Gravidanza e post parto

Posizioni in Travaglio: Quali Aiutano Davvero, Secondo le Prove

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 9 settembre 2026

Una serena foto in bianco e nero che cattura il momento di tranquillità di una donna incinta in interni.
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Ti hanno detto che potrai muoverti. Poi arrivi al punto nascita, ti attaccano il monitoraggio, ti trovi seduta su un letto con due cinture addosso, e la domanda che avevi preparato — posso alzarmi? — sembra improvvisamente fuori luogo.

Questo articolo serve a farti arrivare a quel momento sapendo quali posizioni hanno prove dietro e quali no, e quali domande fare. Non serve a farti decidere da sola: la posizione la scegli con l'ostetrica, e cambia in base a come sta andando.

Ti anticipo la conclusione, più sfumata di come la trovi scritta in giro: nel primo stadio muoversi ha prove buone. Nella fase delle spinte è un bilancio, con vantaggi e prezzi. E se hai l'epidurale, quasi tutto quello che hai letto sulla posizione verticale non vale più.

Perché la posizione dovrebbe contare

L'idea di fondo è semplice: in piedi la gravità aiuta la discesa, il bacino non è schiacciato contro il materasso e puoi assecondare le contrazioni invece di subirle. È un ragionamento sensato, ma i ragionamenti sensati vanno misurati: e i numeri che escono sono più piccoli e più complicati di quanto ti aspetteresti.

Primo stadio: qui le prove sono più chiare

Il primo stadio è la parte lunga, quella in cui il collo dell'utero si dilata. È anche la fase con le prove migliori a favore del movimento.

La revisione Cochrane di riferimento ha messo insieme 25 studi randomizzati e 5.218 donne, confrontando chi veniva incoraggiata a stare in posizione verticale e a camminare con chi restava a letto. I risultati, in sintesi:

  • il primo stadio è durato circa un'ora e 22 minuti in meno (differenza media -1,36 ore, IC 95%: da -2,22 a -0,51; 15 studi, 2.503 donne);
  • meno tagli cesarei (RR 0,71, IC 95%: 0,54-0,94);
  • meno epidurali richieste (RR 0,81, IC 95%: 0,66-0,99);
  • nessuna differenza chiara sugli altri esiti di salute di mamma e bambino (l'unico segnale a favore, meno ricoveri in terapia intensiva neonatale, veniva da un solo studio).

Adesso la parte onesta. Gli autori scrivono che i risultati vanno interpretati con cautela: qualità metodologica variabile ed eterogeneità enorme (I² del 93% sulla durata: i singoli studi dicevano cose molto diverse fra loro). C'è poi un limite insuperabile — non puoi nascondere a una donna in che posizione sta — quindi il rischio di distorsione è alto ovunque.

Tradotto: la direzione dell'effetto è credibile, e la conclusione degli autori è netta — le donne a basso rischio vanno informate dei benefici delle posizioni verticali e aiutate ad assumere quella che preferiscono. La cifra esatta, quell'ora e 22 minuti, è una media fragile.

Donna incinta in abbigliamento casual che tiene dolcemente la pancia, simboleggiando la maternità.

Fase delle spinte, senza epidurale: benefici veri e due prezzi

Qui i numeri si rimpiccioliscono e compaiono i primi svantaggi. La revisione Cochrane sul secondo stadio nelle donne senza epidurale ha raccolto 30 studi e 9.015 donne, confrontando qualunque posizione verticale (seduta, sgabello da parto, sedia, accovacciata, in ginocchio) con le posizioni supine.

Esito Posizioni verticali vs supine Qualità delle prove
Durata del secondo stadio -6,16 minuti (IC 95%: -9,74 a -2,59) molto bassa
Parti con ventosa o forcipe RR 0,75 (0,66-0,86) moderata
Episiotomie RR 0,75 (0,61-0,92)
Lacerazioni di secondo grado RR 1,20 (1,00-1,44) bassa
Perdita di sangue stimata sopra 500 ml RR 1,48 (1,10-1,98) moderata
Taglio cesareo nessuna differenza chiara bassa
Tracciati cardiaci fetali anomali RR 0,46 (0,22-0,93) 2 soli studi

Tre cose da leggere in questa tabella.

La prima: sei minuti. E quando gli autori rifanno i conti escludendo gli studi peggiori, la differenza non c'è più. Se qualcuno ti ha promesso che stare verticale accorcia di molto le spinte, le prove non lo sostengono.

La seconda: il beneficio più solido è un altro. Un quarto in meno di parti con ventosa o forcipe e un quarto in meno di episiotomie contano davvero per come ti sentirai nelle settimane dopo.

La terza: ci sono due prezzi. La perdita di sangue stimata sopra i mezzo litro era più frequente, e le lacerazioni di secondo grado forse anche (l'intervallo di confidenza tocca l'1,00, quindi la certezza non c'è). Sulle lacerazioni gravi, di terzo e quarto grado, non è emersa nessuna differenza chiara.

Non è una posizione "migliore": è uno scambio, e chi ti assiste lo conosce meglio di qualunque articolo.

La palla: la cosa più studiata per il dolore

La palla è l'unico strumento di questa lista che puoi provare a casa nelle ultime settimane, e ha prove specifiche — ma su un esito solo.

Una prima meta-analisi (4 studi randomizzati, 220 donne) ha misurato, negli studi analizzabili insieme, una riduzione del dolore di 0,92 punti su una scala da 0 a 10 (IC 95%: da -1,28 a -0,56). Una seconda revisione indipendente, su 7 studi, ha misurato anche quando arriva l'effetto: -1,46 punti dopo 20-30 minuti sulla palla, -1,95 dopo 60 minuti, -1,72 dopo 90. La qualità delle prove su questo esito è stata giudicata moderata, che in questo campo è tanto.

Uno studio randomizzato su 120 donne al primo figlio, con la palla dai 4 cm di dilatazione, ha misurato meno dolore a 9 cm e una fase attiva più breve, ma nessuna differenza nei punteggi di comfort e soddisfazione.

Il messaggio pratico: la palla è un buon analgesico non farmacologico e va usata a lungo, non cinque minuti. Su durata, lacerazioni ed esiti del neonato la revisione che li ha misurati non ha trovato differenze, con prove di qualità bassa o molto bassa.

Quattro zampe, mal di schiena e "bambino posteriore"

Qui devo smontarti qualcosa e darti una cosa che funziona.

Quando il bambino è in posizione occipito-posteriore — la nuca verso la tua schiena — il travaglio tende a essere più lungo, più doloroso e concentrato nella zona lombare. È il famoso mal di schiena in travaglio, e da qui nasce la fama del quattro zampe: la posizione che dovrebbe far ruotare il bambino.

Cosa dicono le prove, in ordine:

  • La revisione Cochrane sul quattro zampe (3 studi, 2.794 donne) ha trovato che in travaglio la posizione riduce in modo significativo il mal di schiena. La riduzione delle posizioni posteriori alla nascita e dei parti operativi, invece, non era statisticamente significativa. E l'idea di farlo 10 minuti due volte al giorno nelle ultime settimane di gravidanza, testata su 2.547 donne, non ha avuto nessun effetto sulla posizione del bambino al parto.
  • Una meta-analisi su 5 studi randomizzati (1.727 donne in quattro zampe contro 1.641 controlli) è ancora più diretta: la percentuale di bambini in posizione anteriore alla nascita era 81,2% in entrambi i gruppi. Solo nel sottogruppo di donne con malposizione confermata all'ecografia si vedeva un aumento subito dopo la posizione (17,0% contro 10,3%), che però non si manteneva al momento del parto.
  • Una meta-analisi sulle posizioni con cosce flesse (7 studi, 1.422 donne) non ha trovato un aumento significativo della rotazione (RR 1,15, IC 95%: 0,96-1,39) né più parti spontanei, ma ha misurato un primo stadio più breve di 27 minuti.

E poi c'è il dato più recente, che apre uno spiraglio. Una meta-analisi del 2026 ha analizzato separatamente gli studi giudicati affidabili: su 4 studi e 922 donne, i cambi di posizione durante il primo stadio hanno aumentato la rotazione da posteriore ad anteriore (RR 1,68, IC 95%: 1,09-2,60). E quando l'intervento partiva fra i 3 e i 5 cm di dilatazione e veniva mantenuto a lungo, i numeri salivano: rotazione RR 2,45, parti vaginali RR 1,22, parti spontanei RR 1,39. Nei sottogruppi calcolati su tutti e dieci gli studi, la posizione che si associava a più parti spontanei era la laterale con la coscia superiore flessa. Sulle stesse manovre fatte prima del travaglio le prove non bastano: una revisione Cochrane del 2024 non ha trovato nessuno studio utilizzabile.

Riassumendo con onestà: il quattro zampe è un'ottima posizione antidolore per la schiena e una manovra ostetrica mediocre. Se ti fa stare meglio, è già un motivo sufficiente. Se il bambino è posteriore, contano il momento e il tipo di posizione, e quella scelta la fa chi ti assiste.

L'epidurale ribalta il quadro

Qui devi cancellare quasi tutto quello che hai letto sopra: è la parte in cui le informazioni che girano sono più vecchie delle prove.

Il trial britannico BUMPES ha randomizzato 3.093 donne al primo figlio con epidurale a basso dosaggio a stare verticali o sdraiate durante le spinte, in 41 ospedali. I parti spontanei sono stati il 35,2% nel gruppo verticale contro il 41,1% nel gruppo sdraiato: quasi 6 punti percentuali a favore dello stare sdraiate (rischio relativo aggiustato 0,86, IC 95%: 0,78-0,94). Su quasi tutti gli altri esiti — parti strumentali, lesioni dello sfintere anale, Apgar, incontinenza fecale a un anno — nessuna differenza.

La revisione Cochrane sulla posizione nel secondo stadio con epidurale (8 studi, 4.464 donne) nel complesso non trova differenze chiare. Ma quando gli autori isolano i tre studi metodologicamente migliori (3.609 donne, prove di qualità alta), il risultato è netto e va nella stessa direzione: la posizione verticale aumenta i parti operativi (RR 1,11, cioè 63 parti operativi in più ogni 1.000 donne) e i cesarei (RR 1,29, 25 in più ogni 1.000). E la soddisfazione complessiva per il parto era leggermente più bassa nel gruppo verticale.

Attenzione a una parola, però: qui si fanno i danni. "Sdraiata" in questi studi non vuol dire schiena piatta a pancia in su. Gli autori Cochrane lo scrivono: le posizioni studiate erano la laterale destra o sinistra e la semi-seduta. La supina piatta e la litotomica non si usano di routine proprio per il rischio di compressione dei grossi vasi.

E allora cosa aiuta, con l'epidurale? Due cose, ed entrambe si fanno a letto:

  • Cambiare posizione stando a letto. Una meta-analisi del 2026 su 12 studi e 5.439 donne con epidurale a basso dosaggio ha trovato che le attività a letto accorciavano il primo stadio e il secondo stadio, mentre la sola posizione verticale si associava a un 8% in più di parti con ventosa o forcipe (RR 1,08, IC 95%: 1,01-1,15).
  • Il cuscino "arachide", quello che si mette fra le ginocchia stando sul fianco. Una meta-analisi su 8 studi e 1.352 donne ha misurato, nelle donne con epidurale, un primo stadio più corto di quasi 53 minuti e meno tagli cesarei (RR 0,74, IC 95%: 0,60-0,91), con soddisfazione più alta. Gli autori segnalano che alcuni studi inclusi avevano rischio di distorsione, quindi prendilo come promettente, non come certo.

Se hai in programma l'epidurale, la domanda utile non è "potrò camminare", è: "come mi aiutate a cambiare posizione nel letto, e ogni quanto?"

Cosa puoi preparare prima

Nessuno di questi punti riguarda il "far girare il bambino": su quello, come hai visto, non ci sono prove. Riguardano te.

Prova le posizioni a casa. Non per allenarle, ma per sapere come ci si sta: quattro zampe appoggiata al divano, in ginocchio abbracciata alla palla, sul fianco con un cuscino tra le ginocchia, semi-seduta appoggiata al partner. In travaglio non si impara niente di nuovo: si usa quello che il corpo già conosce.

Continua a muoverti. Le raccomandazioni internazionali per una gravidanza senza controindicazioni parlano di almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica e di forza. Cosa è sicuro, cosa no e come si adatta trimestre per trimestre lo trovi in Esercizio in gravidanza: cosa è sicuro davvero.

Allena il pavimento pelvico. Qui i numeri sono buoni e vale la pena guardarli: una meta-analisi su 30 studi randomizzati e 6.691 donne ha trovato che l'allenamento del pavimento pelvico in gravidanza dimezza il rischio di lacerazioni di terzo o quarto grado (RR 0,50, IC 95%: 0,31-0,80) e riduce l'incontinenza urinaria (RR 0,72, IC 95%: 0,59-0,87). Sull'episiotomia, onestamente, nessun effetto (RR 0,95). Come si fanno davvero, senza trattenere la pipì e senza spingere in giù, è spiegato in Esercizi di Kegel: come farli.

Fai tre domande al punto nascita: quali supporti avete (palla, sgabello, cuscino arachide, sponde); se il monitoraggio è telemetrico, cioè se posso muovermi mentre sono collegata; se con l'epidurale mi aiutate a cambiare posizione. Sono domande organizzative: la risposta cambia da un reparto all'altro.

Se hai dolore al bacino, dillo prima. Se in gravidanza hai già male al pube o alla parte bassa della schiena, alcune posizioni molto divaricate possono essere insopportabili proprio quando ti servirebbero. È una cosa da segnalare in anticipo, e che si può gestire: ne parliamo in Dolore al cingolo pelvico in gravidanza.

Se compare un sintomo nuovo, non aspettare. Una gamba sola gonfia, calda o dolente, un mal di testa forte con disturbi della vista, il bambino che si muove meno: non sono cose da fisioterapista. Chiama subito il punto nascita.

Quando la posizione non è la variabile che conta

Ci sono situazioni in cui la libertà di movimento si riduce per ragioni cliniche vere: monitoraggio continuo indicato, induzione, pressione alta, un travaglio che non progredisce, un'anestesia che rende le gambe pesanti. Lì la posizione non è più una questione di preferenza.

Vale anche il contrario, ed è la riga più utile da portarti dietro. Il documento dell'American College of Obstetricians and Gynecologists sulle pratiche a basso intervento lo mette in una frase sola: per la maggior parte delle donne, nessuna posizione va imposta né vietata. E le raccomandazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sull'assistenza al travaglio sono costruite attorno all'esperienza della donna e a un'assistenza centrata su di lei.

Se ti dicono che devi stare in un modo, va benissimo chiedere perché: quando c'è un motivo clinico, la risposta arriva in dieci secondi.

Cosa può fare un fisioterapista (e cosa no)

Mettiamo subito il confine: noi non assistiamo il travaglio e non diamo indicazioni ostetriche. Chi decide come si sta e quando si spinge è l'ostetrica, insieme al team del punto nascita.

Quello che un fisioterapista può fare sta prima e dopo. Prima: guardare come ti muovi, farti provare le posizioni che ti interessano e adattarle al tuo corpo — il quattro zampe con dolore ai polsi o l'accovacciata con dolore al pube vanno modificati, non subiti; lavorare sulla resistenza delle gambe e sul respiro; insegnarti a usare il pavimento pelvico, sia a contrarlo sia a lasciarlo andare. Dopo: rimetterti insieme, che è un capitolo a parte.

Tutto questo si fa bene in videochiamata, perché è lavoro di movimento e di apprendimento, non di mani addosso. Con Ri-Hub si parte da una prima visita gratuita di venti minuti: ci racconti a che settimana sei, cosa ti fa male e cosa ti preoccupa, e ti diciamo se possiamo esserti utili — e se non possiamo, te lo diciamo subito. Le sedute successive costano 29,90 €.

Una cosa non la facciamo: se dietro c'è una condizione neurologica o neuromuscolare complessa, o una situazione ostetrica che richiede sorveglianza, il posto giusto non siamo noi, ed è più corretto dirtelo ora che farti perdere settimane.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

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