Il dolore dietro al tallone, proprio dove la scarpa preme, ha un nome che spaventa più di quanto meriti: morbo di Haglund. Vale la pena spiegare cosa sia, perché è la condizione in cui il trattamento standard è più spesso quello sbagliato.
Non è una cosa sola
Il morbo di Haglund in senso stretto è una sporgenza ossea sull'angolo posteriore e superiore del calcagno, dove il tendine d'Achille si inserisce. Si vede in radiografia, e di per sé non fa male: molte persone ce l'hanno e non se ne accorgono.
Diventa un problema quando quella sporgenza entra in conflitto con il contrafforte della scarpa — la parte rigida che avvolge il tallone. A quel punto si irritano di solito tre cose insieme:
- la borsa retrocalcaneare, il cuscinetto fra osso e tendine;
- l'inserzione del tendine d'Achille sull'osso;
- la pelle e il tessuto sopra la sporgenza, che spesso si ispessisce.
Per questo si parla di sindrome di Haglund: raramente è una struttura sola, e questo spiega perché trattarne una soltanto funziona poco.
La distinzione che cambia tutto: inserzionale o centrale
Il tendine d'Achille dà problemi in due punti diversi, e vengono curati come se fossero la stessa cosa.
Tendinopatia della porzione centrale: il dolore è 2-6 cm sopra il tallone, il tendine è ispessito in quel tratto.
Tendinopatia inserzionale: il dolore è proprio sull'osso, dove il tendine si attacca — cioè dove sta la sporgenza di Haglund.
Perché conta: la stragrande maggioranza degli studi riguarda la forma centrale. Nella network meta-analisi vivente su 29 studi randomizzati e 42 trattamenti diversi, l'86% dei lavori includeva pazienti con forma centrale, e per la forma inserzionale non è stato possibile fare alcuna meta-analisi a rete: non c'erano abbastanza dati.
Quindi quando qualcuno ti dà «il protocollo per il tendine d'Achille», molto probabilmente ti sta dando un protocollo studiato su un problema diverso dal tuo.

L'errore più comune: scendere sotto il gradino
Il protocollo classico per l'Achille prevede di stare sul bordo di un gradino e far scendere il tallone sotto il livello del piano, fino alla massima flessione dorsale della caviglia.
Su una tendinopatia inserzionale quel movimento fa una cosa precisa: comprime il tendine contro il calcagno proprio nel punto dove fa male.
E i numeri lo confermano. Nello studio che ha affrontato la questione, con il protocollo eccentrico classico i pazienti con tendinopatia inserzionale avevano buoni risultati solo nel 32% dei casi.
La versione corretta
Stesso esercizio, senza scendere sotto il livello del pavimento: ci si alza sulle punte e si scende in modo controllato fermandosi con il piede piatto a terra. Niente flessione dorsale forzata.
Lo studio che ha testato questa variante: 27 pazienti, 34 tendini, dolore presente da 26 mesi in media. Dosaggio: 3 serie da 15 ripetizioni, due volte al giorno, tutti i giorni, per 12 settimane.
Risultato: il 67% è tornato all'attività precedente, e il dolore medio è sceso da 70 a 21 su 100.
Il doppio dei risultati, con la stessa fatica, cambiando solo l'escursione.
E c'è una conferma più recente e più solida. Uno studio randomizzato del 2025 su 42 pazienti sportivi con tendinopatia inserzionale cronica ha confrontato due programmi di carico progressivo identici in tutto tranne una cosa: in uno la compressione sul tendine veniva ridotta — flessione dorsale limitata, stretching del polpaccio eliminato, rialzi al tallone. Il gruppo a bassa compressione è migliorato molto di più: 24,4 punti VISA-A contro 12,2 a 12 settimane, e 29,0 contro 19,3 a 24 settimane. Entrambe le differenze sono sopra la soglia di rilevanza clinica.
Detto in modo pratico: in questa forma lo stretching del polpaccio non è un complemento neutro. Toglierlo faceva parte del programma che ha funzionato meglio.
La progressione completa del carico sul tendine — isometrie, carico lento e pesante, poi elastico — è in tendine d'Achille: esercizi, dove i numeri di questo studio sono riportati per esteso: va applicata restando in questo raggio di movimento.
La scarpa, che è la leva più economica
Se il fattore che irrita è il contrafforte rigido che preme sulla sporgenza, toglierlo è gratis e immediato.
Scarpe senza contrafforte rigido dietro, o con la parte posteriore morbida, per il periodo acuto. Un piccolo rialzo del tacco riduce la tensione all'inserzione. Evitare per un po' le scarpe che stringono proprio lì — e sì, questo include alcune scarpe da corsa e gli scarponcini.
Non cura il tendine. Toglie il fattore che lo irrita otto ore al giorno, e senza quello nessun esercizio fa in tempo a funzionare.
Le onde d'urto: l'opzione con il supporto migliore
È il caso raro in cui una terapia passiva ha prove specifiche per questa forma.
La revisione sistematica sul trattamento non chirurgico della tendinopatia inserzionale — 23 studi, 35 gruppi di trattamento — conclude che le prove attuali favoriscono le onde d'urto, da sole o combinate con l'esercizio eccentrico.
Con due avvertenze che gli stessi autori mettono. La prima: la qualità metodologica degli studi è bassa. La seconda, da un'altra revisione sullo stesso tema: nessun trattamento risulta chiaramente superiore agli altri, proprio per quella qualità.
Come leggerlo: sono un'opzione ragionevole se il percorso non si muove, non il punto di partenza. Il quadro generale è in onde d'urto: funzionano davvero?.
Quanto dura, e perché quasi tutti mollano
Mesi. Nello studio citato le persone avevano dolore da 26 mesi in media e il programma durava 12 settimane.
Le tendinopatie inserzionali sono fra le più lente a rispondere, e la sorpresa sui tempi è la causa più comune di abbandono: si smette alla quarta settimana perché «non sta cambiando niente», quando il cambiamento arriva più tardi.
Quando si valuta l'intervento
Solo dopo un percorso conservativo fatto davvero: mesi, con gli esercizi nel raggio giusto per questa forma e la scarpa cambiata. Non tre settimane di ginnastica generica con le stesse calzature.
L'operazione rimuove la sporgenza e ripulisce la borsa, a volte reinserendo il tendine, e ha tempi di recupero lunghi.
Quando invece il problema è un altro
- Dolore sotto al tallone, al primo passo del mattino: è più probabile una fascite plantare.
- Dolore al tallone in un ragazzino che cresce e fa sport: si guarda prima la malattia di Sever.
- Il quadro completo delle cause di dolore al tallone è in dolore al tallone.
In sintesi
La sporgenza da sola non fa male: fa male il conflitto fra sporgenza, borsa, tendine e scarpa. La forma inserzionale non si tratta come quella centrale, e il protocollo più diffuso — scendere sotto il gradino — funziona solo in un caso su tre qui. Fermarsi a terra lo porta a due su tre.
Cambia la scarpa, aggiusta l'escursione, e conta in mesi.
Se il tallone ti fa male da tempo e non stai andando da nessuna parte, i fisioterapisti di Ri-Hub possono guardarlo in videochiamata: la seduta costa 29,90 € e il primo colloquio di venti minuti è gratuito.
Fonti
- New regimen for eccentric calf-muscle training in patients with chronic insertional Achilles tendinopathy: results of a pilot study — Br J Sports Med — 2008
- Nonoperative treatment of insertional Achilles tendinopathy: a systematic review — J Orthop Surg Res — 2021
- Which treatment is most effective for patients with Achilles tendinopathy? A living systematic review with network meta-analysis of 29 randomised controlled trials — Br J Sports Med — 2021
- Effectiveness of reducing tendon compression in the rehabilitation of insertional Achilles tendinopathy: a randomised clinical trial — Br J Sports Med — 2025
- Comparative short-term effectiveness of non-surgical treatments for insertional Achilles tendinopathy: a systematic review and network meta-analysis — BMC Musculoskelet Disord — 2023
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.




