Succede quasi sempre nella seconda metà della gravidanza. Ti alzi dal divano e senti una fitta profonda dentro il gluteo. Ti giri nel letto e devi fermarti a metà movimento. Le scale le fai un gradino alla volta, e alla sera camminare ti costa il doppio di quanto ti costava la mattina.
Ha diversi nomi, e generano confusione: dolore pelvico in gravidanza, dolore al bacino, sinfisiolisi, dolore al cingolo pelvico. Sono etichette diverse per la stessa cosa, e la sigla che trovi negli studi è PGP, pelvic girdle pain.
E quasi sempre qualcuno te l'ha già liquidata così: «è il mal di schiena della gravidanza, è normale, passerà». La seconda parte è quasi sempre vera. La prima quasi mai: non è mal di schiena, è un'altra cosa, ha un nome — dolore al cingolo pelvico — e sopra ci sono studi seri, con numeri, che dicono cose abbastanza precise su cosa aiuta e cosa no.
Che cos'è il cingolo pelvico, e perché fa male proprio lì
Il cingolo pelvico è l'anello di ossa che chiude il bacino: l'osso sacro dietro, le due ali iliache ai lati, la sinfisi pubica davanti. Le tre articolazioni che li tengono insieme — le due sacroiliache e la sinfisi — normalmente si muovono pochissimo. Non sono fatte per muoversi: sono fatte per trasmettere il peso dal tronco alle gambe.
In gravidanza succedono due cose insieme. I legamenti diventano più cedevoli, e il carico da trasmettere cresce di mese in mese e si sposta in avanti. Il risultato è che le stesse articolazioni che prima facevano il loro lavoro in silenzio adesso lo fanno con fatica, e quando la fatica supera una certa soglia diventa dolore.
Il dolore che ne esce è tipico: si sente fra la cresta iliaca e la piega del gluteo, spesso proprio sopra la sacroiliaca, e può accompagnarsi — o no — a un dolore davanti, sull'osso del pube. Può scendere lungo la parte posteriore della coscia, ed è per questo che tantissime donne lo scambiano per una sciatica.
Come si distingue dal mal di schiena lombare
Sono due dolori diversi, e distinguerli cambia cosa ha senso fare.
Il dolore lombare sta più in alto, sulla colonna, spesso al centro. Peggiora quando stai curva, quando ti pieghi in avanti a lungo, quando resti seduta male per ore.
Il dolore al cingolo pelvico sta più in basso e più profondo. E soprattutto si accende con il carico asimmetrico: alzarti da seduta, girarti nel letto, salire le scale, scendere dall'auto, stare su una gamba sola per infilare i pantaloni.
Che siano davvero due entità separate non è un'opinione: uno studio svedese ha valutato 313 donne in gravidanza, di cui 194 con dolore lombopelvico, e le ha divise con test clinici. Il 54% aveva dolore al cingolo pelvico, il 17% dolore lombare, il 29% tutti e due. Le donne del gruppo "tutti e due" erano quelle con più dolore, più disabilità e peggiore stato di salute percepito — e sono anche quelle a cui serve di più un programma fatto su misura, perché due problemi insieme non si risolvono con l'esercizio buono per uno solo dei due.
Come si arriva alla diagnosi, in concreto? Con test di provocazione del dolore — il P4 o thigh thrust, il test di Patrick-Faber, il Gaenslen, il Trendelenburg modificato — con la palpazione del legamento sacroiliaco dorsale lungo e della sinfisi, e con un test funzionale, l'active straight leg raise: sdraiata sulla schiena, sollevi una gamba tesa di una ventina di centimetri e dici quanto ti costa. Sono le raccomandazioni delle linee guida europee sul pelvic girdle pain.
E c'è una cosa che quelle stesse linee guida dicono di non fare: radiografie, TAC, scintigrafia, iniezioni diagnostiche. Non servono a fare questa diagnosi. La risonanza si usa solo per escludere altro, in presenza di segnali d'allarme. Se qualcuno ti propone una lastra al bacino per un dolore comparso in gravidanza, chiedi un secondo parere.
Per le altre zone che fanno male in gravidanza — basso ventre, costole, mani, polpacci — e per capire quali meritano una telefonata, c'è la mappa dei dolori zona per zona.

Quanto è frequente (più di quanto pensi)
Le linee guida europee stimano una prevalenza puntuale intorno al 20% delle donne in gravidanza.
Se si usa una definizione molto più stretta — dolore contemporaneamente nella parte anteriore e in quella posteriore del bacino, da entrambi i lati — i numeri scendono ma restano grandi: nello studio di coorte norvegese su 39.184 donne alla prima gravidanza, il 10,4% riferiva dolore al cingolo pelvico alla trentesima settimana.
Quello stesso studio ha misurato una cosa interessante sul prima: fra chi non faceva alcuna attività fisica prima della gravidanza la percentuale saliva al 12,5%, mentre le donne che si allenavano 3-5 volte a settimana prima di restare incinte avevano un rischio inferiore del 14% (rischio relativo aggiustato 0,86, intervallo di confidenza 95% da 0,77 a 0,96). È un dato osservazionale, quindi non dimostra un rapporto di causa, e se sei già in gravidanza e hai già male non ti serve a niente in senso pratico. Serve a te la prossima volta, o a chi ti sta chiedendo consiglio adesso.
"È la relaxina": vero a metà
È la spiegazione che trovi ovunque: l'ormone ammorbidisce i legamenti, il bacino si allenta, quindi fa male, quindi non c'è niente da fare fino al parto.
La prima parte regge. Le altre no.
In uno studio su 212 donne in gravidanza la relaxina è stata dosata nel sangue e confrontata con sintomi e test clinici. I livelli più alti erano associati a un active straight leg raise positivo — cioè, sì, alla lassità. Ma non erano associati all'intensità del dolore, né alla disabilità riferita. La lassità e il dolore non vanno insieme.
È una notizia migliore di quanto sembri. Se il dolore non è la fotografia diretta di quanto è lasso il tuo bacino, allora quello che ci metti sopra tu — come carichi, quanto carichi, in che ordine — non è un dettaglio. È la parte su cui si può lavorare.
La giornata tipo: cosa lo peggiora davvero
C'è uno schema che si ripete quasi identico da una donna all'altra, ed è utile riconoscerlo perché è la mappa di cosa cambiare.
Il dolore al cingolo pelvico si accende quando il bacino viene caricato da un lato solo, o quando i due lati devono muoversi in direzioni opposte:
- alzarsi da seduta o dal letto;
- girarsi nel letto — spesso è il momento peggiore della giornata;
- salire e scendere le scale;
- scendere dall'auto ruotando una gamba per volta;
- restare in piedi ferma a lungo, per esempio a cucinare o in fila;
- vestirsi in piedi, su una gamba sola;
- camminare a lungo senza pause;
- posizioni a gambe larghe: nuoto a rana, squat profondi, affondi ampi.
E c'è un secondo schema, quello dentro la giornata. Nei trial il dolore viene misurato separatamente al mattino e alla sera, ed è alla sera che si vedono le differenze più nette fra chi viene trattato e chi no: nel trial svedese sul BMJ di cui parliamo più avanti, il vantaggio sul trattamento standard era più grande la sera che al mattino, per entrambi i gruppi trattati. Non è la prova che il dolore si accumuli ora dopo ora — nessuno studio l'ha misurato così — ma è coerente con quello che racconti tu: la sera paghi il conto di dieci ore, non di un singolo movimento sbagliato.
Da cui le contromisure sensate, che sono banali ma vanno fatte prima che il dolore arrivi, non dopo:
- siediti per vestirti;
- tieni le ginocchia unite quando ti giri nel letto e quando scendi dall'auto — ruota come un blocco unico;
- scale un gradino alla volta, salendo con la gamba che ti fa meno male;
- spezza le camminate in tratti brevi, con una pausa prima della soglia del dolore;
- cuscino fra le ginocchia di notte, e uno sotto la pancia se dormi di fianco;
- borse della spesa divise in due, una per lato, o uno zaino.
Onestà su questo elenco: sono raccomandazioni cliniche di buon senso, quello che le linee guida chiamano «informazione adeguata e rassicurazione» e mettono al primo posto del trattamento. Non sono l'esito di un trial randomizzato ciascuna. Funzionano perché tolgono carico, non perché siano magiche.
Gli esercizi: cosa hanno misurato davvero
Qui la letteratura è più sfumata di come viene raccontata, e vale la pena essere precisi, perché la differenza fra il durante e il dopo è grossa.
Durante la gravidanza, il guadagno è reale ma modesto. Il trial più grande è stato pubblicato sul BMJ nel 2005: 386 donne in gravidanza con dolore al cingolo pelvico, seguite fra un ospedale e 27 centri per la maternità in Svezia, divise a caso fra trattamento standard, standard più agopuntura e standard più esercizi di stabilizzazione, per sei settimane. Il gruppo esercizi ha avuto meno dolore del gruppo standard al mattino (differenza mediana 9 su scala 0-100) e alla sera (13). Da segnalare per onestà: nello stesso studio l'agopuntura ha fatto meglio degli esercizi, con differenze di 12 al mattino e 27 alla sera rispetto allo standard.
Un secondo studio randomizzato, su 118 donne, è ancora più severo: tutte e tre le braccia ricevevano una cintura sacroiliaca non elastica e informazioni; ad alcune si aggiungevano esercizi a casa, ad altre esercizi in palestra con un fisioterapista. A fine gravidanza e ai controlli a 3, 6 e 12 mesi dopo il parto non c'era differenza fra i tre gruppi. Tutte miglioravano.
Sul fronte della prevenzione, una revisione sistematica con meta-analisi di 6 trial randomizzati e 2.231 donne ha trovato prove di qualità moderata che l'esercizio da solo riduce gli episodi di mal di schiena a lungo termine, ma con un effetto piccolo (rischio relativo 0,92, da 0,85 a 0,99).
Dopo il parto, invece, l'esercizio è la cosa che funziona meglio di tutte. Nel trial di riferimento, 81 donne con dolore al cingolo pelvico dopo la gravidanza sono state assegnate a caso a venti settimane di fisioterapia con esercizi specifici di stabilizzazione oppure a fisioterapia individualizzata senza quegli esercizi. Risultato: nessuna abbandonò lo studio, e il gruppo con gli esercizi specifici finì con 30 mm di differenza sul dolore serale (scala 0-100) e una riduzione della disabilità superiore al 50%, contro variazioni trascurabili nel gruppo di controllo. Il vantaggio era ancora lì a un anno dal parto.
E il quadro complessivo lo conferma: una revisione sistematica del 2025 su 37 studi e 3.769 partecipanti ha trovato che gli interventi di solo esercizio nel primo anno dopo il parto — rinforzo dei muscoli del tronco, in varie forme — riducono l'intensità del dolore lombopelvico di 2,21 punti su 10 (il dato viene da 4 studi randomizzati su 210 donne, con prove di qualità moderata) e la disabilità associata, con effetto ampio.
La sintesi onesta è questa: in gravidanza gli esercizi aiutano a gestire il carico, dopo il parto sono l'intervento che sposta di più. Nessuno di questi studi parla di guarigione garantita per tutte: parlano di meno dolore e molta meno disabilità, che è già parecchio. È un'indicazione su dove mettere le energie in due momenti diversi.
La cintura pelvica: quando serve
La cintura è la cosa più sottovalutata di questo elenco, e in un trial ha battuto gli esercizi.
Uno studio randomizzato su 105 donne in gravidanza ha confrontato tre gruppi: sole informazioni, informazioni più esercizi di stabilizzazione a casa, informazioni più una cintura lombopelvica non rigida. Il gruppo cintura è migliorato di più sia sull'intensità del dolore sia sull'Oswestry Disability Index, a 3 e a 6 settimane, rispetto agli altri due.
Due precisazioni, perché il messaggio non diventi "compra una cintura e sei a posto":
- il beneficio misurato è a breve termine, ed è un aiuto al carico, non una cura;
- conta dove la metti. L'indicazione clinica è di portarla bassa sul bacino, all'altezza dei trocanteri, e non stretta in vita: se la senti sulla cintola o sulla pancia, è nel punto sbagliato. Questo dettaglio nei trial non è stato misurato a parte, ma nella pratica è il motivo più frequente per cui una cintura sembra non fare niente.
Quando serve prima un medico, non un fisioterapista
Il dolore al cingolo pelvico è un dolore meccanico: cambia con la posizione, con il movimento, con il carico. C'è una posizione in cui sta meglio e una in cui sta peggio.
Se il tuo dolore non si comporta così, la prima telefonata è alla ginecologa o al pronto soccorso ostetrico, non a noi:
- febbre insieme al dolore pelvico;
- perdite di sangue o perdita di liquido;
- contrazioni regolari prima del termine;
- bruciore a urinare o sangue nelle urine — in gravidanza le infezioni urinarie sono frequenti e possono dare dolore lombare basso;
- dolore costante, che non si modifica in nessuna posizione e ti sveglia comunque tu ti giri;
- debolezza o perdita di sensibilità in una gamba, difficoltà a controllare la vescica;
- dolore comparso all'improvviso dopo una caduta o un trauma.
Nessuna di queste è una cosa da fisioterapia. E una valutazione fisioterapica seria comincia proprio escludendole.
Dopo il parto: i numeri veri
Questa è la parte che nessuno ti dice con precisione, e invece è la più rassicurante.
In una coorte danese, 1.789 donne in gravidanza sono state seguite; quelle con dolore pelvico quotidiano confermato all'esame obiettivo (405) sono state classificate in sottogruppi e 341 sono state ricontrollate a intervalli regolari fino a due anni dal parto.
Il risultato: nel 62,5% dei casi il dolore è sparito entro un mese dal parto. A due anni, ne aveva ancora l'8,6%.
Ma dentro quel dato c'è una distinzione che conta. Nessuna delle donne classificate con interessamento della sola sinfisi aveva ancora dolore a sei mesi. Fra quelle con la cosiddetta sindrome del cingolo pelvico — dolore in tutte e tre le articolazioni del bacino — il 21% aveva ancora dolore a due anni. Nello stesso studio, un alto numero di test positivi era fra i fattori associati al rischio di dolore a lungo termine.
Una revisione sistematica del 2023 ha messo in fila i fattori che predicono la persistenza a 3-6 mesi dal parto, e sono coerenti: dolore intenso durante la gravidanza, molti test di provocazione positivi, una storia precedente di mal di schiena o dolore lombopelvico, alti livelli di disabilità in gravidanza e forti convinzioni di paura ed evitamento del movimento.
Tradotto in decisione pratica: per la maggior parte delle donne "aspettare e vedere" è il piano giusto. Se però ti riconosci in quel profilo — molto dolore, molti punti che fanno male, una schiena che ti dava problemi già prima — sei nel gruppo in cui aspettare non conviene, ed è esattamente il gruppo in cui gli esercizi specifici dopo il parto hanno mostrato i risultati migliori.
Farsi seguire, anche a distanza
C'è una domanda legittima: un problema del bacino si può seguire in videochiamata?
Per una parte sì, e vale la pena dire quale. In videochiamata si può ricostruire la storia e capire quale tipo di dolore è, guidarti nell'active straight leg raise e in altri test che puoi fare da sola, mappare i movimenti della tua giornata che lo accendono, costruire il programma di esercizi e — questa è la parte che conta di più — rivederlo ogni settimana mentre la gravidanza cambia, o mentre dopo il parto si può finalmente caricare sul serio. Gli esercizi che hanno funzionato nei trial sono esercizi che fai tu, tutti i giorni, per settimane: nessuno può farli al posto tuo.
Quello che a distanza non si fa: i test di provocazione eseguiti da un esaminatore, provare fisicamente la cintura addosso a te, e l'agopuntura. E se emerge uno dei segnali dell'elenco qui sopra, il posto giusto è la ginecologa — te lo diciamo lì, senza girarci intorno.
La prima cosa è una prima visita gratuita di venti minuti in videochiamata con un fisioterapista iscritto all'Albo: racconti dove fa male e cosa lo scatena, e se il posto giusto non siamo noi lo scopri subito. Le sedute costano 29,90 €, senza abbonamento.
Se il tuo dolore sta più in alto, sulla colonna, il tema è un altro: leggi Mal di schiena in gravidanza: rimedi ed esercizi.
Se invece scende lungo la gamba fino al polpaccio o al piede, la distinzione da fare è con la sciatica: Sciatica in gravidanza: cause, rimedi sicuri ed esercizi.
E se hai già partorito e il dolore è rimasto, la strada è quella del recupero strutturato: Riabilitazione post parto.
Le notti sono spesso la parte peggiore: le posizioni che aiutano sono in Dormire in gravidanza.
Se pensavi allo yoga, alcune posizioni sono da evitare proprio col cingolo pelvico dolente: Yoga in gravidanza.
In una gravidanza gemellare questo dolore arriva prima ed è più frequente: Gravidanza gemellare: schiena, bacino e movimento.
Nella maggior parte dei casi dopo il parto se ne va da solo. Cosa fare se sei nella minoranza in cui resta: Dolore al pube dopo il parto.
Sulla cintura pelvica ti avranno detto tutto e il contrario: cosa dicono le prove, e come si posiziona, è in La cintura pelvica serve davvero?.
Se eri già molto elastica prima della gravidanza, il quadro cambia: Ipermobilità e gravidanza.
Fonti
- European guidelines for the diagnosis and treatment of pelvic girdle pain — European Spine Journal, 2008
- Pelvic girdle pain and lumbar pain in pregnancy: a cohort study of the consequences in terms of health and functioning — Spine, 2006
- Exercise level before pregnancy and engaging in high-impact sports reduce the risk of pelvic girdle pain: a population-based cohort study of 39 184 women — British Journal of Sports Medicine, 2016
- Association between the serum levels of relaxin and responses to the active straight leg raise test in pregnancy — Manual Therapy, 2012
- Effects of acupuncture and stabilising exercises as adjunct to standard treatment in pregnant women with pelvic girdle pain: randomised single blind controlled trial — BMJ, 2005
- Effect of three different physical therapy treatments on pain and activity in pregnant women with pelvic girdle pain — Spine, 2005
- Comparison between the effect of lumbopelvic belt and home based pelvic stabilizing exercise on pregnant women with pelvic girdle pain: a randomized controlled trial — Journal of Back and Musculoskeletal Rehabilitation, 2013
- The efficacy of a treatment program focusing on specific stabilizing exercises for pelvic girdle pain after pregnancy: a randomized controlled trial — Spine, 2004
- Impact of exercise on musculoskeletal pain and disability in the postpartum period: a systematic review and meta-analysis — British Journal of Sports Medicine, 2025
- Prevention of low back and pelvic girdle pain during pregnancy: a systematic review and meta-analysis of randomised controlled trials with GRADE recommendations — Physiotherapy, 2023
- Prognosis in four syndromes of pregnancy-related pelvic pain — Acta Obstetricia et Gynecologica Scandinavica, 2001
- Predictive Factors for Pregnancy-Related Persistent Pelvic Girdle Pain (PPGP): A Systematic Review — Medicina, 2023
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.




