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Scarpe per i Primi Passi: Quando Servono Davvero

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 13 agosto 2026

Una graziosa bambina muove i suoi primi passi all'aperto su un sentiero di pietra a Banten, in Indonesia, tenuta in braccio da un adulto.
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Succede quasi sempre nello stesso modo. Il bambino comincia a mollare il divano e a fare tre passi, e la settimana dopo sei in un negozio dove qualcuno gli misura il piede e ti spiega che alla sua età serve una scarpa che sostenga la caviglia e una suola strutturata, perché "il piede si sta formando".

Ti do subito la versione breve, poi ti mostro i numeri: in casa il piede del tuo bambino sta meglio nudo, e la scarpa gli serve fuori — per proteggerlo, non per sostenerlo. Una scarpa non fa camminare prima nessuno, non costruisce l'arco plantare e non raddrizza niente. Fa una cosa sola, e la fa benissimo: gli evita l'asfalto, la ghiaia, il freddo e i vetri.

Cosa succede al piede quando ci metti una scarpa

Questa è la parte misurata, ed è più netta di quanto ti aspetti.

La revisione sistematica con meta-analisi sull'effetto delle scarpe sul cammino dei bambini — 11 studi, campioni da 4 a 898 bambini — ha trovato che con le scarpe i bambini camminano più veloci, con passi più lunghi e più tempo di appoggio. Ma soprattutto: con le scarpe il piede si muove di meno. Si riducono l'escursione dell'alluce, la variazione di lunghezza dell'arco, la torsione del piede e il movimento del mesopiede su tutti i piani.

Uno studio tedesco su 18 bambini l'ha quantificato con marker ottici in 3D. Passando dal piede nudo a una scarpa commerciale, la variazione di lunghezza dell'arco plantare durante il passo è scesa dal 9,9% al 5,9%, e l'escursione in torsione lungo l'asse del piede da 9,8° a 4,7°: circa la metà. Con una scarpa più sottile e più flessibile quei valori risalivano verso il piede nudo. È esattamente il motivo per cui gli autori raccomandavano scarpe più leggere e flessibili per tutti i bambini sani.

Tradotto: la scarpa non è neutra. Ogni ora che il piede passa dentro una scarpa è un'ora in cui lavora meno.

E vale anche per le scarpine morbide da primi passi che si vendono apposta. Su 47 bambini di 2-4 anni confrontati a piede nudo, sneaker morbida, stivaletto morbido e sandalo morbido, in tutte le calzature la cadenza calava e il passo si allungava rispetto al piede nudo. Gli autori lo scrivono chiaro: l'idea che la scarpina morbida sia "come essere scalzi" non regge. Un altro piccolo studio, su 14 bambini che avevano appena iniziato a camminare, va invece nella direzione opposta: con una scarpa a suola morbida i parametri spazio-temporali non cambiavano e alle articolazioni si vedevano solo differenze piccole, di significato clinico incerto per gli stessi autori. Su questo, insomma, le prove non sono tutte d'accordo.

Scalzo: cosa dicono davvero gli studi

Qui bisogna essere onesti su che tipo di prove abbiamo. Nessuno ha mai preso duemila neonati per randomizzarli a "cresci scalzo" o "cresci con le scarpe": sono studi osservazionali, e mostrano associazioni. Detto questo, vanno tutte dalla stessa parte.

Studio Chi Cosa è emerso
India, 1992 2.300 bambini di 4-13 anni Piede piatto nell'8,6% dei calzati contro il 2,8% degli scalzi; più frequente con scarpe chiuse, meno con sandali e ciabatte, minimo negli scalzi
Sudafrica e Germania, 2017 810 fra bambini e ragazzi di 6-18 anni L'uso abituale della scarpa si associa a arco plantare e angolo dell'alluce ridotti, in tutte le fasce d'età
Sudafrica e Germania, 2018 385 abitualmente scalzi, 425 abitualmente calzati Fra i 6 e i 10 anni gli scalzi vanno meglio nell'equilibrio e nel salto in lungo da fermo; i calzati corrono più veloci sui 20 metri

Quest'ultimo dato merita una nota, perché è quello che rende lo studio credibile: non è che scalzo si vince su tutto. Nello sprint i bambini abituati alle scarpe erano più veloci a tutte le età. Chi ti dice che il piede nudo migliora ogni cosa ti sta vendendo qualcosa; chi ti dice che non cambia niente pure.

La lettura ragionevole è questa: il piede è fatto di articolazioni e muscoli che si allenano usandoli. In casa, su un pavimento pulito e sicuro, non hai nessun motivo per togliergli quel lavoro.

Bambino felice che fa passi all'aperto in un ambiente giardinato vibrante.

Il piede piatto, che è la paura vera dietro a tutto

Quasi sempre, quando compri una scarpa "strutturata" a un bambino di quindici mesi, la stai comprando per il piede piatto. Quindi mettiamo i numeri.

Su 835 bambini austriaci di 3-6 anni, il piede piatto flessibile era presente nel 44%. Il piede piatto patologico era sotto l'1%. E la prevalenza scendeva da sola: 54% a tre anni, 24% a sei anni, senza che nessuno facesse niente. Nello stesso studio il 10% dei bambini portava già un plantare, e gli autori hanno stimato che oltre il 90% dei trattamenti in corso fosse inutile.

Il piede piatto nel bambino piccolo, insomma, non è una diagnosi: è una fase. C'è un cuscinetto di grasso sotto l'arco, i legamenti sono lassi, l'arco si costruisce da solo negli anni della scuola primaria.

E i plantari preventivi? La revisione Cochrane del 2022 — 16 studi, 1.058 bambini dagli 11 mesi ai 19 anni — è la risposta più chiara che esista: in assenza di dolore, usare plantari su misura nei bambini sani con piede piatto flessibile non ha prove a sostegno, e fra un plantare costoso su misura e uno prefabbricato da pochi euro non è emersa nessuna differenza, con prove però di qualità bassa. Gli autori arrivano a scrivere che la ricerca sul piede piatto asintomatico nei bambini sani andrebbe archiviata e le risorse spostate sulle condizioni che fanno davvero male.

Se è il tema che ti sta a cuore, l'ho affrontato per intero in Piede piatto nel bambino: quando serve davvero fare qualcosa.

Quello che NON serve

  • Il sostegno della caviglia. Le scarpe alte non "tengono" la caviglia di un bambino sano: nella revisione sistematica sulle scarpe dei bambini piccoli (4 studi, 262 partecipanti fra i 15 e i 79 mesi) le prove sulle singole caratteristiche costruttive sono limitate, e sull'attivazione muscolare non esiste nemmeno uno studio. Si vende una funzione che nessuno ha misurato.
  • La suola rigida. Su 47 bambini di 2-4 anni, fra suola morbida (Shore 48-53) e suola dura (Shore 60-65) l'unica differenza trovata è stato un passo leggermente più corto con i sandali a suola dura. Nient'altro. La durezza della suola, che è un argomento di vendita enorme, misurabilmente non fa quasi niente.
  • Il plantare "di prevenzione". Vedi sopra: Cochrane.
  • La scarpa in casa. Non protegge da niente che ci sia sul tuo pavimento, e toglie lavoro al piede.
  • La scarpa "che insegna a camminare". Non esiste. Il cammino si impara cadendo, e si impara meglio sentendo il pavimento.

Com'è fatta una prima scarpa che va bene

Cinque cose, e nessuna costa cara:

  1. Si piega dove si piega il piede. Prendila in mano e piegala: deve cedere sotto le dita, non a metà suola. Se resta dritta come una tavola, rimettila giù.
  2. Punta larga e alta. L'alluce deve stare dritto, non spinto verso le altre dita. Nei bambini cresciuti scalzi l'angolo dell'alluce è più aperto che nei coetanei sempre calzati: quale caratteristica della scarpa lo determini nessuno l'ha isolato, ma la punta stretta è il primo indiziato.
  3. Suola sottile. Serve a non farsi male, non a "ammortizzare". Più informazione arriva al piede, meglio è.
  4. Tallone che non scappa. Deve tenere senza stringere, con una chiusura regolabile (strappo o lacci) — non una ballerina che vola via al secondo passo.
  5. Leggera. Un bambino di dodici chili che si porta due mattoncini ai piedi cammina peggio, e basta guardarlo per accorgersene.

Le calze antiscivolo, in casa, sono un buon compromesso se il pavimento è freddo o scivoloso. Ma sono un compromesso: se puoi, piede nudo.

La misura: la cosa che quasi tutti sbagliano

Questo è il punto pratico più sottovalutato di tutto l'articolo.

Su 505 bambini spagnoli di 3-12 anni, misurati piede per piede e scarpa per scarpa: nel 33,3% dei casi la scarpa era internamente più corta del piede. Considerando il margine ideale (5-15 mm in lunghezza, 10 mm in larghezza), la scarpa era troppo corta nel 72,5% dei casi e troppo stretta nel 66,7%. Solo un terzo dei bambini aveva calzature della misura giusta.

Due conseguenze pratiche. La prima: misura, non fidarti del numero. Le forme cambiano da marca a marca, e il bambino non ti dirà mai che gli stringono — a quell'età il piede è morbido, si adatta alla scarpa e non protesta. La seconda: ricontrolla spesso. Nei primi anni il piede cresce a scatti, e una scarpa comprata a settembre può essere corta a gennaio.

Il test casalingo più semplice: togli la soletta interna, appoggiaci sopra il piede del bambino in piedi e guarda quanto spazio avanza davanti alle dita. Circa un centimetro va bene. Zero, no.

Il girello

Qui la risposta è secca, e non è una questione di piedi: è una questione di sicurezza.

Negli Stati Uniti, dal 1990 al 2014, si stimano 230.676 bambini sotto i 15 mesi finiti in pronto soccorso per infortuni legati al girello. Il 90,6% erano lesioni alla testa o al collo. Il 74,1% era caduto dalle scale dentro il girello. Fra i ricoverati (il 4,5%), il 37,8% aveva una frattura del cranio. Le lesioni sono calate molto negli anni — dell'84,5% fra il 1990 e il 2003, e di un altro 22,7% dopo lo standard di sicurezza federale del 2010 — ma restano.

L'Accademia Americana di Pediatria ne chiede la messa al bando dal 2001, in un documento che riassume bene anche l'altro pezzo: "i girelli non aiutano il bambino a imparare a camminare; anzi, possono ritardare il normale sviluppo motorio e mentale". Nel 1999, solo negli Stati Uniti, 8.800 bambini sotto i 15 mesi erano finiti in pronto soccorso per questo, e fra il 1973 e il 1998 erano stati riportati 34 decessi.

Sul ritardo del cammino, invece, va detta la verità completa, perché le prove sono più deboli di come vengono raccontate: una revisione che ha messo insieme due studi randomizzati e due di coorte stima un ritardo fra 11 e 26 giorni, ma i due randomizzati da soli non mostravano un effetto significativo. Undici giorni non sono un dramma. Una caduta dalle scale sì.

C'è poi uno studio di Singapore su 185 bambini di 7-10 mesi, dove il 90% usava il girello: il 12,5% degli utilizzatori aveva avuto almeno un infortunio, e il 10,8% aveva un test di screening dello sviluppo anormale o dubbio, contro nessuno fra i bambini che non lo usavano.

Il discorso vale, più in piccolo, per tutto il resto dell'attrezzatura in cui si parcheggia un bambino. In un'indagine del 2025 su genitori di bambini sotto i 19 mesi, il tempo dichiarato dentro ovetti, sdraiette, seggioloni e simili era di 5,15 ore al giorno, e un tempo maggiore si associava a punteggi più bassi nella motricità fine. Gli stessi autori però precisano che, nella maggior parte delle aree dello sviluppo, l'associazione non c'era: quindi non è il diavolo, è solo tempo tolto al pavimento.

Se stai contando i mesi perché il tuo non cammina ancora, le finestre vere le trovi in Non gattona e non cammina: le finestre vere delle tappe motorie.

Quando invece vale la pena farlo guardare

Il piede piatto flessibile, simmetrico e senza dolore di un bambino di quattro anni non è nessuna di queste cose. Queste sì:

  • il piede è rigido: l'arco non compare nemmeno quando si alza sulle punte o quando è seduto;
  • fa male, o il bambino si ferma prima degli altri nel gioco;
  • i due piedi sono diversi fra loro, o consuma le scarpe in modo molto asimmetrico;
  • cammina stabilmente sulle punte oltre i tre anni (ne parlo in Bambino che cammina sulle punte);
  • zoppica, anche senza dolore dichiarato;
  • ha perso qualcosa che prima faceva.

Nessuna di queste è un'emergenza. Sono cose da far vedere, non da rimandare a maggio.

Cosa può fare un fisioterapista (e cosa no)

Onestamente: nella maggior parte dei casi che arrivano per questo motivo, la risposta è che va tutto bene e non serve niente. Ed è già un risultato, perché ti evita anni di plantari, scarpe ortopediche e controlli.

Quando invece qualcosa c'è, quello che serve è che qualcuno guardi il bambino muoversi: come appoggia, se i due lati sono uguali, cosa succede quando corre e quando salta, e se il piede è flessibile o no. Si fa bene anche in videochiamata, perché la cosa da vedere è il movimento — e a casa tua il bambino si muove come si muove davvero, non come in uno studio con un estraneo davanti.

Con Ri-Hub Junior si parte da una prima visita gratuita di venti minuti con una fisioterapista specializzata in età evolutiva: lo guardiamo camminare, ti diciamo cosa vediamo e, molto spesso, ti diciamo che puoi smettere di preoccuparti. Per i bambini fino ai 10 anni le sedute durano un'ora e costano 59,90 €.

E se dietro c'è una condizione neurologica complessa, il posto giusto non siamo noi: quei percorsi richiedono valutazioni in presenza e centri specializzati, e preferiamo dirtelo subito.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

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