Dolore e Patologie

Rizoartrosi: Sintomi, Esercizi e Cosa Funziona

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 22 settembre 2026

Mezzo busto di uomo maturo in maglietta bianca in piedi accanto a una scala su cui è appoggiato un tablet aperto, sguardo rivolto verso lo schermo.
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Ti fa male la base del pollice quando apri un barattolo, giri la chiave nella toppa o strizzi uno straccio. È il modo classico in cui la rizoartrosi si fa notare, ed è anche il motivo per cui pesa così tanto: la presa a pinza la usi centinaia di volte al giorno senza accorgertene, e quando fa male non c'è gesto che resti neutro.

Su questa condizione circolano due messaggi opposti, entrambi imprecisi: che non ci sia nulla da fare fino all'operazione, e che esercizi e tutore la "risolvano". La ricerca racconta qualcosa di più sobrio e, alla fine, di più utile: i trattamenti conservativi danno miglioramenti reali ma modesti, spesso più sulla funzione della mano che sul dolore, e nessuno di essi ricostruisce la cartilagine. Saperlo in partenza cambia il modo in cui li usi ed evita di mollare tutto al primo mese pensando di aver sbagliato qualcosa.

Prima di tutto: quando il dolore al pollice va guardato subito

Sul referto compare come artrosi trapezio-metacarpale, dal nome delle due ossa coinvolte alla base del pollice.

Il dolore alla base del pollice è talmente diffuso dopo i cinquant'anni che spesso viene archiviato come "artrosi" senza che nessuno lo abbia davvero guardato. Alcuni quadri, però, hanno un'altra origine e una fretta diversa. Prima di iniziare qualsiasi esercizio, controlla che non ci sia nulla di questo elenco.

  • Articolazione calda, rossa e gonfia, magari con febbre, brividi o malessere generale: un'articolazione infiammata in modo acuto va valutata in tempi brevi, perché tra le cause ci sono l'infezione articolare e gli attacchi di gotta, che non si trattano con gli esercizi.
  • Dolore comparso dopo una caduta sulla mano aperta: la frattura dello scafoide, un ossicino del polso vicinissimo alla base del pollice, dà un dolore che somiglia moltissimo a quello della rizoartrosi e nelle prime radiografie può non vedersi. Se il dolore è iniziato con un trauma, serve una valutazione medica, non una scheda di esercizi.
  • Molte articolazioni coinvolte insieme, in modo abbastanza simmetrico, con rigidità mattutina che dura a lungo, gonfiore evidente delle dita, stanchezza marcata: sono elementi che orientano verso un'artrite infiammatoria (artrite reumatoide, artrite psoriasica) e non verso l'artrosi. Cambia tutto, a partire dalla terapia.
  • Formicolio o addormentamento persistenti di pollice, indice e medio, che ti svegliano di notte, con perdita di volume del cuscinetto muscolare alla base del pollice: è il quadro della sindrome del tunnel carpale, che tra l'altro può convivere con la rizoartrosi e va distinta perché richiede un percorso diverso.
  • Dolore sul bordo esterno del polso che si accende inclinando la mano verso il mignolo con il pollice chiuso nel pugno, tipico dopo una gravidanza o un periodo di uso intenso della mano: assomiglia alla rizoartrosi ma è tendineo, e ne parliamo nell'articolo sulla tendinite di De Quervain.
  • Dolore forte a riposo e di notte, comparso rapidamente senza una causa, soprattutto se accompagnato da calo di peso o malessere: merita di essere inquadrato da un medico prima di qualunque altra cosa.

Se nulla di tutto questo ti riguarda, siamo probabilmente nel territorio della rizoartrosi vera e propria — e da qui in avanti parliamo di quella.

Che cos'è la rizoartrosi

Si scrive e si sente anche rizartrosi, senza la «o»: è la stessa cosa. Il nome completo è artrosi trapezio-metacarpale, cioè dell'articolazione alla base del pollice.

La rizoartrosi è l'artrosi dell'articolazione trapezio-metacarpale, quella tra il primo osso del pollice e il trapezio, un piccolo osso del polso. Si trova nella zona carnosa tra pollice e polso, ed è l'articolazione della mano più frequentemente colpita dall'artrosi quando si guardano le radiografie.

La sua forma spiega gran parte della storia. È un'articolazione "a sella": due superfici curve in direzioni opposte che si incastrano come una sella su un cavallo. Questa geometria regala al pollice una libertà di movimento che nessun altro dito ha — può ruotare, allontanarsi dal palmo e andare a toccare la punta di ogni altro dito — ma la paga in stabilità. Il compito di tenere insieme l'articolazione è affidato in buona parte ai legamenti e ai muscoli che la circondano. Quando quella stabilità si riduce, le pressioni di contatto si concentrano su zone più piccole di cartilagine, e nel tempo la cartilagine cede.

È utile tenere a mente una cosa che vale per tutta l'artrosi: quello che si vede in radiografia e quello che senti non vanno di pari passo. Esistono pollici messi male ai raggi che non fanno male, e pollici molto dolorosi con radiografie quasi tranquille. È uno dei motivi per cui il trattamento si costruisce sui sintomi e su cosa non riesci più a fare, non sull'immagine.

Ritratto frontale orizzontale, donna in canotta beige in piedi davanti al mare, braccia lungo i fianchi.

Quanto è comune davvero (e il mito del "dieci volte più nelle donne")

Qui va corretto un dato che si legge ovunque, anche su siti seri. Si trova spesso scritto che la rizoartrosi colpisca le donne dieci o venti volte più degli uomini. Non è quello che dicono i dati di popolazione.

Una meta-analisi che ha raccolto sedici studi con prevalenze distinte per età e sesso ha stimato che l'artrosi radiografica della base del pollice riguardi, a 50 anni, il 7,3% delle donne e il 5,8% degli uomini; a 80 anni si sale al 39,0% delle donne e al 33,1% degli uomini. Nella stessa analisi, ogni anno di età in più corrisponde a un odds ratio di 1,06, mentre l'essere donna corrisponde a un odds ratio di 1,30: una differenza tra i sessi reale ma contenuta, non di un ordine di grandezza.

Due conseguenze pratiche. La prima: il fattore che pesa davvero è l'età, non il sesso; e siccome è un dato radiografico, dice quante persone hanno l'articolazione consumata, non quante hanno male. La seconda: se sei un uomo con dolore alla base del pollice, la rizoartrosi è un'ipotesi assolutamente ordinaria e non va scartata perché "è una cosa da donne". Capita più spesso di quanto la vulgata suggerisca.

I sintomi della rizoartrosi

Il dolore alla base del pollice è il sintomo guida della rizoartrosi, localizzato nella zona carnosa tra pollice e polso. Ha una caratteristica riconoscibile: si accende con la presa e con il pizzico, non con il movimento libero. Aprire un barattolo, girare una chiave, strizzare, usare le forbici, sollevare una pentola prendendola dal bordo sono i gesti che la fanno parlare.

La debolezza arriva presto e ha due componenti che vale la pena distinguere: una parte è vera perdita di forza, l'altra è il dolore che ti fa lasciare la presa prima. Cadono le cose di mano, i tappi non si aprono più. È il motivo per cui negli studi la forza di presa e quella di pinza vengono misurate come esiti a sé.

Con il tempo l'articolazione può ingrossarsi e diventare visibile alla base del pollice. Nei quadri avanzati compare la cosiddetta deformità a Z: la base del primo osso del pollice sporge verso l'esterno e l'articolazione successiva si iperestende per compensare. Può esserci crepitio durante i movimenti, e una rigidità che si fa sentire soprattutto quando riprendi a usare la mano dopo che è stata ferma.

Rizoartrosi: cosa dicono davvero gli studi sui trattamenti

Questa è la parte in cui la maggior parte degli articoli sulla rizoartrosi diventa generosa. Cerchiamo di essere precisi, perché conoscere l'entità reale del beneficio è ciò che ti permette di scegliere.

Il pacchetto conservativo completo

Lo studio migliore che abbiamo è un trial randomizzato pubblicato su JAMA Internal Medicine. Ha coinvolto 204 persone dai 40 anni in su con rizoartrosi sintomatica e confermata anche in radiografia, reclutate nella popolazione generale in Australia; vale la pena sapere chi erano davvero, perché è su di loro che valgono i numeri: età media 65,6 anni e 76% donne. Un gruppo di 102 persone ha ricevuto educazione all'autogestione e principi ergonomici e basta; gli altri 102 hanno ricevuto le stesse informazioni più un tutore per la base del pollice, esercizi per la mano e gel al diclofenac all'1%.

I risultati, a sei settimane: la funzione della mano è migliorata di più nel gruppo che riceveva il trattamento completo (differenza di 1,7 punti su una scala da 0 a 30), e il vantaggio si è mantenuto a dodici settimane (2,4 punti). Il dolore, invece, a sei settimane non era significativamente diverso tra i due gruppi (4,2 mm su una scala di 100, con p = 0,19); a dodici settimane la differenza è diventata significativa (8,6 mm). La conclusione degli autori è misurata: effetti da piccoli a medi e potenzialmente rilevanti sulla funzione della mano, ma non sul dolore.

Un dettaglio che quasi nessuno riporta e che invece è onesto conoscere: nello studio si sono verificati 34 eventi avversi non gravi, tutti nel gruppo trattato — soprattutto reazioni cutanee e riacutizzazioni di dolore legate agli esercizi. Non è un motivo per non fare nulla; è un motivo per procedere gradualmente e per non interpretare un aumento del dolore come un fallimento personale.

Il tutore: la storia ha due facce

Sul tutore per la rizoartrosi esistono due letture, ed entrambe sono vere perché rispondono a due domande diverse.

Se la domanda è "il tutore è meglio di niente?", la risposta è sì, con dei limiti. Una meta-analisi del 2024 su diciannove studi (1.477 partecipanti complessivi, otto studi per 568 persone entrati nella meta-analisi) ha trovato il tutore superiore al controllo passivo per il dolore, per la forza di presa e per quella di pinza, ma non per la funzione della mano; gli autori stessi classificano queste prove come di qualità molto bassa. Nella stessa analisi il tipo di tutore non cambiava il risultato: neoprene e termoplastica si equivalevano su dolore, funzione della mano, forza di presa e di pinza; tra tutore termoplastico corto e lungo il confronto disponibile riguardava dolore e funzione, e anche lì non c'era differenza.

Su quest'ultimo punto, però, le due fonti non dicono la stessa cosa, ed è giusto saperlo. Una network meta-analysis su undici studi randomizzati e 619 pazienti ha trovato tutti i tutori superiori al placebo sul dolore e ha provato a stilare una classifica, mettendo il tutore rigido lungo in testa per il dolore e quello rigido corto per la funzione. Gli stessi autori, però, scrivono a chiare lettere che l'evidenza disponibile è poco chiara e che non si sa quale ortesi sia più efficace né se l'ortesi sia migliore di altri interventi. Tradotto: la classifica è un'indicazione debole, non un verdetto, e non vale la pena inseguire il modello "giusto".

Se invece la domanda è "il tutore aggiunge qualcosa a un buon programma di autogestione?", la risposta cambia. Un trial pragmatico su 349 persone in diciassette reparti ospedalieri del servizio sanitario britannico ha confrontato tre gruppi: programma di autogestione supportato da un terapista, lo stesso programma più un tutore vero, lo stesso programma più un tutore placebo. Tutti e tre i gruppi sono migliorati, e fra loro non c'era differenza sul dolore alla mano a otto settimane. La conclusione: nessun beneficio aggiuntivo dall'aggiungere un tutore a un programma di autogestione già ben fatto e guidato.

Tradotto in pratica: se oggi non stai facendo nulla, il tutore è un buon primo passo, economico e a basso rischio, soprattutto per attraversare le giornate di maggiore carico. Se invece stai già seguendo un programma serio con un professionista, non aspettarti che sia il tutore a fare la differenza.

Le mani del terapista

Una revisione sistematica ampia sulle terapie non chirurgiche ha trovato prove di qualità da bassa a moderata a favore di alcuni interventi riabilitativi: l'ortesi termoplastica su misura rispetto a nessun intervento, la mobilizzazione del nervo radiale rispetto a un ultrasuono finto, e la combinazione di esercizi per la mano con mobilizzazione dell'articolazione trapezio-metacarpale e dei nervi mediano e radiale, sempre rispetto all'ultrasuono finto. Gli autori stessi invitano però alla prudenza: la maggior parte degli studi raccolti aveva un rischio di bias alto o poco chiaro.

Una precisazione doverosa: queste mobilizzazioni sono tecniche eseguite dal terapista, non esercizi fai-da-te. Il fatto che funzionino nelle mani di un professionista non significa che una versione casalinga improvvisata dia lo stesso risultato, e non c'è ricerca che lo dimostri. Vale la pena saperlo se stai decidendo se ha senso farsi seguire da qualcuno o provare da solo.

Un consiglio importante: prima di provare questi esercizi, assicurati di aver ricevuto una diagnosi corretta. Spesso si pensa di avere un problema, ma la causa reale del dolore è un'altra. Eseguire esercizi sbagliati può peggiorare la situazione invece di migliorarla.

Quattro esercizi per la rizoartrosi

Sono quattro, e sono quelli che compaiono più spesso nei programmi studiati: mobilità, forza dei muscoli che stabilizzano il pollice, allungamento, presa globale. Un avvertimento sulla quantità: la dose ideale non è stabilita dalla ricerca, e i protocolli pubblicati usano numeri diversi tra loro. Le ripetizioni che trovi qui sotto sono un punto di partenza convenzionale, da adattare alla tua risposta, non un dosaggio dimostrato.

1. Opposizione del pollice. Con la mano aperta e rilassata, porta la punta del pollice a toccare la punta di ogni dito, una alla volta, formando una O. Ritorna in mezzo tra un dito e l'altro. Serve a mantenere l'escursione dell'articolazione, che è la prima cosa che si perde. Una decina di passaggi completi, più volte nella giornata.

2. Abduzione del pollice. Palmo rivolto verso l'alto, appoggiato su un tavolo. Allontana il pollice dal palmo aprendo lo spazio tra pollice e indice, poi riportalo indietro con controllo. Il movimento è lento e senza scatti: qui stai chiedendo lavoro ai muscoli che stabilizzano la base del pollice, e la lentezza è il modo per farli lavorare davvero. Una decina o quindici ripetizioni.

3. Allungamento dell'eminenza tenar. L'eminenza tenar è il cuscinetto carnoso alla base del pollice. Con l'altra mano porta delicatamente il pollice verso l'esterno e leggermente indietro, fino a sentire una tensione nella parte carnosa — tensione, non dolore. Mantieni la posizione qualche decina di secondi e rilascia. Se comparisse formicolio, fermati.

4. Presa su pallina morbida. Stringi una pallina di gommapiuma o una spugna usando tutta la mano, non solo il pollice. Tieni la contrazione qualche secondo e rilascia. La pallina deve essere morbida: una pallina dura trasforma un esercizio di forza in un carico compressivo proprio sull'articolazione che vuoi proteggere. Una decina o quindici ripetizioni.

La regola che conta più dei numeri è come reagisci. Un fastidio che compare durante l'esercizio e rientra entro il giorno successivo è accettabile, e nello studio randomizzato le riacutizzazioni legate agli esercizi erano previste. Un dolore che ti lascia la mano peggiore per due o tre giorni è un segnale di dose eccessiva: si riduce, non si abbandona.

Proteggere l'articolazione durante la giornata

Questa parte del lavoro sulla rizoartrosi non ha studi con numeri da citare, ma è raccomandata dalle linee guida europee sull'artrosi della mano, che mettono educazione, ausili ed esercizi tra le prime cose da fare. Ed è anche la parte che, nella mia esperienza clinica, i pazienti riferiscono come la più utile — perché agisce sulle centinaia di gesti quotidiani, non sui dieci minuti di esercizio.

Il principio è uno solo: sostituire la pinza con la presa piena, e sostituire la forza della mano con la forza di un attrezzo.

  • Impugnature grosse ovunque: posate, penne, manici, spazzolino. Più il diametro è grande, meno il pollice deve stringere. Esistono guaine di gomma da infilare sugli oggetti che hai già.
  • Le borse si portano sull'avambraccio o sulla spalla, non con due dita a pinza. Lo stesso vale per i sacchetti della spesa.
  • Apribarattoli, apriscatole elettrici, forbici a molla: non sono una resa, sono la versione moderna del risparmio articolare.
  • Distribuisci nel tempo le attività che stressano il pollice invece di concentrarle. Un'ora di giardinaggio o di lavoro a maglia in un colpo solo costa più di tre sessioni brevi.
  • Il calore prima dell'attività è un rimedio a basso costo e a basso rischio che molte persone trovano utile per la rigidità, anche se non è supportato da studi solidi in questa articolazione specifica.

Se anche le altre dita sono coinvolte, trovi altri spunti nell'articolo sull'artrosi delle mani, e per il lavoro sui muscoli dell'avambraccio che governano la mano può essere utile lo stretching dell'avambraccio.

Farmaci, infiltrazioni e chirurgia: quando si opera la rizoartrosi

Sui farmaci, le raccomandazioni europee per l'artrosi della mano indicano i trattamenti topici come prima scelta rispetto a quelli per bocca, con gli antinfiammatori in gel al primo posto; gli antinfiammatori orali sono da considerare per il sollievo sintomatico e per una durata limitata. Non era un caso che il gel al diclofenac fosse parte del pacchetto dello studio randomizzato di cui sopra. La scelta e le controindicazioni restano una questione medica.

Sulle infiltrazioni conviene abbassare le aspettative. Le stesse raccomandazioni europee non consigliano in generale i glucocorticoidi intra-articolari nell'artrosi della mano, riservandoli semmai alle articolazioni interfalangee dolorose. La revisione sistematica sui trattamenti non chirurgici va anche oltre: tra gli interventi sostenuti da prove di qualità da bassa a moderata elenca la superiorità dell'iniezione di soluzione fisiologica rispetto a quella di steroide quando l'iniezione era confermata radiograficamente, e conclude che le infiltrazioni di cortisone non sarebbero più efficaci di quelle di semplice fisiologica.

C'è però anche la faccia opposta, ed è onesto riportarla. Una revisione dedicata alle sole infiltrazioni di cortisone — nove studi, di cui quattro randomizzati in doppio cieco e cinque serie di casi — descrive un beneficio a breve termine, concentrato nei primi uno-tre mesi: uno studio non trovava vantaggi rispetto al placebo, ma due riportavano un effetto che durava almeno sei mesi. Gli autori le considerano una procedura a basso rischio, utile per rimandare o evitare la chirurgia. Riassumendo: possono comprare tempo, non cambiano il decorso — e se il tuo obiettivo è arrivare più in là senza operarti, è comunque un obiettivo legittimo da discutere con il medico.

Sulla chirurgia per la rizoartrosi, la revisione Cochrane aggiornata nel 2026 ha incluso venticinque studi per 1.591 partecipanti e undici tecniche diverse. Due elementi meritano di essere conosciuti prima di una decisione. Primo: la revisione non ha trovato alcuno studio che confrontasse la chirurgia con un intervento finto o con il trattamento non chirurgico. Qui serve una precisazione, perché è facile leggerci più di quanto ci sia: quella revisione era costruita per mettere a confronto tecniche chirurgiche fra loro, ed escludeva per criterio di inclusione gli studi che usavano come unico confronto un trattamento non chirurgico (per esempio il tutore). Quindi non è la prova che confronti del genere non esistano da nessuna parte; è però il motivo per cui, da questa revisione, non si può ricavare quanto del beneficio osservato dipenda dall'operazione in sé. Secondo: tra le tecniche non emerge un vincitore chiaro. Confrontando la trapeziectomia con ricostruzione legamentosa e interposizione tendinea — la più usata — con la sola trapeziectomia, non risultavano differenze rilevanti su dolore, funzione o eventi avversi, con prove di bassa certezza. L'unica differenza segnalata dalla revisione è piccola e sempre a bassa certezza: rispetto alla trapeziectomia con sola interposizione, la tecnica con ricostruzione legamentosa potrebbe ridurre di poco il dolore. Nei confronti con la protesi articolare e con l'artroplastica in distrazione, invece, gli autori si dichiarano incerti. Oltre il 90% degli studi inclusi aveva un rischio di bias alto o incerto per performance, rilevazione e reporting selettivo, e la conclusione degli autori è che prove di certezza da bassa a molto bassa, provenienti da studi piccoli, limitano la possibilità di trarre conclusioni sui benefici e sui rischi della chirurgia del pollice.

Questo non significa che l'intervento non serva: nella pratica clinica molte persone operate per una rizoartrosi avanzata riferiscono un miglioramento importante, e la chirurgia resta l'opzione da mettere sul tavolo quando il dolore non risponde più a nulla. Significa però che questo miglioramento non è stato misurato contro il non operarsi, che le promesse di superiorità di una tecnica sull'altra vanno prese con prudenza, e che vale la pena esaurire per bene la strada conservativa prima.

Come usare comunque queste informazioni sulla rizoartrosi

Messa insieme, la lettura onesta della rizoartrosi è questa.

  • Nessun trattamento oggi disponibile ripara la cartilagine. L'obiettivo si sposta su dolore e capacità di fare le cose, ed è un obiettivo raggiungibile.
  • Il beneficio del percorso conservativo è reale ma modesto, e nel trial migliore si è visto prima sulla funzione e poi sul dolore. Dodici settimane sono un orizzonte più realistico di sei.
  • Se non stai facendo nulla, l'ordine sensato è: capire cosa aggrava il tuo pollice, cambiare i gesti della giornata, provare un tutore per le fasi di carico, aggiungere gli esercizi con progressione lenta, discutere con il medico il gel antinfiammatorio.
  • Se stai già seguendo un buon programma e non migliori, non è il tutore l'ingrediente mancante. Più spesso manca una progressione vera della forza, o la diagnosi va rivista — non tutto il dolore alla base del pollice è rizoartrosi.
  • Le infiltrazioni sono una parentesi, non una svolta: utili per rimandare, non per cambiare il decorso. La chirurgia è un'opzione seria per i quadri avanzati, con l'onestà di dire che la revisione Cochrane non ha trovato confronti fra chirurgia e trattamento conservativo, e che fra le tecniche nessuna si è dimostrata chiaramente superiore alle altre.

La fisioterapia online per la rizoartrosi

La rizoartrosi è una delle condizioni che si prestano meglio alla valutazione a distanza: il pollice si vede benissimo in videochiamata, l'escursione dei movimenti si può osservare, e la parte più utile del lavoro — riconoscere quali gesti della tua giornata caricano l'articolazione e riprogettarli — è fatta di ragionamento e prove pratiche, non di macchinari.

I fisioterapisti di Ri-Hub possono valutare il tuo caso, controllare che gli esercizi li stia facendo nel modo giusto e con la dose giusta, aiutarti a scegliere il tipo di tutore e costruire con te le modifiche alle attività quotidiane, interamente online.

In sintesi

La rizoartrosi è l'artrosi dell'articolazione della mano più spesso colpita quando si guardano le radiografie, cresce soprattutto con l'età e riguarda gli uomini più di quanto si dica in giro. Non si guarisce, ma si gestisce: la combinazione di educazione, protezione articolare, esercizi ed eventualmente tutore e gel antinfiammatorio migliora la funzione della mano in modo documentato, con effetti sul dolore che arrivano dopo e più lentamente. Il tutore vale soprattutto per chi parte da zero. Le infiltrazioni comprano tempo. La chirurgia è l'ultima carta, ed è studiata molto meno bene di quanto si creda: nessun confronto con il non operarsi e nessuna tecnica dimostratamente superiore alle altre.

Non è un messaggio trionfale, ed è esattamente per questo che è utile a chi convive con la rizoartrosi: sapere cosa aspettarsi è la cosa che, più di ogni altra, tiene le persone dentro un percorso abbastanza a lungo perché faccia effetto.

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