Al corso preparto te l'hanno detto in venti secondi: «e mi raccomando, fate i Kegel». Nessuno ti ha spiegato quali muscoli, quante volte, da quando — e se cambia davvero qualcosa o è una di quelle frasi che si dicono a tutte per scrupolo.
Ti do subito la risposta, perché qui le prove sono fra le migliori di tutta la fisioterapia: sì, cambia qualcosa — a una condizione, ed è quella che quasi nessuno ti dice. Allenare il pavimento pelvico in gravidanza funziona molto bene per prevenire le perdite di urina se ancora non le hai; se le perdite ci sono già, gli stessi studi diventano molto più tiepidi. Due domande diverse, due risposte diverse: confonderle è l'errore più facile su questo tema.
I due numeri che non vanno confusi
La fonte di riferimento è la revisione Cochrane del 2020: 46 studi controllati, 10.832 donne in 21 Paesi. Ha fatto la cosa giusta, cioè ha separato le donne a seconda di come stavano prima di cominciare.
| Chi si allena in gravidanza | Cosa succede alle perdite di urina |
|---|---|
| Donne continenti (prevenzione) — tarda gravidanza | 62% in meno (RR 0,38; IC 95% 0,20–0,72; 6 studi, 624 donne) |
| Donne continenti — fra 3 e 6 mesi dopo il parto | 29% in meno (RR 0,71; IC 95% 0,54–0,95; 5 studi, 673 donne) |
| Donne già incontinenti (trattamento) — tarda gravidanza | nessuna prova di effetto |
| Donne già incontinenti — fra 3 e 6 mesi dopo il parto | nessuna prova di effetto (RR 0,94; IC 95% 0,70–1,24; 1 studio, 187 donne) |
Due dettagli da leggere bene. Il primo: quel 29% a tre-sei mesi dal parto è classificato dagli autori come prova di qualità alta, cosa rara in riabilitazione, che rende improbabile un ribaltamento futuro. Il secondo: nelle donne già incontinenti non è che l'effetto sia piccolo — è che non c'è.
Lo conferma un'altra revisione, pubblicata sul British Journal of Sports Medicine nel 2018, su 24 studi e 15.982 donne: l'allenamento prenatale dimezzava le probabilità di incontinenza in gravidanza (OR 0,50; IC 95% 0,37–0,68; 15 studi randomizzati, 2.764 donne) e le riduceva anche dopo il parto (OR 0,63; IC 95% 0,51–0,79; 10 studi, 1.682 donne). Poi la frase che dovrebbe stare in cima a ogni corso preparto: separando i dati in base alla continenza di partenza, l'esercizio era efficace nel prevenire l'incontinenza nelle donne continenti, ma non era terapeutico in quelle che ce l'avevano già.
Il quadro generale — cos'è, quando allenarlo, quando invece rinforzarlo è la risposta sbagliata — è in Pavimento pelvico: a cosa serve e quando allenarlo. Qui parliamo della finestra della gravidanza, quella con i numeri migliori.
Cosa vuol dire, in pratica, quel 62%
Lo studio norvegese alla base di buona parte di questi dati aiuta a tradurli: 301 nullipare sane, metà a un programma intensivo di 12 settimane supervisionato da fisioterapiste, metà alle informazioni di routine.
A 36 settimane riferiva perdite il 32% del gruppo che si allenava contro il 48% dei controlli. Tre mesi dopo il parto, il 20% contro il 32%. Gli autori l'hanno tradotto nel modo più onesto possibile: l'allenamento ha prevenuto l'incontinenza in circa una donna su sei durante la gravidanza e in una su otto dopo il parto.
Una su sei non è "risolve a tutte": cinque su sei fanno gli esercizi senza un beneficio attribuibile. Ma per un intervento che non costa niente e si fa mentre aspetti il tram, in medicina un numero così se lo sognano in tanti. Quanto ai rischi: nella Cochrane, su 46 studi, gli unici eventi avversi segnalati sono due donne su 43 che in un singolo studio hanno interrotto per dolore al pavimento pelvico.

Se le perdite ci sono già (e in gravidanza sono frequentissime)
Non sei un caso strano: in uno studio norvegese su 300 nullipare fra la diciottesima e la ventiduesima settimana, il 35% riferiva già perdite di urina, prima di qualsiasi parto. Dopo il parto, una meta-analisi del 2023 (32 studi, 28.303 donne) stima un'incidenza del 26%.
Che l'allenamento non risulti "terapeutico" non significa che tu debba conviverci. Significa tre cose concrete:
- il programma generico non basta. Gli stessi esercizi consigliati a tutte, senza che nessuno guardi come contrai, sono la strada che negli studi non funziona;
- serve capire che tipo di perdita è. Sotto sforzo, per urgenza improvvisa o entrambe: sono meccanismi diversi e il lavoro cambia;
- se sei ancora continente, il momento più redditizio è adesso. Se non lo sei più, il lavoro continua dopo il parto, ed è un'altra partita: l'abbiamo raccontata in Perdite di urina dopo il parto: cosa funziona davvero.
Una nota di prospettiva: nelle donne con incontinenza da sforzo, la revisione Cochrane del 2018 su 31 studi e 1.817 donne ha trovato otto volte più probabilità di guarigione con l'allenamento rispetto al non fare niente (56% contro 6%; 4 studi, 165 donne, qualità alta). L'allenamento cura eccome, e lo dicono gli stessi autori della Cochrane 2020: l'incertezza sull'allenamento come cura in gravidanza e nel post parto contrasta con l'efficacia più consolidata nelle donne di mezza età.
Come si contrae davvero (e come accorgersi che stai sbagliando)
Qui c'è il dato che dovrebbe aprire ogni discorso sui Kegel. In uno studio pubblicato su American Journal of Obstetrics and Gynecology, 47 donne hanno eseguito una contrazione del pavimento pelvico dopo una spiegazione verbale standard — il modo in cui quasi tutte imparano — mentre uno strumento misurava la pressione uretrale.
Solo 23 su 47, il 49%, producevano una contrazione corretta. E 12, il 25%, usavano una tecnica che poteva favorire l'incontinenza invece di correggerla: spingevano verso il basso convinte di stringere. E non era prevedibile a occhio: età, numero di parti e peso non dicevano chi ci sarebbe riuscita.
Attenzione a non leggerlo peggio di com'è: non è che "quasi tutte sbagliano per sempre". Nello studio norvegese sulle 300 gravide, dopo un'istruzione accurata solo il 4% non riusciva a contrarre correttamente. La variabile non sei tu: è quanto bene te l'hanno spiegato.
Come te ne accorgi da sola, nel frattempo:
- pancia, glutei e cosce non devono stringersi in modo visibile. Se il sedere si solleva dal letto, stai usando altro;
- non devi trattenere il fiato. Se la contrazione ti viene solo in apnea, stai spingendo, non chiudendo;
- la direzione è verso l'interno e verso l'alto, come se volessi trattenere aria dall'intestino, non verso il basso;
- allo specchio il perineo si ritira, non si gonfia verso l'esterno;
- poi ci vuole il rilascio. Una contrazione senza un rilascio completo è metà del movimento.
Due cose da non fare. Interrompere il getto dell'urina può servire una volta sola per capire quali muscoli sono in gioco, ma non è un esercizio e non va ripetuto durante la minzione. E non prendere la sensazione soggettiva come prova che stai facendo bene: la linea guida NICE NG123 chiede una valutazione della contrazione prima di avviare un programma supervisionato, perché è l'unica verifica che non dipende da come ti sembra.
Il dettaglio su come si eseguono, con gli errori più comuni, è in Esercizi di Kegel: come farli bene (e quando non farli).
Quante volte, da quando, per quanto
Le linee guida sono meno vaghe di quanto ci si aspetti. La NICE NG210 del 2021 raccomanda di incoraggiare tutte le donne in gravidanza o che hanno appena partorito a fare esercizi per il pavimento pelvico, e di considerare un programma supervisionato di 3 mesi dalla ventesima settimana per chi ha un parente di primo grado con disfunzioni del pavimento pelvico; nel post parto, per chi ha avuto un parto operativo o una lesione dello sfintere anale.
Perché non a tutte? Non perché non funzioni: il comitato scrive che, visti il costo di offrirlo a un gruppo così grande e i limiti dell'analisi economica, preferisce lasciarlo come opzione anziché raccomandarlo di routine. È una decisione di sistema sanitario, non un giudizio sull'efficacia.
Sul dosaggio il riferimento numerico è la NICE NG123: almeno 8 contrazioni, 3 volte al giorno, con un ciclo supervisionato di almeno 3 mesi. Da dire per intero: quella raccomandazione riguarda il trattamento dell'incontinenza da sforzo o mista nelle donne in generale, non la prevenzione in gravidanza — e sulla dose ottimale la revisione Cochrane del 2024 (che esclude proprio le donne in gravidanza e nel primo post parto) è netta nel dire che mancano studi: l'unico dato sulla frequenza settimanale viene da un solo studio su 68 donne.
Sul quando cominciare, la Cochrane 2020 parla di un allenamento precoce e strutturato iniziato all'inizio della gravidanza; nel trial norvegese andava dalla ventesima alla trentaseiesima settimana. Prima è meglio, e tre mesi è la durata minima che ricorre ovunque.
Un'ultima cosa sul tipo di esercizio. La stessa Cochrane del 2024 ha confrontato l'allenamento diretto — contrazioni ripetute e isolate — con quello indiretto, cioè esercizi che il pavimento pelvico non lo contraggono (respirazione, addominali profondi, posture): sulla qualità di vita legata all'incontinenza il diretto faceva un po' meglio (SMD 0,70; 4 studi, 170 donne, certezza bassa). Vale in donne già incontinenti e fuori dalla gravidanza, quindi va preso come indicazione e non come prova: ma il corso in cui "si lavora sul pavimento pelvico" senza mai contrarlo consapevolmente non è la stessa cosa.
"Ma poi il parto sarà più difficile?"
È la paura che ferma più donne di ogni altra: se lo rinforzo, poi non si apre.
Lo studio che risponde in modo più diretto è l'analisi degli esiti del parto di un randomizzato su 268 primigravide, assegnate intorno alla ventesima settimana a un programma supervisionato o a un gruppo di controllo: nessuna differenza né nella durata del secondo stadio del travaglio né nel ricorso al parto operativo. La conclusione degli autori si può citare per intero: l'allenamento non sembra né facilitare né ostacolare il travaglio.
Sul versante opposto, il trial norvegese su 301 nullipare ha trovato meno spinte attive prolungate oltre i 60 minuti nel gruppo che si allenava (24% contro 38%), ma la durata media del secondo stadio non era significativamente più corta (40 minuti contro 45; p = 0,06). Le meta-analisi stanno in mezzo: quella del 2020 (16 studi, 2.829 donne) stima un accorciamento medio di circa 21 minuti e una riduzione delle lacerazioni perineali gravi (RR 0,57; IC 95% 0,38–0,84); quella del 2024 (30 studi, 6.691 donne) conferma la riduzione delle lacerazioni di terzo e quarto grado (RR 0,50; IC 95% 0,31–0,80) ma non trova effetti sull'episiotomia (RR 0,95; IC 95% 0,85–1,07).
Il limite va detto: gli autori della meta-analisi del 2020 avvertono che la maggior parte degli studi ha rischio di bias da moderato ad alto. La lettura prudente: nessun segnale che un pavimento pelvico allenato ostacoli il parto, e un segnale — non definitivo — che possa proteggere il perineo. Se il tuo obiettivo è proprio ridurre il rischio di lacerazione, il gesto con le prove più specifiche è un altro: il massaggio perineale nell'ultimo mese.
Cosa NON è dimostrato
La parte che di solito manca, e che vale quanto il resto.
- Non è una cura se le perdite ci sono già, né in gravidanza né nel post parto.
- Non previene l'incontinenza fecale. Nelle donne con o senza sintomi, l'allenamento in gravidanza non ha mostrato differenze sulla prevalenza di incontinenza fecale in tarda gravidanza (RR 0,64; IC 95% 0,36–1,14; 3 studi, 910 donne).
- Non riduce cesarei, parti operativi né episiotomie. Su questi esiti le meta-analisi non trovano differenze.
- Oltre i 12 mesi dal parto non si sa: la Cochrane 2020 scrive che le prove sono poche.
- Cominciare solo dopo il parto, proposto indistintamente a tutte, non è probabile che riduca l'incontinenza (RR 0,88; IC 95% 0,71–1,09; 3 studi, 826 donne).
- Sulla vita sessuale in gravidanza non esistono studi. Una revisione sistematica del 2019 su 10 studi e 3.607 partecipanti ha trovato risultati incoraggianti nel post parto, ma nessuno studio sull'effetto durante la gravidanza.
Bandiere rosse: quando si smette e si chiama
Gli esercizi sono sicuri: la linea guida canadese del 2019 sull'attività fisica in gravidanza, che ha valutato la morbilità materna, fetale e neonatale, non ha identificato danni dall'attività fisica prenatale. Alcune situazioni, però, non c'entrano con gli esercizi e hanno una soglia precisa.
Oggi, senza aspettare il prossimo controllo:
- perdita di liquido chiaro, continua o a fiotto: la perdita di liquido amniotico non è una perdita di urina e non si gestisce con gli esercizi;
- sanguinamento vaginale;
- contrazioni regolari e dolorose prima della trentasettesima settimana;
- il bambino si muove meno del solito.
In nessuno di questi casi la risposta sono gli esercizi: si sospendono e si chiama oggi chi segue la tua gravidanza. Con sanguinamento, perdita di liquido o movimenti ridotti si va al pronto soccorso ostetrico, non si aspetta il prossimo controllo.
In giornata, al medico o all'ostetrica:
- bruciore quando fai pipì, urgenza continua o febbre: possibile infezione urinaria, che in gravidanza va trattata e non aspettata;
- non riesci a svuotare la vescica: motivo per farsi vedere subito, non per insistere con gli esercizi;
- dolore al pavimento pelvico durante o dopo gli esercizi che non passa: quel programma, così com'è, non fa per te.
E una regola generale: se contraendo senti che peggiora — più pesantezza, più urgenza — la risposta non è contrarre di più. A volte il problema non è un muscolo debole ma uno che non riesce a rilasciarsi, e lì rinforzare è la mossa sbagliata.
Cosa può fare una fisioterapista, e cosa no
La cosa più utile che si può fare per te è banale da dire e difficile da trovare: guardare come contrai e dirti se lo stai facendo bene. È quello che separa il 49% dello studio con la spiegazione verbale dal 4% di quello con l'istruzione accurata — e la NICE nota che in tutti gli studi inclusi l'allenamento era supervisionato da un professionista formato.
Non serve però farlo in presenza a ogni seduta: una revisione del 2023 su programmi supervisionati e non supervisionati, in donne già incontinenti, conclude che entrambi possono funzionare, purché ci siano sessioni di istruzione e rivalutazioni regolari. Gli studi inclusi erano però a rischio di bias alto, quindi è un'indicazione, non una certezza. Il fai-da-te che di sicuro non funziona è quello senza né l'una né le altre.
In videochiamata si fa questo: si capisce che tipo di perdite hai (o se non ne hai, ed è la posizione migliore per partire), ti si insegna la contrazione con i controlli che puoi verificare da sola, si imposta il dosaggio e si rivede ogni poche settimane. Con Ri-Hub si parte da una prima visita gratuita di venti minuti con una fisioterapista; le sedute successive costano 29,90 €. Il percorso completo per la gravidanza e il post parto è su Ri-Hub Mamma.
Quello che la fisioterapia non fa: non sostituisce chi segue la tua gravidanza, non decide al posto suo se c'è una controindicazione ostetrica e non promette di risolvere perdite già presenti con un programma standard. Se il posto giusto non siamo noi, te lo diciamo subito.
In tre righe
Se non hai perdite, allenare il pavimento pelvico in gravidanza è una delle poche cose in fisioterapia con prove solide alle spalle: 62% di rischio in meno a fine gravidanza e 29% in meno a tre-sei mesi dal parto; nel trial norvegese voleva dire una donna su sei che non sviluppa l'incontinenza in gravidanza. Se le perdite ci sono già, gli stessi studi non mostrano un effetto: serve una valutazione, non un programma generico. E il parto non diventa più difficile: nessun dato dice che un pavimento pelvico allenato ostacoli il travaglio.
Fonti
- Pelvic floor muscle training for preventing and treating urinary and faecal incontinence in antenatal and postnatal women — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2020
- Prenatal exercise (including but not limited to pelvic floor muscle training) and urinary incontinence during and following pregnancy: a systematic review and meta-analysis — British Journal of Sports Medicine, 2018
- Pelvic floor muscle training during pregnancy to prevent urinary incontinence: a single-blind randomized controlled trial — Obstetrics & Gynecology, 2003
- Randomised controlled trial of pelvic floor muscle training during pregnancy — BMJ, 2004
- Does antenatal pelvic floor muscle training affect the outcome of labour? A randomised controlled trial — International Urogynecology Journal, 2008
- The effect of antenatal pelvic floor muscle exercises on labour and birth outcomes: a systematic review and meta-analysis — International Urogynecology Journal, 2020
- Influence of pelvic floor muscle training alone or as part of a general physical activity program during pregnancy on urinary incontinence, episiotomy and third- or fourth-degree perineal tear — Acta Obstetricia et Gynecologica Scandinavica, 2024
- Continence and pelvic floor status in nulliparous women at midterm pregnancy — International Urogynecology Journal, 2012
- Assessment of Kegel pelvic muscle exercise performance after brief verbal instruction — American Journal of Obstetrics and Gynecology, 1991
- Pelvic floor muscle training versus no treatment, or inactive control treatments, for urinary incontinence in women — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2018
- Comparisons of approaches to pelvic floor muscle training for urinary incontinence in women — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2024
- Supervised versus unsupervised pelvic floor muscle training in the treatment of women with urinary incontinence: a systematic review and meta-analysis — International Urogynecology Journal, 2023
- Prevalence and factors of urinary incontinence among postpartum: systematic review and meta-analysis — BMC Pregnancy and Childbirth, 2023
- The Effect of Pelvic Floor Muscle Exercise on Female Sexual Function During Pregnancy and Postpartum: A Systematic Review — Sexual Medicine Reviews, 2019
- Pelvic floor dysfunction: prevention and non-surgical management — NICE guideline NG210, 2021
- Urinary incontinence and pelvic organ prolapse in women: management — NICE guideline NG123, 2019
- 2019 Canadian guideline for physical activity throughout pregnancy — British Journal of Sports Medicine, 2018
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.




