Prevenzione

Dolori da Lavoro: Cosa Chiede al Corpo il Tuo Mestiere

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 20 settembre 2026

Alzata laterale vista di profilo: braccio destro completamente disteso con manubrio all'altezza della spalla, panca dietro.
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Se fai il parrucchiere, hai male alla spalla. Se fai il cameriere, ai piedi e alla schiena. Se guidi per lavoro, alla zona lombare. Non è un caso e non è sfortuna: è la somma di un gesto ripetuto migliaia di volte, e la buona notizia è che quando sai quale gesto è, sai anche su cosa lavorare.

Questo articolo non è organizzato per patologia ma per cosa il tuo mestiere chiede al corpo, che è il modo in cui il problema si presenta davvero.

Braccia all'altezza della testa

Parrucchieri, barbieri, imbianchini, elettricisti, magazzinieri.

Lavorare con le mani sopra la spalla è la richiesta che la cuffia dei rotatori tollera peggio, perché in quella posizione lo spazio in cui i tendini scorrono si riduce e il muscolo lavora in svantaggio meccanico. Non serve un peso: basta il braccio.

Il dolore tipico arriva sul lato o davanti alla spalla, peggiora alzando il braccio e spesso disturba di notte sul fianco. Il quadro completo è in dolore alla spalla: cause e rimedi, e se ti sveglia la notte c'è dolore notturno alla spalla.

Cosa cambia davvero: abbassare il lavoro quando si può — sedia del cliente più bassa, scala invece del braccio teso — e costruire tolleranza nella spalla con un lavoro di forza progressivo, perché le ore sopra la testa non si tolgono.

Gesti fini e ripetuti della mano

Parrucchieri con le forbici, dentisti, sarte, cassieri, musicisti, assemblatori.

Qui il carico non è il peso ma il numero di ripetizioni: migliaia di aperture e chiusure, sempre con la stessa presa. È la richiesta associata alle tendinopatie di mano e gomito e ai sintomi da compressione del nervo mediano al polso.

I segnali da riconoscere presto: formicolio a pollice, indice e medio soprattutto di notte, mano che si addormenta, forza della presa che cala, oggetti che scivolano. Ne parliamo in formicolio alla mano di notte e in tunnel carpale: esercizi.

Il punto che quasi nessuno dice: se la forza della mano sta calando e il muscolo alla base del pollice si sta assottigliando, aspettare non è neutro. Su quando conviene provare la strada conservativa e quando no, c'è evitare l'intervento.

Un bambino sorridente con un berretto viene sollevato giocosamente verso il cielo in una giornata di sole.

In piedi, fermi, per ore

Camerieri, cuochi, commessi, baristi, chirurghi, operatori alla catena.

Stare in piedi fermi è più faticoso che camminare, e la ragione è meccanica: senza il ricambio del passo la pompa muscolare del polpaccio lavora poco, i liquidi ristagnano verso il basso e la colonna resta nella stessa posizione per ore.

Da qui i tre sintomi classici di fine turno: gambe pesanti, dolore ai talloni e alla pianta, lombare che «si blocca» quando finalmente ti siedi.

Cosa funziona, in ordine di quanto conta: cambiare appoggio spesso, avere un rialzo su cui alzare alternativamente un piede, muovere caviglie e polpacci nei momenti morti, e — la parte che si fa fuori dal turno — rinforzare polpacci e piedi. Il pezzo dedicato è stare in piedi tutto il giorno.

Sollevare e portare

Muratori, magazzinieri, infermieri, traslocatori, corrieri.

È la richiesta con il malinteso più costoso: «non sollevare». Un corpo che carica meno tollera meno, e chi smette di sollevare per paura si ritrova più fragile, non più protetto.

Quello che cambia il rischio è altro: come il carico è distribuito nella giornata, la possibilità di alternare compiti invece di fare sei ore dello stesso gesto, e soprattutto quanto sei forte rispetto a quello che ti viene chiesto. La forza si allena; il peso delle cassette no.

Per gli infermieri c'è una richiesta in più che non è nelle cassette: la mobilizzazione delle persone, che è imprevedibile e non si programma. Lì contano gli ausili e il lavoro in due, non la tecnica perfetta del singolo.

Seduti, con le vibrazioni

Autisti, camionisti, escavatoristi, operatori di mezzi.

Tre cose che si sommano: la posizione seduta mantenuta per ore, le vibrazioni trasmesse a tutto il corpo dal mezzo, e spesso il carico e lo scarico a fine turno, quando il corpo è già stato fermo a lungo — il momento peggiore per chiedergli uno sforzo.

Il consiglio che vale più di tutti gli altri: non scendere e caricare subito. Due minuti di movimento prima di mettere mano al carico cambiano più di qualsiasi cuscino lombare. Il resto è in mal di schiena da seduto.

I turni e la notte

Infermieri, operai su tre turni, personale di sicurezza.

Qui la variabile non è un gesto, è il recupero. Il lavoro a turni disturba il sonno, e un corpo che recupera peggio tollera peggio lo stesso carico del giorno prima.

Per questo in chi fa turni la gestione del sonno non è un consiglio accessorio: è parte del trattamento quanto gli esercizi. Ne parliamo in sonno e recupero.

La postura non è la risposta

Vale per tutti i mestieri di questa pagina, e conviene dirlo chiaro: nessuna postura regge otto ore.

La variabile che conta non è trovare la posizione giusta, è quante volte la cambi. E su un corpo allenato a reggere quel carico le stesse ore pesano meno: è il motivo per cui il lavoro di forza fatto fuori dall'orario conta più di qualsiasi correzione posturale dentro l'orario.

Quando il primo interlocutore non è il fisioterapista

Due situazioni in cui si passa da un'altra parte.

Se il dolore è legato al lavoro e vuoi che venga valutato come tale, il primo interlocutore è il medico competente dell'azienda, dove c'è, oppure il tuo medico. In Italia esiste una procedura riconosciuta per la valutazione delle malattie professionali: non è una cosa che si stabilisce da soli, e il percorso riabilitativo e quello del riconoscimento sono separati — possono andare avanti in parallelo. Un infortunio avvenuto sul lavoro va segnalato subito, per il suo percorso.

Se compaiono questi segnali, la valutazione è medica e non aspetta:

  • perdita di forza nella mano o nel braccio, o muscolo che si assottiglia;
  • formicolio continuo che non passa cambiando posizione;
  • dolore che ti sveglia ogni notte e peggiora settimana dopo settimana;
  • gonfiore con calore e rossore, o febbre;
  • dolore comparso dopo un trauma sul lavoro.

L'elenco completo è in quando non è fisioterapia.

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