Dolore e Patologie

Alimentazione Per le Ginocchia: Cosa Mangiare

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 23 settembre 2026

Pistola massaggiante impugnata a due mani vicino alla coscia della paziente seduta, poltrona blu dello studio sullo sfondo.
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Hai un ginocchio che protesta sulle scale e ieri sera sei finito a leggere di collagene. Poi di glucosamina. Poi di un barattolo da trenta euro che promette di "nutrire la cartilagine". Una tua conoscente giura di aver risolto cosi'. Al momento di mettere la carta nel sito ti sei fermato, e hai fatto bene: su questo tema la letteratura scientifica esiste, e' abbondante, ed e' quasi tutta contro quel barattolo.

Ti do subito la versione corta. Dei tre integratori piu' venduti per le ginocchia, nessuno ha prove solide di ridurre il dolore. La cosa legata all'alimentazione che funziona davvero e' una sola e non si compra in flacone: il peso corporeo. E anche li', l'effetto e' reale ma piu' piccolo di come te lo raccontano. Sotto trovi tutti i numeri, con i limiti di ogni studio scritti accanto.

Glucosamina e condroitina: -0,4 cm su una scala di 10

Nel 2010 il BMJ ha pubblicato una network meta-analysis bayesiana che ha messo insieme 10 trial e 3.803 pazienti con artrosi di ginocchio o anca, includendo solo studi grandi, con piu' di 200 pazienti ciascuno (PMID 20847017).

La cosa importante l'hanno fatta prima di guardare i risultati: hanno deciso quale differenza contasse davvero. La soglia era -0,9 cm su una scala del dolore da 0 a 10 cm. Sotto quel valore un effetto puo' esistere sulla carta e non essere abbastanza da farti dire "sto meglio".

Ecco cosa hanno trovato, rispetto al placebo:

  • glucosamina: -0,4 cm (intervallo di credibilita' 95%: da -0,7 a -0,1)
  • condroitina: -0,3 cm (da -0,7 a 0,0)
  • le due in combinazione: -0,5 cm (da -0,9 a 0,0)

Nessuno dei tre intervalli arriva a superare la soglia di rilevanza. Sul restringimento della rima articolare, cioe' sullo spazio fra le ossa che si vede alla radiografia, le differenze sono "minute" e gli intervalli comprendono lo zero. La conclusione degli autori e' letterale: glucosamina, condroitina e la loro combinazione non riducono il dolore articolare e non incidono sul restringimento dello spazio articolare. Arrivano a scrivere che i sistemi sanitari e le assicurazioni non dovrebbero rimborsarle.

Un dettaglio che vale la pena conoscere: i trial indipendenti dall'industria mostravano effetti piu' piccoli di quelli finanziati commercialmente (P = 0,02 per l'interazione).

I limiti, detti chiaramente. Sono stati inclusi solo i trial con piu' di 200 pazienti, e la maggior parte della letteratura su questi due integratori e' fatta di studi piccoli, che qui restano fuori. Molti confronti sono indiretti, ricostruiti dentro un modello statistico invece che misurati testa a testa. E la ricerca bibliografica si ferma a giugno 2009: e' uno studio vecchio.

Non e' pero' una voce isolata. Nel 2018 il British Journal of Sports Medicine ha passato in rassegna 20 integratori in 69 studi (PMID 29018060): glucosamina e condroitina risultano "inefficaci oppure con effetti piccoli e di importanza clinica discutibile". Ma il dato piu' utile di quella revisione e' un altro, ed e' quello che nessuna pubblicita' ti mostra: nessun integratore, nemmeno quelli con effetti grandi nelle prime settimane, mantiene un effetto clinicamente rilevante sul dolore a medio e lungo termine. Non "un effetto piccolo": nessuno.

I limiti. Gli autori stessi qualificano tutto: "la qualita' delle prove era molto bassa". Gli integratori che mostrano effetti grandi a breve sono studiati da pochi trial e su pochi partecipanti. La ricerca si ferma ad aprile 2017.

E le linee guida internazionali non sono d'accordo fra loro: vale la pena dirlo invece di nasconderlo. Un confronto pubblicato su Nature Reviews Rheumatology nel 2021 (PMID 33116279) mette una accanto all'altra OARSI ed ESCEO: ESCEO raccomanda glucosamina e condroitin solfato di grado farmaceutico, OARSI ne sconsiglia fortemente l'uso. Entrambe partono dagli stessi studi. E' una review narrativa, non una meta-analisi, e fra gli autori compaiono membri di entrambi i panel: va letta come una fotografia del disaccordo, non come una prova. Quando due gruppi di esperti leggono le stesse ricerche e arrivano a conclusioni opposte, il segnale non e' "funziona" ne' "non funziona": e' che l'effetto, ammesso che esista, e' troppo piccolo per mettere d'accordo chi lo guarda.

Un'ultima precisazione, perche' viene girata al contrario da chi vende. La linea guida ACR/Arthritis Foundation del 2019 (PMID 31908149) nomina il condroitin solfato una volta sola: come raccomandazione condizionale e solo per l'artrosi della mano. Non del ginocchio.

Il collagene: la meta-analisi che dice di si', letta fino in fondo

Sarebbe disonesto scriverti che sul collagene non esiste nessuno studio positivo. Esistono, e sono recenti. Il punto e' cosa succede quando li apri.

Nel 2025 Clinical and Experimental Rheumatology ha pubblicato una revisione sistematica aggiornata su 11 studi randomizzati e 870 partecipanti (PMID 39212129). Risultato: miglioramento significativo della funzione (differenza media -6,46) e del dolore (-13,63), a favore del collagene. Gli autori concludono che l'integrazione orale allevia i sintomi dell'artrosi in modo statisticamente e clinicamente rilevante.

Nello stesso abstract ci sono pero' due numeri che cambiano tutto: I² = 88% sul dolore e I² = 75% sulla funzione. L'I² misura quanto gli studi sono in disaccordo fra loro. Un valore dell'88% vuol dire che quasi tutta la variabilita' fra i risultati non e' dovuta al caso: gli studi stanno misurando cose diverse, su persone diverse, con strumenti diversi. Mediarli produce un numero che non descrive bene nessuno di loro. Lo si vede anche dall'intervallo di confidenza sul dolore: da -20,67 a -6,58, cioe' la distanza fra "quasi impercettibile" e "enorme". E 870 persone divise in 11 studi fanno meno di 80 partecipanti per studio.

Poi c'e' la meta-analisi precedente, dello stesso gruppo di ricerca, pubblicata su International Orthopaedics nel 2019 (PMID 30368550). Il punteggio WOMAC totale migliora (-8,00; da -13,04 a -2,95; p = 0,002). Ma quando lo scompongono nelle sue parti:

  • dolore: -0,22, intervallo da -1,58 a +1,13, p = 0,75. Non significativo. L'intervallo comprende lo zero e comprende anche un peggioramento.
  • limitazione funzionale: -0,62, p = 0,81. Non significativo.
  • rigidita': -0,41 (da -0,74 a -0,08, p = 0,01). Significativo, ma di dimensioni minuscole.
  • VAS: -16,57 (da -26,24 a -6,89). Significativo.

Tradotto: il punteggio complessivo migliora, ma la componente dolore, cioe' esattamente quella per cui staresti comprando il barattolo, non raggiunge la significativita'.

I limiti, in tutte e due le direzioni. La revisione del 2019 non dichiara nell'abstract quanti studi e quanti pazienti abbia incluso, non riporta l'eterogeneita' numerica, il rischio di bias o i finanziamenti. Quella del 2025 non ha una sezione dedicata ai limiti, non dice chi finanziava i trial inclusi e non specifica nemmeno quale scala del dolore sia stata usata. Chi ti vende collagene citera' la conclusione del 2025 e non i sottopunteggi del 2019. Ora li hai visti entrambi e puoi decidere tu.

Nessuno di questi studi, va detto, mostra cartilagine ricostruita. Si parla di punteggi sintomatici.

Dettaglio delle due mani del fisioterapista che impugnano la pistola massaggiante nera accanto alla gamba in leggings della paziente.

Perche' un integratore non arriva dove pensi

Il meccanismo e' piu' banale di come viene raccontato. Il collagene e' una proteina: quando lo mandi giu', la digestione lo smonta in aminoacidi, che il corpo poi usa dove gli serve. La glucosamina e' uno zucchero modificato e fa una fine analoga. Su nessuna di queste molecole c'e' scritto un indirizzo postale con su "ginocchio destro". Mangiare cartilagine non e' piu' diretto di mangiare unghie per far crescere le unghie.

C'e' poi la seconda meta' del problema, che riguarda il modo in cui giudichiamo se una cosa ha funzionato. Nel trial di JAMA del 2013 sulla vitamina D (PMID 23299607), il dolore al ginocchio e' calato in tutti e due i gruppi: -2,31 in chi prendeva la vitamina D e -1,46 in chi prendeva il placebo. Centinaia di persone hanno preso una pillola inerte per due anni e alla fine il ginocchio faceva loro meno male.

E' il motivo per cui "l'ha preso mia cugina e sta meglio" non prova nulla. Il dolore da artrosi va e viene per conto suo, e il fatto stesso di stare facendo qualcosa ha un effetto misurabile. Per distinguere il prodotto dall'aspettativa serve un confronto con il placebo, e serve che sia cieco. Lo stesso ragionamento vale per gran parte di quello che si legge sui rimedi naturali per l'artrosi.

La vitamina D: solo se sei davvero carente

Questo e' il capitolo dove la risposta cambia a seconda del tuo esame del sangue, quindi va spiegato con ordine.

Il trial piu' solido e' lo studio VIDEO, pubblicato da JAMA nel 2016 (PMID 26954409): 413 partecipanti con artrosi di ginocchio, gia' selezionati per avere la vitamina D bassa (25-idrossivitamina D fra 12,5 e 60 nmol/L), randomizzati in doppio cieco a 50.000 UI al mese o placebo per due anni. Il livello nel sangue e' salito nettamente nel gruppo trattato, come previsto. Sul resto: nessuna differenza significativa nel cambiamento annuale del volume della cartilagine tibiale, nessuna differenza sul punteggio di dolore WOMAC, nessuna differenza sui difetti cartilaginei o sulle lesioni del midollo osseo.

Da riportare anche il dato di sicurezza, perche' integrare non e' gratis: eventi avversi in 56 partecipanti del gruppo vitamina D contro 37 del placebo (P = 0,04).

Il trial del 2013 citato sopra dice la stessa cosa su 146 persone: nessuna riduzione del dolore, e cartilagine persa nella stessa misura nei due gruppi (-4,30% contro -4,25%, P = 0,96).

Il "ma", e va raccontato per intero. Nel 2025 un'analisi post hoc dello stesso studio VIDEO, su Rheumatology Advances in Practice (PMID 40677617), ha cercato dei sottogruppi: sotto una soglia di 43 nmol/L il punteggio WOMAC totale migliorava piu' che con il placebo (-256,41 contro -72,10, P = 0,0060), mentre sopra quella soglia sembrava esserci un effetto sulla cartilagine e non sui sintomi.

I limiti qui sono decisivi. E' un'analisi post hoc: i sottogruppi sono stati cercati dopo aver visto che il trial principale era negativo. La soglia di 43 nmol/L non era stata decisa prima, l'hanno trovata i dati stessi con un algoritmo di classificazione, e questo espone a un rischio concreto di sovradattamento. Gli autori usano il condizionale: "potrebbe alleviare", "potrebbe migliorare". E il risultato e' internamente strano, perche' il beneficio sui sintomi compare sotto i 43 nmol/L e quello sulla cartilagine sopra, una divergenza che non ha una spiegazione biologica ovvia.

La lettura onesta e' questa: se hai una carenza documentata da un prelievo, correggerla ha senso per molti motivi e forse anche per il ginocchio. Prenderla "perche' fa bene alle articolazioni" senza sapere qual e' il tuo valore, no. E il valore lo stabilisce un medico, non un articolo.

Il peso corporeo: l'unica leva con prove serie

Qui cambia tutto, ma cambia meno di quanto ti aspetti.

Il numero che avrai gia' sentito, "1 kg in meno vale 4 kg di carico in meno", viene da uno studio pubblicato su Arthritis and Rheumatism nel 2005 (PMID 15986358): 142 adulti sedentari, in sovrappeso o obesi, con artrosi di ginocchio documentata, analizzati con analisi del cammino in tre dimensioni. A una riduzione di 1 kg di peso corrispondevano riduzioni di 40,6 N e 38,7 N nelle forze di compressione e risultante al ginocchio: circa 4 unita' di carico in meno per ogni unita' di peso, a ogni passo. Moltiplicato per le migliaia di passi di una giornata, non e' poco.

I limiti, detti chiaramente. E' un'associazione stimata con modelli di regressione su 142 persone, non un esito clinico. Misura il carico durante il cammino, non il dolore: da qui non puoi dedurre di quanto ti fara' meno male. Il campione e' molto selezionato e non si estende a chi e' normopeso o giovane. E gli autori stessi usano il condizionale sulla rilevanza clinica.

Il passo successivo l'hanno fatto gli stessi ricercatori con il trial IDEA, su JAMA nel 2013 (PMID 24065013): 454 adulti sopra i 55 anni, 18 mesi, tre gruppi (dieta piu' esercizio, sola dieta, solo esercizio). Chi faceva dieta piu' esercizio ha perso in media 10,6 kg. I carichi al ginocchio erano piu' bassi in chi faceva dieta (2487 N contro 2687 N di chi faceva solo esercizio, differenza 200 N, P = 0,007) e l'interleuchina-6, un marcatore di infiammazione, era piu' bassa nei due gruppi con dieta. Sul dolore, misurato su una scala da 0 a 20: 3,6 nel gruppo dieta piu' esercizio, contro 4,8 nella sola dieta e 4,7 nel solo esercizio.

I limiti. Gli esiti principali dello studio erano meccanici e infiammatori: il dolore era un esito secondario, e la differenza di 1,02 punti su 20 e' modesta. Lo studio era in singolo cieco, il che e' inevitabile quando l'intervento e' fare la dieta e andare in palestra. Soprattutto: dieta e allenamento erano supervisionati per 18 mesi dentro un centro universitario. Da notare anche che la dieta da sola abbassava il carico, ma il dolore migliorava solo dove alla dieta si aggiungeva il movimento.

E fuori dal centro universitario? L'hanno misurato anche quello, su JAMA nel 2022 (PMID 36511925): 823 persone, stesso tipo di programma ma erogato in contee urbane e rurali, con valutatore cieco. Il peso e' calato: -7,7 kg contro -1,7 kg del gruppo di controllo, una differenza di 6 kg. Il dolore, esito primario dello studio: WOMAC 5,0 contro 5,5, differenza -0,6 punti su una scala da 0 a 20, in cui gli autori avevano prefissato a 1,6 la differenza minima clinicamente importante. La loro conclusione, testuale, e' che la differenza e' statisticamente significativa ma piccola e di "incerta importanza clinica".

Questo e' il numero che tiene onesto tutto il resto dell'articolo. Il peso resta la leva alimentare con le prove migliori: l'ACR/Arthritis Foundation mette il calo di peso nelle persone in sovrappeso o obese con artrosi di ginocchio o anca fra le raccomandazioni forti, alla pari dell'esercizio, e OARSI nel 2019 (PMID 31278997) mette fra i trattamenti di base per il ginocchio l'educazione e l'esercizio strutturato a terra "con o senza gestione dietetica del peso" — il peso affiancato al movimento, non al suo posto, e nessun integratore nell'elenco. Ma "la leva migliore" non significa "il ginocchio smette di fare male". Se vuoi il quadro completo del rapporto fra peso corporeo e ginocchio, e' li' che l'abbiamo messo.

Un dato dello studio del 2022 che di solito nessuno riporta: gli eventi avversi legati allo studio erano quasi tutti nel braccio attivo (9 lesioni su 10, 6 stiramenti su 7, tutte e 6 le cadute). Muoversi di piu' non e' a rischio zero, ed e' esattamente il motivo per cui il carico va aumentato con un criterio e non a sensazione, come proviamo a spiegare parlando di esercizi sicuri quando si parte da sovrappeso.

"Dieta antinfiammatoria": cosa c'e' sotto quella parola

Nel 2025 l'European Journal of Clinical Nutrition ha pubblicato una revisione sistematica di 9 studi randomizzati e 898 partecipanti sugli interventi dietetici nell'artrosi (PMID 40295866). Complessivamente le diete miglioravano il dolore (SMD -0,67), la funzione (-0,62) e il peso (-3,18 kg).

Poi si guarda dentro, e si capisce chi sta facendo il lavoro:

  • diete a ridotto apporto calorico: dolore SMD -0,85, funzione -0,95, peso -3,13 kg. Tutti con p inferiore a 0,0001.
  • dieta mediterranea: dolore SMD -0,27, intervallo da -1,14 a +0,60, p = 0,54. Funzione -0,28, p = 0,29. Non significativa su nessuno dei due.

Quello che si misura, quando una dieta fa bene al ginocchio, e' la riduzione delle calorie. Non l'elenco dei cibi che "spengono l'infiammazione".

I limiti, e qui sono grossi. I trial per singolo tipo di dieta sono pochissimi: 2 sulla mediterranea, 1 solo sulla dieta antinfiammatoria, 1 low-carb, 1 a base vegetale. Un intervallo che va da -1,14 a +0,60 non dice "la mediterranea non serve": dice "su questo esito non e' dimostrata", che e' una cosa diversa. Gli autori stessi concludono che i singoli pattern alimentari "sono promettenti ma richiedono ulteriori indagini".

Cosa fare, in ordine di quanto conta

1. Se sei in sovrappeso, il peso. E' l'unica voce alimentare con raccomandazioni forti nelle linee guida. Aspettati un ordine di grandezza realistico: nel programma piu' vicino alla vita vera, 18 mesi hanno prodotto circa 6 kg di differenza e un effetto piccolo sul dolore. Il carico per passo, pero', scende davvero, e il resto del corpo ringrazia.

2. Il movimento, che non e' alimentazione ma e' la cosa che nei trial muove il dolore. Nel trial IDEA il dolore migliorava solo nel gruppo che alla dieta aggiungeva l'esercizio, non nella dieta da sola. E' il motivo per cui nessun programma serio per un ginocchio artrosico e' fatto solo di cosa metti nel piatto: qui trovi come si imposta il movimento quando c'e' gonartrosi.

3. Le calorie, non i singoli cibi. Se scegli uno schema alimentare, sceglilo perche' riesci a mantenerlo per mesi, non perche' una lista di alimenti viene definita antinfiammatoria. Nei dati, il pattern conta meno del deficit.

4. La vitamina D solo con un esame del sangue in mano e con il parere di un medico. Non "a occhio", non "tanto non fa male": nel trial piu' grande gli eventi avversi erano piu' frequenti in chi la prendeva.

Cosa non vale la pena. Glucosamina, condroitina e collagene, se li stai comprando per il dolore. Tra i tre, il collagene ha almeno qualche meta-analisi positiva, ma con eterogeneita' all'88% e con il sottopunteggio del dolore non significativo quando lo si isola. Se decidi di provarli lo stesso, fallo sapendo che stai comprando una possibilita' piccola e non dimostrata, e dai un tetto di tempo e di spesa alla prova invece di rinnovare l'ordine per anni. E se prendi altri farmaci, parlane prima con il medico o con il farmacista: "naturale" non vuol dire "senza interazioni".

Vale anche per l'altra domanda che arriva sempre, cioe' se tutto questo possa far guarire l'artrosi. La risposta breve e' no, e chi te la promette in un barattolo ti sta vendendo qualcosa.

Quando serve un medico

L'alimentazione non c'entra niente con queste situazioni, e nessuna di queste va gestita leggendo un articolo:

  • ginocchio caldo, rosso e gonfio insieme a febbre o malessere generale: e' un quadro che puo' indicare un'infezione articolare e va visto subito, in giornata.
  • gonfiore improvviso che compare in poche ore senza che sia successo niente.
  • ginocchio che si blocca davvero, cioe' che resta incastrato e non si estende, o che cede di colpo facendoti perdere l'appoggio.
  • impossibilita' di caricare il peso dopo un trauma, o deformita' visibile.
  • dolore notturno che non cambia con la posizione, soprattutto se accompagnato da calo di peso che non hai cercato, sudorazioni notturne o stanchezza insolita. Un dimagrimento non voluto non e' mai una buona notizia: va indagato, non festeggiato.
  • gonfiore del ginocchio insieme a polpaccio dolente, teso e caldo: va escluso un problema di circolazione venosa.

Se il tuo ginocchio e' caldo e gonfio abbiamo scritto un articolo intero su come distinguere i vari quadri, ma la regola non cambia: davanti a questi segni si va da un medico.

Cosa possiamo fare noi, e cosa no

Partiamo da cosa non possiamo fare, perche' su questo tema e' la parte piu' importante.

Un fisioterapista non fa prescrizioni dietetiche. Non rientra nel profilo professionale: il piano alimentare lo stabilisce un medico, un dietista o un biologo nutrizionista. Noi possiamo spiegarti cosa dicono gli studi sul peso e il carico articolare, come abbiamo fatto qui, e possiamo costruire il programma di movimento che a quel percorso si affianca. Se qualcuno ti propone riabilitazione e piano alimentare nello stesso pacchetto, stai uscendo dal suo ambito.

Va detto per onesta' che in ricerca qualcosa si e' mosso: nel trial POWER, pubblicato dal British Journal of Sports Medicine nel 2024 (PMID 38637135), 88 partecipanti australiani con artrosi di ginocchio hanno ricevuto in videoconferenza, da fisioterapisti formati per l'occasione e con prodotti sostitutivi del pasto, una dieta a bassissimo apporto calorico: il gruppo attivo ha perso l'8,1% del peso contro l'1,0% del controllo, e il 71,1% ha riferito un miglioramento generale del ginocchio contro il 47,6%. Ma nello stesso studio "non c'erano differenze fra i gruppi in nessun altro esito secondario": dolore e funzione misurati con i questionari non differivano, nonostante otto punti percentuali di peso in meno. Quel protocollo, in un contesto di ricerca con formazione dedicata, non autorizza nessun fisioterapista in Italia a prescriverti una dieta.

Sempre nella colonna del "no": a distanza non possiamo metterti le mani addosso. Niente palpazione, niente test di lassita' legamentosa, niente misura del gonfiore col metro. Non prescriviamo esami ne' farmaci, e non sostituiamo la lettura di una radiografia da parte di chi la deve leggere.

Quello che possiamo fare e' il resto, e non e' poco: ricostruire la storia del tuo ginocchio, guardarti muovere e capire come sali e scendi le scale, come ti alzi da una sedia, dove il carico si scarica male. Da li' si costruisce un programma progressivo che puoi fare a casa, si aggiusta strada facendo, e ti diciamo con chiarezza quando invece la strada e' un medico.

La prima visita e' gratuita e dura venti minuti in videochiamata, con fisioterapisti iscritti all'Albo TSRM PSTRP. Serve a capire se il tuo caso e' trattabile cosi' e a dirtelo anche quando la risposta e' no. Le sedute successive costano 29,90 euro (fino ai dieci anni durano 50 minuti e costano 59,90 euro), e paghi solo se decidi di continuare. Se vuoi partire da li', puoi iniziare dal questionario.

Fonti

  • Wandel S, et al. Effects of glucosamine, chondroitin, or placebo in patients with osteoarthritis of hip or knee: network meta-analysis. BMJ, 2010. PMID 20847017
  • Liu X, et al. Dietary supplements for treating osteoarthritis: a systematic review and meta-analysis. British Journal of Sports Medicine, 2018. PMID 29018060
  • Simental-Mendia M, et al. Effect of collagen supplementation on knee osteoarthritis: an updated systematic review and meta-analysis of randomised controlled trials. Clinical and Experimental Rheumatology, 2025. PMID 39212129
  • Garcia-Coronado JM, et al. Effect of collagen supplementation on osteoarthritis symptoms: a meta-analysis of randomized placebo-controlled trials. International Orthopaedics, 2019. PMID 30368550
  • Arden NK, et al. Non-surgical management of knee osteoarthritis: comparison of ESCEO and OARSI 2019 guidelines. Nature Reviews Rheumatology, 2021. PMID 33116279
  • Messier SP, et al. Weight loss reduces knee-joint loads in overweight and obese older adults with knee osteoarthritis. Arthritis and Rheumatism, 2005. PMID 15986358
  • Messier SP, et al. Effects of intensive diet and exercise on knee joint loads, inflammation, and clinical outcomes among overweight and obese adults with knee osteoarthritis: the IDEA randomized clinical trial. JAMA, 2013. PMID 24065013
  • Messier SP, et al. Effect of diet and exercise on knee pain in patients with osteoarthritis and overweight or obesity: a randomized clinical trial. JAMA, 2022. PMID 36511925
  • Dietary interventions in osteoarthritis: a systematic review and meta-analysis of randomised controlled trials. European Journal of Clinical Nutrition, 2025. PMID 40295866
  • McAlindon TE, et al. Effect of vitamin D supplementation on progression of knee pain and cartilage volume loss in patients with symptomatic osteoarthritis: a randomized controlled trial. JAMA, 2013. PMID 23299607
  • Jin X, et al. Effect of vitamin D supplementation on tibial cartilage volume and knee pain among patients with symptomatic knee osteoarthritis: a randomized clinical trial. JAMA, 2016. PMID 26954409
  • Effect of vitamin D supplementation on knee symptoms and cartilage loss in patients with knee osteoarthritis: a post hoc analysis of the VIDEO study. Rheumatology Advances in Practice, 2025. PMID 40677617
  • Bannuru RR, et al. OARSI guidelines for the non-surgical management of knee, hip, and polyarticular osteoarthritis. Osteoarthritis and Cartilage, 2019. PMID 31278997
  • Kolasinski SL, et al. 2019 American College of Rheumatology/Arthritis Foundation guideline for the management of osteoarthritis of the hand, hip, and knee. Arthritis Care and Research, 2020. PMID 31908149
  • Robson EK, et al. Effectiveness of a very low energy diet delivered by physiotherapists via telehealth for knee osteoarthritis: the POWER randomised controlled trial. British Journal of Sports Medicine, 2024. PMID 38637135

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