Situazione
Sei stato operato: cosa succede adesso
L’intervento è la parte breve. Quella lunga comincia il giorno dopo, quasi sempre a casa, e quasi sempre con in mano un foglio di istruzioni che non spiega cosa aspettarsi davvero. Qui c’è la strada per i sei percorsi che ci arrivano più spesso, e la regola che non cambia mai: il protocollo è del chirurgo.
La regola che viene prima di tutto
Il protocollo lo decide chi ti ha operato, e non si scavalca. Dopo una ricostruzione del legamento crociato o una riparazione della cuffia dei rotatori ci sono tempi, gradi di movimento e carichi concessi che dipendono da come è andato l’intervento, da cosa ha trovato il chirurgo e da come ha riparato: due persone operate lo stesso giorno della stessa cosa possono avere due protocolli diversi, e nessuno che non fosse in sala può saperlo. Un fisioterapista bravo lavora dentro quei limiti, non contro.
Quello che invece varia enormemente, e su cui si può fare molto, è tutto il resto: quanto ti muovi nella giornata, come gestisci il gonfiore, se fai davvero gli esercizi assegnati o li fai per metà, cosa ti aspetti settimana per settimana. È la parte che decide la differenza fra un recupero e un recupero lento, ed è anche la parte in cui le persone vengono lasciate più sole.
L’altra cosa utile da sapere è che i tempi che si leggono in giro sono mediane, non promesse. «Tre mesi» vuol dire che a tre mesi metà delle persone ci è arrivata e metà no, e stare dall’altra parte della mediana non vuol dire che sta andando male. Le pagine qui sotto dicono i tempi in questo modo, perché è l’unico modo onesto di dirli.
I segnali per cui si chiama il chirurgo, non il fisioterapista
Nelle prime settimane dopo un intervento alcune cose vanno segnalate subito a chi ti ha operato, e non aspettano la seduta successiva.
- Febbre, o la ferita che diventa calda, rossa, gonfia o perde liquido.
- Dolore che cresce di giorno in giorno invece di calare, o che non risponde più a quello che prendevi.
- Un polpaccio gonfio, duro e dolente da un lato solo, soprattutto con affanno o dolore al petto.
- Perdita improvvisa di forza o di movimento che prima avevi.
- La sensazione netta che qualcosa abbia ceduto durante un movimento.
- Formicolio o mancanza di sensibilità nuovi, che prima dell’intervento non c’erano.
Non sono cose frequenti, e la stragrande maggioranza dei decorsi non ne incontra nessuna. Ma sono le sei per cui il numero da chiamare è quello del reparto. Quando serve un medico e non un fisioterapista.
A seconda dell’intervento
Ogni percorso ha tempi suoi, esercizi suoi e punti in cui ci si blocca sempre uguali. Queste sono le guide una per una.
Protesi di ginocchio
cosa fare a casa nelle prime settimane
Protesi d’anca
gli esercizi che contano davvero, e i movimenti da evitare
Cuffia dei rotatori operata
perché le prime settimane sono di sola protezione
Artroscopia di ginocchio
quando si torna a camminare e a guidare
Laminectomia
cosa si può fare con la schiena operata
Frattura di polso
dopo il gesso, per riprendere la mano
La cosa che vale per tutti: il gonfiore
Al di là di cosa ti hanno operato, l’edema è la questione che torna sempre nelle prime settimane — ed è quella su cui si può fare qualcosa tutti i giorni.
Cosa possiamo fare a distanza, e cosa no
Il dopo-intervento è fatto per la maggior parte di esercizi da ripetere a casa per mesi, ed è esattamente la parte che a distanza funziona. Ma c’è una linea netta.
Si può:
- Farti fare gli esercizi davanti alla camera e correggerli mentre li fai, nel posto in cui poi li ripeterai da solo.
- Tenere il conto di quello che il chirurgo ha concesso e far progredire il carico dentro quei limiti, settimana per settimana.
- Darti tempi realistici e dirti se stai andando dentro la mediana o no, invece di lasciarti a confrontarti con internet.
- Fare la parte noiosa che nessuno fa: esserci per i mesi in cui non succede niente di spettacolare e la gente molla.
Non si può:
- Cambiare o interpretare il protocollo del chirurgo: quello resta suo, e se qualcosa non torna si chiede a lui.
- Valutare la ferita, il gonfiore sospetto o qualunque cosa nell’elenco dei segnali qui sopra.
- Fare terapia manuale o mobilizzazioni passive: servono mani nella stanza.
- Sostituire i controlli previsti dopo l’intervento.
Se stai per iniziare un percorso, porta al primo colloquio il foglio delle dimissioni o il protocollo: è il documento che decide cosa si può fare, e senza si va a tentativi.
Domande che ci fanno sempre
Posso fare la riabilitazione post-operatoria online?
Per la parte di esercizio terapeutico sì, ed è la parte più lunga: mesi di esercizi da ripetere a casa, che è dove li faresti comunque. Quello che non si fa a distanza è la terapia manuale e tutto ciò che richiede di toccare o guardare da vicino la ferita. Molti percorsi funzionano bene misti: qualche seduta in presenza dove serve, il resto a distanza.
Quanto ci vuole a tornare come prima?
Dipende dall’intervento, e le guide qui sopra danno i tempi per ognuno. Ma vale la pena dire la cosa che di solito non si dice: «come prima» non è sempre l’obiettivo giusto né quello realistico. Dopo una protesi l’articolazione è un’altra cosa, e l’obiettivo è tornare a fare quello che ti serve fare. Quel traguardo lì si può definire insieme all’inizio, ed è molto più utile di un numero di mesi.
Il mio chirurgo mi ha dato un protocollo. Lo seguite?
Sì, e non è una formalità: è il documento che comanda. Il protocollo dice cosa è concesso e quando, e dipende da cose che solo chi ti ha operato sa. Il nostro lavoro è farti progredire dentro quei limiti nel modo migliore, non discuterli. Se il protocollo non ce l’hai, il primo passo è chiederlo al reparto.
Ho paura di rompere qualcosa muovendomi.
È la cosa che sentiamo più spesso, ed è comprensibile. La risposta è che nella maggior parte dei percorsi il rischio vero non è muoversi troppo, è muoversi troppo poco: un’articolazione lasciata ferma si irrigidisce e recuperarla dopo costa molto di più. Per questo esiste un protocollo che dice fin dove si può andare: serve proprio a toglierti di dosso questa decisione.
Le aree di intervento collegate
Se vuoi partire dal problema invece che dalla situazione, queste sono le pagine che lo spiegano per intero — con dentro cosa si può fare a distanza e cosa no.
Il primo colloquio è gratuito e dura venti minuti. Se non siamo la risposta giusta per te, te lo diciamo lì.