Riabilitazione

Prepararsi a un Intervento: Serve Muoversi Prima?

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 23 settembre 2026

Campo largo frontale: uomo in piedi che regge l'asta davanti alle cosce con le braccia distese, pareti a metà tinteggiatura.
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L'idea è intuitiva: arrivare all'intervento più in forma per uscirne meglio. Si chiama preabilitazione, e negli ultimi anni è diventata un argomento di vendita. Gli studi però non dicono «sì» in blocco: dicono sì per alcuni interventi e no per altri, e il motivo della differenza è la parte interessante.

Dove funziona, e di quanto: la cardiochirurgia

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata nel 2023 su American Journal of Physical Medicine & Rehabilitation ha raccolto gli studi su programmi di esercizio prima di un intervento cardiaco programmato: sei studi, 665 pazienti.

Rispetto a chi riceveva le cure abituali:

Cosa è stato misurato Differenza
Metri al test del cammino in 6 minuti, subito dopo il programma +75,4 m
Metri al test del cammino in 6 minuti, dopo l'intervento +30,5 m
Durata del ricovero −1 giorno
Fibrillazione atriale dopo l'intervento (pazienti fino a 65 anni) rischio relativo 0,34

Settantacinque metri al test del cammino non sono un dettaglio statistico: sono la differenza fra arrivare in fondo a un corridoio e doversi fermare. E un giorno di ricovero in meno, moltiplicato per i pazienti di un reparto, è una cifra che si vede anche nei bilanci.

Donna in tenuta sportiva appoggiata al bordo di una gradinata con le mani sui fianchi e il busto eretto.
Prima di un intervento maggiore, i metri guadagnati al test del cammino diventano margine dopo.

Dove non si vede: la protesi d'anca

Sul versante ortopedico il quadro è diverso, e va detto con la stessa chiarezza.

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su JAMA Network Open nel 2021 ha raccolto 32 studi randomizzati su 1.753 pazienti con protesi d'anca, guardando sia l'esercizio prima sia quello dopo l'intervento.

  • Esercizio dopo l'intervento: nessuna associazione con una migliore funzione fisica riferita dal paziente, a 4, 12 e 26 settimane (certezza moderata) né a un anno (certezza bassa).
  • Esercizio prima dell'intervento: nessuna associazione con la funzione riferita a 12 settimane e a un anno (certezza molto bassa), né con la durata del ricovero (certezza moderata).

Prima di leggerlo come «la fisioterapia dopo la protesi è inutile», serve la riga che cambia tutto: il gruppo di confronto riceveva le cure abituali, che in quegli studi comprendevano già la riabilitazione standard. Il risultato dice che aggiungere altro esercizio a quel percorso non ha migliorato la funzione riferita, non che si possa non fare niente.

Perché la risposta cambia

Perché cambia qual è il collo di bottiglia.

Un intervento al cuore è uno stress su tutto l'organismo: la riserva cardiorespiratoria con cui ci arrivi decide quanto lo reggi, quanto in fretta ti rialzi e quante complicanze incontri. Lì la preparazione agisce esattamente sulla variabile limitante.

Una protesi d'anca risolve un problema meccanico. La funzione dopo dipende soprattutto dall'intervento e dal decorso, e la maggior parte delle persone recupera comunque. Il margine su cui un programma in più può agire è molto più stretto — e infatti non si vede.

La regola pratica che se ne ricava: la preabilitazione conviene dove la riserva è il limite, cioè negli interventi maggiori e nelle persone anziane, molto decondizionate o con più patologie insieme. Non è una cosa che va bene sempre, per tutti, come la si racconta.

Il fisioterapista in piedi solleva la gamba flessa di una paziente sdraiata, tenendole il piede e il ginocchio.
La domanda giusta non è «mi alleno prima?», è «qual è la cosa che dopo mi limiterà di più?».

Cosa ha senso fare, nel frattempo

Anche quando la preabilitazione non sposta l'esito misurato, c'è una cosa che sposta: quanto perdi mentre aspetti. Fra la decisione e l'intervento passano spesso mesi, e quei mesi si passano quasi sempre muovendosi meno per il dolore. Quello che si perde in quel periodo è misurabile in due settimane, figurarsi in quattro mesi.

Quindi, in pratica:

  • mantenere, prima ancora che migliorare: il lato sano, le articolazioni che non sono in lista, la capacità di camminare;
  • imparare prima quello che servirà dopo — alzarsi dal letto, usare le stampelle, salire un gradino — perché impararlo con il dolore fresco è molto più difficile: come si cammina con le stampelle;
  • sapere cosa aspettarsi, che è la parte che riduce la paura e quindi il tempo perso dopo.

E dopo l'intervento il percorso esiste eccome, con una letteratura sua: il recupero dopo una frattura di femore ne è l'esempio più studiato.

In sintesi

Prima di un intervento al cuore, allenarsi si misura: più metri al test del cammino, un giorno di ricovero in meno, meno fibrillazione atriale sotto i 65 anni. Prima di una protesi d'anca, su 32 studi randomizzati, non si vede né sulla funzione né sul ricovero — ricordando che il confronto era con un percorso che la riabilitazione la conteneva già. La preabilitazione non è una cosa da fare sempre: è una cosa da fare dove la riserva è il limite.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

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