Riabilitazione

Rottura Tendine d’Achille: Riabilitazione Post-Chirurgica

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 18 febbraio 2026

Primo piano laterale del volto rilassato della paziente con gli occhi chiusi mentre le mani del fisioterapista le sostengono la nuca
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L'intervento per la rottura del tendine d'Achille dura in genere meno di un'ora. Il recupero, invece, occupa i mesi successivi: ed è lì che si gioca la qualità del risultato. Un tendine ben suturato ma riabilitato male può restare rigido, debole o — nel peggiore dei casi — rompersi di nuovo. Un tendine riabilitato con criterio torna quasi sempre a sostenere camminate, scale e, per chi lo desidera, anche corsa e sport.

Questa guida ti spiega come è organizzata la riabilitazione post-chirurgica del tendine d'Achille: le fasi, cosa aspettarti in ciascuna, gli esercizi tipici e gli errori più comuni. Una premessa fondamentale: ogni chirurgo ha il suo protocollo, che dipende dalla tecnica usata e dalle condizioni del tendine. Le indicazioni che ricevi alla dimissione hanno sempre la precedenza su qualsiasi articolo, incluso questo.

Riabilitazione dopo la rottura del tendine d'Achille: le fasi del recupero

I tempi qui sotto sono range indicativi: la progressione reale dipende da età, qualità dei tessuti, tecnica chirurgica e da come risponde il tuo tendine. Non è una gara: arrivare "in orario" conta meno che arrivare bene.

Fase Periodo indicativo Obiettivi principali
1. Protezione 0–2 settimane Guarigione della ferita, controllo di gonfiore e dolore
2. Mobilizzazione protetta 2–6 settimane Carico progressivo con tutore, primi movimenti di caviglia
3. Recupero del carico 6–12 settimane Abbandono graduale del tutore, cammino normale
4. Rinforzo 3–6 mesi Forza del polpaccio, salita sulle punte, resistenza
5. Ritorno allo sport 6–12 mesi Corsa, salti, cambi di direzione

Fase 1 (0–2 settimane): proteggere la sutura

Nei primi giorni la gamba è immobilizzata con un gambaletto o un tutore che tiene la punta del piede rivolta verso il basso, per non mettere in tensione la sutura. Cosa aspettarti: gonfiore, dolore gestibile, spostamenti con le stampelle.

Cosa puoi fare già ora:

  • Elevazione: tieni la gamba sollevata sopra il livello del cuore più volte al giorno per ridurre il gonfiore.
  • Movimento delle dita del piede: apri e chiudi le dita lentamente, 10–15 ripetizioni più volte al giorno. Mantiene attiva la circolazione senza toccare il tendine.
  • Attività del resto del corpo: anca, ginocchio, braccia e tronco possono e devono muoversi, secondo le indicazioni ricevute.

Fase 2 (2–6 settimane): tutore e primi movimenti

Nella maggior parte dei protocolli moderni il carico viene concesso presto, ma sempre con un tutore a stivaletto dotato di rialzi sotto il tallone, che vengono rimossi gradualmente. Cosa aspettarti: cammini con il tutore, il polpaccio appare visibilmente più piccolo (normale: si è "spento" con l'immobilità), la caviglia è rigida.

Esercizi tipici di questa fase, se autorizzati dal chirurgo:

  • Mobilizzazione attiva della caviglia: da seduto, muovi il piede verso il basso liberamente; il movimento verso l'alto (dorsiflessione) va invece limitato alla posizione neutra, senza mai forzare oltre. 10 ripetizioni lente, 2–3 volte al giorno.
  • Cerchi di caviglia in un'ampiezza comoda, senza dolore sul tendine.

Fase 3 (6–12 settimane): via il tutore, torna il passo

I rialzi si riducono fino a camminare con il tutore "in piano", poi si passa alle scarpe normali, spesso con un piccolo rialzo temporaneo sotto il tallone. Cosa aspettarti: i primi passi senza tutore sono strani, il polpaccio si affatica subito, a fine giornata la caviglia può gonfiarsi. Tutto atteso.

  • Sollevamento sulle punte a due gambe: prima da seduto, poi in piedi con appoggio. Spingi lentamente, 3 serie da 10–15, con il peso distribuito su entrambi i piedi.
  • Rieducazione del passo: cammina lentamente curando la rullata tallone-punta, anche solo 5–10 minuti più volte al giorno, aumentando in base alla risposta.
  • Cyclette con sella alta, se concessa: carico dolce e circolazione.

Fase 4 (3–6 mesi): costruire il polpaccio

Qui inizia il lavoro vero di forza, ed è la fase in cui molti mollano troppo presto. L'obiettivo simbolico è la salita sulla punta a una gamba sola, che in genere richiede diversi mesi.

  • Calf raise progressivi: da due gambe a una gamba, poi con zavorra, con salita e discesa lente (2–3 secondi per fase). 3 serie da 8–12, a giorni alterni.
  • Equilibrio su una gamba su superfici via via meno stabili.
  • Camminata veloce e in salita, come ponte verso la corsa.

Per il lavoro di forza a lungo termine trovi una guida dedicata negli esercizi di rinforzo e stretching per il tendine d'Achille: quell'articolo copre il rinforzo del tendine in generale, questo il percorso post-operatorio — ha senso usarli in sequenza.

Fase 5 (6–12 mesi): corsa e sport

La corsa si reintroduce in genere non prima dei 4–6 mesi, e solo con polpaccio forte e cammino perfetto; salti e sport con scatti richiedono spesso 9–12 mesi. Il ritorno in campo si decide su criteri di forza e controllo del movimento, non sul calendario.

Gli errori che allungano i tempi

  1. Forzare la dorsiflessione precoce: stirare il tendine verso l'alto nelle prime settimane è l'errore più pericoloso, perché può allungare la sutura. Un tendine guarito "lungo" resta debole a lungo termine.
  2. Togliere il tutore in anticipo perché "ormai va bene": le nuove rotture si concentrano proprio nelle transizioni fatte troppo presto.
  3. Saltare la fase di forza: camminare bene non significa avere recuperato. Senza mesi di rinforzo il polpaccio resta deficitario e il rischio di ricaduta aumenta.
  4. Fermarsi del tutto al primo fastidio: un indolenzimento che compare e passa entro il giorno dopo è spesso parte dell'adattamento; il riposo assoluto prolungato, invece, indebolisce.
  5. Trascurare sonno e fumo: sembrano dettagli, ma incidono sulla guarigione dei tessuti.
Signora anziana in piedi su una gamba sola con le braccia aperte a croce sul prato del giardino, esercizio di equilibrio monopodalico.

Quando contattare il chirurgo o il fisioterapista

Contatta subito il chirurgo se noti: febbre, arrossamento o secrezione dalla ferita; dolore improvviso e violento al tendine, magari con sensazione di "schiocco"; polpaccio gonfio, duro e dolente (va esclusa una trombosi venosa); perdita improvvisa della forza di spinta.

Parlane invece con il fisioterapista se il dolore aumenta di settimana in settimana anziché diminuire, se la rigidità non migliora o se ti senti fermo da più di 2–3 settimane senza progressi. E ricorda il principio guida di tutto il percorso: nessun esercizio letto online sostituisce le indicazioni del tuo chirurgo — se un consiglio di questa guida contraddice il tuo protocollo, vince il protocollo.

Farti seguire durante il percorso

La riabilitazione della rottura del tendine d'Achille dura mesi e le domande cambiano a ogni fase: quando togliere il rialzo, quando iniziare la salita sulle punte a una gamba, quando correre. Avere un fisioterapista che adatta il programma settimana per settimana fa la differenza tra un recupero lineare e uno fatto di stop-and-go.

Su Ri-Hub puoi farti seguire online, in coordinamento con le indicazioni del tuo chirurgo, con esercizi progressivi e controlli regolari. Prenota una visita gratuita: valutiamo a che punto sei e costruiamo insieme le tappe successive.

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