Pike push up: è uno degli esercizi a corpo libero più efficaci per costruire spalle forti senza attrezzi, e allo stesso tempo il gradino intermedio verso movimenti più avanzati come l'handstand push up. In questa guida trovi l'esecuzione passo passo, le progressioni per renderlo più facile o più difficile, gli errori che vediamo più spesso e cosa dice (e cosa non dice) la ricerca.
Rispetto a un push up classico, la posizione a V rovesciata sposta gran parte del lavoro dal petto alle spalle: il deltoide anteriore e quello medio diventano i motori del movimento. È un esercizio accessibile ma tutt'altro che banale, e non serve nulla oltre al pavimento.
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Gli esercizi e i consigli in questo articolo sono indicazioni generali e potrebbero non essere adatti alla tua situazione. Ogni persona ha una storia clinica unica: quello che funziona per altri potrebbe essere controproducente per te.
Come fare il pike push up: i passaggi
- Parti in posizione di plank, poi solleva i fianchi verso l'alto formando una V rovesciata (∧).
- Mani a terra poco più larghe delle spalle, gambe tese, testa rilassata tra le braccia.
- Piega i gomiti abbassando lentamente la testa verso il pavimento.
- Spingi con le spalle per tornare su, estendendo completamente le braccia.
- Ripeti 8-12 volte per 3 serie. È la progressione ideale verso l'handstand push up.
Che cos'è, in pratica
L'esercizio si esegue in una posizione a V rovesciata, con il bacino alto e il busto inclinato verso la verticale. Da lì la testa scende verso il pavimento piegando i gomiti, e si risale spingendo con le braccia. È proprio quell'angolazione a fare la differenza: più il busto si avvicina alla verticale, più il carico si sposta sulle spalle invece che sui pettorali.
Il nome deriva dalla posizione “pike” (carpiata) della ginnastica artistica. In italiano lo trovi anche come “piegamenti a V” o “piegamenti pike”: è lo stesso movimento. La sua funzione principale è propedeutica, cioè prepara il corpo a spingere sopra la testa sostenendo il proprio peso, che è esattamente il gesto dell'handstand push up. E si può eseguire ovunque, senza attrezzatura.
Push up classico, piegamenti a V e handstand push up a confronto
| Aspetto | Push up classico | Piegamenti a V | Handstand push up al muro |
|---|---|---|---|
| Posizione del busto | orizzontale | inclinata (V rovesciata) | verticale |
| Muscoli principali | pettorali | deltoide anteriore e medio | deltoide, con il carico più alto |
| Peso corporeo sulle braccia | minore | intermedio | massimo |
| A che cosa serve | base della spinta orizzontale | costruire la spinta sopra la testa | obiettivo avanzato |

Muscoli coinvolti
Nel pike push up i protagonisti sono i deltoidi, soprattutto il fascio anteriore e quello medio. I tricipiti intervengono come muscoli secondari, perché estendono il gomito nella fase di risalita, mentre il trapezio superiore lavora per stabilizzare il movimento.
C'è poi una parte meno visibile ma decisiva. Il core deve restare attivo per tenere la V rovesciata senza che il bacino ceda, e i muscoli che stabilizzano la scapola devono controllare attivamente la posizione mentre le braccia lavorano sopra la testa. È per questo che vale la pena considerarlo un esercizio completo per la parte superiore, e non un semplice “esercizio di spalle”.
Quanto è solido tutto questo? Conviene dirlo con onestà: non esistono studi elettromiografici pubblicati su questo specifico esercizio. Quello che sappiamo arriva da lavori sulle varianti di push up, e va letto con cautela. Uno studio elettromiografico ha confrontato il push up standard con tre versioni eseguite su appoggi sospesi o instabili, misurando quattro motori primari della spalla e quattro stabilizzatori del tronco: l'attivazione degli addominali è risultata significativamente maggiore nelle varianti sospese, mentre deltoide anteriore, gran pettorale e dentato anteriore non hanno mostrato un reclutamento superiore rispetto al push up classico. È un dato utile per capire quanto lavora il tronco quando cambia l'appoggio, ma riguarda l'instabilità, non l'inclinazione a V. La logica biomeccanica del pike push up è coerente, il dato misurato sull'esercizio semplicemente non c'è.
Come eseguirlo bene
Parti dalla posizione di push up e solleva il bacino finché il corpo non forma una V rovesciata. Le mani restano leggermente più larghe delle spalle. Da qui piega i gomiti portando la testa verso il pavimento, in mezzo alle mani: i gomiti puntano verso l'esterno a circa 45 gradi, non spalancati di lato. Spingi per tornare alla posizione iniziale estendendo completamente le braccia. Questa è una ripetizione.
Due dettagli cambiano la qualità di tutte le altre: il collo resta neutro, cioè la testa scende ma non si sporge in avanti, e la discesa è controllata invece che lasciata cadere.
Un consiglio importante: prima di provare questi esercizi, assicurati di aver ricevuto una diagnosi corretta. Spesso si pensa di avere un problema, ma la causa reale del dolore e un’altra. Eseguire esercizi sbagliati può peggiorare la situazione invece di migliorarla.
Progressioni: dal più facile al più difficile
Se a terra è troppo difficile, non insistere su una forma sbagliata: cambia leva. Appoggiare le mani su un supporto rialzato (un gradino, un rialzo stabile, il bordo di un divano) riduce l'intensità perché riporta il busto verso l'orizzontale. Man mano che diventi più forte, abbassa il supporto: è una progressione continua, non un salto.
Per aumentare la difficoltà si fa esattamente il contrario: eleva i piedi su una panca o una sedia. Con i piedi elevati il busto si avvicina alla verticale e il carico sulle spalle aumenta in modo netto. Il passo successivo, quando anche questa variante diventa gestibile, è l'handstand push up al muro.
| Livello | Variante | Che cosa cambia |
|---|---|---|
| Più facile | mani su un supporto rialzato | busto più orizzontale, meno carico sulle spalle |
| Base | mani e piedi a terra | la versione standard |
| Più difficile | piedi elevati su panca o sedia | busto più verticale, carico sulle spalle molto maggiore |
| Avanzato | handstand push up al muro | quasi tutto il peso corporeo sulle braccia |
Sulle ripetizioni serve una precisazione utile. A corpo libero non puoi aggiungere dischi, quindi il carico si regola in due modi: con la leva, cioè le varianti qui sopra, e con quanto ti avvicini al cedimento. Una revisione sistematica con meta-analisi che ha confrontato allenamenti a carico basso e a carico alto ha trovato guadagni di ipertrofia simili fra i due approcci, purché le serie siano portate vicino all'esaurimento, mentre la forza massimale migliora di più con i carichi alti. Tradotto per chi si allena in casa: per far crescere le spalle il corpo libero regge benissimo il confronto, ma se l'obiettivo è il massimale sopra la testa, prima o poi servirà anche il sovraccarico.
Errori comuni
- Bacino troppo basso. È l'errore numero uno: se la V rovesciata non è pronunciata, quello che stai facendo è un push up normale con qualche grado in più, e il carico torna sul petto.
- Collo che crolla. Estendere eccessivamente la cervicale per “arrivare” a terra con la testa è un ottimo modo per accumulare fastidio senza guadagnare nulla in allenamento.
- Gomiti troppo larghi. Aprirli oltre misura stressa la spalla: circa 45 gradi resta l'angolo di riferimento.
- Movimenti a scatti. Discesa e risalita vanno controllate. Rimbalzare significa saltare proprio la parte del movimento che allena davvero.
Come inserirlo nella routine
Il pike push up trova posto naturalmente nel giorno dedicato alle spalle o alla parte superiore. 3-4 serie da 8-12 ripetizioni sono un riferimento efficace. Può sostituire o affiancare il military press con manubri, e funziona molto bene nei circuiti a corpo libero: abbinato a pull up e dip copre spinta verticale, trazione e lavoro di tricipiti in poche stazioni.
C'è anche un impiego meno ovvio ma sensato: qualche serie leggera come attivazione, prima degli esercizi con sovraccarico sopra la testa.
Spalle, dolore e prevenzione: che cosa sappiamo davvero
Eseguito bene, il pike push up carica progressivamente i muscoli che stabilizzano la spalla e allena un pattern di spinta sopra la testa controllato. Da qui a dire che “previene l'impingement”, però, c'è un salto che l'evidenza disponibile non autorizza.
Quello che la ricerca mostra è un'altra cosa, comunque rilevante: nel dolore subacromiale, spesso etichettato come impingement di spalla, l'esercizio terapeutico è il pilastro del trattamento conservativo, e gli esercizi di stabilizzazione scapolare hanno mostrato benefici su dolore e funzione. Sul dolore di spalla legato alla cuffia dei rotatori, una meta-analisi del 2025 ha trovato che i programmi di esercizio specifici riducono i sintomi in misura moderata rispetto a esercizi generici, e che l'efficacia cambia a seconda del tipo di esercizio: da qui la raccomandazione di prescrizioni individualizzate, non di un protocollo uguale per tutti. Sul come dosarlo, però, le stesse revisioni sono esplicite nel dire che tipo, dose e durata ottimali restano da chiarire.
Detto altrimenti: allenare le spalle in modo graduale è quasi certamente una buona idea, ma attribuire a un singolo esercizio un potere protettivo specifico non lo è. E se hai già dolore alla spalla, la sequenza corretta è capire da che cosa dipende prima di scegliere che cosa fare: le progressioni permettono di adattare il carico, non di saltare la valutazione.
In sintesi
Servono il pavimento e nient'altro, si scala in entrambe le direzioni e prepara a movimenti più avanzati: sono le tre ragioni per cui questo esercizio resta tra i migliori per costruire spalle forti a corpo libero. Le progressioni lo rendono accessibile praticamente a chiunque, a patto di scegliere la variante adatta al proprio livello invece di forzare quella “da manuale”. Se vuoi impostare bene i piegamenti a V e progredire in sicurezza, soprattutto se in passato hai avuto problemi di spalla, i fisioterapisti di Ri-Hub possono seguirti online.
Fonti
- Recruitment of Shoulder Prime Movers and Torso Stabilizers During Push-Up Exercises Using a Suspension Training System — Journal of Sport Rehabilitation, 2020
- Strength and Hypertrophy Adaptations Between Low- vs. High-Load Resistance Training: A Systematic Review and Meta-analysis — Journal of Strength and Conditioning Research, 2017
- An Update of Systematic Reviews Examining the Effectiveness of Conservative Physical Therapy Interventions for Subacromial Shoulder Pain — Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy, 2020
- Effect of scapular stabilization exercises on subacromial pain (impingement) syndrome: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials — Frontiers in Neurology, 2024
- Specific modes of exercise to improve rotator cuff-related shoulder pain: systematic review and meta-analysis — Frontiers in Bioengineering and Biotechnology, 2025
Ultima verifica delle fonti: agosto 2026.




