Esercizi

Esercizi Schiena: quali funzionano davvero

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 14 agosto 2026

Fase di richiamo dell'esercizio: in ginocchio a quattro appoggi con il gomito destro piegato verso il petto e la testa flessa in basso.
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Esercizi schiena è una di quelle ricerche che restituisce sempre lo stesso pacchetto: una lista di movimenti, la promessa di una colonna "sana" e la certezza implicita che se li fai il mal di schiena non arriverà. Una parte di quella promessa regge alla verifica. Un'altra parte, quella su cui si insiste di più, no.

Vale la pena separarle prima della lista, perché cambia il modo in cui usi gli esercizi schiena: non se farli — vanno fatti — ma cosa aspettarsi, quanto tempo dedicare a ciascuna parte del programma e quando smettere di insistere su una strada che non sta portando da nessuna parte.

Prima di tutto: quando la schiena non è un problema di muscoli

Nella maggior parte dei casi il mal di schiena non nasce da una malattia seria. Esiste però una minoranza di casi in cui il dolore è la spia di qualcos'altro, e le linee guida usano i cosiddetti segnali d'allarme proprio per intercettarla: riconoscerli conta più di qualunque programma di allenamento.

Una revisione delle linee guida internazionali sul mal di schiena in medicina di base — 16 linee guida analizzate, una per ciascuno di 15 Paesi più una europea — ha raccolto 46 segnali d'allarme distinti, tutti riconducibili a quattro categorie di patologia seria: tumore, frattura, sindrome della cauda equina e infezione.

Su quattro segnali concorda la maggioranza delle linee guida esaminate — due per la frattura e due per il tumore:

  • un trauma importante o significativo (una caduta, un incidente);
  • l'uso di cortisone o di farmaci immunosoppressori;
  • una storia di tumore;
  • un calo di peso non voluto.

A questi la revisione aggiunge il dolore notturno o a riposo, il segnale che le linee guida aggiungono più spesso e che associano a diverse patologie sottostanti. Sulle altre due categorie — cauda equina e infezione — la revisione non documenta un accordo altrettanto largo, ma sono le situazioni che in ambulatorio si indagano comunque:

  • difficoltà a controllare vescica o intestino, insensibilità nella zona a sella del perineo, perdita di forza a una gamba o piede che cede;
  • febbre, brividi o un'infezione recente.

Due precisazioni oneste, che vengono dagli autori stessi di quella revisione: fra le linee guida manca il consenso su quali segnali adottare — otto si basano su consenso o su linee guida precedenti, cinque non citano alcuna fonte — e le prove sull'accuratezza diagnostica di questi segnali sono scarse. Tradotto: uno di questi punti non significa che hai qualcosa di grave — significa che la risposta è una visita, non un articolo. Se invece nessuno ti riguarda, si può ragionare sul movimento.

Vale lo stesso per il dolore acuto e intenso in corso: prima si capisce cosa sta succedendo, poi si sceglie cosa fare. Se il tuo è un episodio già installato da settimane, l'inquadramento è più utile qui: mal di schiena, cause e rimedi.

Cosa dicono davvero gli studi sugli esercizi schiena

Ecco le tre cose che la letteratura sostiene, con i numeri.

Prevenire funziona. È il dato più solido e il più sottovalutato. Una revisione sistematica con meta-analisi su 21 studi randomizzati e 30.850 partecipanti ha trovato prove di qualità moderata che l'esercizio combinato con l'educazione riduce il rischio di un episodio di lombalgia: rischio relativo 0,55, con intervallo di confidenza al 95% da 0,41 a 0,74. L'esercizio da solo va nella stessa direzione (0,65, da 0,50 a 0,86), ma lì la qualità delle prove è bassa o molto bassa, quindi il numero va preso con più cautela. Nella stessa analisi, l'educazione da sola non ha prevenuto niente (1,03, da 0,83 a 1,27), e nemmeno le cinture lombari (1,01) o i plantari (1,01).

Una precisazione che cambia come leggere quel numero: negli studi inclusi l'intervento erano programmi di esercizio somministrati dentro una sperimentazione, quasi sempre accompagnati da una parte educativa — non una lista di movimenti letta online e fatta in casa. È il tipo di programma ad avere quelle prove, non il singolo esercizio.

Trattare funziona, ma meno di quanto suoni. La revisione Cochrane sull'esercizio nella lombalgia cronica ha incluso 249 studi randomizzati. Rispetto a nessun trattamento, alle cure abituali o al placebo, l'esercizio riduce il dolore di 15,2 punti su una scala da 0 a 100 (da 18,3 a 12,2): prove di certezza moderata, e una differenza che gli autori consideravano clinicamente importante. Va detto che è la misura al follow-up più precoce, cioè l'effetto appena finito o quasi finito il programma, non una promessa su come starai fra un anno. Sulla funzione, cioè su quanto riesci a fare, il guadagno allo stesso momento è di 6,8 punti (da 8,3 a 5,3) e non raggiunge la soglia di rilevanza clinica che gli autori si erano dati. Confrontato con gli altri trattamenti conservativi messi insieme, l'esercizio è leggermente meglio ma la differenza non è clinicamente importante, e rispetto alla terapia manuale non c'è differenza. Gli effetti indesiderati riportati erano per lo più minori, tipo indolenzimento muscolare. Un limite che gli autori stessi mettono in chiaro: la maggior parte degli studi inclusi è stata giudicata a rischio di distorsione, e nel 79% dei casi il problema è che un esercizio non si può somministrare in cieco.

Il core non è il vincitore. Una seconda revisione Cochrane, 29 studi e 2.431 pazienti con lombalgia cronica aspecifica, ha valutato gli esercizi di controllo motorio — quelli centrati sull'attivazione dei muscoli profondi del tronco, il "core" di cui parlano tutti. Risultato: non sono clinicamente più efficaci di altri esercizi in nessun momento di follow-up e su nessun esito misurato. Rispetto a un intervento minimo funzionano eccome (a lungo termine, 12,97 punti di dolore in meno, da 18,51 a 7,42, con prove di qualità da bassa a moderata), e rispetto alla terapia manuale danno risultati simili. Un punto a favore del core c'è, ed è giusto riportarlo: nel confronto con esercizio associato a terapie fisiche strumentali il controllo motorio è risultato migliore, e di parecchio (30,18 punti di dolore in meno a breve termine) — ma su prove di qualità da molto bassa a bassa, cioè il gradino più fragile di tutta la revisione. La conclusione degli autori è disarmante nella sua praticità: visto che non è superiore ad altre forme di esercizio, la scelta dovrebbe dipendere dalle preferenze del paziente e del terapista, dalla formazione, dai costi e dalla sicurezza.

Campo largo dello studio: fisioterapista in piedi accanto al reformer che assiste la paziente distesa con palla blu tra le ginocchia, tappetini viola

Le due promesse da ridimensionare

La prima è la postura. La catena logica che si legge ovunque — stai curvo, quindi la colonna si carica male, quindi ti fa male, quindi raddrizzati e passa — non ha la solidità che si presume. Una revisione sistematica di revisioni sistematiche, con 41 revisioni incluse, ha esaminato proprio il rapporto fra posture della colonna, esposizioni fisiche (stare in piedi a lungo, stare seduti, piegarsi, ruotare, vibrazioni, lavoro fisico pesante) e mal di schiena. Sono emerse sia associazioni positive sia associazioni nulle; le meta-analisi tendevano a favore di un'associazione, ma le revisioni che includevano solo studi prospettici — quelli che seguono le persone nel tempo, gli unici in grado di dire cosa viene prima — erano le meno capaci di arrivare a conclusioni coerenti. Le prove che questi fattori precedano il primo episodio di mal di schiena, o che ci sia una relazione dose-risposta, sono contrastanti. La frase con cui chiudono gli autori è netta: l'associazione è documentata, ma non fornisce una spiegazione causale del mal di schiena.

Questo non rende inutile stare comodi o cambiare posizione spesso. Rende sbagliato promettere che raddrizzando la schiena il dolore se ne va. Se il tema ti interessa, la questione è approfondita in correggere la postura e negli esercizi posturali quotidiani.

La seconda è lo stretching come rimedio al dolore. Nella meta-analisi a rete che ha messo a confronto fra loro i diversi tipi di esercizio — 118 studi randomizzati, 9.710 adulti fra i 18 e i 65 anni con lombalgia cronica — tutti i tipi di esercizio hanno migliorato dolore e disabilità rispetto al controllo, con due sole eccezioni: lo stretching per il dolore e il metodo McKenzie per la disabilità. Cioè lo stretching ha migliorato la disabilità, ma sul dolore non ha battuto il controllo. I più efficaci sul dolore sono risultati Pilates, approcci mente-corpo ed esercizi per il core; sulla disabilità Pilates, forza e core, con il Pilates in cima a entrambe le classifiche.

Il che porta a una regola pratica semplice per organizzare gli esercizi schiena: lo stretching apre la seduta, il rinforzo la riempie. Non il contrario.

Mobilità della colonna

Quattro movimenti per portare la schiena a fine corsa e prepararla al lavoro. Ripetizioni e secondi indicati qui sotto sono convenzioni di partenza, non dosaggi dimostrati: aggiustali su di te.

Il cat-cow è il classico. A quattro zampe, alterna fra inarcare la schiena guardando in alto e arrotondarla portando il mento verso il petto. Lentamente, 15-20 ripetizioni.

La rotazione toracica lavora sul dorso, che spesso è la zona che si muove meno. A quattro zampe, porta una mano dietro la testa e ruota il torace verso l'alto, seguendo il gomito con lo sguardo. 10 ripetizioni per lato.

La posizione del bambino è la più tranquilla del gruppo. Seduto sui talloni, piegati in avanti con le braccia distese davanti a te e resta lì 30-60 secondi. Allunga la colonna e dà una sensazione di rilascio ai paraspinali.

Lo stretching del piriforme si prende la tensione del gluteo profondo, che spesso viene percepita come "schiena". Sdraiato, porta un ginocchio verso la spalla opposta e mantieni 30 secondi per lato.

Un consiglio importante: prima di provare questi esercizi, assicurati di aver ricevuto una diagnosi corretta. Spesso si pensa di avere un problema, ma la causa reale del dolore e un'altra. Eseguire esercizi sbagliati può peggiorare la situazione invece di migliorarla.

Rinforzo del core

Qui sta il grosso del lavoro, con l'avvertenza già detta: il core non è magico, è semplicemente una famiglia di esercizi schiena che funziona quanto le altre e che ha il vantaggio di non richiedere attrezzi. Se vuoi la trattazione dedicata, c'è il rinforzo del core.

Il plank: posizione prona, appoggio su avambracci e punte dei piedi, corpo in linea retta dalla testa ai talloni. Si parte da 20-30 secondi e si sale. Sul come tenerlo davvero, e su quanto sia inutile inseguire i record di durata, c'è la guida al plank.

Il bird dog: a quattro zampe, estendi braccio e gamba opposti insieme tenendo il bacino fermo — l'errore tipico è farlo ruotare. Mantieni 5 secondi, alterna, 10 ripetizioni per lato. Ha una scheda dedicata.

Il dead bug: sdraiato sulla schiena, braccia verso il soffitto e ginocchia piegate a 90°, estendi lentamente un braccio e la gamba opposta tenendo la zona lombare a contatto con il pavimento. 10 ripetizioni per lato, qui la versione estesa.

Il side plank: sul fianco, appoggio sull'avambraccio, solleva il bacino tenendo il corpo allineato. 20-30 secondi per lato. Lavora gli obliqui, che nel plank frontale restano in secondo piano.

Se il tuo obiettivo sono gli addominali e hai la schiena delicata, la selezione dei movimenti conta: qui trovi come scegliere gli addominali che la tua schiena tollera.

Rinforzo della catena posteriore

Sono gli esercizi schiena in senso più letterale: glutei, ischio-crurali ed erettori spinali, cioè i muscoli che tengono su il tronco quando ti pieghi e quando sollevi.

Il bridge: sdraiato, piedi a terra, solleva il bacino fino ad allineare ginocchia, anche e spalle, stringendo i glutei in alto. 15 ripetizioni per 3 serie. Le varianti del glute bridge permettono di progredire senza cambiare esercizio.

L'estensione lombare leggera: prono, braccia lungo i fianchi, solleva il torace da terra usando i muscoli della schiena. Mantieni 5 secondi, 10 ripetizioni. È il modo più diretto per allenare gli erettori spinali senza carichi.

Il superman: prono, solleva braccia e gambe insieme dal pavimento, mantieni 3-5 secondi, 10 ripetizioni. È la versione impegnativa del precedente: se ti fa male la zona lombare, torna all'estensione leggera.

Il good morning a corpo libero: in piedi, piega il busto in avanti dall'anca tenendo la schiena dritta e le ginocchia morbide. 15 ripetizioni. Allena il gesto del piegarsi in avanti — quello che nella vita quotidiana fai cento volte al giorno e che è utile fare bene.

Per la zona lombare

Tre movimenti a basso rischio, adatti anche nelle giornate storte. Se la tua è una lombalgia che dura da mesi, valgono le indicazioni specifiche sulla lombalgia cronica.

Il ginocchio al petto: sdraiato, porta un ginocchio al petto e mantieni 20-30 secondi, poi alterna.

La rotazione lombare: sdraiato con i piedi a terra, lascia cadere le ginocchia da un lato mentre la testa guarda dall'altro. 20-30 secondi per lato.

Il pelvic tilt: sdraiato con le ginocchia piegate, appiattisci la zona lombare contro il pavimento contraendo gli addominali, poi rilascia. 15 ripetizioni. È il mattone da cui partono quasi tutti gli altri esercizi di controllo.

In tutto fanno 15 esercizi schiena: quattro di mobilità, quattro per il core, quattro per la catena posteriore e tre per la zona lombare. Non servono tutti insieme e non servono tutti a te. Il resto delle opzioni per la zona bassa è raccolto in mal di schiena basso.

Quanto, quanto spesso, e per quanto tempo

Qui i numeri utili vengono dalla meta-analisi a rete citata sopra, che ha guardato non solo cosa funziona ma con quali parametri. I programmi risultati più efficaci comprendevano almeno una o due sedute a settimana di Pilates o di esercizi di forza, sedute sotto i 60 minuti per core, forza e approcci mente-corpo, e cicli da 3 a 9 settimane per Pilates ed esercizi per il core.

Un'avvertenza sull'uso di questi numeri: descrivono programmi strutturati di Pilates, forza e core somministrati dentro studi clinici a persone con lombalgia cronica, non la lista di movimenti che hai appena letto. Prendili come ordine di grandezza dell'impegno che serve — frequenza, durata, per quante settimane — non come la prescrizione di questa routine.

Due letture pratiche. La prima: la soglia d'ingresso è bassa, una o due volte a settimana bastano per stare nella fascia che ha prodotto risultati. La seconda: 3-9 settimane è anche la tua finestra di verifica. Se dopo due mesi di lavoro regolare la situazione non è cambiata di niente, il problema non è la costanza — è che la leva giusta era un'altra, e vale la pena farsi valutare invece di continuare.

Sulla progressione degli esercizi schiena non serve inventare regole complicate: si aumenta una cosa alla volta, e la qualità dell'esecuzione viene prima del numero. Pochi movimenti fatti bene battono una lista lunga fatta male, e questo è vero anche solo perché è l'unico modo in cui continuerai a farli.

Quando fermarsi

Un fastidio moderato che compare durante il lavoro e sparisce poco dopo non è un allarme. Un dolore acuto, che aumenta ripetizione dopo ripetizione o che resta il giorno dopo, sì: quell'esercizio va modificato o tolto.

Se hai un episodio di dolore intenso in corso, la priorità non è la lista di esercizi schiena ma capire con cosa hai a che fare. E se compare uno qualsiasi dei segnali elencati in apertura, si smette e si va da un medico.

Dove entra la fisioterapia online

Il limite di un articolo come questo è evidente: non sa niente di te. La revisione Cochrane sul controllo motorio, quella che dice che nessun esercizio batte gli altri, chiude proprio suggerendo di scegliere in base a preferenze, formazione e sicurezza — cioè in base a un ragionamento sul singolo caso, che una lista non può fare.

È il tipo di lavoro che si può fare bene anche a distanza: il fisioterapista ti guarda mentre esegui gli esercizi schiena, corregge la tecnica, toglie quello che non ti serve e decide quando alzare l'asticella. Con Ri-Hub una sessione di fisioterapia online costa 29,90€.

In sintesi

Gli esercizi schiena funzionano — ma non per i motivi che si raccontano di solito. Prevengono davvero gli episodi di mal di schiena, ed è il dato con le prove migliori. Trattano la lombalgia cronica con un effetto reale sul dolore e più modesto su quanto riesci a fare. Non hanno bisogno di essere quelli "giusti": il core non è superiore, il Pilates non è obbligatorio, e la scelta può ragionevolmente cadere su quello che riesci a fare con continuità.

Quello che non fanno è raddrizzarti la postura e per quella via cancellare il dolore, perché quel nesso non è dimostrato. E lo stretching, che è la parte che tutti fanno volentieri, è l'unico tipo di esercizio che in quella meta-analisi non ha battuto il controllo sul dolore — il che non lo rende inutile, lo mette al suo posto: apertura, non cura.

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