Fisioterapia

Coppettazione: Funziona? Cosa Dicono gli Studi

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 21 settembre 2026

Dettaglio da dietro delle braccia in allungamento dietro la schiena, gomito alto sopra la testa e mano bassa che sale tra le scapole; tablet.
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La coppettazione — o cupping — sta negli studi di fisioterapia e nelle palestre da qualche anno, e lascia sulla pelle quei cerchi scuri che si vedono addosso agli atleti. La domanda che arriva è sempre la stessa: funziona davvero, o è un rituale con un buon marketing?

La risposta ha tre parti, e la terza è quella che di solito non viene raccontata.

Cos'è, e le due versioni

Si appoggia una coppetta sulla pelle e si crea il vuoto, per aspirazione o con il calore. La pelle e i tessuti superficiali vengono risucchiati dentro la coppetta, che resta in sede qualche minuto — oppure viene fatta scorrere (coppettazione dinamica).

Esistono due versioni, e la distinzione conta più di quanto sembri:

  • secca: si crea il vuoto e basta. È quella che si fa normalmente in Italia;
  • umida: si incide leggermente la pelle prima di applicare la coppetta, e si raccoglie una piccola quantità di sangue.

Parte prima: nel breve termine l'effetto c'è

Sul mal di schiena la misura di riferimento è la meta-analisi su 11 studi randomizzati e 921 partecipanti, con cinque studi a basso rischio di bias.

Il risultato: prove di alta qualità che la coppettazione migliora il dolore alla fine di un ciclo di 2-8 settimane (d = 1,09; intervallo di confidenza 0,35-1,83).

Sul dolore cervicale, la revisione su 18 studi randomizzati trova una riduzione del dolore rispetto al non fare nulla (differenza media −2,42) e un miglioramento della funzione, con un vantaggio anche rispetto a trattamenti attivi e come aggiunta a un altro trattamento.

Fin qui la parte che chi la propone racconta volentieri.

Paziente supina con la testa reclinata all'indietro e le mani del fisioterapista sotto la nuca, poster anatomico sfocato in alto a destra.

Parte seconda: l'effetto non resta

Nella stessa meta-analisi sul mal di schiena, il miglioramento non prosegue:

momento della misura differenza significativa?
fine ciclo (2-8 settimane) d = 1,09 sì
a un mese d = 0,11 no (p = 0,85)
a 3-6 mesi d = 0,39 no (p = 0,11)

E c'è una seconda avvertenza dentro lo stesso lavoro: separando le due versioni, l'effetto sul dolore era significativo per la coppettazione umida ma non per quella secca (d = 1,06, intervallo da −0,34 a 2,45, p = 0,14).

Cioè: la versione che ti fanno qui è quella che negli studi non ha mostrato un effetto significativo.

Parte terza: il confronto con la coppettazione finta

Questa è la parte che raramente si legge, e che cambia come si legge tutto il resto.

Una network meta-analisi su 10 studi randomizzati ha fatto una cosa intelligente: invece di chiedersi «la coppettazione funziona?», si è chiesta «rispetto a cosa la stiamo confrontando?» — perché il risultato di uno studio dipende moltissimo da cosa riceve il gruppo di controllo.

Il confronto più informativo è con la coppettazione a pressione negativa minima: la stessa procedura, stesse coppette, stesso tempo, stesso terapista, ma senza creare un vuoto vero. È il placebo di questa tecnica.

Differenza: −0,01. Praticamente zero.

Nessuna differenza nemmeno rispetto alla coppettazione ad aria circolante né al diclofenac. Una differenza c'era invece rispetto a ibuprofene, paracetamolo e alle cure abituali.

Come va letto, onestamente: l'effetto misurato non sembra dipendere dall'aspirazione. Dipende dal resto — il contatto, l'attenzione, il tempo dedicato, l'aspettativa. Che non è niente: è però un'altra cosa da quella che viene venduta.

I cerchi sulla pelle non sono tossine

Vale la pena dirlo perché è la spiegazione più diffusa.

L'aspirazione rompe i capillari superficiali, e il sangue esce nei tessuti circostanti. Quello che vedi è un'ecchimosi, cioè un livido di forma circolare, che cambia colore nei giorni seguenti come qualunque livido.

Il colore dipende da quanto ha aspirato la coppetta e da quanto sono fragili i tuoi capillari — non da quanto eri «intossicato». Non c'è nessun meccanismo per cui una tossina attraverserebbe la pelle e si fermerebbe lì sotto colorandola.

Fa male, e quando evitarla

Durante si sente una trazione decisa; i segni possono restare per giorni.

Negli studi gli effetti indesiderati riportati erano per lo più lievi e temporanei — ma è un dato parziale, perché nella revisione sul collo solo 8 studi su 18 li hanno registrati. Quando la sicurezza viene misurata poco, la conclusione corretta non è «è sicura»: è «non lo sappiamo bene».

Da evitare su pelle lesa o infetta e su zone con trombosi; da valutare con attenzione in chi assume anticoagulanti o ha disturbi della coagulazione. La valutazione spetta a chi la esegue.

La domanda vera: al posto di cosa?

È la stessa di tutte le terapie passive, e la risposta non cambia.

La coppettazione può rendere sopportabili alcune settimane. Quello che succede dentro quelle settimane decide il risultato a distanza di mesi — e quella parte è l'esercizio, che nella prevenzione e nella gestione del mal di schiena è l'unica voce con un effetto protettivo dimostrato (prevenzione del mal di schiena).

È lo stesso discorso che facciamo per le onde d'urto, per la tecarterapia e per l'ozonoterapia: una terapia passiva apre una finestra, e diventa un errore solo quando è l'unica cosa che succede.

In sintesi

Nel breve termine un effetto c'è, e con prove di buona qualità. Non dura oltre il mese. Nella versione secca — quella che si fa qui — non è risultato significativo. E rispetto alla coppettazione finta la differenza è sostanzialmente zero.

I cerchi sulla pelle sono lividi, non tossine.

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Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

Domande frequenti

La coppettazione funziona per il mal di schiena?

Nel breve termine sì, e con prove di buona qualità: nella meta-analisi su 11 studi randomizzati e 921 partecipanti la coppettazione migliora il dolore alla fine di un ciclo di 2-8 settimane. Ma il miglioramento non prosegue: a un mese la differenza non è più significativa, e nemmeno a 3-6 mesi.

È meglio di una coppettazione finta?

Qui sta il dato che conta di più, e raramente viene citato. La network meta-analisi su 10 studi randomizzati ha confrontato la coppettazione con i vari trattamenti usati come controllo: rispetto alla coppettazione a pressione negativa minima — cioè la versione placebo, con la coppetta che appoggia senza aspirare davvero — la differenza è praticamente zero (differenza standardizzata −0,01).

Che differenza c'è fra coppettazione secca e umida?

Nella secca si crea il vuoto e basta; nell'umida si incide leggermente la pelle prima di applicare la coppetta. Nella meta-analisi sul mal di schiena l'effetto sul dolore era significativo per la versione umida ma NON per quella secca — ed è proprio la secca quella che si fa normalmente negli studi italiani.

E per il dolore cervicale?

La revisione su 18 studi randomizzati trova una riduzione del dolore rispetto al non fare nulla e anche rispetto a trattamenti attivi, con un miglioramento della funzione. Vale la stessa avvertenza: sono studi di qualità variabile, e solo 8 su 18 hanno riportato gli effetti indesiderati.

Perché lascia quei cerchi scuri?

Perché l'aspirazione rompe i capillari superficiali: quello che vedi è sangue uscito nei tessuti, cioè un livido circolare. Non sono «tossine che escono» — è un'ecchimosi, e il colore dipende da quanto ha aspirato, non da quanto eri intossicato.

Fa male? Ci sono controindicazioni?

Durante si sente una trazione decisa, e i segni possono restare giorni. Negli studi gli effetti indesiderati riportati erano per lo più lievi e temporanei, ma è un dato parziale perché meno della metà degli studi li ha registrati. Va evitata su pelle lesa o infetta, su zone con trombosi, e va valutata con attenzione in chi assume anticoagulanti.

Ha senso farla, allora?

Come qualcosa che rende sopportabili alcune settimane, sì — a patto di sapere che l'effetto è breve e probabilmente non specifico. Come trattamento su cui costruire il recupero, no: quella parte resta l'esercizio.

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