Sul referto della spalla ci sono due parole che sembrano la stessa cosa e non lo
sono: artrosi gleno-omerale e artrosi acromion-claveare. Spesso compaiono
insieme, nella stessa riga. E la differenza fra le due cambia completamente quanto
vale la pena preoccuparsi.
La prima si chiama anche omartrosi. La seconda è, nella maggior parte dei
casi, un reperto che hanno quasi tutti.
Le due articolazioni della spalla
La gleno-omerale è la spalla come la immagini: la testa dell'omero che si
muove dentro la glenoide, la piccola cavità della scapola. È l'articolazione più
mobile del corpo, e quando si consuma il sintomo principale non è solo il dolore:
è la perdita di movimento, in particolare della rotazione esterna — il
gesto di portare la mano verso l'esterno tenendo il gomito al fianco.
L'acromion-claveare è tutt'altro: un piccolo snodo sopra la spalla, dove
l'estremità della clavicola incontra l'acromion. Si trova con un dito, ed è
dolente in un punto molto preciso. Il gesto che la accende è portare il braccio
di traverso davanti al petto.
L'acromion-claveare: il reperto che hanno quasi tutti
Qui stanno i numeri più utili di questa pagina.
Una revisione sistematica ha raccolto dieci studi su 1.831 spalle di
persone che non stavano cercando cure. Ha trovato alterazioni compatibili con
artrosi acromion-claveare nel 48% di 953 reperti scheletrici e nel 70% di
210 risonanze di spalle senza sintomi.
Una revisione del 2025 su 31 studi arriva ancora più in alto: nei dati di
popolazione la prevalenza va dall'85% in risonanza al 95% in radiografia.
E il dato che conta di più: fra gli studi che includevano sia spalle con sintomi
sia spalle senza, la prevalenza andava dal 13% al 95% in quelle senza e dal
20% al 100% in quelle con — cioè spesso sovrapponibile.
La conclusione degli autori della prima revisione merita di essere riportata per
intero, perché è una raccomandazione di prudenza rara da leggere: siccome un
reperto tanto comune abbassa moltissimo la probabilità che sia lui la causa dei
sintomi in un caso singolo, la diagnosi di artrosi acromion-claveare sintomatica
va fatta con parsimonia, tenendo presente il danno potenziale di una diagnosi
che può portare a un intervento di asportazione dell'estremità della
clavicola.
Tradotto: trovarla scritta è la norma. Attribuirle il dolore richiede che il
dolore sia in quel punto, si accenda con quel gesto, e che il resto non
spieghi meglio la storia.
L'omartrosi: quella che toglie movimento
L'artrosi gleno-omerale è meno comune e si comporta diversamente. Il quadro
tipico:
dolore profondo, non localizzabile con un dito;
rigidità che aumenta nel tempo, soprattutto in rotazione esterna;
difficoltà a vestirsi, a portare la mano dietro la schiena, a lavarsi i
capelli;
a volte scrosci durante il movimento.
La rigidità progressiva è l'elemento che la distingue dal dolore di spalla più
comune, quello legato alla cuffia dei rotatori, dove il movimento passivo in
genere resta. Se la tua spalla si è irrigidita in fretta e fa male anche di
notte, però, la prima cosa da escludere è un'altra: la
spalla congelata.
Questi esercizi valgono per il tuo dolore alla spalla?
Lo stesso dolore può nascere da cause diverse, e ognuna vuole un lavoro diverso — a volte opposto: quello che scioglie una persona può irrigidirne un’altra. Un articolo non può saperlo, perché parla al caso medio. Se dopo due o tre settimane non è cambiato niente, il problema raramente è che ti stai impegnando poco.
Scrivi cosa senti: guardiamo il tuo caso e ti diciamo se quello che hai letto vale per te. Non è una diagnosi — per quella serve vederti — ma per capire se sei sulla strada giusta spesso basta.
Va detto con onestà, perché è meno solido di quello che si legge su ginocchio e
anca.
Una revisione dedicata alla riabilitazione dell'artrosi gleno-omerale segnala
due cose. Primo: poche linee guida affrontano questa condizione come una
patologia a sé, e le raccomandazioni disponibili si appoggiano in gran parte a
prove di bassa qualità e opinioni di esperti, con pochi studi di alto livello
a guidare le decisioni. Secondo: nonostante questo, i programmi riabilitativi
si sono dimostrati efficaci e affidabili.
È una posizione scomoda ma corretta: si fa una cosa ragionevole, non una cosa
dimostrata con lo stesso grado di certezza che abbiamo altrove.
Cosa si lavora, in pratica
Il movimento che c'è. L'obiettivo realistico non è riportare la spalla a
com'era: è mantenere e usare l'escursione disponibile, perché quella che non si
usa si perde in fretta. Il pendolo di Codman
è spesso il punto di partenza quando fa male muoversi.
La forza della cuffia dei rotatori. Una spalla con l'articolazione consumata
si appoggia ancora di più al controllo muscolare. La progressione completa è in
esercizi di rinforzo per la spalla.
La gestione del carico. Non «non fare niente sopra la testa», ma capire quali
gesti riaccendono la spalla, ridurli per un periodo e riprenderli per gradi.
La regola pratica sul dolore. Un po' di fastidio durante l'esercizio è
accettabile; quello che conta è il giorno dopo. Se la spalla è peggiore, il carico
era troppo.
Le domande che ricevo più spesso
«Caldo o freddo?» È una preferenza, non una terapia. Nessuno dei due cambia il
decorso: servono a rendere più sopportabile la parte che invece lo cambia, cioè il
movimento.
«Quali esercizi devo evitare?» Non esiste una lista universale. Si riduce
temporaneamente ciò che riproduce il tuo dolore, e si tiene tutto il resto.
«Posso avere l'invalidità?» È una valutazione medico-legale che non spetta a
un fisioterapista: si chiede al medico curante o a un medico legale.
Quando serve un medico
Dolore comparso dopo un trauma, con impossibilità di alzare il braccio.
Febbre, rossore o calore sulla spalla.
Perdita di forza che peggiora, non solo dolore.
Dolore notturno ingravescente che non cambia con la posizione.
Sono due artrosi diverse. Quella acromion-claveare si trova quasi in tutti
con l'età — fino al 95% in radiografia nei dati di popolazione, e in percentuali
spesso simili fra spalle con e senza sintomi: trovarla scritta non è una
diagnosi, e gli autori raccomandano di attribuirle il dolore con parsimonia.
Quella gleno-omerale, l'omartrosi, è meno comune e si riconosce dalla
rigidità che avanza.
Su entrambe il lavoro è lo stesso, ed è meno spettacolare di quanto si vorrebbe:
usare il movimento che c'è, rinforzare la cuffia, dosare il carico. Le prove
sono più deboli che su ginocchio e anca, e va detto invece di nasconderlo.
Se hai un referto in mano e non sai quale delle due sia il tuo problema, i
fisioterapisti di Ri-Hub possono guardarlo in videochiamata: la seduta costa
29,90 € e il primo colloquio di venti minuti è gratuito.
Inizia dal questionario su Ri-Hub — poche domande sul tuo caso, ti registri, e vedi chi ti seguirà: un fisioterapista iscritto all'Albo, a cui scrivi in chat quando vuoi. Se preferisci parlarne a voce, il primo colloquio è gratuito, dura venti minuti e non ti impegna a nulla: arriva avendo già letto quello che hai scritto, e insieme decidete se e come proseguire.
Domande frequenti
Cos'è l'omartrosi?
È l'artrosi dell'articolazione principale della spalla, quella fra la testa dell'omero e la glenoide della scapola: sul referto la trovi scritta come artrosi gleno-omerale. «Omartrosi» e «artrosi gleno-omerale» sono la stessa cosa, e non vanno confuse con l'artrosi acromion-claveare, che riguarda un'articolazione diversa e molto più piccola.
Che differenza c'è fra artrosi gleno-omerale e acromion-claveare?
Sono due articolazioni diverse della stessa spalla. La gleno-omerale è quella grande, dove l'omero si muove nella scapola: quando si consuma dà dolore profondo e soprattutto perdita di movimento, in particolare della rotazione esterna. L'acromion-claveare è il piccolo snodo sopra la spalla, dove la clavicola incontra l'acromion: dà un dolore molto localizzato, che si accende portando il braccio di traverso davanti al petto. Un referto può descriverle entrambe, ed è frequentissimo.
L'artrosi acromion-claveare sul referto è grave?
Nella maggior parte dei casi non spiega da sola il dolore, perché è un reperto che si trova quasi in tutti con il passare degli anni. Una revisione sistematica su persone che non stavano cercando cure l'ha trovata nel 48% di 953 reperti scheletrici e nel 70% di 210 risonanze di spalle senza sintomi. Una revisione del 2025 arriva a stimare, nei dati di popolazione, una prevalenza dall'85% in risonanza al 95% in radiografia.
Allora perché me l'hanno scritta sul referto?
Perché c'è, e il radiologo descrive quello che vede. Il punto è come si usa quell'informazione: gli autori della revisione fanno notare che un reperto così comune abbassa moltissimo la probabilità che, in un caso singolo, sia lui la causa dei sintomi. E aggiungono un avvertimento esplicito — questa diagnosi va fatta con parsimonia, perché può portare a un intervento che asporta una parte dell'osso.
Quali esercizi evitare con l'artrosi di spalla?
Non esiste una lista universale, e diffida di chi te la dà. Si riduce temporaneamente ciò che riproduce il tuo dolore — spesso i gesti sopra la testa e i carichi massimali — e si lavora sul resto. La regola pratica è che il fastidio durante deve calare entro il giorno dopo: se il giorno dopo la spalla è peggiore, il carico era troppo.
Meglio il caldo o il freddo?
È una preferenza, non una terapia. Il caldo prima del movimento aiuta molte persone a muoversi con meno fatica, il freddo dopo l'attività può risultare gradevole se la spalla si accende. Nessuno dei due cambia il decorso: servono a rendere più sopportabile la parte che invece lo cambia, cioè il movimento.
Cosa può fare la fisioterapia?
Va detto con precisione. Una revisione sulla riabilitazione dell'artrosi gleno-omerale segnala che poche linee guida la affrontano come una condizione a sé, e che le raccomandazioni disponibili si appoggiano in gran parte a prove di bassa qualità e a opinioni di esperti. Gli stessi autori concludono che, nonostante questo, i programmi riabilitativi si sono dimostrati efficaci e affidabili. Tradotto: si lavora su mobilità, forza della cuffia e gestione del carico, sapendo che le prove sono più deboli di quelle che abbiamo su ginocchio e anca.
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