Se hai l'artrosi al ginocchio, prima o poi qualcuno ti proporrà un'infiltrazione. Di solito ne circolano tre — cortisone, acido ialuronico, PRP — e la domanda che arriva sempre è quale sia la migliore.
La risposta breve è che non ce n'è una che vince sempre, e questa pagina prova a dirti perché, compresa la parte che a noi fisioterapisti non fa comodo.
Le tre che ti verranno offerte
Cortisone. Un antinfiammatorio potente messo dentro l'articolazione. È quello che agisce più in fretta.
Acido ialuronico. Una sostanza che il liquido articolare contiene già; si inietta per migliorarne le proprietà. Spesso chiamato «viscosupplementazione».
PRP, cioè plasma ricco di piastrine. Si preleva il tuo sangue, si concentra la parte piastrinica e la si inietta. Per questo costa di più e per questo raramente passa dal servizio pubblico.
(C'è una quarta cosa che viene proposta spesso, l'ozono: ha una pagina sua, ozonoterapia.)
Non esiste la migliore: esiste la migliore a quel momento
È il dato più utile di tutta la pagina, e viene da una meta-analisi in rete su 79 studi randomizzati e 8.761 pazienti, che ha messo a confronto le iniezioni fra loro misurandole a tempi diversi:
- a 4-6 settimane e a 3 mesi, il punteggio migliore ce l'aveva l'acido ialuronico ad alto peso molecolare insieme al cortisone;
- a 6 mesi, il PRP;
- a un anno, la frazione vascolare stromale — un'opzione molto meno diffusa.
Tradotto: la classifica cambia a seconda di quando guardi. Se qualcuno ti dice che una è superiore in assoluto, ti sta dando la sua classifica preferita, non il quadro.

Il cortisone e la cartilagine: lo studio da conoscere
Questo va saputo prima di accettare un ciclo, non dopo.
Un trial pubblicato su JAMA ha seguito 140 persone con artrosi di ginocchio per due anni, con iniezione di triamcinolone o di soluzione fisiologica ogni tre mesi. Risultato: nel gruppo cortisone la cartilagine si è ridotta di più — spessore medio −0,21 mm contro −0,10 — e sul dolore non c'era differenza significativa. La conclusione degli autori è netta: quei risultati non supportano questo trattamento in chi ha artrosi sintomatica di ginocchio.
Due precisazioni, perché questo dato viene spesso usato male. Parliamo di infiltrazioni ripetute ogni tre mesi per due anni: non dice niente su una singola infiltrazione fatta in una fase acuta, che è tutt'altra situazione. E 0,11 mm di differenza è una misura di struttura, non di come stai.
Acido ialuronico e PRP, a confronto
Una meta-analisi su 28 studi randomizzati e 3.246 pazienti li ha messi uno contro l'altro:
- sul dolore si equivalgono;
- sulla funzione il PRP risulta migliore;
- combinati funzionano meglio di entrambi presi da soli;
- rispetto al cortisone, il PRP da solo non mostra differenze significative.
Lo stesso lavoro segnala che i risultati migliori si vedono in chi ha un'artrosi iniziale (gradi 1-2), non avanzata.
La parte che non ci fa comodo
Nella stessa meta-analisi il PRP è risultato superiore alla fisioterapia e all'esercizio, sia sul dolore sia sulla funzione. Lo scriviamo perché è quello che dice lo studio, e nascondere un risultato scomodo su una pagina che promette di riportare le prove sarebbe esattamente il contrario del nostro lavoro.
Tre cose vanno però messe accanto a quel risultato.
Il metodo di quel lavoro è inusuale. Usa modelli di machine learning e una rete neurale per predire la risposta al trattamento: non è il modo standard di condurre una meta-analisi, ed è un motivo per prendere i suoi risultati con più cautela di quanta ne meriterebbe una revisione tradizionale.
Le due cose non misurano lo stesso. Un'iniezione agisce sul dolore dell'articolazione. L'esercizio cambia anche forza, capacità di carico, equilibrio e salute generale — cose che nessun confronto su dolore e funzione a sei mesi cattura, e che decidono come starai fra cinque anni.
Una comporta una procedura, l'altra no. Ago in articolazione, rischio infettivo piccolo ma reale, costo. Non è una differenza da nota a piè di pagina.
La lettura sensata non è «una o l'altra». È che l'infiltrazione compra tempo, e l'esercizio è quello che con quel tempo ci fai. Un ginocchio che fa meno male è un ginocchio che riesce ad allenarsi — ed è lì che il beneficio diventa duraturo. Cosa fare in pratica sta in gonartrosi: esercizi e movimenti.
E per la spalla e per l'anca?
Quello fin qui riguarda il ginocchio, dove gli studi sono di gran lunga più numerosi. Sulle altre due articolazioni che vengono infiltrate più spesso il quadro è diverso, e in un caso è di nuovo scomodo per noi.
La spalla congelata: qui l'infiltrazione batte la fisioterapia
Una revisione sistematica con meta-analisi su 65 studi e 4.097 partecipanti ha confrontato tutti i trattamenti per la spalla congelata. Il risultato: l'unico intervento superiore in modo statisticamente e clinicamente rilevante nel breve termine è stato il cortisone intra-articolare — sul dolore, anche rispetto alla fisioterapia (differenza media 1,1 punti sulla scala VAS), e sulla funzione.
Lo diciamo come sta scritto. E diciamo anche la seconda metà, che è il motivo per cui questa non è una resa: aggiungere un programma di esercizi a casa e fisioterapia all'infiltrazione porta un beneficio ulteriore a medio termine, e la conclusione degli autori è esattamente quella — l'uso precoce del cortisone nella spalla congelata da meno di un anno si associa a risultati migliori, e va accompagnato da un programma di esercizi a casa per massimizzare le probabilità di recupero.
Tradotto: nella spalla congelata la sequenza giusta non è «o l'uno o l'altro», è prima l'infiltrazione, poi il movimento — e senza la seconda parte il vantaggio si esaurisce. Come si lavora dopo sta in riabilitazione della spalla congelata.
L'anca: un dettaglio che cambia la lettura
Sull'artrosi d'anca c'è un trial pubblicato sul BMJ su 199 persone, tre gruppi: solo consigli ed educazione, oppure gli stessi consigli più un'infiltrazione ecoguidata di cortisone e anestetico, oppure più un'infiltrazione ecoguidata di solo anestetico.
Il cortisone ha fatto meglio dei soli consigli: 1,43 punti in meno di dolore su una scala 0-10, mediati su sei mesi. Ma il confronto che conta è il terzo braccio, ed è quello che quasi nessuno riporta: fra cortisone e solo anestetico non c'era differenza (−0,52, intervallo da −1,21 a 0,18). Cioè buona parte del beneficio potrebbe non venire dal cortisone.
Un dato utile per decidere: chi all'ecografia aveva sinovite o versamento rispondeva nettamente meglio al cortisone. Se c'è infiammazione visibile, l'infiltrazione ha più senso.
⚠️ E un fatto che va riportato perché riguarda la sicurezza: in quel trial una persona è morta per endocardite batterica subacuta quattro mesi dopo l'infiltrazione, ed era portatrice di una valvola aortica biologica; gli autori l'hanno giudicata possibilmente correlata al trattamento. È un evento raro, ma è il motivo per cui chi ha protesi valvolari o problemi immunitari deve dirlo prima, non dopo.
Le domande pratiche
«Dopo quanto fa effetto?» Dipende da quale. Il cortisone è il più rapido; il PRP è quello che regge più avanti e non è la scelta giusta se ti aspetti sollievo in pochi giorni.
«Quanto costa? Passa la mutua?» Dipende da regione, struttura e tipo. Cortisone e acido ialuronico rientrano più spesso nel pubblico o nel convenzionato; il PRP quasi sempre no, perché richiede prelievo e preparazione. La risposta la dà la struttura, non internet.
«Controindicazioni?» Le valuta chi esegue la procedura: infezioni in corso, problemi di coagulazione e alcune terapie in atto cambiano la decisione. Per il cortisone c'è anche l'effetto sulla glicemia, che conta se hai il diabete.
Cosa portare alla visita
- Da quanto fa male e cosa non riesci più a fare — è più utile del numero sulla scala del dolore.
- Quante infiltrazioni hai già fatto e quando: cambia la valutazione, soprattutto col cortisone.
- Cosa succede dopo. Se la risposta è «ci rivediamo fra tre mesi» e basta, manca la parte che rende duraturo il risultato.
In sintesi
Nessuna infiltrazione vince sempre: la classifica cambia col tempo a cui la misuri. Il cortisone è il più rapido, ma ripetuto ogni tre mesi per due anni ha mostrato più perdita di cartilagine senza vantaggio sul dolore. Acido ialuronico e PRP si equivalgono sul dolore, col PRP avanti sulla funzione e meglio ancora se combinati.
E sì, uno studio dice che il PRP batte l'esercizio. Va saputo — insieme al fatto che l'esercizio fa cose che un'iniezione non fa, e che la scelta sensata quasi sempre non è fra i due.
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Fonti
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.
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