Tuo figlio ha dodici anni, gioca a tennis due volte a settimana, e da qualche settimana dice che gli fa male il gomito. Cerchi su internet e trovi ovunque la stessa cosa: gomito del tennista, tendinopatia, fascia elastica, onde d'urto, riposo.
La prima cosa da sapere è che quasi certamente non è quello. Il gomito del tennista dell'adulto è una tendinopatia dell'inserzione dei muscoli estensori sul lato esterno del gomito, e una revisione sugli infortuni dei giovani tennisti mette proprio il gomito del tennista fra i problemi cronici da sovraccarico dell'adulto che nei più giovani sono meno comuni. Quello che fa male a un dodicenne che gioca a racchetta sta di solito dall'altra parte, sul lato interno, e non è un tendine consumato: è un punto di crescita dell'osso che sta prendendo troppe trazioni.
Cambia la diagnosi e cambia tutto il resto. Quello che serve non è curare un tendine: è contare le ore.
Quando fermarsi e far valutare, senza aspettare
Prima dei ragionamenti, le cose che non si rimandano.
Oggi, in pronto soccorso o dal medico in giornata — non aspettare il lunedì:
- dolore comparso di colpo durante un colpo, magari con uno schiocco, con impossibilità di continuare a giocare: nell'osso ancora immaturo la trazione può staccare un frammento;
- gomito che non si estende o non si piega completamente, o che si blocca;
- gonfiore visibile del gomito o della spalla, soprattutto dopo un trauma o insieme a febbre;
- formicolio o intorpidimento del mignolo e dell'anulare, o mano che perde forza.
Entro pochi giorni, senza aspettare la fine della stagione:
- dolore sul lato interno del gomito che dura più di due o tre settimane nonostante tu abbia già ridotto gli allenamenti;
- dolore alla spalla che sveglia di notte o che non passa nemmeno dopo due settimane di stop;
- mal di schiena che dura oltre tre o quattro settimane in un adolescente che fa sport: nel ragazzo non è banale come nell'adulto, e va guardato.
La soglia pratica, per tutto il resto: un fastidio che compare a fine allenamento e sparisce entro il giorno dopo si gestisce. Un dolore che c'è già al riscaldamento, o che è ancora lì il mattino dopo, dice che quel punto non sta recuperando.
Cosa chiedono davvero, questi due sport
Tennis e padel sembrano due cose diverse — e in parte lo sono — ma a un corpo che cresce chiedono le stesse tre cose.
Il gesto sopra la testa. Il servizio nel tennis, lo smash e la bandeja nel padel: massima rotazione esterna della spalla, poi un'accelerazione violenta in rotazione interna, ripetuta centinaia di volte a settimana. Nel padel se ne fanno meno, ma sono i colpi con cui si chiudono i punti.
La rotazione del tronco. La forza di un dritto o di uno smash non nasce nel braccio: parte da gambe e bacino, passa dal tronco e arriva alla mano. Quando il tronco non gira abbastanza, o non tiene, il braccio compensa — e il conto lo paga sempre l'anello più debole, che in un ragazzo in crescita è la cartilagine, non il muscolo.
Gli arresti bruschi. Qui il padel è più impegnativo di quanto sembri: campo piccolo, scambi corti, tanti cambi di direzione in pochi metri, e il muro che tiene la palla in gioco. Nella ricerca sul padel giovanile gli scambi durano 7-9 secondi fra i principianti e 9-12 a livello nazionale, con 4 colpi per scambio all'inizio e 6-9 ai livelli più alti: numeri piccoli, ripetuti per un'ora.

Il gomito: perché nel ragazzo è un'altra malattia
L'epicondilo mediale — la sporgenza che senti sul lato interno del gomito — ha un proprio nucleo di ossificazione separato, un'apofisi, che compare intorno ai 6-7 anni e si salda tipicamente entro i 15. Su quel punto si attaccano il legamento collaterale ulnare e i muscoli flessori e pronatori dell'avambraccio, cioè le strutture che tengono insieme il gomito quando prende una sollecitazione in valgo — esattamente quella che si produce nel servizio e nello smash.
Finché quell'apofisi è aperta, è il pezzo più fragile della catena. Le trazioni ripetute prima della chiusura producono l'apofisite dell'epicondilo mediale, conosciuta anche come little league elbow: allargamento e infiammazione dell'apofisi, e nei casi peggiori una frattura da avulsione. Le descrizioni cliniche di questa condizione la associano ai ragazzi che lanciano sopra la testa o che usano una racchetta.
Quanto sia frequente lo dice una piccola casistica giapponese su giovani tennisti: 41 maschi fra gli 11 e i 14 anni esaminati con ecografia. Nove (il 22%) avevano dolore al gomito; l'ecografia mostrava una frammentazione dell'epicondilo mediale in sei (il 15% del totale), tutti fra quelli che avevano male — cioè nel 67% dei casi dietro il dolore c'era proprio quel punto di crescita. Era molto più frequente a 11-12 anni (5 su 13, il 38%) che a 13-14 (1 su 28, il 4%), l'età in cui l'apofisi è ancora ben aperta. Tutti e sei hanno continuato a giocare: a circa venti mesi cinque su sei mostravano una saldatura dell'osso, ma metà aveva ancora dolore. Sono 41 ragazzi soltanto, e per giunta agonisti: serve a dire dove guardare, non quanto è probabile che capiti a tuo figlio.
Il quadro generale delle apofisiti è lo stesso ovunque compaiano: una lesione da trazione sulla cartilagine e sull'inserzione ossea del tendine, tipica di ragazzi in crescita con unità muscolo-tendinee corte e poco flessibili. Il trattamento descritto è modesto e sensato: stretching dei gruppi coinvolti, riposo relativo, scaricare il tendine, ghiaccio dopo l'attività, uso limitato di antinfiammatori. La radiografia serve semmai a escludere altro e di solito non è necessaria; la chirurgia serve raramente.
Vale la pena tenere insieme i due pezzi. La tendinopatia laterale dell'adulto ha dietro 30 studi randomizzati e 2.123 partecipanti, sintetizzati in una meta-analisi del 2021 secondo cui l'esercizio funziona meglio dei trattamenti passivi, ma con effetto piccolo e certezza delle prove bassa o molto bassa. L'apofisite del ragazzino non ha niente di simile: chi ti propone per tuo figlio un protocollo copiato da quello dell'adulto sta applicando i dati di un'altra malattia in un'altra popolazione.
Il meccanismo, con più dettaglio e con gli esercizi, l'abbiamo raccontato in Il gomito che fa male nel giovane sportivo.
La spalla, e una sorpresa
Anche la spalla si adatta al gesto sopra la testa: il braccio dominante tende a perdere rotazione interna, e la scapola cambia il modo in cui scorre sul torace. Una revisione sistematica del 2025 sui tennisti di alto livello — 37 studi, di cui 16 su adolescenti — indica fra i fattori intrinseci di rischio proprio la rotazione interna gleno-omerale ridotta, la discinesia scapolare e la scarsa stabilità del core. Sono tre cose che si misurano in pochi minuti e si allenano.
È lo stesso schema che si vede negli sport d'acqua, dove è studiato meglio: se ti interessa il meccanismo raccontato per esteso, sta in La spalla del giovane nuotatore.
Qui però arriva il dato che quasi nessuno racconta. In una coorte prospettica su giovani tennisti d'élite di un programma nazionale australiano — 58 maschi e 43 femmine fra i 13 e i 18 anni, seguiti dal 2012 al 2016 — la regione più colpita e più grave non era la spalla: era la colonna lombare, in entrambi i sessi. La spalla veniva seconda per frequenza. E l'incidenza cresceva con l'età, da 2,0 infortuni per 1.000 ore di esposizione a 13 anni fino a 2,9 a 18.
Quanto di tutto questo riguarda tuo figlio
Poco, se gioca due volte a settimana — ed è il punto in cui la divulgazione sportiva sbaglia più spesso.
Quasi tutti i numeri che hai letto finora vengono da giocatori di alto livello. Nella revisione del 2025 i giovani d'élite riportano da 2,1 a 3,5 infortuni per 1.000 ore giocate e una prevalenza stagionale del 46-54%. E nell'insieme degli studi di quella revisione — adolescenti e adulti presi insieme, non i soli juniores — a predominare sono i traumi agli arti inferiori (48-56%), poi la lombare (12-39%), e solo dopo i sovraccarichi di spalla. Già questo ridimensiona l'immagine comune: anche nel tennis, che sembra uno sport di braccio, la fetta più grossa degli infortuni riguarda le gambe. Nella coorte australiana di cui sopra la classifica è diversa, con la lombare davanti a tutto: dipende anche da come ogni studio raggruppa le regioni del corpo.
Se si scende di livello il quadro cambia ancora. Su dati raccolti dai preparatori atletici di 147 scuole superiori statunitensi fra il 2011 e il 2014, la sede più colpita era mano e polso (26,05% nei maschi, 19,43% nelle femmine) e il tipo più frequente la contusione (27,73% e 20,57%); le ragazze si infortunavano 1,55 volte più dei ragazzi (IC 95%: 1,23-1,96). È uno studio di livello IV, che conta solo ciò che i preparatori registravano.
Tradotto: più ci si allontana dall'agonismo serio, più il tennis somiglia a botte, storte e polsi che a drammi tendinei. Un ragazzo che gioca due volte a settimana non è il caso descritto negli studi sugli atleti d'élite, e quei numeri non si trasferiscono a lui: servono a capire il meccanismo, non a spaventarti.
Anche la paura del danno alla crescita va calibrata. Una revisione sistematica del 2022 sulle lesioni da stress dei nuclei di accrescimento ha raccolto 128 articoli, di cui 101 erano segnalazioni o serie di casi. Fra i 448 pazienti descritti in quelle serie, 57 (12,7%) hanno avuto un disturbo della crescita e 28 (6,2%) sono stati operati. Quel 12,7% non è il rischio di tuo figlio: viene dai casi peggiori arrivati nei centri specialistici, senza alcun denominatore sano dietro, e gli autori stessi scrivono che mancano dati di incidenza da studi prospettici. Il dato da portarsi a casa è un altro: nei casi finiti male erano comuni l'assenza di trattamento, la diagnosi tardiva e il riposo non rispettato. Non l'aver giocato a tennis: l'aver ignorato il dolore per mesi.
La racchetta e il peso: contano meno di quanto ti dicono
Nella revisione sul tennis di alto livello, personalizzare la misura dell'impugnatura risultava dimezzare l'epicondilalgia laterale, e modificare il timing del servizio riduceva il torque sulla spalla. Prendi il primo dato con le pinze: l'epicondilalgia laterale è, di nuovo, il quadro dell'adulto, e quella revisione include soprattutto giocatori adolescenti e adulti di alto livello.
Sul padel esiste uno studio del 2026 che ha guardato proprio le racchette, ma su donne, non su ragazzi in crescita: 80 professioniste fra le prime cento al mondo e 147 amatoriali. Nella regressione logistica l'unico predittore significativo di infortunio è risultato la forma della racchetta (OR 1,43; IC 95%: 1,01-2,04; p = 0,046), appena dentro la soglia statistica. Il peso non è risultato un predittore indipendente: compariva solo nell'albero decisionale, insieme a età, overgrip e volume di allenamento. Gli infortuni erano in maggioranza tendinei (44-48%), soprattutto a gomito e spalla.
Il dato più interessante di quello studio, però, è un altro: le amatoriali si infortunavano di più delle professioniste per ora giocata — 2,69 contro 0,67 per 1.000 ore. Va letto per intero, però: nell'arco dell'anno a essersi infortunata era una quota maggiore di professioniste (61,1% contro 40,1%). I due numeri dicono cose diverse — chi gioca di mestiere si fa male più spesso in assoluto, chi gioca meno preparato paga di più ogni singola ora in campo. Ed è questa seconda osservazione che sta sotto al fenomeno padel: campi ovunque, ingresso facilissimo, e un sacco di gente — ragazzi compresi — che entra in campo senza aver mai fatto un minuto di preparazione.
In pratica, per te: adegua racchetta e impugnatura alla mano di tuo figlio, perché una racchetta sbagliata è prima di tutto un problema di tecnica. Ma non aspettarti che un acquisto risolva un dolore che dipende dalle ore.
Le ore: è qui che si decide quasi tutto
Il predittore estrinseco più forte, in quella stessa revisione e in tutte le fasce d'età, non è il totale delle ore: è l'aumento brusco del carico recente rispetto a quello abituale (un rapporto pari o superiore a 1,3 nei giovani). Cioè il classico settembre: due mesi quasi fermi, poi si riparte con tre allenamenti a settimana e un torneo nel weekend.
Sui volumi, una revisione clinica del 2026 dedicata ai giovani tennisti propone questi riferimenti: niente specializzazione in un solo sport prima dei 12 anni; non più ore a settimana degli anni che si hanno, e comunque non oltre 16; per il tennis, massimo 12 ore settimanali di attività organizzata, non più di 2 tornei al mese o 12 all'anno, almeno 2 ore a settimana di lavoro preventivo, e un altro sport nella stagione morta. Fra i fattori che secondo gli autori possono rendere l'infortunio più probabile c'è anche un volume superiore alle 40 partite l'anno.
Va detto per intero: quel documento è una revisione clinica con livello di evidenza 5, e gli autori stessi classificano le proprie raccomandazioni come basate su prove limitate o non coerenti. Sono ordini di grandezza ragionevoli, non soglie dimostrate. Ma sono comunque più utili dell'alternativa, che è non contare niente.
Il documento dell'American Academy of Pediatrics del 2024 inquadra il meccanismo generale: l'infortunio da sovraccarico nasce dallo squilibrio fra carico e recupero, non dal carico in sé, e i periodi prolungati di carico superiore al recupero hanno conseguenze sistemiche, non solo locali. Lo stesso documento ricorda che il burnout è fra le prime ragioni di abbandono nello sport giovanile. I segnali che precedono l'infortunio li abbiamo messi in fila in I segnali dell'adolescente che si allena troppo.
Il padel: tanti ragazzi in campo, quasi nessun dato
Qui devo essere schietto, perché è l'informazione più onesta che questo articolo può darti. Sul padel giovanile la letteratura è quasi inesistente.
Una scoping review pubblicata nel 2025 ha cercato su PubMed, Scopus e Web of Science tutta la ricerca esistente sul padel under 18 e ha trovato sedici studi in tutto, distribuiti fra metodologie di insegnamento, aspetti psicologici, richieste fisiologiche, qualità fisiche e parametri di gioco. Gli infortuni non compaiono fra i temi indagati.
L'unico studio sugli infortuni in giovani giocatori di padel che si riesca a trovare è del 2025: 104 giocatori svedesi fra i 15 e i 20 anni, questionario online, richiamo di una settimana. Sono stati registrati 6 infortuni acuti e 49 da sovraccarico, cioè 0,53 infortuni per giocatore nella settimana considerata. La sede più colpita era il ginocchio, mentre piede e gamba avevano i punteggi di gravità più alti.
Due avvertenze. Il campione arriva fino ai 20 anni, quindi comprende anche giocatori già maggiorenni: non è uno studio su bambini. E la sede più colpita non era la spalla né il gomito, era il ginocchio — coerente con quello che il padel chiede davvero: arresti e ripartenze su pochi metri.
Quindi, quando leggi in giro che "il padel rovina il gomito dei ragazzi", quel dato non c'è. Sugli adulti sì: fra le giocatrici donne gomito e spalla sono le sedi principali degli infortuni tendinei. Nei ragazzi l'unica misura disponibile dice un'altra cosa — davanti a tutto c'è il ginocchio.
Un'indicazione pratica utile, però, dalla scoping review c'è: nella fascia 8-10 anni, ridurre il campo (da 20x10 a 10x6 metri) e abbassare la pressione delle palline migliora l'apprendimento. Palla più lenta e campo più corto significano anche meno colpi forzati sopra la testa e meno accelerazioni violente — la stessa logica con cui nel tennis si usano da anni le palline depressurizzate per i più piccoli.
Cosa si allena, in concreto
La revisione del 2025 sul tennis di alto livello raggruppa quello che ha mostrato di funzionare in tre famiglie, con numeri che riguardano giocatori d'élite adolescenti e adulti:
- Controllo del carico esterno. Progressioni graduali di quattro settimane in ripresa riducevano l'incidenza di infortunio fino al 21%.
- Condizionamento della catena cinetica. Stabilità del core più lavoro eccentrico per i rotatori della spalla: −26% di infortuni da sovraccarico, con la mobilità di spalla preservata.
- Tecnica e attrezzatura. Impugnatura su misura e correzioni sul timing del servizio.
Tradotto in cosa fa tuo figlio, tre volte a settimana, per dieci minuti:
- rotazione attiva del tronco, controllata, non stretching passivo: è la parte di catena che, se manca, scarica tutto sul braccio;
- rotatori esterni della spalla in eccentrico, con un elastico, sul braccio dominante;
- controllo della scapola, la base su cui la spalla lavora;
- forza delle gambe e controllo di atterraggio e arresto, la voce più trascurata proprio nello sport dove sono le gambe a infortunarsi di più;
- mobilità in rotazione interna della spalla dominante, se risulta ridotta rispetto all'altra.
E la cosa più noiosa e più efficace: un calendario. Ore di tennis o padel, partite e allenamenti di altri sport, su un foglio, settimana per settimana. Serve a vedere in anticipo la settimana in cui il carico raddoppia, che è quella in cui compaiono i problemi.
Farsi seguire
Un percorso guidato serve a tre cose concrete: capire che cosa fa male davvero — apofisi, tendine, spalla, schiena — perché il trattamento cambia; impostare il carico invece di alternare stop e ricadute; e dare a te e a lui una griglia per leggere i mesi che vengono, così che una settimana peggiore non venga scambiata per un peggioramento.
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Due cose che non facciamo, e te le diciamo subito: non trattiamo online le condizioni neurologiche e neuromuscolari complesse, che richiedono valutazioni in presenza e centri dedicati; e non sostituiamo il medico quando il dolore è comparso dopo un trauma, con gonfiore, blocco articolare o febbre. In quei casi il primo passo è il pediatra o il pronto soccorso.
In tre righe
Se a tuo figlio fa male il gomito giocando a racchetta, guarda da che parte: all'interno, nel ragazzo in crescita, il più delle volte è un punto di crescita sotto trazione, non il gomito del tennista dell'adulto. Non cercare la soluzione nella racchetta: cercala nel calendario, e soprattutto nelle settimane in cui il carico è salito di colpo. E se il dolore c'è già al riscaldamento o dura da più di due o tre settimane nonostante tu abbia già ridotto, fallo guardare adesso — perché nei casi che finiscono male la costante non è lo sport, è l'attesa.
Fonti
- Overuse Injuries, Overtraining, and Burnout in Young Athletes — Pediatrics (American Academy of Pediatrics, clinical report), 2024
- Early Sport Specialization and Intense Training in Junior Tennis Players: A Sport-Specific Review — Sports Health, 2026
- Risk Factors and Prevention of Musculoskeletal Injuries in Adolescent and Adult High-Performance Tennis Players: A Systematic Review — Sports (Basel), 2025
- Primary Periphyseal Stress Injuries in Young Athletes: A Systematic Review — Sports Medicine, 2022
- A multi-year injury epidemiology analysis of an elite national junior tennis program — Journal of Science and Medicine in Sport, 2019
- Epidemiology of Injuries in High School Tennis Players — Journal of Sport Rehabilitation, 2026
- Medial Epicondyle Apophysitis (Little League Elbow) — StatPearls, 2023
- Apophysitis and Osteochondrosis: Common Causes of Pain in Growing Bones — American Family Physician, 2019
- Common sports injuries in young tennis players — Sports Medicine, 1998
- Characteristics and prognosis of medial epicondylar fragmentation of the humerus in male junior tennis players — Journal of Shoulder and Elbow Surgery, 2014
- Training Load, Injuries, and Well-Being in Youth Padel Players: A Cross-Sectional Study — Sports (Basel), 2025
- Topics of Study in Under-18 Padel Categories: A Scoping Review — Sports (Basel), 2025
- Upper-body injury epidemiology in women's padel: Impact of playing level, side of play, and racquet characteristics — Journal of Sports Sciences, 2026
- Exercise interventions in lateral elbow tendinopathy have better outcomes than passive interventions, but the effects are small: a systematic review and meta-analysis of 2123 subjects in 30 trials — British Journal of Sports Medicine, 2021
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.



