Esercizi

Esercizi per l’Anca: Mobilità e Rinforzo

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 18 febbraio 2026

Primo piano dell'uomo che stringe il montante della scala con la mano destra e guarda verso il tablet sfocato in primo piano a sinistra.
Condividi

Esercizi anca: l’anca è coinvolta in ogni passo, in ogni volta che ti alzi da una sedia, in ogni rampa di scale. È normale volerla tenere mobile e forte. Quello che segue è il programma completo — mobilità, rinforzo, stretching — ma prima trovi una cosa che nella maggior parte degli articoli manca: cosa dimostra davvero la ricerca su questi esercizi, e dove invece si racconta una storia comoda che non ha mai superato la verifica.

Anticipo la conclusione, così sai cosa aspettarti. La parte di rinforzo ha prove solide su chi ha male all’anca. La parte di mobilità e stretching serve ad altro rispetto a quello che di solito le si attribuisce: non riallinea il bacino e non previene gli infortuni. Continuare a proporla come "correzione degli squilibri" è scorretto, ma toglierla dal programma sarebbe altrettanto sbagliato — cambia solo il motivo per cui la fai.

    ⚠ Importante: leggi prima di continuare

Gli esercizi e i consigli in questo articolo sono indicazioni generali e potrebbero non essere adatti alla tua situazione. Ogni persona ha una storia clinica unica: quello che funziona per altri potrebbe essere controproducente per te.

Prima di tutto: quando il dolore all’anca non è roba da esercizi

L’anca e l’inguine sono zone dove passano problemi che con la rigidità muscolare non c’entrano nulla, e alcuni non aspettano. Se ti riconosci in una di queste situazioni, il programma di esercizi non è il primo passo: lo è una valutazione medica.

  • Febbre, malessere generale, dolore acuto con impossibilità di caricare il peso. Un’articolazione infetta si comporta così e va vista con urgenza.
  • Caduta, anche banale, in una persona anziana o con osteoporosi nota, seguita da dolore all’inguine e zoppia: va escluso il cedimento del femore prima di qualsiasi esercizio.
  • Dolore inguinale comparso dopo un aumento improvviso di corsa o di carico, che peggiora saltellando su una gamba sola. È il quadro che fa sospettare una frattura da stress del collo del femore, e continuare a caricare la peggiora. Attenzione particolare se ci sono ciclo assente, disturbi alimentari o un periodo di forte restrizione calorica.
  • Uso prolungato di cortisone, abuso di alcol, chemioterapia, anemia falciforme, con dolore inguinale che cresce nelle settimane: sono i fattori associati alla necrosi della testa del femore.
  • Storia di tumore, calo di peso non spiegato, dolore che non si modifica mai con la posizione e che ti sveglia di notte. Il dolore muscoloscheletrico di solito cambia con il movimento; quello che resta identico in ogni posizione va indagato.
  • Rigidità al mattino che dura a lungo, più articolazioni coinvolte, gonfiore. Orienta verso una forma infiammatoria, che ha un percorso diagnostico e terapeutico suo.
  • Dolore che scende sotto il ginocchio con formicolio o perdita di forza: spesso l’anca è solo il luogo dove lo senti, mentre l’origine è lombare.
  • Un bambino o un adolescente che zoppica e lamenta dolore all’anca o al ginocchio va sempre visto: a quell’età esistono problemi della crescita dell’anca che si presentano proprio così.

Fuori da questi casi, gli esercizi anca sono di norma un percorso ragionevole. Ma vale la pena sapere per cosa funzionano davvero, e per cosa no.

Cosa dice davvero la ricerca sugli esercizi per l’anca

Dove le prove sono buone: l’anca che fa male

Nell’artrosi d’anca l’esercizio è la base del trattamento, non un contorno. Le linee guida internazionali OARSI mettono l’educazione e i programmi di esercizio strutturato a terra tra i trattamenti di base per l’artrosi dell’anca: sono il punto di partenza su cui si costruisce tutto il resto.

Il dato quantitativo, però, va raccontato per intero. Una revisione sistematica con meta-analisi cumulativa su 18 studi randomizzati ha misurato l’effetto dell’esercizio nell’artrosi d’anca rispetto a nessun trattamento: a fine programma il dolore migliorava con una differenza media standardizzata di -0,38 e la funzione di -0,31, e a 6-9 mesi dalla fine l’effetto restava presente ma più piccolo (-0,23 sul dolore, -0,29 sulla funzione). Gli autori scrivono che la maggior parte delle stime è piccola e che non è chiaro se sia clinicamente rilevante. È un beneficio reale e ripetuto, non un miracolo: chi ti promette che gli esercizi anca cancellano l’artrosi ti sta vendendo qualcosa.

C’è poi il dolore sul lato dell’anca, quello che brucia sul gran trocantere e non ti fa dormire sul fianco: la tendinopatia glutea. Uno studio randomizzato pubblicato sul BMJ ha confrontato tre strade su 204 persone (167 donne, età media 54,8 anni): un programma di educazione al carico più esercizio, un’infiltrazione di cortisone, e l’attesa. A otto settimane si dichiaravano migliorati 51 partecipanti su 66 nel gruppo educazione ed esercizio, 38 su 65 con il cortisone e 20 su 68 aspettando; a un anno l’esercizio era ancora davanti al cortisone sul miglioramento riferito (51 su 65 contro 36 su 63), anche se a quel punto l’intensità del dolore fra i due gruppi non era più diversa. E una precisazione decisiva prima di stampare la lista: quel programma erano 14 sedute in otto settimane guidate da un fisioterapista, non una lista di esercizi copiata da internet. Il risultato sostiene l’esercizio supervisionato, non il fai-da-te.

Infine il ginocchio. Una revisione con meta-analisi su 14 studi e 673 partecipanti con dolore femoro-rotuleo ha mostrato che aggiungere il rinforzo dell’anca a quello del ginocchio riduce il dolore più del solo lavoro sul ginocchio (differenza media -1,5 punti) e migliora l’attività. Il dettaglio più interessante è controintuitivo: il miglioramento è arrivato senza un aumento misurabile della forza. Quindi sì, lavorare sull’anca aiuta il ginocchio — ma non per il motivo che tutti raccontano.

Dove le prove non ci sono: la storia degli "squilibri"

Il racconto standard lo conosci: stai seduto, i flessori dell’anca si accorciano, il bacino si inclina in avanti, i glutei si "spengono", e da lì nasce il mal di schiena. Allunghi i flessori, attivi i glutei, il bacino torna a posto. È una spiegazione elegante. È anche stata testata, e non ha retto.

Una revisione sistematica con meta-analisi del 2024 su 23 studi e 969 persone sane ha misurato proprio questo: l’effetto dello stretching e del rinforzo sulla postura di colonna e bacino. Lo stretching non ha avuto alcun effetto, né subito (d = 0,01) né dopo settimane di pratica (d = -0,19, non significativo). Il rinforzo ha invece prodotto un miglioramento ampio (d = -0,83). Ma qui arriva il passaggio che di solito viene omesso perché scomodo anche per chi difende il rinforzo: analizzando le regioni separatamente, il rinforzo funzionava sul tratto toracico e cervicale (d = -1,04) e non sulla regione lombare e lombo-pelvica (d = -0,23, non significativo). Cioè proprio dove sta l’anca. La conclusione degli autori è netta: le prove, di certezza moderata, non sostengono l’uso dello stretching come trattamento dello squilibrio muscolare.

Stesso destino per l’idea che allungarsi protegga dagli infortuni. Una meta-analisi su 25 studi randomizzati, 26.610 partecipanti e 3.464 infortuni ha separato i tipi di intervento: lo stretching non ha ridotto gli infortuni (rischio relativo 0,963, intervallo di confidenza 0,846-1,095, quindi compatibile con nessun effetto), mentre l’allenamento di forza li ha ridotti a meno di un terzo (0,315) e il lavoro propriocettivo li ha circa dimezzati (0,550). Vale la cautela d’obbligo: quegli studi sono su popolazioni sportive, non sull’impiegato che vuole stare meglio in ufficio.

E il legame anca-schiena? Esiste, ma è più debole di come viene venduto. Una revisione sistematica del 2024 che ha raccolto 54 studi osservazionali ha trovato che chi ha mal di schiena aspecifico mostra in effetti meno movimento dell’anca, in particolare in rotazione interna, e più debolezza degli abduttori ed estensori d’anca rispetto a chi non ha dolore. Ma sono studi osservazionali: fotografano una differenza, non dicono chi è venuto prima. Un’anca rigida e debole può contribuire al mal di schiena, oppure può essere la conseguenza di mesi passati a muoversi poco perché la schiena fa male. Con questo disegno di studio non si distingue. Va detto per correttezza che gli autori, proprio per queste differenze, invitano i clinici a valutare e trattare anche l’anca in chi ha mal di schiena: quello che manca è la prova che sia l’anca la causa, non l’utilità di guardarla.

Un’eccezione a favore della flessibilità va citata, per correttezza: in una revisione sui dolori inguinali dello sportivo, dati prospettici di qualità moderata indicano una ridotta flessibilità in abduzione d’anca come fattore di rischio per il dolore inguinale in chi pratica sport di rotazione. Quindi la mobilità non è inutile in assoluto: in un contesto molto specifico, misurata prima che il dolore compaia, qualcosa predice. Anche qui però il quadro non è lineare, e vale la pena dirlo: nella stessa revisione i dati retrospettivi — cioè raccolti quando il dolore c’era già — vanno nella direzione opposta, con una flessibilità in abduzione maggiore negli atleti sintomatici. È un’altra buona ragione per non trasformare "sono poco flessibile" in una diagnosi.

Come usare comunque questa routine

Niente di quanto sopra ti dice di smettere: gli esercizi per l’anca restano una buona idea, cambiano l’ordine e le aspettative.

Metti il grosso del tempo sul rinforzo: è la parte che regge sia nel trattamento (artrosi, tendinopatia glutea, dolore femoro-rotuleo) sia nella riduzione del rischio di infortunio. Tieni la mobilità per quello che è: un modo per muoverti con più libertà, per scaldarti prima di caricare, per sentirti meglio dopo ore da seduto. Se dopo un affondo in allungamento cammini più comodo, quello è un beneficio vero e ti basta — solo non è un bacino "raddrizzato". E se stai facendo stretching dei flessori da mesi aspettando che il mal di schiena passi, non ti manca costanza: stai usando la leva sbagliata.

Campo lunghissimo dell'anfiteatro in legno immerso nel verde, con la donna piccola al centro che porta il ginocchio al petto.

Anatomia dell’anca: chi fa cosa

Per capire cosa stai allenando, è utile conoscere i muscoli coinvolti.

Glutei. Il gluteo grande estende e ruota esternamente l’anca; il gluteo medio e il piccolo gluteo abducono e stabilizzano il bacino quando stai su una gamba sola. Sono i motori del cammino, della corsa e del salto, e sono anche i tendini coinvolti nel dolore laterale dell’anca.

Flessori dell’anca. Ileopsoas e retto femorale portano la coscia verso il petto. Sono quelli accusati di "accorciarsi" con la sedia: che diventino meno tolleranti all’allungamento è plausibile, che questo riorganizzi il bacino è la parte non dimostrata.

Adduttori. Portano la gamba verso la linea mediana e controllano i cambi di direzione. Sono i protagonisti del dolore inguinale dello sportivo.

Rotatori esterni. Piriforme, otturatori e gemelli ruotano l’anca verso l’esterno e lavorano molto in appoggio monopodalico.

Abduttori. Tensore della fascia lata, gluteo medio e minimo allontanano la gamba dal corpo e impediscono al bacino di cadere dal lato che non appoggia.

Un consiglio importante: prima di provare questi esercizi, assicurati di aver ricevuto una diagnosi corretta. Spesso si pensa di avere un problema, ma la causa reale del dolore e un’altra. Eseguire esercizi sbagliati può peggiorare la situazione invece di migliorarla.

Mobilità: usala per muoverti meglio, non per raddrizzarti

Questi movimenti restano nel programma. Cambia il motivo: servono a farti arrivare comodo al lavoro di forza e a rompere le ore da seduto, non a correggere un assetto.

Cerchi con l’anca. In piedi su una gamba, disegna grandi cerchi con il ginocchio dell’altra. 10 cerchi per direzione, per lato. Ottimo come primo movimento della seduta.

Allungamento dei flessori in affondo. In posizione di affondo, porta il bacino in avanti fino a sentire tensione davanti alla coscia dietro. 30 secondi per lato. Tienilo come apertura, non come cura del mal di schiena.

90/90. Seduto a terra, una gamba davanti piegata a 90 gradi e una dietro a 90 gradi. Ruota il busto verso la gamba davanti. 30 secondi per lato. Lavora le rotazioni, che sono i movimenti più trascurati negli allenamenti.

Posizione della farfalla. Seduto, piante dei piedi unite e ginocchia lasciate scendere verso il pavimento. 30 secondi.

Squat profondo mantenuto. Scendi in accosciata completa e resta lì, aggrappandoti a un supporto se serve. 30-60 secondi.

Posizione della rana. A quattro zampe, allarga le ginocchia il più possibile con i piedi in fuori e porta il bacino indietro. 30 secondi.

Rinforzo dei glutei: la parte che conta di più

Qui va il tempo migliore della tua settimana: fra tutti gli esercizi per l’anca, questi sono quelli su cui le prove sono più solide. Il criterio non è il numero di esercizi ma la progressione: quando una serie diventa facile, aggiungi carico, rallenta la discesa o passa alla versione su una gamba.

Ponte gluteo. Da supino, ginocchia piegate, solleva il bacino spingendo con i talloni. 3 serie da 15.

Ponte su una gamba. Come sopra ma con un piede sollevato. 3 serie da 10 per lato.

Hip thrust. Schiena appoggiata a una panca o al divano, solleva il bacino con o senza sovraccarico. 3 serie da 12. È la versione che permette di caricare davvero.

Clamshell. Sul fianco, ginocchia piegate, solleva il ginocchio superiore tenendo il bacino fermo. 3 serie da 15 per lato.

Abduzione sul fianco. Sul fianco, gamba superiore distesa, sollevala verso il soffitto senza ruotarla. 3 serie da 12 per lato.

Fire hydrant. A quattro zampe, porta lateralmente una gamba piegata. 3 serie da 12 per lato.

Camminata con elastico. Elastico sopra le ginocchia, passi laterali mantenendo la tensione. 2 serie da 10 passi per direzione.

Rinforzo funzionale: tutta la catena insieme

Questi esercizi non isolano nulla, ed è il loro pregio: allenano l’anca dentro i gesti che usi davvero.

Squat. Il movimento di base per anche, ginocchia e glutei. 3 serie da 15.

Affondi. In avanti, indietro e laterali. 3 serie da 10 per gamba. Gli affondi laterali sono i più trascurati e i più utili per gli adduttori.

Salita sul gradino. Sali su un rialzo controllando la discesa. 3 serie da 10 per gamba.

Stacco rumeno su una gamba. In appoggio su un piede, scendi portando il busto avanti e il bacino indietro. 3 serie da 10 per lato. Allena insieme forza ed equilibrio.

Squat su una gamba. Versione ridotta dello squat monopodalico, anche solo scendendo su una sedia. 3 serie da 8 per lato.

Stretching: cosa aspettarsi, onestamente

Lo stretching chiude bene una seduta di esercizi anca e a molte persone lascia una sensazione di libertà. Quello che le meta-analisi dicono è che non cambia la postura e che, negli sportivi, non riduce gli infortuni: usalo per come ti fa sentire, non come terapia strutturale.

Piriforme. Da supino, incrocia la caviglia sul ginocchio opposto e tira la coscia verso il petto. 30 secondi per lato.

Adduttori. Seduto con le gambe divaricate, piegati in avanti dall’anca. 30 secondi.

Tensore della fascia lata. In piedi, incrocia la gamba dietro l’altra e inclinati lateralmente. 30 secondi per lato.

Quadricipite. In piedi, porta il tallone verso il gluteo tenendo il bacino fermo. 30 secondi per lato.

Happy baby. Da supino, afferra i piedi e porta le ginocchia verso le ascelle. 30 secondi.

Una settimana di esercizi anca, riordinata

Rispetto alla classica alternanza mobilità/rinforzo, questa versione dà più spazio alla parte che ha le prove migliori.

Lunedì e giovedì — forza. Riscaldamento breve (cerchi anca, marcia sul posto), esercizi per i glutei, esercizi funzionali, stretching finale. Circa 30 minuti. Sono le due sedute da non saltare.

Martedì e venerdì — mobilità e recupero. Tutti i movimenti di mobilità più lo stretching completo. Circa 20 minuti. Se la settimana si accorcia, è questa la seduta sacrificabile.

Mercoledì e sabato. Attività aerobica a piacere: camminata, nuoto, cyclette. Oppure riposo.

Domenica. Riposo, o qualche movimento leggero se ti va.

Un’avvertenza sui numeri: serie, ripetizioni e minuti qui sopra sono un punto di partenza ragionevole della pratica clinica, non un dosaggio validato da uno studio. Negli studi che funzionano il programma è personalizzato e progredisce nel tempo, ed è esattamente quello che un piano copiato da internet non può fare.

Quattro consigli che reggono alla verifica

Progredisci, non ripetere. Il beneficio del rinforzo arriva dall’aumento graduale del carico. Fare per un anno lo stesso ponte gluteo da 15 non è allenamento, è manutenzione.

Rompi la sedentarietà, ma per il motivo giusto. Alzarsi spesso e muoversi fa bene alla circolazione, al fastidio e all’umore. Non lo fai per "riaprire" un flessore accorciato.

Non inseguire la sensazione di tensione. La percezione di essere "corti" da un lato non coincide con una misura di lunghezza muscolare: è una sensazione, e non basta a decidere il programma.

Lavora su tutti i piani. Estensione, abduzione, rotazioni e adduzione: le rotazioni sono quelle che tutti dimenticano, ed è proprio la rotazione interna il movimento che risulta più ridotto nelle persone con mal di schiena aspecifico (la revisione osservazionale citata sopra).

Quando farsi valutare

Rivolgiti a un medico o a un fisioterapista se hai dolore severo all’anca o all’inguine, se il dolore limita le attività quotidiane, se c’è stato un trauma, se noti un cambiamento nella forma o nella funzione dell’anca, oppure se dopo alcune settimane di lavoro regolare non è cambiato nulla. Vale anche il contrario: se il dolore peggiora proprio con gli esercizi, non è "normale che all’inizio faccia male", è un’informazione da portare a chi ti valuta.

Se vuoi un programma di esercizi anca costruito sulla tua situazione, Ri-Hub può aiutarti. I nostri fisioterapisti lavorano in teleriabilitazione: valutazione, scelta degli esercizi che hanno senso per il tuo caso e controllo dell’esecuzione, che è poi la differenza fra i programmi che negli studi funzionano e le liste di movimenti.


Rimani in contatto con noi

Entra nel nostro gruppo Facebook dedicato: rispondiamo a tutti i pazienti, diamo consigli pratici e chiariamo i dubbi più comuni.


Fonti

Ultima verifica delle fonti: agosto 2026.

Hai bisogno di un consulto?

Prenota la tua visita gratuita su Ri-Hub — 20 minuti in videochiamata con un fisioterapista certificato. Senza impegno, senza carta di credito. Valutiamo insieme la tua condizione e capiamo qual è il percorso migliore per te.

Prima visita gratuita

Parla con un fisioterapista, senza muoverti da casa

30 minuti in videochiamata con un fisioterapista iscritto all'Albo. Valutiamo insieme la tua situazione e ti diciamo quali passi fare. Nessun impegno.

Prenota gratis ora →

Sedute da 29,90€ · Pagamento sicuro · Nessun abbonamento

Articoli correlati

Esercizi per l’Anca: Mobilità e Rinforzo | Ri-Hub