Gravidanza e post parto

La Spinta in Travaglio: Come si Respira Davvero

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Pubblicato il 13 luglio 2026

Donna incinta che sorride mentre solleva pesi in una palestra moderna.
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Sei alla trentaquattresima settimana, hai finito il corso preparto e ti resta in testa una scena precisa: qualcuno che conta fino a dieci mentre tu non respiri. Oppure hai già partorito, ti hanno detto "spingi, non respirare, forza" e adesso, con qualche perdita di urina che non se ne va, ti stai chiedendo se il problema è cominciato lì.

Rispondo subito a entrambe, poi ti mostro i numeri.

Le prove non bastano per fare una regola. Confronti tra la spinta a fiato trattenuto e quella spontanea ne esistono, sono randomizzati, e sulla quasi totalità degli esiti non trovano differenze chiare. Ma l'OMS, nelle sue linee guida sull'assistenza al parto, sceglie comunque una direzione: raccomanda di incoraggiare e sostenere la donna nel seguire il proprio stimolo a spingere.

E no, se hai spinto trattenendo il fiato non ti sei rotta niente. Il sospetto sul pavimento pelvico esiste, te lo racconto per intero, ma non è mai diventato una prova. Quello che hai oggi si guarda oggi.

Una cosa in chiaro prima di tutto il resto: noi non insegniamo a partorire. Il travaglio lo conduce l'ostetrica, insieme a te, in quel momento e con quello che vede. Questo articolo serve a farti sapere cosa dicono davvero gli studi, e a togliere il senso di colpa a chi ha già spinto in un modo o nell'altro.

Le due tecniche, dette per bene

La spinta a glottide chiusa, cioè la manovra di Valsalva, è quella che conosci anche senza saperne il nome: inspiri, blocchi l'aria in gola, spingi verso il basso a bocca chiusa mentre qualcuno conta ad alta voce. Negli studi la trovi come directed pushing o closed-glottis pushing.

La spinta spontanea, o a glottide aperta, è l'opposto: l'aria continua a uscire — spesso con un suono, un gemito, un'espirazione lunga — e a decidere quando e quanto spingere è il tuo riflesso, non una voce esterna. Nello studio francese EOLE, che è quello che l'ha definita con più precisione, la spinta a glottide aperta è "un'espirazione prolungata mentre i muscoli addominali si contraggono".

C'è anche una terza combinazione, quella che confonde le carte: la spinta guidata a glottide aperta, cioè qualcuno che ti dice quando spingere ma senza chiederti di bloccare l'aria. Non è la stessa cosa della spinta spontanea, ed è proprio questa a essere stata messa alla prova in uno studio importante.

La durata: l'unica cosa che si muove, e si muove di poco

Qui gli studi litigano, e il modo in cui litigano è istruttivo.

Nel trial statunitense del 2006, 320 nullipare senza epidurale sono state randomizzate a spinta guidata a glottide chiusa (163) o a nessuna guida (157). Il secondo stadio è risultato più corto di circa 13 minuti nel gruppo guidato (P = 0,01). Nient'altro: gli autori scrivono che la spinta guidata "non conferisce altri vantaggi" e che non guidarla "non è dannoso".

Nel trial turco del 2008 su 100 primipare a basso rischio è successo l'opposto: secondo stadio e fase espulsiva più lunghi con la Valsalva, senza differenze su episiotomia, lacerazioni o emorragia, e con Apgar a 1 e 5 minuti, pH e ossigeno del cordone migliori nel gruppo spontaneo. È uno studio piccolo, in un solo ospedale, con le donne informate in anticipo della tecnica assegnata: mostra un verso, non lo dimostra.

La revisione sistematica pubblicata su BJOG nel 2011 ha messo insieme 3 studi e 425 primipare, tutte senza epidurale, e ha trovato il travaglio più breve con la Valsalva di 18,59 minuti — con un intervallo di confidenza che sfiora lo zero (IC 95% 0,46-36,73), cioè un risultato appena sopra la soglia. Nessuna differenza sui parti strumentali (RR 0,70; IC 95% 0,34-1,43), sulle suture perineali o sull'emorragia.

Quando invece si mettono insieme tutti gli studi disponibili, come ha fatto la revisione Cochrane del 2017 — 8 studi randomizzati, 884 donne, con e senza epidurale — la differenza chiara sparisce. Sulla durata il dato viene da 6 di quegli 8 studi, 667 donne: differenza media di 10,26 minuti a favore della spinta guidata, ma con un intervallo che attraversa lo zero (IC 95% da -1,12 a 21,64) e un'eterogeneità enorme fra gli studi (I² = 81%). La Cochrane classifica queste prove come di qualità molto bassa.

Da qualunque parte la guardi, comunque, parliamo di minuti. Non di ore.

Una serena foto in bianco e nero che cattura il momento di tranquillità di una donna incinta in interni.

Lacerazioni, episiotomia, bambino: nessuna differenza chiara

Qui la risposta è noiosa, ed è una buona notizia. Sempre dalla Cochrane 2017, confrontando spinta spontanea e spinta guidata:

  • lacerazioni di terzo o quarto grado: RR 0,87 (IC 95% 0,45-1,66), un solo studio su 320 donne, prove di qualità bassa;
  • episiotomia: RR 1,05 (IC 95% 0,60-1,85), due studi, 420 donne, con forte eterogeneità;
  • parto vaginale spontaneo: RR 1,01 (IC 95% 0,97-1,05), cinque studi, 688 donne — qui la qualità è moderata, ed è il dato più solido di tutti: sul modo in cui finisce il parto le due tecniche fanno lo stesso;
  • Apgar sotto 7 a cinque minuti: RR 0,35 (IC 95% 0,01-8,43), un solo studio, intervallo talmente largo da non dire nulla;
  • ricoveri in terapia intensiva neonatale: RR 1,08 (IC 95% 0,30-3,79), due studi, 393 neonati.

Nessuno studio ha riportato dati sull'encefalopatia ipossico-ischemica. La conclusione degli autori Cochrane è letterale: non ci sono prove conclusive per sostenere o respingere uno stile specifico come pratica clinica di routine, e in assenza di prove forti dovrebbero guidare la preferenza e il comfort della donna e il contesto clinico.

Nel 2020 lo studio francese EOLE ha provato a stringere ancora: 250 donne in quattro ospedali, tutte addestrate prima a entrambe le tecniche, randomizzate a spinta guidata a glottide aperta contro glottide chiusa, con oltre il 95% di epidurali in entrambi i gruppi. L'esito principale era esigente — parto spontaneo senza episiotomia e senza lacerazione di secondo, terzo o quarto grado — e non ha separato i gruppi: 48,0% contro 55,2%, rischio relativo aggiustato 0,92 (IC 95% 0,74-1,14). Nemmeno sui parti strumentali (RR aggiustato 0,97; IC 95% 0,85-1,10). L'unica differenza: la fase espulsiva durava di più a glottide aperta (24,4 contro 18,0 minuti, p = 0,002).

Se stai preparando il parto e ti interessa cosa invece fa differenza, i dati più consistenti riguardano la posizione: li abbiamo raccolti in posizioni in travaglio, e per la preparazione del perineo c'è massaggio perineale e lacerazioni.

La parte che riguarda noi: il pavimento pelvico

Qui il terreno diventa scivoloso, e vale la pena separare tre cose: il meccanismo, il singolo studio che l'ha misurato, e quello che le revisioni concludono.

Il meccanismo: perché la Valsalva ci preoccupa

Uno studio di laboratorio su 13 donne continenti ha registrato contemporaneamente elettromiografia, pressione intra-addominale e posizione della base della vescica all'ecografia durante due compiti: una corretta contrazione del pavimento pelvico e una manovra di Valsalva. Risultato: durante la Valsalva erano più attivi tutti gli addominali e la parete toracica, e l'aumento di pressione intra-addominale era maggiore (P = 0,001). Due precisazioni oneste, però. La pressione vaginale non cambiava fra i due compiti (P = 0,971). E la discesa della base della vescica durante la Valsalva non è un esito misurato a confronto: era il criterio con cui gli autori definivano i due compiti all'ecografia.

È il motivo per cui, in fisioterapia del pavimento pelvico, la Valsalva è il gesto che si insegna a evitare. Ma sii onesta con me su cosa hai appena letto: tredici donne continenti, in laboratorio, per pochi secondi. Non è una sala parto, e non è un travaglio di due ore.

L'unico studio che ha guardato lontano dal parto

Nel 2005, su American Journal of Obstetrics and Gynecology, è uscito l'unico lavoro che abbia provato a rispondere per davvero. 128 nullipare a termine randomizzate a spinta guidata (67) o non guidata (61), rivalutate a tre mesi dal parto con esame urodinamico, misurazione del prolasso (POP-Q) e valutazione neuromuscolare del pavimento pelvico. Ecco i risultati, uno per uno, con i loro p:

  • primo stimolo a urinare: 160 mL nel gruppo guidato contro 202 mL, P = 0,025 — differenza significativa;
  • capacità vescicale: 427 mL contro 482 mL, P = 0,051 — sotto la soglia convenzionale non ci arriva, per un soffio;
  • iperattività detrusoriale: raddoppiata nel gruppo guidato (16% contro 8%), ma P = 0,17, non significativa;
  • incontinenza urinaria da sforzo diagnosticata all'esame: 11 su 67 (16%) contro 7 su 61 (12%), P = 0,42, nessuna differenza.

È facile raccontarla male. Le misure fini di come si comporta la vescica cambiano; il sintomo che a te interessa — perdere urina — non risulta diverso. E la revisione BJOG del 2011, ricalcolando i dati di quello stesso studio, riporta differenze medie di 41,50 mL sul primo stimolo (IC 95% 8,40-74,60) e di 54,60 mL sulla capacità (IC 95% 13,31-95,89): sulla capacità vescicale la revisione arriva a un intervallo che esclude lo zero mentre lo studio originale si fermava a P = 0,051. La differenza fra "significativo" e "quasi", qui, vale poco: è un solo studio, su 128 donne, con un esito surrogato.

Cosa riescono a dire le revisioni

L'OMS, nel documento che accompagna la raccomandazione, è netta su quanto poco sappiamo: sull'incontinenza urinaria dopo il parto esiste un solo studio da 128 donne, con un risultato che non distingue le due tecniche (RR 0,77; IC 95% 0,29-1,69) e certezza delle prove bassa. E soprattutto: nessuno studio ha misurato dolore perineale, dolore nei rapporti o prolasso del pavimento pelvico. Non "hanno misurato e non hanno trovato": non hanno misurato.

Una meta-analisi del 2022 su International Urogynecology Journal ha raccolto 17 studi randomizzati e 4.606 primipare. Il dato più citato è che il peggioramento del punteggio di incontinenza urinaria dal basale al post parto era minore con la spinta spontanea — ma va detto da dove esce: da 2 dei 17 studi, su 867 donne, con una differenza media standardizzata di -0,18 (IC 95% da -0,31 a -0,04). È un effetto piccolo, su una frazione dei dati, e gli autori nelle conclusioni lo legano alla combinazione di spinta spontanea e posizione eretta. Nella stessa revisione, in un'analisi limitata alle donne sdraiate durante il secondo stadio, era la spinta guidata a risultare associata a un travaglio più breve di 21,39 minuti, mentre sulla durata del secondo stadio i due gruppi non differivano.

Se quello che ti riguarda adesso sono le perdite, il quadro completo — e cosa funziona davvero per farle passare — è in perdite di urina dopo il parto.

"Spingere subito o aspettare" è un'altra domanda

Come spingi e quando cominci a spingere sono due questioni diverse, e la seconda è stata studiata molto meglio.

La Cochrane 2017 ha analizzato anche questa: 13 studi, 2.879 donne, tutte con epidurale. Aspettare allunga il secondo stadio di 56 minuti (IC 95% 42,05-70,76) ma accorcia il tempo di spinta effettivo di 19 minuti e aumenta un po' i parti vaginali spontanei (RR 1,07; IC 95% 1,02-1,11), senza differenze su lacerazioni gravi ed episiotomia. Un segnale contrario però c'è, da 4 studi su 2.145 neonati: più casi di pH basso nel cordone quando si aspetta (RR 2,24; IC 95% 1,37-3,68).

Un ampio studio randomizzato multicentrico americano ha valutato 941 nullipare con analgesia neurassiale a 6 settimane e 6 mesi dal parto: nessuna differenza significativa su lacerazioni, misure POP-Q e punteggi dei questionari validati fra chi spingeva subito e chi aspettava 60 minuti. Un'eccezione sola: a 6 mesi il punteggio di incontinenza fecale peggiorava un po' di più in chi spingeva subito (2,9 contro 2,0; P = 0,01), ma meno della differenza minima che gli autori stessi considerano importante. Il follow-up a 2-3 anni, pubblicato nel 2026 su 356 donne, conferma: nessuna differenza sul prolasso e sulla maggior parte dei sintomi. Un limite grosso da dire: a distanza ha risposto solo il 14,7% delle partecipanti iniziali.

L'OMS, per le donne con epidurale, raccomanda di ritardare la spinta di una o due ore dalla dilatazione completa, o finché non torna lo stimolo, ma solo dove il contesto lo consente — dove si può cioè restare più a lungo nel secondo stadio e si è in grado di riconoscere e gestire una sofferenza da mancanza di ossigeno: è una raccomandazione specifica per contesto, non universale.

Bandiere rosse: quando chiamare, e con che soglia

Niente di quello che hai letto sopra è un'urgenza. Queste cose sì, e le soglie sono esplicite:

  • non riesci a urinare entro 6 ore dal parto, o urini pochissimo con la pancia bassa tesa e dolente: è il sospetto di ritenzione urinaria post partum e va valutato subito, non "domani";
  • perdi feci o gas senza controllo, anche solo qualche volta: non si aspetta il controllo dei quaranta giorni, si dice adesso a chi ti segue;
  • senti qualcosa che scende o pesa in vagina, soprattutto in piedi o a fine giornata: va guardato, non tollerato;
  • il dolore del perineo aumenta invece di calare dopo il quarto o quinto giorno, o compaiono febbre, cattivo odore o secrezione dai punti;
  • perdite di sangue rosso vivo abbondanti, che tornano dopo essersi ridotte o che aumentano;
  • perdite di urina che ci sono ancora a 3 mesi dal parto: non è più il post parto che si sistema da solo, ed è la soglia oltre la quale va valutato il pavimento pelvico.

Cosa possiamo fare noi, e cosa no

Non conduciamo il travaglio e non decidiamo come si spinge: è competenza dell'ostetrica e del ginecologo, e si decide lì, con il battito del bambino sotto gli occhi. C'è poi una seconda cosa che non facciamo: la valutazione interna del pavimento pelvico richiede la presenza fisica e online non si può fare. Se dal racconto emerge che serve, te lo diciamo e ti mandiamo da chi la fa.

Quello che possiamo fare è il pezzo attorno. Prima del parto: lavorare sul respiro e sulla coordinazione fra diaframma, addome e perineo, perché tu arrivi in sala parto sapendo cosa vuol dire lasciar andare invece di stringere. Dopo: rimettere in moto un pavimento pelvico che ha appena fatto la cosa più impegnativa della sua vita, con un programma che tiene conto dei punti, del sonno che non c'è e del neonato addosso.

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Un'ultima cosa, la più importante. Se sei ancora incinta, la persona con cui parlare di questo è la tua ostetrica, e il momento è adesso, non durante: chiedile come lavora e dille cosa preferiresti. Se poi in sala parto ti verrà chiesto di trattenere il fiato, ci sarà una ragione, e quella ragione conta più di tutta la letteratura che hai appena letto.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

Domande frequenti

Meglio spingere trattenendo il fiato o assecondare la spinta?

Sulla carta le due tecniche si equivalgono quasi in tutto, e l'OMS preferisce comunque la spinta spontanea. La revisione Cochrane del 2017 ha messo insieme 8 studi randomizzati e 884 donne e non ha trovato differenze chiare né sulla durata del secondo stadio (6 di quegli studi, 667 donne: differenza media 10,26 minuti; IC 95% da -1,12 a 21,64; qualità delle prove molto bassa) né sulle lacerazioni di terzo o quarto grado (RR 0,87; IC 95% 0,45-1,66) né sul parto vaginale spontaneo (RR 1,01; IC 95% 0,97-1,05). La conclusione degli autori è testuale: non ci sono prove conclusive per sostenere o respingere uno stile specifico, e in assenza di prove forti dovrebbero guidare la preferenza e il comfort della donna e il contesto clinico. L'OMS, nella raccomandazione 36 delle sue linee guida sull'assistenza al parto del 2018, dice che le donne nella fase espulsiva vanno incoraggiate e sostenute nel seguire il proprio stimolo a spingere.

Cos'è esattamente la manovra di Valsalva?

È il gesto del "spingi, non respirare": inspiri, blocchi l'aria chiudendo la glottide e spingi in basso a bocca chiusa mentre qualcuno conta ad alta voce. Nella ricerca la trovi come spinta a glottide chiusa o spinta diretta. L'alternativa è la spinta spontanea o a glottide aperta: l'aria continua a uscire, spesso con un suono, e i tempi li detta il tuo corpo invece di una voce che conta. Nello studio francese EOLE, che ha confrontato le due spinte guidate su 250 donne, la spinta a glottide aperta era definita come un'espirazione prolungata mentre gli addominali lavorano.

Trattenere il fiato fa male al pavimento pelvico?

È il sospetto più serio che abbiamo, ed è più solido sul piano del meccanismo che su quello delle prove cliniche. In uno studio di laboratorio su 13 donne continenti, durante la manovra di Valsalva l'aumento della pressione intra-addominale era maggiore rispetto a una corretta contrazione del pavimento pelvico (P = 0,001), mentre la pressione vaginale non cambiava fra i due compiti (P = 0,971). La discesa della base della vescica durante la Valsalva non era un esito misurato a confronto: era il criterio con cui gli autori definivano il compito all'ecografia. Il salto dal laboratorio alla sala parto però non è dimostrato: l'OMS segnala che sull'incontinenza urinaria dopo il parto esiste un solo studio da 128 donne, con un risultato che non distingue le due tecniche (RR 0,77; IC 95% 0,29-1,69) e certezza bassa, e che nessuno studio ha misurato dolore perineale, dolore nei rapporti o prolasso.

C'è uno studio che ha guardato la vescica a distanza dal parto?

Sì, uno solo, ed è il motivo per cui questo tema ci interessa. Nel 2005, su American Journal of Obstetrics and Gynecology, 128 nullipare sono state randomizzate a spinta guidata (67) o non guidata (61) e rivalutate a tre mesi con esame urodinamico. Il primo stimolo a urinare arrivava prima nel gruppo guidato (160 mL contro 202 mL, P = 0,025). La capacità vescicale era minore, ma con un valore che non supera la soglia convenzionale di significatività (427 mL contro 482 mL, P = 0,051). L'iperattività detrusoriale era doppia nel gruppo guidato (16% contro 8%) ma la differenza non era significativa (P = 0,17), e l'incontinenza urinaria da sforzo diagnosticata all'esame non differiva (16% contro 12%, P = 0,42). Tradotto: differenze sulle misure fini della vescica, nessuna differenza dimostrata sul sintomo che ti interessa.

Con la spinta spontanea il travaglio dura di più?

Gli studi non vanno d'accordo, e questo di per sé è un'informazione. Nel trial americano del 2006 su 320 nullipare senza epidurale il secondo stadio era più corto di circa 13 minuti con la spinta guidata (P = 0,01), senza nessun altro vantaggio. Nel trial turco del 2008 su 100 primipare succedeva l'opposto: secondo stadio e fase espulsiva erano più lunghi con la Valsalva. Nella revisione BJOG del 2011 su 3 studi e 425 primipare il travaglio era più breve con la Valsalva di 18,59 minuti, ma con un intervallo di confidenza che sfiora lo zero (IC 95% 0,46-36,73). Quando la Cochrane mette insieme più studi, la differenza chiara sparisce. Parliamo comunque di minuti, non di ore.

Se l'ostetrica mi dice di spingere in un certo modo, devo obiettare?

No, e questo è il punto più importante dell'articolo. Il travaglio lo conduce chi è lì con te: se ti viene chiesto di spingere in un certo modo c'è quasi sempre una ragione clinica immediata — il battito del bambino, una ventosa, la testa che va accompagnata — e quella ragione vale più di qualunque revisione sistematica. Anche lo studio EOLE, che non ha trovato differenze fra spinta guidata a glottide aperta e a glottide chiusa (48,0% contro 55,2% di parti senza episiotomia né lacerazioni; RR aggiustato 0,92; IC 95% 0,74-1,14), conclude che quando la spinta guidata serve la donna dovrebbe poter scegliere il tipo che preferisce. Parlarne prima, al corso o in ambulatorio, vale più che discuterne durante.

Ho già partorito trattenendo il fiato. Ho fatto un danno?

No, e non è una risposta di cortesia: è quello che dicono i numeri. Sul confronto fra le due tecniche non esiste una sola prova solida che la Valsalva causi incontinenza, prolasso o dolore a distanza — l'unico studio disponibile sull'incontinenza urinaria non trova differenze e nessuno ha misurato il prolasso. Se oggi hai perdite, pesantezza o dolore, la causa non si cerca in come hai respirato quel giorno: si guarda cosa fa il tuo pavimento pelvico adesso, che è una cosa modificabile. Quello sì che si può allenare.

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