Dolore e Patologie

Rotazione Interna Spalla: Esercizi di Mobilità

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 13 agosto 2026

Primo piano di profilo su spalla e braccio tesi in avanti con manubrio rosa impugnato, deltoide in evidenza, onde sfocate alle spalle.
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Rotazione interna spalla: è il movimento che usi ogni volta che porti la mano dietro la schiena. Allacciare un reggiseno, infilare la cintura nei passanti, prendere il portafoglio dalla tasca posteriore, grattarti fra le scapole. Quando si riduce te ne accorgi da questi gesti molto prima che da un test.

Ti anticipo com'è fatto questo articolo, perché è diverso da quasi tutti quelli che troverai sull'argomento. Il racconto standard dice che una rotazione interna ridotta porta a compensi, poi a conflitto, poi a lesioni della cuffia, e che allungando la capsula posteriore si mette tutto a posto. Quando sono andato a controllare cosa regge davvero in letteratura, una parte di quella catena tiene e una parte no. Qui sotto trovi entrambe, e soprattutto come usare comunque questi esercizi sapendo che cosa aspettarti.

Mobilità di spalla con il bastone: partendo dal petto, le braccia distese portano il bastone sopra la testa e lo riportano giù.

Prima di allungare: quando non è semplice rigidità

Una spalla che ruota poco è quasi sempre una faccenda benigna. Alcune situazioni però non si trattano con lo stretching: si fanno guardare. Rivolgiti a un medico, senza rimandare, se riconosci una di queste cose.

  • Hai perso anche la rotazione esterna, e la perdi anche quando è qualcun altro a muoverti il braccio mentre tu resti rilassato. La perdita di movimento in più direzioni, e non solo verso l'interno, è il quadro tipico della capsulite adesiva e dell'artrosi gleno-omerale: sono percorsi diversi da quello descritto qui.
  • La rigidità è comparsa dopo un trauma: una caduta sul braccio, una lussazione, un colpo diretto. A maggior ragione se il braccio non si solleva più attivamente o se vedi una deformità del profilo della spalla.
  • Dolore notturno che non cambia mai con la posizione e che ti sveglia sistematicamente, soprattutto se accompagnato da febbre, sudorazioni, calo di peso senza motivo o una storia personale di tumore.
  • Formicolio o debolezza vera che riguarda tutta la mano o tutto il braccio, con difficoltà nei gesti fini. Qui il sospetto si sposta sul collo e sui nervi, e lo stretching della spalla non c'entra.
  • Dolore alla spalla sinistra insieme a oppressione al petto, fiato corto o sudorazione fredda: è un'emergenza medica, si chiama il 112. Allo stesso modo, un dolore alla spalla destra che compare insieme a dolore nella parte alta della pancia dopo i pasti va fatto valutare.

Nessuno di questi elenchi è un test diagnostico. Sono motivi per farsi visitare, non per spaventarsi. Una revisione sistematica del 2024 che ha messo a confronto 26 linee guida di pratica clinica sui disturbi di spalla trova proprio qui uno dei pochi punti di accordo: la valutazione iniziale del dolore alla spalla parte dalla storia clinica, dalla ricerca dei segnali d'allarme e dall'esame clinico, mentre la risonanza magnetica di solito non è raccomandata nelle fasi precoci.

Rotazione interna spalla: che cos'è, in termini pratici

La rotazione interna della spalla è la rotazione dell'omero verso l'interno attorno al proprio asse. La misuriamo in due posizioni diverse, e non sono intercambiabili: con il braccio lungo il corpo portando la mano dietro la schiena, oppure con il braccio abdotto a 90 gradi e il gomito piegato, facendo scendere l'avambraccio verso il lettino. È questa seconda posizione, con la scapola bloccata, quella usata negli studi.

I muscoli che la producono sono il sottoscapolare, il gran dorsale, il gran pettorale e il gran rotondo. Ma quando il movimento manca, il freno non è quasi mai muscolare: è la parte posteriore della capsula articolare e i tessuti che le stanno sopra, che diventano meno estensibili. Per questo l'intervento classico si chiama allungamento della capsula posteriore e non "stretching dei rotatori interni".

Un dettaglio che cambia le aspettative: in chi lancia da anni, e ha iniziato da ragazzino, una parte della rotazione persa non è tessuto rigido ma osso. Una revisione sistematica del 2020 su Sports Health, che ha raccolto 32 studi sui giocatori di baseball, ha trovato che la torsione dell'omero spiega buona parte della rotazione interna disponibile — per ogni grado di rotazione interna in più c'erano 0,65 gradi di torsione in più — mentre non spiegava la rotazione esterna né l'adduzione orizzontale. La conclusione degli autori è che gran parte della rotazione interna potrebbe essere non modificabile: è forma dell'osso, e non c'è niente da allungare. È uno dei motivi per cui i guadagni degli studi sono più modesti di quanto ci si aspetterebbe, e quando leggi che la rotazione interna spalla si può "sbloccare" questo è il limite fisico di cui non parla nessuno.

La stessa revisione aggiunge un dato che raffredda ulteriormente gli entusiasmi: fra giocatori infortunati e non infortunati la torsione dell'omero non differiva. L'adattamento osseo, di per sé, non risultava legato al rischio di farsi male.

Uomo in abiti bianchi da imbianchino, di profilo in una stanza in ristrutturazione, tiene un'asta con le braccia tese in avanti all'altezza del petto.

Perché si riduce

Le strade sono poche e abbastanza riconoscibili.

Il gesto ripetuto sopra la testa. Baseball, pallavolo, tennis, pallanuoto, lancio del giavellotto. La ripetizione della decelerazione del braccio carica pesantemente la parte posteriore della spalla, che nel tempo si irrigidisce. In questa popolazione la perdita di intrarotazione è così comune da avere un nome proprio in letteratura, GIRD, acronimo di deficit di rotazione interna gleno-omerale.

L'immobilità prolungata. Dopo un tutore, dopo un intervento, o semplicemente dopo settimane in cui il braccio ha smesso di andare dietro la schiena perché faceva male. La capsula si accorcia dove non viene portata.

Il dolore stesso. Una spalla che fa male limita spontaneamente il movimento, e quella limitazione è una conseguenza prima ancora che una causa. È un punto importante quando decidi che cosa trattare per primo.

Le posizioni tenute a lungo. Ore con le braccia protese in avanti sulla tastiera accorciano la parte anteriore del torace e cambiano l'appoggio della scapola. Qui però siamo nel terreno dell'osservazione clinica, non dei numeri: nessuno degli studi che cito sotto ha testato la rotazione interna spalla nei sedentari.

Il nesso con gli infortuni: cosa regge e cosa no

Questa è la parte in cui l'articolo che stai leggendo si separa dagli altri, e vale la pena essere precisi. Le revisioni disponibili puntano tutte nella stessa direzione — chi ha il deficit si infortuna un po' di più — ma non concordano su quanto quel segnale sia solido: due arrivano a conclusioni diverse sugli stessi anni, e la differenza sta nel disegno degli studi che hanno incluso.

Nel 2018, su Sports Health, una revisione sistematica con meta-analisi ha raccolto 17 studi, 10 dei quali con misure di movimento utilizzabili, per un totale di 2195 atleti (1889 uomini e 306 donne, età media 20,8 anni). Risultato: le spalle con deficit di rotazione interna tendevano verso l'infortunio, con una differenza media di 3,11 gradi, ma con un intervallo di confidenza da −0,13 a 6,36 e un valore p di 0,06. Lo stesso per l'arco totale di movimento e per il guadagno di rotazione esterna. Le conclusioni degli autori sono senza ambiguità: nessuna delle misure di movimento della spalla ha raggiunto la significatività statistica nella correlazione con l'infortunio di spalla o gomito.

Un'altra meta-analisi dello stesso anno, su Orthopaedic Journal of Sports Medicine, va nella stessa direzione ma questa volta supera la soglia della significatività: su 819 atleti overhead (226 infortunati e 593 no) la differenza media standardizzata fra i due gruppi era 0,46 con intervallo di confidenza da 0,15 a 0,77. Il deficit medio pesato era 13,8 gradi negli infortunati contro 9,6 nei non infortunati. L'effetto però era netto negli adulti (0,60, da 0,18 a 1,02) e non negli adolescenti (0,20, da −0,24 a 0,63), l'eterogeneità fra gli studi era moderata, e gli autori chiudono chiedendo ricerca prospettica di qualità migliore per chiarire il ruolo del deficit negli infortuni futuri.

Quella ricerca prospettica esiste, ed è la voce più solida del gruppo. Sempre nel 2018, sul Journal of Athletic Training, una revisione ha selezionato soltanto studi che misuravano il movimento in giocatori di baseball sani e poi li seguivano nel tempo per registrare gli infortuni. Sei articoli, di cui 3 nella meta-analisi, con qualità metodologica da moderata ad alta. Lì il deficit di rotazione interna risulta predittivo di infortunio (4,28, intervallo di confidenza da 0,71 a 7,86, p = 0,02), insieme alla perdita di arco totale di movimento (−6,19, da −10,28 a −2,10, p = 0,003) e al deficit di adduzione orizzontale (−8,32, da −12,08 a −4,56, p < 0,001). La rotazione esterna, invece, non prediceva nulla.

Come si legge onestamente questo insieme? Così: nei lanciatori, misurare la rotazione interna e l'arco totale ha senso e dà informazioni sul rischio. Fuori da quel contesto — se sei una persona che sta in ufficio e non riesce ad allacciarsi il reggiseno — quel corpo di prove semplicemente non parla di te. E anche dentro quel contesto, l'associazione non è così netta come i titoli lasciano credere.

Un consiglio importante: prima di provare questi esercizi, assicurati di aver ricevuto una diagnosi corretta. Spesso si pensa di avere un problema, ma la causa reale del dolore e un’altra. Eseguire esercizi sbagliati può peggiorare la situazione invece di migliorarla.

Come valutarti da solo

Il numero assoluto conta poco, il confronto fra i due lati conta molto. Porta una mano dietro la schiena, il dorso appoggiato alla colonna, e cerca di risalire il più possibile con il pollice: prendi come riferimento la vertebra o il punto anatomico che raggiungi. Poi ripeti dall'altra parte. Quello che ti interessa è la differenza.

Un secondo controllo utile è l'adduzione orizzontale: sdraiato sulla schiena, porta il braccio teso attraverso il petto verso la spalla opposta, tenendo la spalla che allunghi appoggiata a terra. Anche qui confronta i due lati. Negli studi prospettici sul baseball questo deficit era la misura con lo scarto numerico più ampio fra chi si è infortunato e chi no, anche se gli autori segnalano che i risultati su questa voce erano meno uniformi fra gli studi e che serve altra ricerca prima di considerarla un bersaglio sicuro.

Se noti una differenza marcata e hai anche dolore, è il momento di farti valutare invece di allungare alla cieca. Se il gesto è difficile ma non doloroso, gli esercizi qui sotto sono un punto di partenza ragionevole.

Esercizi per la rotazione interna spalla, in ordine di quanto sono documentati

Cross-body stretch

È il più studiato e quello con i numeri migliori. Da in piedi o seduto, porta il braccio teso davanti al petto verso la spalla opposta e accompagnalo con l'altra mano al gomito. Il punto tecnico che fa la differenza: non lasciare che la scapola scivoli in avanti. Se la spalla ruota tutta in blocco, stai allungando poco.

Nello studio randomizzato di riferimento, pubblicato nel 2007 sul Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy, 54 soggetti asintomatici sono stati seguiti per 4 settimane, con lo stretching eseguito da soli, una volta al giorno, 5 ripetizioni da 30 secondi, solo sul lato più limitato. Il gruppo cross-body ha guadagnato in media 20,0 gradi di rotazione interna contro i 5,9 del gruppo di controllo (p = 0,009).

Vale la pena sapere com'era fatto quel confronto, perché di solito non viene raccontato. Il gruppo di controllo non era gente con la spalla rigida lasciata senza trattamento: erano i 24 partecipanti che avevano meno di 10 gradi di differenza fra i due lati, cioè persone senza il problema. Chi aveva più di 10 gradi di differenza è stato sorteggiato fra sleeper e cross-body, 15 per gruppo. Quindi il "20 contro 5,9" mette a confronto chi allungava una spalla limitata con chi non aveva niente da recuperare, e gli autori stessi scrivono la conclusione in questi termini. È un dato a favore del cross-body, non la prova pulita che sembra a prima vista.

Sleeper stretch

Sdraiato sul fianco del lato da trattare, spalla flessa a 90 gradi, gomito piegato: con l'altra mano spingi lentamente l'avambraccio verso il letto. Il senso è bloccare la scapola con il peso del corpo per isolare l'articolazione.

Qui devo darti la notizia scomoda, perché è l'esercizio più consigliato in assoluto e le prove sono più incerte di quanto si racconti. Nello stesso studio del 2007, lo sleeper stretch ha guadagnato 12,4 gradi, un valore non significativo rispetto a quel gruppo di controllo (p = 0,586). Va detto per intero, però: nemmeno la differenza fra sleeper e cross-body era significativa (p = 0,148), e gli stessi autori scrivono che il campione ridotto ha probabilmente impedito di rilevare una differenza fra i due gruppi, che pure era di dimensioni potenzialmente rilevanti nella pratica. Tradotto: quello studio non dimostra che lo sleeper non funzioni, dimostra che era troppo piccolo per dirlo. Una revisione sistematica del 2017 sul Journal of Sport Rehabilitation, che ha raccolto 10 studi randomizzati, arriva a una conclusione coerente: evidenza moderata a favore del cross-body nel breve termine in giovani asintomatici, ed evidenza moderata che lo sleeper stretch attivo potrebbe non essere più efficace del non fare nulla.

Il dato più recente riequilibra la bilancia. Una meta-analisi pubblicata su PM&R nel 2025 ha incluso 6 studi randomizzati su 255 atleti overhead con deficit documentato: lo sleeper stretch, da solo o combinato con il cross-body, ha prodotto un guadagno medio di 7 gradi di rotazione interna rispetto al controllo (intervallo di confidenza da 1 a 13, p = 0,02) e di 6 gradi di adduzione orizzontale.

Sette gradi. È un guadagno reale e misurabile, ed è anche la misura di quanto siano gonfiate certe promesse.

Sul come eseguirlo: fermati prima che compaia un pizzicore nella parte anteriore o profonda della spalla. Quel pizzicore non è l'allungamento che lavora, è la spalla che si difende, e continuare a spingere è il modo più comune di peggiorare una spalla già irritata.

Mobilità del torace

Non agisce sulla rotazione ma su ciò che le sta sotto. Da seduto o in quadrupedia, ruota il tronco portando un braccio verso il soffitto, seguendo la mano con lo sguardo. Un torace che ruota poco costringe la spalla a cercare gradi che non ha. Non ho numeri da darti su questo esercizio specifico e non te ne invento.

Apertura dei pettorali sulla porta

Avambraccio appoggiato allo stipite, gomito all'altezza della spalla, e avanzi di mezzo passo. Utile se lavori tante ore con le braccia in avanti. Anche qui: ragionevole, non dimostrato per questo scopo.

Pressione sulla parte posteriore della spalla

Una pallina fra la scapola e il muro, cercando lentamente i punti sensibili della zona posteriore. È a basso rischio e a molte persone dà sollievo immediato, ma va usato come apripista prima di muoverti, non come trattamento.

Il rinforzo, che è la parte che si dimentica

Guadagnare mobilità e non avere il controllo per gestirla è un affare mediocre. Il lavoro sensato è su tre fronti: gli extrarotatori con un elastico, con il gomito appoggiato al fianco e movimenti lenti; i muscoli che governano la scapola, perché una scapola stabile permette all'omero di muoversi meglio; e la resistenza, non solo la forza massimale, dato che i problemi di spalla arrivano quasi sempre alla fine di una serie lunga o di un allenamento lungo. Se vuoi un programma completo, l'ho descritto negli esercizi di rinforzo per la spalla e, per la parte specifica dei tendini, nella guida alla cuffia dei rotatori.

La domanda che nessuno pone: allungare previene davvero gli infortuni?

Qui arriviamo al punto più delicato, ed è quello dove il racconto corrente fa un salto logico. Sappiamo che lo stretching fa guadagnare gradi. Sappiamo che nei lanciatori un deficit si associa a più infortuni. Ma la conclusione — allungare quindi previene gli infortuni — è un anello che va dimostrato a parte, e a oggi non lo è.

Una revisione sistematica del 2021 su Physical Therapy in Sport ha cercato tutti gli studi randomizzati o prospettici che applicavano programmi di prevenzione della spalla in atleti overhead e ne misuravano l'incidenza di infortunio. Ne ha trovati 7. Due riportavano una riduzione degli infortuni con esercizi di forza e flessibilità (odds ratio 0,72, intervallo di confidenza da 0,52 a 0,98, e odds ratio 0,22, da 0,06 a 0,75). Uno riportava una riduzione con lo stretching della capsula posteriore (hazard ratio 0,36, da 0,13 a 0,95). Sono numeri incoraggianti, e sarebbe scorretto nasconderli.

Ma la conclusione degli autori è la parte che nessuno cita: solo 3 studi su 7 mostravano un effetto favorevole, uno solo era a basso rischio di bias, e al momento non si possono trarre conclusioni sull'efficacia dei programmi di prevenzione della spalla nell'atleta overhead.

Come lo traduco per te: allungare la capsula posteriore è una scommessa ragionevole, a basso rischio e con un plausibile meccanismo dietro. Non è una polizza assicurativa. Se stai facendo cinque minuti di sleeper stretch al giorno convinto che ti stia proteggendo, sappi che quella protezione è un'ipotesi, non un risultato.

Cosa aspettarti, realisticamente

Gli studi che ti ho citato hanno misurato i guadagni di rotazione interna spalla su quattro settimane di lavoro quotidiano, e hanno prodotto risultati nell'ordine di pochi gradi in media. Non giorni, non miracoli, e non tutti i gradi che ti mancano — soprattutto se una parte della limitazione è adattamento osseo da anni di lanci.

Gli errori che vedo più spesso sono tre. Spingere fino al dolore, credendo che l'intensità acceleri il risultato: non lo fa, e su una spalla irritata è il modo più rapido per doversi fermare. Allungare solo il lato limitato senza mai rinforzare: recuperi movimento che nessuno controlla. E allungare una spalla che in realtà ha un problema diverso — una capsulite che ti sta togliendo anche la rotazione esterna, un dolore che parte dal collo — e chiedersi dopo due mesi perché non cambia niente. Se il quadro non ti torna, l'articolo su quando preoccuparsi per un dolore alla spalla ti aiuta a inquadrarlo.

In pratica

Riassunto onesto di tutto quanto sopra. La rotazione interna spalla si può migliorare: gli studi randomizzati lo mostrano, con guadagni misurabili ma modesti, e il cross-body stretch ha prove almeno pari a quelle dello sleeper stretch, l'esercizio che tutti consigliano per primo. Il legame fra deficit e infortunio è documentato nei lanciatori, in modo meno netto di come si racconta, e praticamente non studiato in chi non fa sport sopra la testa. Che recuperare gradi prevenga gli infortuni resta un'ipotesi plausibile e non dimostrata.

Questo non è un motivo per non fare nulla. È un motivo per fare le cose con le aspettative giuste: allunga senza spingere nel dolore, confronta sempre i due lati, metti accanto alla mobilità il rinforzo di spalla e scapola, e se ci sono i segnali elencati in apertura fatti vedere prima di iniziare. Se hai limitazioni che ti bloccano un gesto quotidiano o il tuo sport, i fisioterapisti di Ri-Hub possono valutarti e costruire il programma sulla tua situazione, tutto comodamente online.

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