Laserterapia: è una delle terapie strumentali che più spesso vengono proposte in uno studio di fisioterapia, e anche una di quelle su cui circolano le promesse più larghe. In questo articolo trovi due cose separate: come funziona davvero, cioè cosa succede nei tessuti quando la luce li attraversa, e cosa dice la ricerca sui risultati clinici — che in alcune condizioni è incoraggiante, in altre è apertamente contraddittoria. Perché la differenza tra "riduce il dolore di qualche punto per qualche settimana" e "guarisce il tendine" non è una sfumatura di linguaggio: cambia quello che ha senso aspettarsi e quanto ha senso spendere.
Prima di tutto: quando la laserterapia non è la risposta
Una terapia strumentale agisce sui sintomi. Il rischio vero non è che non funzioni: è che funzioni abbastanza da far rimandare una diagnosi. Rivolgiti a un medico prima di iniziare qualsiasi ciclo di sedute se riconosci una di queste situazioni.
- Dolore notturno che non cambia con la posizione, che ti sveglia e non si placa con il riposo. Il dolore meccanico si modifica con il movimento; quello che non si modifica mai va indagato.
- Perdita di peso non spiegata, febbre persistente, sudorazioni notturne, oppure una storia personale di tumore. Sono i motivi per cui la laserterapia non va mai puntata "a occhio" su una zona dolente non valutata: applicarla sopra una neoplasia è una controindicazione assoluta.
- Un'articolazione calda, gonfia e rossa, soprattutto con febbre. È un quadro che richiede una valutazione medica urgente, non una seduta.
- Deficit neurologici: formicolio o perdita di forza che peggiorano, un piede che cade, una mano che perde presa in modo progressivo. Nel caso della schiena, difficoltà a urinare o perdita di sensibilità nella zona a contatto con la sella sono un'urgenza.
- Un trauma recente con impossibilità di caricare o una deformità visibile: prima serve capire se c'è una frattura.
- Una lesione della pelle, un neo o una macchia che sta cambiando nell'area da trattare. Va vista da un dermatologo prima, non irradiata.
Fuori da questi casi, parliamo di come e quando la laserterapia può darti una mano.
Come funziona: la fotobiomodulazione, spiegata senza magia
Il meccanismo ha un nome preciso, fotobiomodulazione, e non è fantascienza: è fotochimica.
La luce viene assorbita da molecole specifiche. Le lunghezze d'onda usate in terapia (tipicamente nella finestra tra il rosso e il vicino infrarosso) attraversano la pelle e vengono catturate da cromofori, cioè molecole in grado di assorbire quella particolare energia luminosa. Il bersaglio più studiato è il citocromo c ossidasi, un enzima che sta nella catena respiratoria dei mitocondri.
Da lì parte una cascata biologica. L'assorbimento modifica il funzionamento del mitocondrio e si traduce in una maggiore produzione di ATP, cioè della moneta energetica della cellula, e in una variazione dei segnali che regolano infiammazione e riparazione. Su questo la biologia di base è solida.
La profondità dipende dalla lunghezza d'onda. Non tutte le luci arrivano allo stesso punto: le lunghezze d'onda più corte lavorano più in superficie, quelle più lunghe penetrano di più. È il motivo per cui un tendine d'Achille sottocutaneo e un'anca profonda non si trattano con lo stesso apparecchio né con la stessa dose.
Il flusso di sangue locale aumenta. Migliorano microcircolazione e apporto di ossigeno e nutrienti nella zona trattata, che è la premessa fisiologica dell'effetto biostimolante di cui si parla nei materiali commerciali.
Qui però va fatto un passaggio che quasi nessuno fa: il fatto che il meccanismo esista non dimostra che il risultato clinico arrivi. Tra "l'ATP aumenta in coltura cellulare" e "il tuo ginocchio fa meno male fra tre settimane" c'è di mezzo la dose giusta, nel punto giusto, sul problema giusto. Ed è esattamente lì che la letteratura si divide.
Un consiglio importante: prima di provare questi esercizi, assicurati di aver ricevuto una diagnosi corretta. Spesso si pensa di avere un problema, ma la causa reale del dolore è un'altra. Eseguire esercizi sbagliati può peggiorare la situazione invece di migliorarla.

Cosa dice davvero la ricerca, condizione per condizione
Questa è la parte che di solito manca. Non esiste una risposta unica alla domanda "la laserterapia funziona": esistono risposte diverse per problemi diversi, e in un caso due risposte opposte per lo stesso problema.
Dolore cervicale: è l'indicazione con le prove più forti
La meta-analisi pubblicata su The Lancet nel 2009 ha raccolto 16 studi randomizzati per un totale di 820 pazienti, confrontando il laser con placebo o con un trattamento attivo. Attenzione però a come sono distribuiti i numeri, perché non tutti vengono dallo stesso bacino: nel dolore cervicale acuto il rischio relativo di miglioramento rispetto al placebo è risultato 1,69 (IC 95% 1,22–2,33), ma su due soli studi; nel dolore cronico il rischio relativo è 4,05 (IC 95% 2,74–5,98), calcolato sui cinque studi che riportavano dati categorici. Negli undici studi che misuravano l'intensità del dolore su scala visuo-analogica la riduzione è stata di 19,86 mm (IC 95% 10,04–29,68) su una scala di 100 mm, e nei sette studi con follow-up il sollievo persisteva a distanza di 1–22 settimane dalla fine del trattamento, con 22,07 mm in meno (IC 95% 17,42–26,72). Gli effetti indesiderati erano lievi e non diversi da quelli del placebo.
È un risultato serio, ed è il motivo per cui la cervicale resta l'indicazione più difendibile. Una nota di trasparenza: fra gli autori di questo lavoro ci sono ricercatori storicamente legati alla World Association for Laser Therapy, l'associazione che stabilisce le raccomandazioni di dosaggio. Non invalida i dati, ma è un'informazione che il lettore ha diritto di avere.
Tendinopatie: la laserterapia aiuta, ma soprattutto come aggiunta all'esercizio
La revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su BMJ Open nel 2022 ha esaminato gli studi randomizzati su tendinopatie dell'arto inferiore e fascite plantare, con qualità metodologica da moderata ad alta. Il dolore si è ridotto in modo significativo a fine terapia (13,15 mm su scala 100 mm, IC 95% 7,82–18,48) e ancora a 4–12 settimane di distanza (12,56 mm, IC 95% 5,69–19,42). Alle dosi raccomandate, contro placebo, la riduzione a fine terapia saliva a 14,98 mm (IC 95% 3,74–26,22).
Il dato più interessante è un altro: l'effetto più ampio è quello del laser aggiunto all'esercizio rispetto al solo esercizio — 18,15 mm in meno a fine terapia (IC 95% 10,55–25,76) e 15,90 mm a 4–9 settimane (IC 95% 2,3–29,51). Va detto per intero: questo risultato riguarda il sottogruppo trattato alle dosi raccomandate, e gli studi in cui il laser era aggiunto all'esercizio erano soltanto tre su diciotto. Non è una terapia alternativa al lavoro attivo: è qualcosa che rende quel lavoro più tollerabile. Gli stessi autori scrivono che restano incertezze sull'entità dell'effetto per l'ampiezza degli intervalli di confidenza e la mancanza di studi grandi, e che dati a lungo termine non erano disponibili. Nessun evento avverso riportato.
Artrosi del ginocchio: qui la letteratura si contraddice, ed è giusto dirlo
Due meta-analisi arrivano a conclusioni opposte sullo stesso argomento.
Quella pubblicata su Osteoarthritis and Cartilage nel 2015 ha incluso 9 studi randomizzati per 518 pazienti, considerando solo trial in lingua inglese con almeno otto sedute confrontati con laser finto. Nei sette studi che riportavano il dolore su scala visuo-analogica entro due settimane dalla fine della terapia la differenza non è risultata significativa (differenza media standardizzata −0,28; IC 95% da −0,66 a 0,10; eterogeneità del 66%), e non lo era nemmeno nei quattro studi che rispettavano le raccomandazioni di dosaggio, né a 12 settimane dalla fine del ciclo (cinque studi), né sugli indici di dolore, rigidità e funzione. La conclusione degli autori è netta: le migliori prove disponibili non sostengono l'efficacia della laserterapia a basso livello nell'artrosi del ginocchio.
Quella pubblicata su BMJ Open nel 2019 ha invece raccolto 22 studi per 1063 partecipanti e ha trovato una riduzione del dolore rispetto al placebo di 14,23 mm a fine terapia (IC 95% 7,31–21,14) e di 15,92 mm nei follow-up a 1–12 settimane. Con le dosi raccomandate il divario cresceva: 18,71 mm a fine terapia e 23,23 mm nei follow-up a 2–12 settimane, con un picco di 31,87 mm nelle 2–4 settimane successive alla fine del ciclo. La conclusione è che la laserterapia riduce dolore e disabilità a 4–8 J con lunghezze d'onda di 785–860 nm e a 1–3 J con 904 nm per punto trattato: cioè che il risultato dipende dalla dose.
Come si tengono insieme? Le due revisioni hanno incluso studi e criteri diversi, e la seconda apre dichiarando che la laserterapia non è raccomandata nelle principali linee guida sull'artrosi del ginocchio — un'ammissione onesta che vale la pena riportare. In effetti la linea guida dell'American College of Rheumatology e della Arthritis Foundation del 2019 raccomanda con forza esercizio, calo di peso in chi è in sovrappeso, programmi di autogestione, tai chi, bastone, tutori e alcuni farmaci: la laserterapia non compare tra gli interventi raccomandati.
C'è però un terzo dato utile: la revisione pubblicata su Physiotherapy nel 2022 ha valutato dieci studi in cui il laser — a bassa o ad alta potenza — era aggiunto all'esercizio riabilitativo, trovando che tutte le modalità riducevano i sintomi e che la laserterapia ad alta potenza combinata con l'esercizio migliorava in modo significativo dolore, rigidità e funzione rispetto al controllo. Gli autori precisano che il confronto tra le due tecnologie era solo indiretto. Il messaggio pratico è coerente con quello delle tendinopatie: come aggiunta a un programma attivo ha senso, come sostituto no.
Lombalgia aspecifica: le prove sono deboli
Qui va detto chiaramente, perché il mal di schiena è la condizione per cui la laserterapia viene proposta più spesso. La revisione Cochrane sulla lombalgia aspecifica ha incluso sette studi randomizzati eterogenei, su lombalgia subacuta e cronica. Tre studi piccoli (168 persone in tutto), ciascuno per conto proprio e non aggregati, mostravano un sollievo dal dolore rispetto al laser finto statisticamente significativo ma clinicamente poco rilevante, a breve e medio termine (fino a sei mesi). Uno studio (56 persone) ha trovato il laser più efficace del laser finto nel ridurre la disabilità nel breve termine — lo riportiamo perché è il risultato più favorevole del lotto. Ma tre studi (102 persone) hanno riportato che laser più esercizio non era meglio del solo esercizio nel breve termine, e due studi (90 persone) che il laser non era superiore all'esercizio. Due trial (151 persone) hanno trovato un tasso di ricadute più basso nel gruppo laser a sei mesi. Nessun effetto collaterale riportato. La conclusione degli autori, per l'eterogeneità di popolazioni, interventi e gruppi di confronto, è che i dati sono insufficienti per trarre conclusioni ferme sull'effetto clinico.
Tradotto: se ti viene proposto un ciclo di laserterapia per il mal di schiena come trattamento principale, sei fuori da ciò che la letteratura sostiene.
Sindrome del tunnel carpale: un risultato da leggere con attenzione
Una meta-analisi del 2016 sulla laserterapia in sette studi randomizzati (270 polsi trattati con laser contro 261 di controllo), condotta su forme lievi e moderate della sindrome — non sulle forme severe, quelle in cui si discute di chirurgia — ha rilevato a 12 settimane un miglioramento della forza di presa (differenza media 2,04; IC 95% 0,08–3,99; eterogeneità 62%), del dolore su scala visuo-analogica (0,97; IC 95% 0,84–1,11) e del potenziale d'azione sensitivo (1,08; IC 95% 0,44–1,73). Ma gli autori stessi segnalano il limite che ridimensiona tutto: un singolo studio incluso pesava per oltre il 95% nel calcolo di questi tre parametri. Sugli altri parametri non c'erano differenze significative. È un indizio, non una prova.
LLLT e HILT: la differenza costa, ma non si vede nei risultati
È la distinzione su cui si gioca gran parte del marketing degli studi privati.
LLLT (Low Level Laser Therapy): laser a bassa potenza, effetto non termico, agisce per pura fotobiomodulazione. È la tecnologia su cui esiste la maggior parte degli studi citati sopra.
HILT (High Intensity Laser Therapy): potenze più alte, penetrazione maggiore e una componente termica percepibile. Viene proposta per strutture profonde, e costa di più.
La domanda ovvia è quale delle due sia migliore. Una revisione sistematica del 2024 le ha confrontate direttamente su 12 studi randomizzati e 704 partecipanti, in patologie diverse: epicondilite, tunnel carpale, lombalgia cronica aspecifica, artrosi del ginocchio, fascite plantare, conflitto subacromiale. Il risultato: nessuna differenza statistica tra le due su dolore, parametri elettrofisiologici, disabilità, qualità della vita, oscillazione posturale e soglia di pressione. La laserterapia a bassa potenza è risultata superiore sulla forza di presa; quella ad alta potenza su alcune misure ecografiche (diametro e sezione del capo lungo del bicipite, spessore ed ecogenicità del sovraspinato, distanza acromion-omerale) — cioè su parametri di immagine, non su come sta il paziente. Gli autori concludono che nessuna delle due forme mostra superiorità e che servono studi più ampi.
Per correttezza va segnalato il dato che tira dall'altra parte: la revisione su Physiotherapy citata sopra, quella sull'artrosi del ginocchio, ipotizza che l'alta potenza combinata con l'esercizio possa rendere di più. Ma lo ricava da un confronto indiretto, come scrivono gli autori stessi, ed è proprio il tipo di confronto che il lavoro del 2024 sostituisce con studi testa a testa. Quando le due tecnologie vengono messe una di fronte all'altra, la differenza sparisce.
Detto in modo pratico: se ti viene proposto l'apparecchio più potente a un prezzo più alto con la motivazione che funziona meglio, quella motivazione oggi non ha il supporto di un confronto diretto.
Il dosaggio: la variabile che spiega i risultati contraddittori
Se una stessa tecnologia produce risultati opposti in studi diversi, di solito la spiegazione non è che "a qualcuno funziona e a qualcuno no". È che non si è fatta la stessa cosa.
L'ipotesi di lavoro condivisa da chi studia la laserterapia è che esista una finestra terapeutica: sotto una certa energia non succede niente di misurabile, sopra una certa energia l'effetto biologico smetterebbe di crescere. È il presupposto su cui sono costruite le raccomandazioni di dosaggio usate per i sottogruppi delle meta-analisi, non un dato clinico dimostrato a sé stante — ma nei numeri qualcosa si vede. Nella meta-analisi sull'artrosi del ginocchio del 2019 questa differenza è visibile a occhio nudo: il sottogruppo trattato con le dosi raccomandate — 4–8 J per punto con lunghezze d'onda di 785–860 nm, 1–3 J per punto a 904 nm — otteneva risultati nettamente più grandi rispetto alla media di tutti gli studi. Anche nella revisione sulle tendinopatie i risultati migliori arrivano dal sottogruppo a dose raccomandata.
Le domande sensate da fare, quindi, non sono "che marca è" ma: quale lunghezza d'onda, quanti joule per punto, quanti punti. Un professionista che lavora bene ha queste risposte pronte.
Come si svolge una seduta
Preparazione: la zona va pulita da creme, oli e medicazioni, che assorbono o riflettono la luce e alterano la dose che arriva davvero al tessuto.
Protezione degli occhi: obbligatoria, per te e per l'operatore, con occhiali specifici per la lunghezza d'onda usata. Non è un formalismo: la retina è il tessuto più vulnerabile in assoluto a questa energia.
Applicazione: la sonda viene appoggiata a contatto con la pelle o tenuta a breve distanza, a seconda dell'apparecchio e della zona.
Cosa si sente: con la bassa potenza, in genere nulla. Con l'alta potenza, un calore progressivo che deve restare confortevole: se scotta, va segnalato subito.
Durata e numero di sedute: la singola applicazione è breve, questione di minuti per zona. Sul numero totale non esiste una regola universale, ma un riferimento c'è: la revisione del 2015 sull'artrosi del ginocchio ha incluso soltanto studi con almeno otto sedute, il che dà un'idea di quale sia la soglia minima presa sul serio dalla ricerca. Un ciclo di due o tre appuntamenti difficilmente riproduce le condizioni degli studi.
Controindicazioni e limiti
Occhi: mai irradiazione diretta, mai senza protezione.
Neoplasie: controindicata sulla sede di tumori noti o su aree a rischio di metastasi, e — è il motivo dei segnali d'allarme in apertura — su qualsiasi massa o lesione non ancora diagnosticata.
Gravidanza: da evitare sull'addome.
Tiroide: da evitare l'applicazione diretta sulla ghiandola.
Aree con sensibilità alterata: con l'alta potenza il paziente deve poter percepire il calore, perché la sua percezione è il sistema di sicurezza che impedisce l'ustione. Se la sensibilità è compromessa, quel sistema non c'è.
Tatuaggi scuri e pelle molto pigmentata: i pigmenti assorbono più energia; serve cautela sui parametri.
Rispetto alle altre terapie strumentali
Contro la tecarterapia: meccanismi diversi. La laserterapia lavora per fotobiomodulazione, la tecar per radiofrequenza e produzione di calore endogeno. Non sono in competizione, e non esistono confronti diretti robusti che permettano di dire quale sia superiore.
Contro gli ultrasuoni: indicazioni in buona parte sovrapponibili. Nella pratica clinica la laserterapia viene preferita sulle strutture superficiali, ma è una consuetudine professionale, non l'esito di un confronto diretto fra le due.
Contro le onde d'urto: la laserterapia è meno fastidiosa da ricevere, ma sulle tendinopatie croniche resistenti e sulle calcificazioni le onde d'urto hanno alle spalle una letteratura più ampia. Anche qui, nessuno ha mai messo le due a confronto diretto in uno studio serio.
Dove collocarla nel percorso
Non da sola. È il punto su cui i dati sono più coerenti: nelle tendinopatie l'effetto più grande misurato è quello della laserterapia aggiunta all'esercizio, e nell'artrosi del ginocchio le linee guida raccomandano con forza il movimento e il controllo del peso. Un ciclo di sedute passive che sostituisce il lavoro attivo è tempo e denaro spostati sulla cosa che rende meno.
In fase acuta, per abbassare il dolore quanto basta a rimettersi in movimento prima.
Come preparazione, per rendere più tollerabile la terapia manuale o l'esercizio nella stessa seduta.
Nel mantenimento di situazioni croniche, sapendo che negli studi il beneficio si misura nel breve e medio termine — a lungo termine i dati semplicemente non ci sono.
Quanto costa
Nel privato una singola seduta si colloca indicativamente tra i 20 e i 50 euro, con l'alta potenza in genere nella parte alta della forbice; un ciclo di più sedute porta il totale a qualche centinaio di euro. In alcune strutture pubbliche o convenzionate è accessibile con prescrizione medica.
Con i numeri visti sopra, la valutazione economica diventa più semplice: se il costo del ciclo assorbe il budget che avresti destinato al percorso riabilitativo attivo, stai investendo sulla parte con l'effetto più incerto. Se invece ti aiuta a fare esercizio che altrimenti non riusciresti a fare, è denaro speso bene.
Laserterapia e teleriabilitazione
La laserterapia è una terapia strumentale che richiede la presenza in studio con l'apparecchiatura. Non può essere eseguita a distanza, e chi te la offre online ti sta vendendo altro.
Quello che si può fare a distanza è la parte che negli studi mostra l'effetto più solido: la valutazione, la scelta degli esercizi giusti, la progressione del carico nel tempo e il controllo di come stai rispondendo. Con Ri-Hub accedi a fisioterapisti qualificati per questa parte del percorso, a soli 29,90 euro per sessione. Se stai già facendo sedute in studio, è il complemento che rende quelle sedute più utili.
In sintesi
La laserterapia non è né una truffa né una cura. È un trattamento sintomatico con un meccanismo biologico reale, prove discrete sul dolore cervicale e sulle tendinopatie degli arti inferiori, prove contraddittorie sull'artrosi del ginocchio, prove deboli sulla lombalgia aspecifica, ed effetti che nella letteratura si misurano nel breve e medio termine. Il beneficio dipende in modo evidente dalla dose usata, e non ci sono confronti diretti che dimostrino la superiorità dell'apparecchio più potente e più caro.
La domanda giusta da porre a chi te la propone non è "quante sedute servono", ma: perché proprio questa terapia per il mio problema, con quali parametri, e a cosa la stiamo affiancando. Se la risposta è "a niente, solo il laser", vale la pena chiedere un secondo parere.
Fonti
- Efficacy of low-level laser therapy in the management of neck pain: a systematic review and meta-analysis of randomised placebo or active-treatment controlled trials — The Lancet, 2009
- Efficacy of low-level laser therapy in patients with lower extremity tendinopathy or plantar fasciitis: systematic review and meta-analysis of randomised controlled trials — BMJ Open, 2022
- Effectiveness of low-level laser therapy in patients with knee osteoarthritis: a systematic review and meta-analysis — Osteoarthritis and Cartilage, 2015
- Efficacy of low-level laser therapy on pain and disability in knee osteoarthritis: systematic review and meta-analysis of randomised placebo-controlled trials — BMJ Open, 2019
- Effects of low-level and high-intensity laser therapy as adjunctive to rehabilitation exercise on pain, stiffness and function in knee osteoarthritis: a systematic review and meta-analysis — Physiotherapy, 2022
- Low level laser therapy for nonspecific low-back pain — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2008
- High-intensity versus low-level laser in musculoskeletal disorders — Lasers in Medical Science, 2024
- Effectiveness of low-level laser on carpal tunnel syndrome: a meta-analysis of previously reported randomized trials — Medicine (Baltimore), 2016
- 2019 American College of Rheumatology/Arthritis Foundation Guideline for the Management of Osteoarthritis of the Hand, Hip, and Knee — Arthritis Care & Research, 2020
Ultima verifica delle fonti: agosto 2026.
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