Ri-Hub Junior

Dolori di Crescita: Cosa Sono Davvero (e Quando Non Lo Sono)

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Pubblicato il 25 agosto 2026

Un bambino giocoso in pigiama a tema animali che si diverte in un soggiorno moderno.
Condividi

Gli esercizi qui sotto valgono per tutti. Il tuo programma no: con Ri-Hub te lo costruisce un fisioterapista sul tuo caso, e lo cambia man mano che migliori — a casa quando basta, in uno studio vicino a te quando servono le mani. Si parte da un colloquio gratuito. Parla con un fisioterapista →

Sono le undici di sera. Tuo figlio, che alle otto correva in giardino come una scheggia, si sveglia piangendo e si tiene le gambe. Gli fanno male tutte e due, davanti alle cosce o dietro ai polpacci, non sa dirti bene dove. Tu massaggi, lui si calma, si riaddormenta. Al mattino salta giù dal letto e va a scuola come se non fosse successo niente.

Se ti succede, la risposta breve è che quasi sempre non c'è niente di rotto e niente da curare. Ma la risposta onesta è un po' più lunga, perché "dolori di crescita" è un'etichetta molto più fragile di quanto sembri — e perché c'è una manciata di segnali che, se ci sono, cambiano tutto.

Il quadro classico, com'è fatto davvero

Le caratteristiche su cui la letteratura converge sono poche e ricorrenti: dolore agli arti inferiori, che compare la sera o la notte, con andamento intermittente, in un bambino con visita medica normale e che il resto del tempo sta benissimo.

Uno studio prospettico italiano su 30 bambini tra i 3 e i 14 anni, seguiti per un anno, ha misurato i dettagli: il dolore arrivava di notte nel 43,3% dei casi e nel pomeriggio-sera nel 56,7%; interessava entrambe le gambe nell'80%; svegliava il bambino nel 40% dei casi e lo faceva piangere nel 37%. La frequenza era molto variabile: quotidiana solo nel 5%, settimanale nel 45%, mensile nel 35%, ogni tre mesi nel 15%.

Nella grande casistica taiwanese di 268 bambini (età media 4,7 anni), le caratteristiche più costanti erano esattamente queste: dolore bilaterale alle gambe, nessuna limitazione dell'attività, dolore intermittente, esame obiettivo normale, bambino in buona salute.

E c'è un dettaglio che vale più di molte spiegazioni: il dolore non zoppica. Un bambino con dolori di crescita gioca, corre, salta. Se cammina male, quella non è la diagnosi.

Quanto sono frequenti (molto)

Molto più di quanto immagini. In un'indagine australiana su 1.445 famiglie con bambini di 4-6 anni, la prevalenza stimata è stata del 36,9% (intervallo di confidenza 95%: da 32,7 a 41,1). In una coorte danese di 777 bambini di 3-6 anni, contattati con un messaggio ogni due settimane per tre anni, la prevalenza andava dal 24% al 43% a seconda della definizione usata — e gli episodi capitavano in genere una-tre volte a settimana, più spesso nella parte bassa della gamba.

Quel "a seconda della definizione usata" non è un dettaglio tecnico. È il cuore del problema.

Un padre amorevole che tiene il suo bambino in un ambiente interno accogliente. Momento caldo e tenero.

La verità scomoda: nessuno sa bene cosa siano

Nel 2022, su Pediatrics, è uscita una revisione che ha fatto una cosa semplice e devastante: è andata a vedere come viene definita questa diagnosi. Ha esaminato 145 studi più due sistemi diagnostici ufficiali (ICD-10 e SNOMED). Il risultato è che il consenso è estremamente scarso.

L'unico elemento presente in metà delle fonti è il dolore agli arti inferiori (50%). Poi: dolore serale o notturno nel 48%, andamento episodico nel 42%, visita normale nel 35%, dolore bilaterale in appena il 31%. Più dell'80% degli studi non dice nemmeno a che età dovrebbe comparire. E — tienilo a mente per il paragrafo dopo — il 93% non fa alcun riferimento alla crescita.

La conclusione degli autori è netta: non c'è chiarezza su cosa definisca i dolori di crescita, e chi cura dovrebbe essere prudente nel far dipendere le decisioni da questa etichetta.

Non è un motivo per allarmarti. È un motivo per guardare il tuo bambino invece che il nome della diagnosi.

Il nome è sbagliato: la crescita non c'entra

Questo è il punto in cui quasi tutto quello che hai sentito dire è falso.

Nella coorte danese gli autori hanno cercato una relazione tra gli episodi di dolore e i periodi di crescita rapida: non l'hanno trovata, e scrivono nero su bianco che il termine è un errore di denominazione. Nello studio taiwanese hanno confrontato peso e altezza (in z-score) al momento della diagnosi e fino a due anni dopo: nessuna associazione con una crescita accelerata. E la revisione clinica di Sports Health lo dice nel modo più semplice possibile: il picco di frequenza non coincide con un periodo di crescita rapida.

Traduzione pratica: quando ti dicono "sta facendo un allungo, gli fanno male le ossa che crescono", è una storia che raccontiamo da due secoli e che i dati non sostengono.

E allora cos'è?

Una revisione sistematica del 2019 ha raccolto 32 studi sull'origine di questi dolori e ha fatto un bilancio: la causa resta sconosciuta, la teoria vascolare non regge, quella anatomico-meccanica nemmeno. Restano tre piste che qualche prova ce l'hanno.

Una soglia del dolore più bassa. Confrontando 44 bambini con dolori di crescita e 46 controlli con un misuratore di pressione, i primi avevano una soglia significativamente più bassa: sulla tibia anteriore — proprio dove fa male — 5,1 ± 1,1 kg/cm² contro 5,9 ± 1,5 (p = 0,004). Non è che il bambino "esagera": il suo sistema del dolore, in quella fase, è semplicemente tarato più sensibile.

Ossa un po' meno robuste, in alcuni. In 39 bambini l'ecografia quantitativa ha trovato una forza dell'osso sotto la media. Cinque anni dopo, sui 30 richiamati, la forza dell'osso era aumentata in modo significativo e il dolore era migliorato in parallelo — ma tutti e sei i bambini rimasti sotto soglia continuavano ad avere gli episodi (p = 0,003). È una pista che vale per una parte dei casi, non per tutti.

La famiglia. Nello studio italiano il 20% dei bambini aveva un familiare con la stessa storia. Uno studio australiano su gemelli — oltre mille coppie — ha trovato che i gemelli identici si somigliano più dei fraterni per questo disturbo: c'è un'influenza genetica.

E la vitamina D? Uno studio italiano su 33 bambini con dolori di crescita, che avevano in media la vitamina D bassa (25-OH-D 15,7 ng/ml), ha visto l'intensità del dolore scendere da 7,5 a 2,7 su 10 dopo tre mesi di supplementazione. È un dato interessante, ma va detto com'è: era uno studio pilota senza gruppo di controllo, e un dolore che va e viene da solo migliora anche senza fare niente. Ha senso controllare la vitamina D se il pediatra lo ritiene, non ha senso dare per scontato che sia la spiegazione.

I due parenti stretti: gambe senza riposo ed emicrania

Qui c'è la parte che quasi nessuno racconta ai genitori.

Nello studio australiano sui gemelli, un terzo dei casi etichettati come dolori di crescita aveva in realtà i sintomi della sindrome delle gambe senza riposo in forma dolorosa: non solo male, ma un bisogno irresistibile di muovere le gambe, che peggiora stando fermi e si allevia camminando. Un'altra ricerca su 230 bambini sottoposti a polisonnografia ha trovato che chi aveva dolori di crescita aveva tre volte più probabilità di presentare movimenti periodici degli arti nel sonno (25,6% contro 10,2%).

È una distinzione che conta, perché la sindrome delle gambe senza riposo si associa spesso alla carenza di ferro ed è una cosa che si può affrontare. La domanda da fare a tuo figlio è semplice: "ti fa male, o hai voglia di muoverle?". Se la risposta è la seconda, parlane con il pediatra — e leggi cos'è la sindrome delle gambe senza riposo.

Il secondo parente è l'emicrania. In uno studio brasiliano su figli di madri emicraniche seguiti per cinque anni, l'emicrania è comparsa nel 76% di chi aveva avuto dolori di crescita contro il 22% dei controlli (p < 0,001). Nello studio sui gemelli, l'associazione con emicrania, cefalea e mal di pancia ricorrente c'era anche lì. Non è una brutta notizia: è l'indizio che in molti bambini quello che chiamiamo "dolore di crescita" è la prima forma di una sensibilità al dolore che poi prende altre strade.

Cosa funziona, la sera, sul serio

La cosa più efficace è anche la più semplice, e ha un numero dietro: nello studio italiano il dolore si è risolto con il massaggio della zona nel 95% dei casi; solo il 5% ha avuto bisogno di un antidolorifico.

Quindi:

  • Massaggia. Con calma, sulla zona che indica lui, per il tempo che serve: è la cosa che nello studio ha funzionato più di ogni altra.
  • Il calore aiuta. Una borsa dell'acqua calda tiepida (non bollente) sul polpaccio o sulla coscia.
  • L'antidolorifico esiste, e non è un fallimento usarlo nelle sere peggiori: paracetamolo o ibuprofene al dosaggio che ti ha indicato il pediatra. Mai aspirina nei bambini.
  • Lo stretching: lo studio storico su questo è del 1988, con 18 bambini nel gruppo che faceva esercizi di allungamento muscolare e 16 nel gruppo di controllo, e ha visto una risoluzione più rapida nell'arco di 18 mesi. È uno studio piccolo e vecchio — quindi: ragionevole da provare, non una cura provata.
  • Rassicura. Sembra banale, ed è invece il pezzo che le linee guida cliniche mettono insieme al massaggio: sapere che passa, e che non c'è niente di rotto, cambia il modo in cui tuo figlio vive la notte dopo.

Cosa non serve: togliere lo sport. Il dolore non è causato dall'attività fisica e non c'è motivo di fermare un bambino che gioca bene, corre bene e non zoppica.

I segnali che spengono la diagnosi

Questa è la parte per cui vale la pena aver letto fin qui. I dolori di crescita sono una diagnosi che si fa per esclusione: regge finché non c'è nessuno di questi segnali. Se ce n'è anche uno solo, l'etichetta va messa da parte e serve il pediatra.

  • Dolore sempre da un lato solo, e sempre nello stesso punto preciso. Il dolore che puoi indicare col dito è un dolore che ha una sede, e le sedi hanno cause.
  • Zoppia. Qualunque, anche breve, anche solo appena alzato.
  • Gonfiore, calore o rossore di un'articolazione, o un'articolazione che si muove meno del solito.
  • Febbre, anche bassa, o che va e viene.
  • Dolore anche di giorno, o che gli impedisce di giocare, o che compare durante l'attività.
  • Rigidità al mattino che passa dopo che si è mosso un po'.
  • Sintomi generali: pallore, stanchezza insolita, perdita di peso, lividi che compaiono facilmente, sudorazioni notturne, ghiandole ingrossate.
  • Un dolore che peggiora, notte dopo notte, settimana dopo settimana, invece di andare e venire.
  • Dolore che sveglia sempre, tutte le notti, senza intervalli liberi.

La revisione di Sports Health mette la stessa cosa in linguaggio clinico: servono approfondimenti quando la storia è atipica, quando ci sono sintomi sistemici, o quando la visita trova qualcosa — dolorabilità localizzata, gonfiore articolare, riduzione del movimento.

Attenzione anche all'età: un dolore che compare per la prima volta a 12-14 anni, in un ragazzino che fa sport, molto spesso ha un nome diverso. Il dolore sotto la rotula durante lo sport è il morbo di Osgood-Schlatter, quello al tallone è il morbo di Sever: due condizioni benigne ma diverse, con una gestione diversa.

"Ma potrebbe essere qualcosa di grave?"

È la domanda che ti fai alle due di notte, quindi merita una risposta vera e non una pacca sulla spalla.

Sì, alcune malattie serie possono esordire con dolore alle gambe. In una casistica di 1.042 bambini con leucemia, il 7,8% aveva un esordio muscoloscheletrico — e la cosa che rende difficile riconoscerli è proprio che in quel gruppo gli esami del sangue erano meno alterati del solito.

E però. Uno studio su 158 bambini con leucemia linfoblastica ha confrontato chi esordiva con soli sintomi muscoloscheletrici (24 bambini) e chi no (134): il ritardo diagnostico c'era davvero, 43 giorni contro 22, ma la sopravvivenza non era diversa. La conclusione degli autori è la frase che vale la pena portarti a casa: accertamenti intensivi per malattie del sangue non sono necessari in un bambino con dolore agli arti senza causa evidente, a meno che non ci siano anche i sintomi generali — febbre, pallore, sanguinamenti.

Cioè esattamente i segnali della lista qui sopra. Non è il dolore alle gambe a fare la differenza: è quello che c'è intorno.

Quanto durano

Passano. Uno studio ha richiamato dopo cinque anni 35 bambini seguiti da piccoli: il 51% non aveva più episodi, e dei 17 rimasti sintomatici, 14 (83%) li avevano più rari e più lievi. La quota con altri dolori ricorrenti è scesa dal 20% al 14%, e nessuno ha sviluppato una fibromialgia.

Nel frattempo, la cosa più utile che puoi fare è tenere un diario di due righe: data, quale gamba, quanto è durato, cosa l'ha fatto passare. Serve a te per vedere se il quadro resta lo stesso, e serve al pediatra molto più di qualunque descrizione a memoria.

Quando ha senso farlo guardare da un fisioterapista

Non tutti i dolori serali alle gambe sono dolori di crescita, e questo è il punto in cui una valutazione del movimento aiuta davvero. Se tuo figlio si affatica più dei coetanei, se il dolore compare sempre dopo lo stesso gesto, se ha un piede piatto sintomatico o un'articolarità molto ampia — la cosiddetta ipermobilità, che spesso si accompagna a dolori diffusi — allora guardare come si muove aggiunge informazioni che la parola "crescita" non dà.

Quello che una fisioterapista non fa è sostituire il pediatra quando ci sono i segnali di allarme di questo articolo: lì il primo passo è la visita medica, e te lo diciamo subito.

Con Ri-Hub Junior puoi partire da una prima visita gratuita di venti minuti in videochiamata con una fisioterapista specializzata in età evolutiva: le racconti cosa hai notato, lo guardate muoversi insieme, e se il posto giusto non siamo noi te lo dice lì, senza girarci intorno. Per i bambini fino ai 10 anni le sedute durano 50 minuti e costano 59,90 €; dagli 11 ai 18 sono sedute standard da 29,90 €.


Se il dolore è ai polpacci ma arriva come una contrazione improvvisa e durissima, il tema è un altro: crampi notturni alle gambe.

E se quello che ti preoccupa non è il dolore ma il modo in cui cammina, qui trovi cosa dicono gli studi: il bambino che cammina sulle punte.

Se si sveglia con il polpaccio duro e il dolore passa allungando, non sono dolori di crescita: Crampi notturni nei bambini.

Quando invece il dolore dura e cambia le giornate, i numeri sono questi: dolore che non passa nei ragazzi.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

Domande frequenti

Cosa sono i dolori di crescita?

Sono dolori muscoloscheletrici ricorrenti agli arti inferiori, che compaiono la sera o la notte in bambini che stanno benissimo il resto del tempo, con una visita medica del tutto normale. Sono la causa più comune di dolore muscoloscheletrico nella prima infanzia. La cosa da sapere è che 'dolori di crescita' è solo un'etichetta comoda, non una malattia: una revisione pubblicata su Pediatrics nel 2022 ha passato in rassegna 145 studi e non ha trovato nessuna definizione condivisa.

A che età vengono?

Il picco è nell'età prescolare e nei primi anni di scuola. In una casistica taiwanese di 268 bambini l'età media era 4,7 anni; in una coorte danese seguita per tre anni i bambini avevano 3-6 anni all'ingresso e la prevalenza aumentava con l'età. Sono descritti fino all'adolescenza, ma se compaiono per la prima volta a 13-14 anni vale la pena guardarli meglio invece di dare per scontata l'etichetta.

È vero che non c'entrano con la crescita?

Sì, il nome è fuorviante. Nella coorte danese non è emersa nessuna relazione con i periodi di crescita rapida, e gli autori scrivono esplicitamente che il termine è un errore. Nello studio taiwanese, confrontando peso e altezza al momento della diagnosi e fino a due anni dopo, non c'era nessuna associazione con una crescita accelerata. E il picco di frequenza cade in un'età in cui il bambino non sta affatto crescendo in fretta.

Il massaggio serve davvero o è solo coccola?

Serve, e non è solo coccola: in uno studio prospettico italiano su 30 bambini il dolore si risolveva con il massaggio della zona nel 95% dei casi, mentre solo il 5% aveva bisogno di un antidolorifico. Il massaggio e la rassicurazione sono il trattamento di prima linea riconosciuto in letteratura, insieme agli antidolorifici da banco quando servono. Non è poco: è quello che c'è, ed è efficace.

Quali sono i segnali che NON sono dolori di crescita?

Dolore sempre dallo stesso lato e sempre nello stesso punto; zoppia, anche breve, anche solo al mattino; gonfiore, calore o rossore di un'articolazione; febbre; dolore che c'è anche di giorno o che limita il gioco; rigidità al risveglio; perdita di peso, pallore, lividi facili, sudorazioni notturne; dolore che sveglia il bambino ogni notte e che peggiora settimana dopo settimana. Con uno solo di questi, l'etichetta 'dolori di crescita' va sospesa e serve il pediatra.

Devono fare esami del sangue o radiografie?

Se la storia è tipica e la visita è normale, no. Le revisioni cliniche sono concordi: esami di laboratorio e radiografie non servono per fare la diagnosi. In uno studio prospettico su 30 bambini con quadro classico, tutti gli esami sono risultati normali. Gli accertamenti servono quando la storia è atipica, ci sono sintomi generali o la visita trova qualcosa: dolorabilità in un punto preciso, gonfiore articolare, articolazione che si muove meno.

Quanto durano? Passano?

Passano. In uno studio che ha richiamato dopo cinque anni 35 bambini seguiti da piccoli, il 51% non aveva più episodi; dei 17 che li avevano ancora, 14 (83%) li avevano più rari e più lievi. Nessuno di loro ha sviluppato una fibromialgia. È una prognosi buona, ed è una delle poche cose su cui la letteratura non litiga.

Non c’è la tua domanda? Scrivila a un fisioterapista →

Hai una domanda su tuo figlio?

Un articolo parla al caso medio. Scrivi qui la tua domanda: ti risponde un fisioterapista iscritto all’Albo. Non è una diagnosi — per quella serve vederti — ma per capire se sei sulla strada giusta spesso basta.

Preferisci WhatsApp? Scrivici lì → — oppure prenota il colloquio gratuito →

Dal singolo esercizio al percorso

Questi esercizi sono generici. Il tuo no.

Quelli che hai appena letto valgono per tutti, e per questo non valgono per nessuno in particolare. Un fisioterapista iscritto all'Albo guarda il tuo caso nel primo colloquio — gratuito, venti minuti — e da lì costruisce il programma su di te: da casa quando basta, in uno studio vicino a te quando servono le mani. Il dolore che torna non toglie solo il movimento: toglie il sonno, la pazienza, la voglia di uscire di casa. Rimetterti in movimento è il nostro mestiere.

Inizia il questionario →

Fino a 10 anni 50 minuti a 59,90€ · dagli 11 ai 18 sedute da 29,90€ · nessun abbonamento

Articoli correlati