Succede quasi sempre intorno alla dodicesima settimana. Racconti a qualcuno che continui ad allenarti e ti arriva la frase, detta con la sicurezza di chi cita una legge: «gli addominali no». Nessuno spiega quali, né perché, né fino a quando. E tu smetti tutto, per sicurezza.
Ti do subito la versione corta, poi i numeri. Il divieto totale non ha uno studio dietro: è una regola prudenziale nata da un ragionamento anatomico e trasformata in dogma lungo la strada. La versione onesta è più noiosa e più utile — due o tre esercizi diventano poco sensati per ragioni pratiche, tutto il resto del lavoro sul core non solo si può fare, ma è quello che ti serve davvero.
"Niente crunch": quanto è evidenza e quanto è prudenza
Partiamo dalla domanda scomoda: qualcuno ha mai visto dei crunch fare danno in gravidanza? No. Non esiste uno studio che li abbia messi alla prova e li abbia visti peggiorare qualcosa. Il divieto nasce da un sillogismo: i crunch accorciano il retto dell'addome, il retto in gravidanza è già teso al massimo, quindi i crunch peggiorano la diastasi. Sembra logico. Il problema è che quando qualcuno è andato a misurarlo, il sillogismo non ha retto.
Il dato più vicino che abbiamo è un trial randomizzato pubblicato sul Journal of Physiotherapy su 70 donne fra i 6 e i 12 mesi dal parto con una diastasi diagnosticata: 12 settimane di head lift, crunch e crunch obliqui, cinque giorni a settimana, cioè esattamente il programma che tutti dicono di non fare. La distanza fra i retti non è peggiorata né migliorata (differenza media 1 mm sopra l'ombelico, IC 95% da -1 a 4), mentre sono aumentati lo spessore del retto dell'addome (0,7 mm) e la forza (9 Nm). Nessun peggioramento del pavimento pelvico né del dolore lombare, pelvico o addominale.
Va detto con precisione, perché è il tipo di scivolata che si vede spesso: quello studio è stato fatto dopo il parto, non in gravidanza. Non dimostra che i crunch a 30 settimane siano innocui. Dimostra che l'idea da cui il divieto è partito — "i crunch allargano il solco" — non si è vista nemmeno nella popolazione in cui era più facile vederla.
Un secondo dato complica ancora il quadro. In uno studio ecografico su 26 donne con diastasi e 17 controlli, durante un crunch spontaneo la distanza fra i retti si restringe (di 1,19 cm sopra l'ombelico), ma la linea alba si deforma di più; attivando prima il trasverso il solco si restringe di meno, e la linea alba si deforma di meno. Cioè: la chiusura del solco, la cosa che tutti misurano, non è necessariamente la cosa buona. Gli autori restano cauti — il loro indice di deformazione va ancora validato — ma il senso è chiaro: conta come si comporta il tessuto, non quanti centimetri leggi.
Allora perché a un certo punto smetterai comunque? Per tre motivi molto meno drammatici: ti obbligano a stare sulla schiena, diventano scomodi quando la pancia cresce, e sono inefficaci rispetto a quello che ti serve adesso, cioè controllo della pressione e resistenza, non forza di flessione del tronco. Smetti perché non servono, non perché fanno paura.
Sdraiata sulla schiena: i dati sono meno allarmistici di quanto credi
Qui va fatta una separazione che quasi nessuno fa, ed è la ragione per cui su questo tema circola tanto allarme.
La compressione è reale. In uno studio di risonanza magnetica cardiovascolare, passare dalla posizione supina al fianco sinistro alla 32ª settimana aumentava la gittata cardiaca del 24%, la gittata sistolica del 35% e il volume telediastolico del ventricolo sinistro del 21%. Era uno studio piccolissimo — otto donne in gravidanza avanzata — ma la fisiologia non è in discussione: l'utero pesa sulla vena cava inferiore e il ritorno venoso cala.
Il corpo però compensa. Un secondo studio di risonanza, su 12 donne senza sintomi e 10 con sintomi di sindrome ipotensiva supina fra la 34ª e la 38ª settimana, ha misurato in entrambi i gruppi la stessa sequenza: meno flusso nella vena cava, meno gittata cardiaca, e più flusso nella vena azygos come circolo di compenso. La differenza fra chi sta male e chi no non era la compressione: era quanto bene funzionava quel compenso. Chi aveva sintomi aveva un flusso azygos più basso. Ecco perché la regola giusta è ascoltare i sintomi e non guardare il calendario.
E qui arriva il salto logico che rovina tutto. I dati che spaventano di più — quelli su posizione supina e peso alla nascita — riguardano il sonno, non l'esercizio. Un'analisi su dati individuali di 4 studi caso-controllo, su 1.760 donne oltre le 28 settimane, ha trovato che chi si addormentava abitualmente supina (il 3,2%) aveva bambini di 3.410 g contro 3.554 g di peso medio corretto (differenza 144 g, IC 95% da -253 a -36) e un rischio triplo di nascere piccolo per l'età gestazionale secondo lo standard INTERGROWTH (OR corretto 3,23, IC 95% da 1,37 a 7,59) — anche se con lo standard personalizzato lo stesso aumento non era statisticamente significativo (1,63, IC 95% da 0,77 a 3,44).
Parliamo di ore di sonno, ogni notte, nelle ultime settimane: applicare quel numero a novanta secondi di esercizio a pancia in su è un errore di categoria. Il tema del sonno l'abbiamo affrontato per intero in Dormire in gravidanza: posizioni e cosa dicono gli studi.
Sull'esercizio in supino, invece, esiste una revisione sistematica dedicata: 7 studi, 1.759 donne. Nei tre trial randomizzati, i programmi supervisionati che includevano esercizi da supina non si associavano a un basso peso alla nascita. Nei quattro studi osservazionali nessun evento avverso materno — ma sono stati registrati tracciati cardiaci fetali anomali in 20 feti su 65 (31%) durante una singola sessione in supino, e un calo del 13% del flusso uterino passando dal riposo sul fianco sinistro all'esercizio dinamico in supino. La conclusione degli autori è la più onesta possibile: le prove non bastano per stabilire se sia sicuro o se vada evitato.
L'ultimo tassello è del 2025: 48 atlete in gravidanza hanno eseguito un protocollo di forza pesante che includeva panca piana, cioè lavoro in supino. La frequenza cardiaca fetale è rimasta, prima e dopo, dentro il range normale (110-160 bpm) e gli indici di pulsatilità dell'arteria uterina sono addirittura diminuiti; una sola donna ha avuto sintomi da compressione della cava e un solo feto una bradicardia, rientrata poco dopo i tre minuti. In dodici casi in tutto si è vista una tachicardia fetale sopra i 160 bpm, mai però a livelli patologici. Da non generalizzare, però: erano donne molto allenate, e si misuravano gli effetti immediati, non gli esiti della gravidanza.
Mettendo tutto in fila: le 30 linee guida di salute pubblica raccolte in una revisione sul British Journal of Sports Medicine chiedono di modificare alcuni esercizi — la posizione supina è citata proprio come esempio — non di eliminarli, e mettono i giramenti di testa persistenti fra i segnali per interrompere l'attività. Il quadro completo, con i 150 minuti a settimana, è in Esercizio in gravidanza: cosa è sicuro davvero.

Cosa allenare davvero: il trasverso e il respiro
Tolti i crunch, resta la parte che conta, ed è più semplice di quanto sembri.
Il trasverso dell'addome è lo strato profondo che avvolge la pancia come una fascia. Non ti solleva il busto: regola la pressione. Lo alleni così: espira lentamente dalla bocca e, mentre l'aria esce, lascia che la pancia si accorci verso l'interno in modo leggero, come se stessi allacciando una cintura di un buco. La pancia non deve indurirsi né spingere in fuori, e le costole non si devono bloccare.
Il respiro è la seconda metà del lavoro: con l'utero che sale il diaframma perde spazio e quasi tutte finiscono a respirare solo con la parte alta del torace. Un respiro che si allarga anche lateralmente, sulle coste, riporta coordinazione fra diaframma, addome profondo e pavimento pelvico — che sono un sistema unico, non tre muscoli separati.
E se devi scegliere una sola cosa da fare, sceglila qui. La revisione Cochrane su 46 studi e 10.832 donne ha trovato che nelle donne continenti l'allenamento del pavimento pelvico iniziato in gravidanza riduce probabilmente del 62% il rischio di perdite di urina nel terzo trimestre (RR 0,38, IC 95% da 0,20 a 0,72) e del 29% quelle nei mesi successivi al parto (RR 0,71, IC 95% da 0,54 a 0,95, prove di alta qualità). Nessun esercizio addominale, in gravidanza, ha numeri lontanamente paragonabili. Come si fa in pratica è in Pavimento pelvico femminile: esercizi e quando servono.
Attorno a questo nucleo funzionano bene in tutti i trimestri: il lavoro in quadrupedia, gli esercizi antirotazione e antiestensione in piedi, i trasporti di carico asimmetrici, il plank inclinato su un rialzo finché resta pulito. Ma la regola per capire se un esercizio va bene oggi non è l'elenco: è la pancia che resta piatta e il respiro che continua.
La diastasi: quanto è comune e come la controlli da sola
Prima cosa, e serve a togliere ansia: una separazione dei retti in gravidanza è normale. Nella coorte su 300 donne al primo figlio che è il riferimento sul tema, la diastasi era presente nel 33,1% già alla 21ª settimana, poi nel 60,0% a 6 settimane dal parto, nel 45,4% a 6 mesi e nel 32,6% a 12 mesi. E a 12 mesi dal parto le donne con e senza diastasi riferivano la stessa quantità di dolore lombopelvico.
Il controllo a casa, se vuoi farlo, è questo: sdraiata sulla schiena con le ginocchia piegate, appoggia due o tre dita in orizzontale sulla linea mediana appena sopra l'ombelico e solleva di poco testa e spalle. Senti quante dita entrano nel solco e, soprattutto, com'è il fondo: teso ed elastico oppure cedevole. Ripeti all'altezza dell'ombelico e qualche centimetro sotto. La soglia usata nella ricerca è due dita di larghezza; le linee guida chirurgiche europee parlano di separazione superiore a 2 cm, ricordando che le prove sul tema sono deboli quasi ovunque.
Due avvertenze oneste. In gravidanza questa misura conta poco, perché una separazione è un adattamento atteso: serve a conoscere il tuo punto di partenza, non a diagnosticarti qualcosa. E la palpazione con le dita è grossolana, con numeri che oscillano da un giorno all'altro. Il percorso completo dopo il parto è in Diastasi addominale: cosa funziona davvero.
E la cresta che compare al centro quando ti alzi dal letto — il coning? È un semaforo, non una diagnosi: ti dice che in quel momento la pressione dentro l'addome supera quello che la parete contiene. Cambia leva, riduci il carico, rallenta. Non ti dice che ti sei fatta male.
Sulla prevenzione, infine, meglio non promettere niente: una revisione su 8 studi e 336 donne ha calcolato che l'esercizio prenatale riduce la presenza di diastasi del 35% (RR 0,65, IC 95% da 0,46 a 0,92), ma gli autori stessi giudicano quegli studi di qualità scarsa e concludono che l'esercizio non specifico può aiutare oppure no. Un segnale, non una garanzia.
Se già ti allenavi
Qui le prove sono le più scarse di tutte, e la revisione sulle 30 linee guida internazionali lo dice esplicitamente: pochissime hanno qualcosa da dire alle donne molto allenate. Ti stanno rispondendo con raccomandazioni scritte per chi parte da zero.
Quello che c'è: un sondaggio su 679 donne che in gravidanza hanno sollevato almeno l'80% del massimale. Il 71% ha continuato a fare esercizi da sdraiata sulla schiena; il 66% non ha riferito complicazioni in gravidanza o al parto, il 57% ha riferito perdite di urina dopo. Secondo gli autori gli esiti non cambiavano fra chi faceva sollevamento olimpico, Valsalva o lavoro in supino e chi li evitava, e chi ha mantenuto il livello di allenamento fino al parto riferiva meno complicazioni riproduttive di chi aveva smesso prima. È un sondaggio online, con auto-selezione e ricordo a posteriori: va letto come un'assenza di allarme, non come una prova di sicurezza.
In pratica: non smetti, adatti. Riduci il carico assoluto e tieni alta la qualità tecnica, sposta gli esercizi supini su una panca inclinata o in piedi, molla la Valsalva a favore di un'espirazione sullo sforzo, e usa la pancia piatta e il respiro come criterio di ammissione a ogni serie. Sui pesi c'è un articolo dedicato: Sollevare pesi in gravidanza: cosa si può fare davvero.
Cosa evitare per davvero
La lista vera è corta, e nessuna di queste voci è "gli addominali":
- Trattenere il respiro sotto sforzo. È il modo più diretto per far salire la pressione addominale contro una parete già in tensione.
- Restare sulla schiena se stai male. Giramenti di testa, nausea, batticuore: girati sul fianco, non è una prova di resistenza.
- Sit-up completi e sollevamento di entrambe le gambe. Non per uno studio contro, ma perché hanno il rapporto peggiore fra pressione generata e utilità.
- Ignorare i segnali di stop. Sanguinamento, perdita di liquidi, contrazioni regolari e dolorose, dolore al petto, giramenti di testa che non passano col riposo, fiato corto che resta anche da ferma: si smette subito e si chiama chi segue la gravidanza lo stesso giorno, senza aspettare il controllo già fissato.
Quando serve prima un medico
Ci sono situazioni in cui il primo passo non è un programma di esercizi:
- una massa dura o dolente sulla linea mediana o sull'ombelico che non rientra quando ti sdrai;
- dolore addominale forte e improvviso, soprattutto con nausea o vomito: è da valutare in giornata, non alla prossima visita;
- una gravidanza con controindicazioni note all'attività fisica, che chi ti segue ti avrà già indicato;
- perdite di urina o senso di peso vaginale che compaiono o peggiorano: non sono da sopportare, sono da valutare.
Il resto — fastidio lombare, pancia che tira, fiato corto in salita — è materiale da adattamento, non da stop. Sul mal di schiena, la ragione numero uno per cui si cercano esercizi per il core in gravidanza, i numeri veri sono in Mal di schiena in gravidanza: cause, rimedi ed esercizi sicuri.
Cosa può fare un fisioterapista
Quasi tutto quello che serve qui non è una terapia: è qualcuno che ti guarda mentre lo fai. Il trasverso e il respiro sono difficili da imparare da un video, perché la differenza fra farli bene e farli male sta in dettagli che tu, da dentro, non vedi: la pancia che si gonfia invece di accorciarsi, le costole che si bloccano, la spinta verso il basso al posto del rientro.
Si fa bene in videochiamata, perché il lavoro vero lo fai tu, a casa, qualche minuto al giorno per mesi. Da noi si parte da una prima visita gratuita di venti minuti: ci fai vedere quello che stai già facendo, lo guardiamo insieme e ti diciamo cosa cambiare da domani. Le sedute successive costano 29,90 €. E se compare qualcosa che va guardato di persona, te lo diciamo subito invece di farti perdere settimane.
Fonti
- 2019 Canadian guideline for physical activity throughout pregnancy — British Journal of Sports Medicine, 2018
- Public health guidelines for physical activity during pregnancy from around the world: a scoping review — British Journal of Sports Medicine, 2023
- Is supine exercise associated with adverse maternal and fetal outcomes? A systematic review — British Journal of Sports Medicine, 2019
- Pelvic floor muscle training for preventing and treating urinary and faecal incontinence in antenatal and postnatal women — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2020
- Effects of exercise on diastasis of the rectus abdominis muscle in the antenatal and postnatal periods: a systematic review — Physiotherapy, 2014
- Curl-up exercises improve abdominal muscle strength without worsening inter-recti distance in women with diastasis recti abdominis postpartum: a randomised controlled trial — Journal of Physiotherapy, 2023
- Behavior of the Linea Alba During a Curl-up Task in Diastasis Rectus Abdominis: An Observational Study — Journal of Orthopaedic & Sports Physical Therapy, 2016
- Diastasis recti abdominis during pregnancy and 12 months after childbirth: prevalence, risk factors and report of lumbopelvic pain — British Journal of Sports Medicine, 2016
- European Hernia Society guidelines on management of rectus diastasis — British Journal of Surgery, 2021
- Quantitative cardiovascular magnetic resonance in pregnant women: cross-sectional analysis of physiological parameters throughout pregnancy and the impact of the supine position — Journal of Cardiovascular Magnetic Resonance, 2011
- Hemodynamic changes in women with symptoms of supine hypotensive syndrome — Acta Obstetricia et Gynecologica Scandinavica, 2020
- Association of Supine Going-to-Sleep Position in Late Pregnancy With Reduced Birth Weight — JAMA Network Open, 2019
- Pushing limits: the acute effects of a heavy-load resistance protocol and supine exercise on fetal well-being — BMJ Open Sport & Exercise Medicine, 2025
- Impact of heavy resistance training on pregnancy and postpartum health outcomes — International Urogynecology Journal, 2023
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.




