita verso il basso e verso di te, fino a sentire tirare sulla parte superiore dell'avambraccio. Tieni la posizione senza rimbalzi e senza superare un fastidio sopportabile.

2. Stretching degli estensori a gomito piegato

Stessa presa, ma con il gomito flesso a circa 90 gradi. Cambiando l'angolo del gomito cambi la tensione sui muscoli che attraversano l'articolazione, e spesso una delle due versioni risulta molto più tollerabile dell'altra: usa quella. Se vuoi altre varianti per l'avambraccio, ne trovi diverse nella guida allo stretching dell'avambraccio.

3. Tenuta isometrica in estensione di polso

Avambraccio appoggiato al tavolo, palmo in basso, polso oltre il bordo. Porta il dorso della mano contro la resistenza dell'altra mano e spingi senza muoverti, mantenendo la contrazione. È l'esercizio da usare quando il gomito è troppo irritabile per sopportare il movimento.

Una precisazione, perché anche qui girano promesse eccessive: una revisione sistematica sulle isometriche nelle tendinopatie croniche — con due studi sul gomito laterale tra quelli inclusi — ha concluso che non sono superiori agli esercizi isotonici e che la risposta antidolorifica varia molto da persona a persona. Sono un buon gradino dentro un programma progressivo, non una tecnica speciale.

4. Eccentrica in estensione di polso con un peso

È il pezzo centrale del programma. Avambraccio sul tavolo, polso fuori dal bordo, palmo verso il basso, un piccolo peso in mano (va bene un manubrio leggero o una bottiglietta). Solleva il polso aiutandoti con l'altra mano, poi lascia andare la presa di aiuto e abbassa il peso lentamente, contando qualche secondo, usando solo l'avambraccio dolente. Il carico va tutto nella fase di discesa.

Un fastidio lieve durante l'esercizio, che si spegne poco dopo e non lascia il gomito peggiorato il giorno seguente, è accettabile. Un dolore che aumenta di seduta in seduta non lo è. Se vuoi capire la logica di questo tipo di lavoro, l'abbiamo spiegata negli esercizi eccentrici per i tendini.

5. Estensione di polso con elastico

Fissa un'estremità dell'elastico sotto il piede o a un punto stabile e tieni l'altra in mano, palmo verso il basso. Estendi il polso contro la resistenza e torna giù controllando la discesa. Rispetto al peso, l'elastico permette di dosare il carico in modo molto più fine: è la scelta giusta quando anche mezzo chilo è troppo.

6. Apertura delle dita contro elastico

Avvolgi un elastico attorno alle dita chiuse e aprile contro la resistenza. Gli estensori delle dita condividono l'inserzione sull'epicondilo con gli estensori del polso, quindi questo esercizio lavora sulla stessa zona da un'angolazione diversa. È anche uno dei pochi che puoi fare alla scrivania senza attrezzatura visibile.

7. Torsione dell'asciugamano

Prendi un asciugamano arrotolato con le due mani e strizzalo come faresti per far uscire l'acqua, alternando il senso di rotazione. Questo movimento carica la prono-supinazione sotto tensione, che è esattamente il gesto di avvitare, aprire un barattolo o usare un cacciavite: le attività che di solito fanno male.

8. Presa progressiva

Stringi una pallina morbida o un attrezzo da presa, partendo da compressioni leggere e aumentando l'intensità man mano che il gomito lo consente. La forza di presa senza dolore è uno degli esiti che gli studi misurano per valutare i progressi, ed è anche il modo più concreto che hai per accorgerti da solo se stai migliorando: se dopo qualche settimana riesci a strizzare più forte prima che compaia il dolore, la strada è quella giusta.

9. Mobilità libera di gomito e avambraccio

Senza carico: flessioni ed estensioni complete del gomito, e rotazioni dell'avambraccio portando il palmo in su e in giù con il gomito piegato al fianco. Servono a mantenere l'escursione articolare e sono l'esercizio più utile la mattina, quando il gomito è rigido e ancora non vuole saperne di caricare.

Quanto carico, quante volte: la verità sui dosaggi

Qui va detta una cosa che nessuno dice. La revisione sistematica sui 30 studi randomizzati nell'epicondilite segnala esplicitamente una eterogeneità sostanziale nella descrizione di attrezzi, carico, durata e frequenza dei programmi di esercizio. Tradotto: non esiste un protocollo dimostrato superiore agli altri, e chi ti scrive "3 serie da 15, due volte al giorno" come se fosse un dato scientifico ti sta dando una convenzione della pratica clinica, non un numero validato.

Quindi ragiona per principi, non per tabelle:

  • Regolarità prima di intensità. Un programma modesto fatto tutti i giorni batte un programma ambizioso fatto tre volte in un mese. Nello studio randomizzato sul tennis elbow cronico l'esercizio era quotidiano, a domicilio, per tre mesi, con carico aumentato gradualmente.
  • Usa il dolore come semaforo, non come nemico. Un fastidio moderato durante e subito dopo è tollerabile; quello che conta è come sta il gomito nelle 24 ore successive. Se al mattino dopo è peggio, hai caricato troppo.
  • Aumenta un parametro alla volta. Prima le ripetizioni, poi il carico. Mai entrambi nella stessa settimana.
  • Se salti tre giorni, non riprendi da dove eri. Torna indietro di un gradino e risali.

Gli errori più comuni negli esercizi per l'epicondilite

Riposo assoluto. È l'errore numero uno. Il tendine degenerato non si ripara stando fermo, e le settimane di stop costano forza che poi va recuperata.

Il contrario: continuare a fare tutto come prima. Se il gesto che ti ha portato qui — la presa forte, il movimento ripetuto di polso, l'attrezzo pesante — resta identico durante il programma, stai riempiendo una vasca con lo scarico aperto. Ridurre temporaneamente quelle attività, o cambiare il modo in cui le fai, è parte del trattamento tanto quanto gli esercizi.

Inseguire l'esercizio perfetto. Vista la letteratura, spendere energie a decidere se fare eccentrico puro o concentrico-eccentrico è ottimizzare il dettaglio sbagliato. Nell'epicondilite è meglio un programma imperfetto seguito per tre mesi che quello ideale abbandonato dopo dieci giorni.

Correre dall'iniezione al primo peggioramento. I numeri visti sopra sono chiari: il sollievo arriva in fretta e il conto si paga a un anno. Non è mai una decisione da prendere da soli.

Trattare solo il gomito. Spalla, scapola e collo influenzano il modo in cui usi il braccio. Chi gioca a racchetta ha spesso un problema di tecnica o di attrezzo prima che di tendine: sulla parte preventiva abbiamo raccolto le strategie per proteggere il gomito del tennista.

Epicondilite: quanto tempo ci vuole davvero

Non ti darò una tabella di guarigione, perché non esiste. Quello che possiamo dire con onestà è questo: le sperimentazioni cliniche su questo disturbo seguono le persone per 52 settimane, e lo fanno perché è in quell'arco che la maggior parte migliora — con la fisioterapia, e in buona parte anche senza. Chi ha condotto la meta-analisi sui trattamenti non chirurgici scrive che i sintomi possono scomparire spontaneamente entro un anno.

Questo cambia il modo in cui dovresti leggere i tuoi progressi. Non aspettarti che il dolore sparisca in due settimane, e non concludere che "gli esercizi non funzionano" se dopo un mese sei solo un po' meglio. Il segnale da guardare non è l'assenza di dolore, è la tendenza: più carico tollerato, più presa possibile, più giorni buoni rispetto a quelli cattivi.

Va detto anche il rovescio: le recidive di epicondilite sono frequenti, e questo è uno dei motivi per cui vale la pena continuare a caricare il tendine anche quando il dolore se n'è andato.

Dove entra la fisioterapia a distanza

Con questo quadro in mano, il valore di un fisioterapista è chiaro e limitato a cose concrete: escludere le bandiere rosse che hai letto in apertura, scegliere da che gradino partire, correggere l'esecuzione (l'eccentrica fatta male diventa un normale sollevamento pesi) e soprattutto aggiustare il carico nelle settimane in cui il gomito non collabora. Nessuna di queste operazioni richiede le mani addosso. Ma vale la pena dire anche il resto, visto che le fonti di questo articolo lo dicono: nello studio del BMJ la fisioterapia comprendeva tecniche manuali sul gomito, e la revisione delle tecniche fisioterapiche mette la terapia manuale tra i metodi con i maggiori effetti benefici. Un percorso a distanza quindi non è la copia identica di quei protocolli: è la parte fatta di valutazione, scelta del carico e aggiustamento nel tempo — che è poi anche la parte che comunque tocca a te portare avanti tra una seduta e l'altra.

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In sintesi

Gli esercizi per l'epicondilite sono la scelta migliore che abbiamo, e questo resta vero anche dopo aver letto i dati per intero. Ma sono un acceleratore di un processo che in gran parte avviene comunque, non un interruttore che spegne il dolore. Chi ti promette guarigione garantita in un numero preciso di settimane sta vendendo qualcosa.

La cosa più utile che puoi fare oggi contro l'epicondilite è la meno spettacolare: verificare di non avere una delle bandiere rosse, scegliere due o tre di questi nove esercizi al livello giusto per te, e farli tutti i giorni per abbastanza tempo da poter giudicare.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: agosto 2026.

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