Lo psoas è un muscolo profondo che collega le vertebre lombari al femore, passando dentro il bacino. È l'unico muscolo che unisce direttamente la colonna alle gambe, e per questo viene tirato in ballo ogni volta che si parla di mal di schiena.
Su questo legame però si dicono molte cose non vere, e vale la pena mettere subito i puntini: lo psoas rigido esiste, si sente e si lavora — ma non è dimostrato che sia la causa del tuo mal di schiena.
⚠ Importante: leggi prima di continuare
Gli esercizi e i consigli in questo articolo sono indicazioni generali e potrebbero non essere adatti alla tua situazione. Ogni persona ha una storia clinica unica: quello che funziona per altri potrebbe essere controproducente per te.
🔬 Cosa dice davvero la ricerca
Il racconto che gira è semplice: psoas corto → bacino ruotato → iperlordosi → dolore. È lineare, convincente, e non è quello che mostrano gli studi.
Una revisione sistematica di revisioni sistematiche sul rapporto fra posture della colonna, esposizione fisica e mal di schiena conclude che non c'è consenso sulla causalità. Detto altrimenti: fra chi ha una certa postura e chi ha mal di schiena non si è trovato il nesso di causa che tutti danno per scontato.
Le differenze nel muscolo si vedono, questo sì: le meta-analisi sulla morfologia della muscolatura lombare rilevano alterazioni associate al mal di schiena, e uno studio su atleti d'élite ha misurato differenze nelle proprietà dello psoas fra chi ha dolore cronico e chi no. Ma associazione non è causa, e non si sa quale delle due venga prima: spesso è il dolore a cambiare il muscolo, non il contrario.
Come usare questa informazione. Lavorare sullo psoas ha senso se è effettivamente rigido e se ti limita: guadagni mobilità d'anca e stai più comodo. Ma se dopo settimane il dolore non si muove, il problema non è che non allunghi abbastanza: va cercato altrove. Ed è il motivo per cui una valutazione vale più di qualunque esercizio trovato online.
Dove sta e cosa fa
Parte dalle vertebre lombari (da L1 a L5), scende attraverso il bacino e si inserisce sul piccolo trocantere del femore. Insieme all'iliaco forma l'ileopsoas.
Fa due cose: flette l'anca — è quello che alza il ginocchio quando cammini o sali le scale — e partecipa alla stabilità della colonna lombare, perché la attraversa.
Sta accorciato tutto il giorno in chi sta seduto molte ore: con l'anca piegata a 90 gradi, il muscolo non viene mai portato in allungamento.
Un consiglio importante: prima di provare questi esercizi, assicurati di aver ricevuto una diagnosi corretta. Spesso si pensa di avere un problema, ma la causa reale del dolore è un'altra. Eseguire esercizi sbagliati può peggiorare la situazione invece di migliorarla.

Segni che vale la pena guardarlo
Non sono prove, sono indizi:
- Fastidio dopo essere stati seduti a lungo, che migliora camminando.
- Difficoltà a estendere l'anca: quando cammini svelto o corri, senti che davanti tira.
- Dolore profondo nell'inguine o in fondo alla schiena, difficile da localizzare.
- Ti raddrizzi a fatica dopo essere stato piegato in avanti.
Il test che puoi fare
Il test di Thomas. Sdraiati sul bordo di un letto, porta un ginocchio al petto tenendolo con le mani e lascia l'altra gamba pendere nel vuoto.
- Se la coscia libera resta appoggiata al piano: buona estensibilità.
- Se resta sollevata: c'è rigidità dei flessori d'anca.
Fallo da entrambi i lati: la differenza fra destra e sinistra dice più del risultato assoluto.
Allungare
Affondo in ginocchio. In ginocchio su una gamba, piede opposto avanti. Spingi il bacino avanti tenendo il bacino in retroversione — se inarchi la schiena stai scaricando lo stiramento sulla lombare invece che sull'anca. È l'errore più comune di tutti. 30-60 secondi per lato.
Con appoggio rialzato. Stessa posizione ma con il piede posteriore su un divano: aumenta l'allungamento senza forzare la schiena.
Ponte glutei. Attivare i glutei aiuta a rilasciare i flessori d'anca, per inibizione reciproca.
Uno studio randomizzato che ha confrontato allungamento passivo e attivo dei flessori d'anca in persone con estensione limitata resta un riferimento utile: non esiste una sola tecnica giusta.
Rinforzare quello che sta dall'altra parte
Allungare senza rinforzare non cambia nulla, perché il muscolo torna dov'era:
- Glutei — ponte, ponte su una gamba, hip thrust.
- Addominali profondi — dead bug, plank fatto senza inarcare.
- Ischiocrurali — stacchi rumeni con carichi bassi.
Cambiare le abitudini, che conta più degli esercizi
- Alzati ogni 45 minuti. Cinque minuti in piedi valgono più di dieci di stretching serale.
- Non stare seduto sul bordo con le anche più basse delle ginocchia.
- Cammina. L'estensione d'anca del passo è l'allungamento più naturale che c'è.
E la storia del "muscolo dell'anima"?
Si legge spesso che lo psoas sia il "muscolo dell'anima" e che trattenga le emozioni. È un'immagine suggestiva, non un fatto dimostrato.
Quello che si può dire con onestà è più sobrio e altrettanto utile: lo stress prolungato aumenta il tono muscolare generale, e chi vive periodi difficili riferisce più spesso dolori muscoloscheletrici. Non serve una teoria speciale sullo psoas per spiegarlo, e non serve "liberare le emozioni dal muscolo": serve gestire il carico, muoversi e dormire.
Quando farsi vedere
- Il dolore non cambia con la posizione o il movimento.
- Compaiono formicolii o perdita di forza in una gamba.
- Dolore notturno che ti sveglia, o accompagnato da febbre.
- Sei fermo da settimane senza miglioramenti.
Farsi seguire
Il valore di una valutazione qui è capire se lo psoas c'entra davvero o se stai allungando un muscolo che non è il problema. Si guardano estensione d'anca, forza dei glutei, come ti muovi — e da lì si decide.
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