Dolore e Patologie

Epitrocleite: il Gomito del Golfista

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 15 agosto 2026

Equilibrio su un piede con braccia distese lateralmente, inquadratura più larga del giardino con muro e albero.
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Epitrocleite, comunemente chiamata gomito del golfista, è la sofferenza dei tendini che si inseriscono sull'epitroclea, la sporgenza ossea sul lato interno del gomito. Se senti dolore in quel punto quando afferri un oggetto o pieghi il polso, può trattarsi di epitrocleite — ma sul lato interno del gomito passa anche il nervo ulnare, e distinguere le due cose cambia completamente cosa devi fare.

Il gomito del golfista è molto meno frequente della sua "cugina" laterale, l'epicondilite: in uno studio di popolazione finlandese su 4.783 adulti tra 30 e 64 anni la prevalenza della forma mediale definita era dello 0,4%, contro l'1,3% di quella laterale (Shiri, Am J Epidemiol 2006). Rara non vuol dire lieve: può limitare il lavoro e lo sport per mesi.

Una premessa onesta, che serve a leggere tutto il resto: la ricerca sul gomito del golfista è scarsa. Una revisione sistematica che cercava esplicitamente studi su entrambi i lati del gomito ha trovato una revisione e 12 studi randomizzati, e tutti e 12 riguardavano l'epicondilite laterale, nessuno quella mediale (Hoogvliet, Br J Sports Med 2013). Quasi tutto quello che si fa per l'epitrocleite è estrapolato dal lato esterno o da altre tendinopatie. Quando in questo articolo un dato viene dal lato laterale, lo trovi scritto.

Cos'è, in concreto

I muscoli che flettono il polso e le dita, insieme al pronatore rotondo, condividono un'origine tendinea comune sull'epitroclea. Il gesto tipico che li sovraccarica è la combinazione di flessione del polso e pronazione dell'avambraccio ripetuta contro resistenza, o l'estensione forzata del polso mentre quei muscoli lavorano in allungamento.

Il nome vecchio, "epitrocleite", suggerisce un'infiammazione, ma il tessuto racconta un'altra storia: nelle forme che durano da settimane si osserva una degenerazione del tendine flessore-pronatore, con disorganizzazione delle fibre e, nei casi avanzati, fibrosi o calcificazione (Amin, J Am Acad Orthop Surg 2015). Non è un dettaglio accademico: se il problema non è un'infiammazione, aggredirlo con antinfiammatori non lo risolve. Serve rimettere il tendine in condizione di tollerare il carico.

Chi se la prende, e perché

Nel golf il fattore di rischio è l'impatto ripetuto con il terreno e la rotazione dell'avambraccio, da cui il soprannome. Ma i golfisti sono una minoranza dei casi.

I fattori di rischio documentati sono la forza, la combinazione di forza elevata e alta ripetitività, e le posture scomode del polso e dell'avambraccio (Shiri, Best Pract Res Clin Rheumatol 2011). Nello studio di popolazione, per la forma mediale risultavano associati in modo indipendente movimenti ripetitivi, attività di forza, fumo e obesità (Shiri, Am J Epidemiol 2006). Nella pratica: lavoro manuale con prese ripetute, sport di lancio, arrampicata, uso intensivo di attrezzi e utensili.

Vale la pena correggere una convinzione diffusa: digitare al computer non è tra i fattori di rischio documentati per l'epitrocleite. Il carico di forza della digitazione è troppo basso. Se hai dolore al gomito interno lavorando alla scrivania, il sospetto va spostato altrove — spesso su una postura mantenuta a lungo con il gomito molto flesso e appoggiato, che è una situazione da nervo ulnare più che da tendine.

Sempre dalla stessa revisione occupazionale: la prognosi tende a essere peggiore quando il carico fisico al lavoro resta alto, quando il polso lavora a lungo in posizioni non neutre e quando il gomito colpito è quello dominante. È il motivo per cui il primo intervento efficace è quasi sempre sull'attività, non sull'esercizio.

Campo largo simmetrico: l'uomo al centro della stanza in ristrutturazione solleva l'asta sopra la testa, barattoli di vernice in primo piano.

Sintomi

Il dolore è localizzato sulla sporgenza ossea interna del gomito e appena sotto, e può scendere lungo il lato interno dell'avambraccio verso il polso. Peggiora afferrando con forza, ruotando l'avambraccio verso l'interno, flettendo il polso contro resistenza. Stringere la mano a qualcuno può essere fastidioso.

Il dato che orienta di più: il dolore è meccanico, cioè compare con il carico e si placa quando il carico finisce. Un dolore sul lato interno del gomito che non segue il carico merita un altro tipo di valutazione.

Il nervo ulnare: la distinzione che conta di più

Nel canale cubitale, subito dietro l'epitroclea, corre il nervo ulnare. La sindrome del tunnel cubitale è la seconda neuropatia compressiva dell'arto superiore per frequenza dopo il tunnel carpale (Staples, J Am Acad Orthop Surg 2017), e nella pratica clinica sul gomito mediale le due condizioni vanno distinte con attenzione perché possono anche coesistere (Ciccotti, Clin Sports Med 2004).

Sono problemi diversi e vogliono percorsi diversi. In sintesi:

  • Tendine (epitrocleite): dolore sulla sporgenza ossea, evocato dal carico, che si spegne a riposo. Nessun disturbo di sensibilità.
  • Nervo ulnare: formicolio, intorpidimento o "scosse" nell'anulare e nel mignolo, spesso di notte o tenendo il gomito piegato a lungo (telefono, guida, sonno); nei casi avanzati perdita di forza nella presa fine, difficoltà a incrociare le dita, dimagrimento dei muscoli tra pollice e indice.

Perché è la distinzione più importante di questa pagina: nel tunnel cubitale il trattamento non chirurgico funziona nella maggior parte dei casi con disfunzione nervosa lieve — non in tutti, e il criterio è la gravità del danno al nervo (Staples 2017). Se c'è un deficit motorio, insistere per mesi con stretching e rinforzo dei flessori non è una strategia prudente: un nervo compresso a lungo può perdere fibre in modo non completamente reversibile. Ne parliamo più a fondo nell'articolo dedicato alla sindrome del nervo ulnare al gomito.

Quando serve una valutazione medica, non un programma di esercizi

Non ammorbidiamo questi punti. Rivolgiti a un medico prima di iniziare qualsiasi esercizio se hai:

  • perdita di forza nella mano, difficoltà ad allargare o incrociare le dita, presa che cede;
  • formicolio o intorpidimento persistente nell'anulare e nel mignolo, o che ti sveglia di notte;
  • dolore notturno che non dipende dalla posizione né dall'attività del giorno prima;
  • un trauma identificabile: caduta sul gomito, colpo diretto, distorsione con lussazione, dolore comparso di colpo durante uno sforzo massimale;
  • gonfiore, rossore e calore locale, soprattutto con febbre o malessere generale — questo quadro non è una tendinopatia e va visto in giornata.

Altri quadri che possono simulare un gomito del golfista sono l'instabilità del legamento collaterale mediale (tipica di chi fa sport di lancio) e i problemi cervicali che irradiano lungo il braccio. Se il dolore è dal lato opposto del gomito, l'inquadramento è un altro: vedi dolore al gomito interno ed epicondilite laterale.

Come si fa la diagnosi

La diagnosi è clinica: storia del dolore, palpazione dell'epitroclea e test di provocazione, come la flessione del polso contro resistenza o la pronazione resistita con gomito esteso. L'esame di riferimento comprende sempre la valutazione del nervo ulnare (sensibilità di anulare e mignolo, forza intrinseca, percussione del canale cubitale).

L'ecografia può mostrare le alterazioni del tendine, ma non decide da sola: alterazioni tendinee si trovano anche in gomiti che non fanno male, quindi l'imaging serve soprattutto a escludere altro. Se il sospetto è sul nervo, l'esame che quantifica il danno è l'elettromiografia con studio della conduzione nervosa, non l'ecografia.

Trattamento: cosa dice davvero l'evidenza

Modificare il carico

È la parte meno spettacolare e la più sostenuta dai dati indiretti: ridurre o cambiare le attività che riproducono il dolore, e non semplicemente "riposare". L'immobilità prolungata indebolisce il tendine; l'obiettivo è restare sotto la soglia che irrita, non fermarsi.

Su questo abbiamo un dato di storia naturale che vale la pena conoscere, anche se viene dal lato laterale. In uno studio randomizzato olandese su 185 pazienti, il gruppo assegnato all'attesa vigile — cioè informazione, gestione del carico e nient'altro — a 52 settimane aveva un tasso di successo dell'83%, contro il 91% della fisioterapia e il 69% delle infiltrazioni di cortisone (Smidt, Lancet 2002). Attenzione all'asterisco: la differenza tra fisioterapia e attesa vigile non era statisticamente significativa, e gli autori lo dicono esplicitamente. Il messaggio non è "la fisioterapia non serve", è che il tempo lavora a favore e che il valore del percorso guidato sta soprattutto nell'arrivarci prima e con meno ricadute. Per l'epitrocleite mediale, comunque, la letteratura descrive che la larga maggioranza dei pazienti risponde a un programma non chirurgico ben strutturato (Ciccotti 2004).

Ghiaccio e antinfiammatori

Il ghiaccio può dare sollievo temporaneo dopo l'attività. Non "riduce l'infiammazione" in un tendine che è degenerato più che infiammato, e non ci sono prove che acceleri la guarigione: usalo come analgesico, non come cura.

Sui FANS topici la revisione occupazionale riporta un beneficio a breve termine (Shiri 2011). Breve termine significa quello che dice: sollievo sui sintomi, non un cambiamento del decorso.

L'esercizio: utile, ma non chiamiamolo "gold standard"

Si legge ovunque che il rinforzo eccentrico sia il trattamento di riferimento per il gomito del golfista. Non è una frase sostenuta dai dati. Come detto sopra, nella revisione sistematica di Hoogvliet nessuno dei 12 studi randomizzati sull'esercizio riguardava il lato mediale; e persino sul lato laterale le conclusioni erano prudenti — evidenza moderata di efficacia a breve termine per stretching più rinforzo confrontati con ultrasuoni e massaggio trasverso, ed evidenza limitata o conflittuale per tutto il resto (Hoogvliet 2013).

Quello che sappiamo con più solidità viene dalle tendinopatie in generale. Una meta-analisi su 110 studi e 3.953 partecipanti (spalla, achilleo, gomito laterale, rotuleo, gluteo — il gomito mediale non compare) ha trovato effetti mediamente maggiori quando l'esercizio usa un carico esterno aggiuntivo anziché il solo peso del corpo, e quando la frequenza è inferiore a quella quotidiana rispetto a una o più sedute al giorno (Pavlova, Br J Sports Med 2023). Il volume, invece, non mostrava associazioni consistenti. Gli stessi autori segnalano che il dosaggio è riportato male in questa letteratura, quindi sono indicazioni, non una ricetta.

Due conseguenze pratiche, contro-intuitive rispetto a quello che si legge di solito:

  1. "Tutti i giorni, due volte al giorno" non è il protocollo migliore. Nella meta-analisi le frequenze più basse rendevano di più, verosimilmente perché lasciano al tendine il tempo di rispondere al carico.
  2. Il carico deve essere un carico vero, progressivo, non un movimento simbolico a mano libera.

Su come dosare tutto questo nel tuo caso — quanto peso, con quanto dolore accettabile durante l'esercizio, quando aumentare — non esiste una tabella universale, e proprio perché i protocolli studiati erano supervisionati non ha senso spacciarli per fai-da-te. Un programma calibrato su un gomito che duole da tre settimane è diverso da uno su un gomito che duole da otto mesi.

Lo stretching dei flessori e del pronatore rientra nello stesso discorso: negli studi non compare quasi mai da solo, ma abbinato al rinforzo. Da solo, non c'è motivo di aspettarsi che risolva.

Infiltrazioni di cortisone: il punto più importante da capire

Se ti viene proposta un'infiltrazione di corticosteroide, questa è l'informazione che devi avere prima di decidere.

Nella revisione sistematica di 41 studi randomizzati su 2.672 partecipanti pubblicata su Lancet, le infiltrazioni di cortisone riducevano il dolore nel breve termine in modo netto, ma l'effetto si invertiva a medio e lungo termine: nell'epicondilalgia laterale, a 26 e a 52 settimane il gruppo senza alcun intervento stava meglio del gruppo infiltrato (Coombes, Lancet 2010).

Un successivo studio randomizzato in doppio cieco contro placebo su 165 pazienti lo ha confermato con numeri molto chiari: a un anno era guarito o molto migliorato l'83% di chi aveva ricevuto cortisone contro il 96% di chi aveva ricevuto placebo, e le recidive erano il 54% contro il 12% (Coombes, JAMA 2013). Nello stesso studio, però, la fisioterapia non produceva differenze significative a un anno: il vantaggio si vedeva a 4 settimane e solo in chi non era stato infiltrato. È un risultato scomodo anche per noi, e preferiamo riportarlo che nasconderlo.

Anche lo studio olandese va nella stessa direzione: cortisone nettamente superiore a tutto a 6 settimane (92% di successo), e il peggior risultato di tutti a un anno (Smidt 2002).

Tre precisazioni necessarie, perché nessuno legga qui più di quello che c'è scritto. Primo: questi dati riguardano il gomito laterale, non esistono studi equivalenti sul lato mediale, e gli autori di Lancet avvertono esplicitamente che la risposta alle infiltrazioni non va generalizzata da una sede tendinea all'altra. Secondo: gli eventi avversi gravi sono rari (una rottura tendinea su 991 infiltrati, lo 0,1%). Terzo: la decisione resta del medico che ti visita, e ci sono situazioni in cui un sollievo rapido ha un valore che i grafici a un anno non catturano. Quello che serve è arrivare a quella conversazione sapendo che il prezzo del sollievo immediato può essere un decorso peggiore a dodici mesi.

Onde d'urto

L'unico studio che ha incluso anche gomiti mediali ha arruolato 22 pazienti in tutto e ha confrontato le onde d'urto con l'infiltrazione di steroide: l'infiltrazione andava meglio nelle prime una-due settimane, le onde d'urto recuperavano entro l'ottava (Lee, Ann Rehabil Med 2012). Con 22 partecipanti, nessun gruppo placebo e forme laterali e mediali mescolate, si tratta di evidenza di qualità molto bassa: non basta a raccomandare né a escludere il trattamento.

Sul gomito laterale il quadro è più corposo — una meta-analisi di 6 studi randomizzati mostra le onde d'urto inferiori all'infiltrazione a 1 mese e superiori a 3 e 6 mesi (Zhang, Orthop Surg 2024) — ma anche lì il confronto è testa a testa fra due trattamenti, non contro placebo, quindi non dice quanto di quel risultato sia effetto reale e quanto decorso naturale.

PRP e altre infiltrazioni "rigenerative"

Sul gomito mediale non ci sono dati. Sul laterale, una meta-analisi di soli studi di livello 1 (37 lavori, 21 analizzabili, 1.031 partecipanti) ha trovato per il PRP una riduzione del dolore a lungo termine di 1,39 punti sulla scala VAS rispetto al controllo — un effetto di entità modesta, in presenza di eterogeneità elevata (I² 76%) e di un grafico a imbuto asimmetrico, segno di probabile bias di pubblicazione (Chen, Am J Sports Med 2018). Gli autori concludono che il PRP "può" ridurre il dolore: è una formulazione prudente e va letta come tale, soprattutto a fronte di un trattamento costoso e non rimborsato.

Tutore

Una fascetta posizionata sulla massa muscolare dei flessori, qualche centimetro sotto il gomito, può ridurre il dolore durante le attività che lo provocano. Trattalo per quello che è: un aiuto sui sintomi che ti permette di continuare a muoverti, da usare nelle attività problematiche e non tutto il giorno. Non sostituisce la progressione del carico e non fa guarire il tendine.

Quanto ci vuole

I tendini rispondono lentamente e la scala dei tempi è di settimane o mesi, non di giorni. Un riferimento utile: nella revisione sistematica sulla chirurgia dell'epitrocleite, il tempo mediano di trattamento non chirurgico prima di arrivare all'intervento era di 6 mesi (Barakat, Ann R Coll Surg Engl 2025). È il tempo che la pratica clinica considera ragionevole per dare una possibilità reale al percorso conservativo — non il tempo che serve a tutti per guarire, visto che la maggior parte non arriverà mai a quel bivio.

Il rischio più concreto non è la lentezza, è la ricaduta: tornare al carico pieno appena il dolore sparisce, prima che il tendine tolleri quel carico, riporta al punto di partenza.

Prevenzione e ricadute

Le leve che hanno un razionale, alla luce dei fattori di rischio documentati, sono tre: ridurre i picchi di forza sulla presa, evitare posizioni prolungate del polso fuori dalla posizione neutra, e mantenere nel tempo una capacità di carico dell'avambraccio, cioè non smettere di allenare la presa una volta passato il dolore. Sulla postura al lavoro può aiutarti la nostra guida all'ergonomia alla scrivania.

Il riscaldamento e la tecnica corretta nello sport sono buone abitudini, ma non spacciamole per prevenzione dimostrata dell'epitrocleite: quel dato non c'è.

Cosa può fare la fisioterapia online

Il valore di un fisioterapista in questo quadro sta soprattutto in tre cose: distinguere il tendine dal nervo prima che diventi un problema, calibrare la progressione del carico invece di applicare un protocollo standard, e correggere i gesti di lavoro o di sport che stanno alimentando il sovraccarico. In videochiamata si possono fare l'anamnesi, i test attivi guidati, la valutazione del gesto e il monitoraggio nel tempo; se emergono i segni di allarme elencati sopra, la cosa giusta è indirizzarti a una visita in presenza.

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In sintesi

Il gomito del golfista è una sofferenza degenerativa dei tendini flessori, poco studiata: quasi tutto ciò che si applica arriva dal lato laterale del gomito. Il decorso naturale è favorevole nella maggior parte dei casi. Gestione del carico ed esercizio progressivo sono la base ragionevole, con l'avvertenza che il dosaggio migliore è probabilmente meno frequente e più carico di quanto si legga di solito. Il cortisone dà sollievo rapido ma, nei dati sul gomito laterale, un risultato peggiore a un anno. E la domanda da farsi per prima non è quale esercizio fare, ma se il dolore viene dal tendine o dal nervo ulnare.

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