Fisioterapia

Ozonoterapia: Funziona Davvero? Cosa Dicono gli Studi

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 21 settembre 2026

Bird-dog completo visto di profilo, braccio destro teso in avanti e gamba sinistra estesa indietro all'altezza del bacino, tablet a terra davanti.
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«L'ozonoterapia funziona?» è una domanda che quasi sempre arriva con un preventivo in mano e un ciclo già proposto. Vale la pena rispondere con i numeri che esistono, perché sono più interessanti di un sì o di un no: dicono dove l'ozono è stato studiato, quanto dura quello che fa, e per quali problemi non è mai stato messo alla prova.

Che cos'è, e chi la esegue

È un'iniezione di una miscela di ossigeno e ozono. Cambia la sede: dentro l'articolazione (il ginocchio è la più studiata), nei muscoli paravertebrali, oppure dentro il disco intervertebrale.

La prima cosa da mettere in chiaro non riguarda l'efficacia ma il perimetro: è un atto medico, non una terapia fisioterapica. La esegue un medico. Il fisioterapista non la fa e non la prescrive — al massimo ti aiuta a capire cosa farne prima e dopo. È una distinzione che conta quando si legge un preventivo.

Il ginocchio artrosico: l'indicazione più studiata

Qui c'è una revisione sistematica dedicata, pubblicata su Arthroscopy nel 2020: 11 studi randomizzati, 858 pazienti. Il risultato ha due metà, e citarne una sola è il modo più comune di raccontare male questa terapia.

La prima metà: il sollievo dal dolore nel breve termine è incoraggiante, e non sono stati riportati eventi avversi gravi.

La seconda metà: nessuno degli studi inclusi raggiungeva lo standard di «buona qualità». Due erano giudicati discreti, tutti gli altri scarsi. E dal confronto con le altre opzioni conservative non emergeva un'indicazione chiara.

Quanto dura: il numero che serve davvero

La domanda utile non è «funziona», è «per quanto». Su questa esiste un dato pulito: uno studio randomizzato su 238 pazienti con artrosi lieve o moderata di ginocchio, 200 dei quali arrivati all'analisi finale, che ha confrontato quattro iniezioni diverse — acido ialuronico, PRP, PRGF e ozono — seguendo le persone per dodici mesi.

L'andamento è questo:

  • a due mesi il gruppo ozono aveva i risultati migliori di tutti;
  • a sei mesi acido ialuronico, PRP e PRGF facevano meglio dell'ozono;
  • a dodici mesi solo PRP e PRGF mantenevano un vantaggio.

La conclusione degli autori è letterale: l'ozono ha effetti rapidi e buoni risultati a breve, ma si esaurisce prima degli altri e a un anno non si distingue più.

Va nella stessa direzione una meta-analisi del 2018 su quattro studi randomizzati e 289 pazienti che confrontava ozono e acido ialuronico: a un mese l'acido ialuronico riduceva di più il dolore sulla scala visiva, e a sei mesi la differenza fra i due gruppi restava su rigidità e funzione. Gli effetti indesiderati erano sovrapponibili.

L'unico studio in cui l'ozono ha tenuto

Ce n'è uno che merita di essere letto per intero, perché è costruito nel modo che interessa a chi si sta curando davvero. È del 2024: 33 pazienti, 42 ginocchia con artrosi di grado II-III, disegno in doppio cieco con iniezione placebo nel gruppo di controllo.

La particolarità: tutti, in tutti e due i gruppi, facevano esercizio terapeutico. L'ozono non era al posto della riabilitazione, era in aggiunta.

Alla sesta settimana miglioravano entrambi i gruppi. Ma a uno e a sei mesi il miglioramento del gruppo placebo era svanito, mentre quello del gruppo ozono reggeva. È uno studio piccolo e va pesato come tale — ma è anche l'unico in cui l'ozono è stato messo dove ha senso metterlo: sopra un percorso, non al posto di un percorso.

Donna seduta di profilo che tende l'elastico verde in avanti a braccio teso, Simone in piedi alla sua destra che la osserva.

L'ernia del disco lombare: prove migliori sul dolore, deboli sulla funzione

Qui il quadro è diverso e più favorevole, con un'avvertenza importante in fondo.

Lo studio più solido è un randomizzato in doppio cieco spagnolo su persone già in lista d'attesa per l'intervento, divise fra chirurgia, infiltrazione di ozono e infiltrazione di ossigeno. Con un follow-up mediano di 78 mesi:

  • nel gruppo ozono, il 20% ha poi avuto bisogno dell'intervento;
  • nel gruppo ossigeno, il 60%;
  • e l'11% di chi era stato operato subito ha dovuto essere rioperato.

Il gruppo ozono ha anche passato meno giorni ricoverato. È un risultato serio, su persone che stavano per finire in sala operatoria.

L'avvertenza arriva dalla meta-analisi più recente, del 2026, su sette studi comparativi e 751 pazienti, dedicata all'ozono associato a cortisone. Il dolore scende in modo netto rispetto ai controlli, e il tasso di successo dichiarato è più alto. Ma sull'Oswestry Disability Index, cioè su quanto la schiena ti permette di fare, la differenza non era statisticamente significativa.

Meno dolore, non altrettanta funzione in più: è esattamente lo scarto che conta, quando il punto è tornare a lavorare e a muoversi. E c'è un secondo limite che gli autori stessi segnalano: in quegli studi il cortisone è dentro la miscela, quindi non si può sapere quale delle due sostanze abbia fatto cosa. La conclusione con cui firmano è «preliminare, da interpretare con cautela», e una revisione sul British Medical Bulletin del 2020 chiudeva già allora dicendo che il beneficio vero non era stato chiarito.

Dove le prove semplicemente non ci sono

Le domande che la gente porta in studio riguardano spalla congelata, epicondilite, fascite plantare, tunnel carpale, borsite trocanterica, tendine d'Achille, menisco, stenosi.

Per nessuna di queste esiste una revisione paragonabile a quelle citate sopra. La miscela è la stessa, ma l'indicazione è estesa per analogia, non dimostrata. Non vuol dire che non possa funzionare: vuol dire che chi te la propone per un tendine sta usando prove raccolte su un'articolazione artrosica o su un disco, e questo va detto prima, non dopo il ciclo.

Una cosa invece si può dire con sicurezza: nessuno di questi studi ha mai misurato la cartilagine. Gli esiti sono sempre dolore e funzione. Chi presenta l'ozonoterapia come rigenerativa sta promettendo un risultato che non è stato guardato.

Sicurezza: quello che sappiamo e quello che non sappiamo

Nella revisione sul ginocchio non sono stati riportati eventi avversi gravi, e nel confronto con l'acido ialuronico gli effetti indesiderati erano simili.

Ma la meta-analisi del 2026 aggiunge una nota che va riferita: i dati sulla sicurezza erano troppo scarsi per essere analizzati. Non è la stessa cosa che dire «è sicura». Le controindicazioni le valuta il medico che la esegue, e sono parte della visita, non un dettaglio burocratico.

La domanda vera: al posto di cosa?

Quasi nessuno sceglie fra ozonoterapia e niente. Si sceglie fra ozonoterapia e qualcos'altro.

Nell'artrosi di ginocchio il termine di paragone è l'esercizio, e la revisione Cochrane del 2024 — 139 studi, 12.468 partecipanti — lo misura senza gonfiarlo: rispetto a un controllo di attenzione o placebo, il dolore migliora di circa 8,7 punti su 100 e la funzione fisica di 11,3 punti su 100. Sono effetti moderati, dichiarati come tali. Ma hanno dietro un ordine di grandezza di prove che l'ozono non ha, e non finiscono dopo sei mesi.

Messe insieme, le due letterature suggeriscono una collocazione precisa più che un verdetto: l'ozono apre una finestra, presto e per un tempo limitato. Quello che succede dentro quella finestra decide se il risultato resta. È lo stesso discorso che facciamo per le onde d'urto, per la tecarterapia e per le infiltrazioni in dopo l'infiltrazione: una terapia passiva non è un errore, diventa un errore quando è l'unica cosa che succede.

E non è un caso che l'unico studio in cui l'effetto ha retto nel tempo sia quello in cui tutti facevano comunque gli esercizi.

Cosa chiedere prima di iniziare un ciclo

  • Per quale indicazione, e se su quella esistono studi o è un'estensione per analogia.
  • Dove viene iniettata — dentro l'articolazione, nel muscolo, nel disco: non sono la stessa terapia.
  • Se contiene cortisone, perché cambia l'interpretazione di quello che succede.
  • Quando si rivaluta. Un ciclo si giudica: se dopo le sedute previste non è cambiato nulla, proseguire per inerzia è il modo più comune di spendere senza ottenere.
  • Cosa faccio nel frattempo. Se la risposta è «niente, aspetta», manca la metà che decide il risultato a sei mesi.

Per l'ernia del disco le alternative e i tempi sono in ernia del disco: cosa fare e in evitare l'intervento; per il ginocchio artrosico gli esercizi sono in gonartrosi.

In sintesi

Sul ginocchio artrosico l'ozono fa effetto presto e lo perde prima delle alternative, con una letteratura di qualità dichiaratamente bassa. Sull'ernia del disco lombare le prove sono più incoraggianti sul dolore e molto più deboli sulla funzione. Per tutto il resto, le prove non ci sono. E in nessuno studio è stata misurata la cartilagine.

Non è né il miracolo né la truffa: è una finestra breve, che vale quanto vale quello che ci fai dentro.

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Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

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