Gravidanza e post parto

Gravidanza Dopo un Intervento alla Schiena: Cosa Dicono gli Studi

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 9 settembre 2026

Donna incinta che sorride mentre solleva pesi in una palestra moderna.
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Hai una cicatrice sulla schiena da quando avevi diciassette anni, o da un lunedì di sei anni fa in cui non riuscivi più a mettere il piede a terra. Ci hai fatto pace. Poi il test è positivo, e nel giro di due giorni ti ritrovi alle undici di sera a cercare cose che nessuno ti aveva detto di dover cercare: se la schiena reggerà, se la strumentazione può muoversi, e soprattutto se potrai fare l'epidurale. E trovi poco: quello che c'è in italiano parla di epidurale in generale, non di epidurale su una colonna con delle viti dentro.

Quindi partiamo dalla risposta. Nella grande maggioranza dei casi la gravidanza dopo un intervento alla colonna va avanti normalmente e il parto vaginale resta la regola. Il mal di schiena è un po' più frequente durante i nove mesi, ma dopo il parto la differenza con le altre donne si annulla. L'epidurale nella maggior parte dei casi si può fare: è più difficile da eseguire, non meno efficace quando riesce — ma nello studio migliore che abbiamo è fallita in 5 casi su 41, e a decidere è l'anestesista che ti visita. E il fatto che spesso non venga fatta dipende meno dalla tua anatomia di quanto immagini.

Una premessa che conta. Qui parliamo di movimento e di carico. Se la strumentazione tiene, se il parto sarà vaginale o cesareo e se l'epidurale si può fare lo decidono tre persone che ti visitano: il chirurgo che ti ha operata, l'anestesista e il ginecologo. Questo articolo serve a farti arrivare da loro con le domande giuste, non a sostituirli.

Cosa dicono i numeri sulla gravidanza dopo un'artrodesi

Il dato più solido viene dalla Finlandia, dove i registri nazionali seguono tutte le donne e non solo quelle che rispondono a un questionario. Nel 2022 su PLoS One sono state incrociate le schede di tutte le donne in età fertile operate alla colonna tra il 1998 e il 2018 con il registro delle nascite.

Il tasso di cesareo dopo un'artrodesi è risultato del 25,3% (odds ratio aggiustato 1,37, intervallo di confidenza 95% 1,30-1,49) contro il 15,9% delle donne senza precedenti alla schiena; nelle donne con una frattura vertebrale era 19,7% (odds ratio aggiustato 1,26, intervallo 1,17-1,34). I neonati che hanno avuto bisogno di terapia intensiva sono stati il 13,6% nel gruppo artrodesi contro il 10,0% dei controlli (odds ratio 1,12, intervallo 1,02-1,23).

Sono differenze reali. Ma leggile per quello che sono: tre donne su quattro operate alla colonna partoriscono per via vaginale, e gli stessi autori concludono che il parto vaginale dopo una frattura vertebrale è possibile e sicuro per la madre e per il bambino.

Poi c'è un secondo blocco di dati, più piccolo e più contraddittorio, sulle donne operate di scoliosi adolescenziale. Nel 2019 su World Neurosurgery sono state confrontate 205 donne operate con 173 donne sane: 97 delle operate avevano avuto una gravidanza, contro 82 delle sane. Il dolore lombare in gravidanza è stato riferito dal 48% delle operate contro il 34% delle sane. I cesarei sono stati il 64% contro il 33%.

Nel 2024, su Orthopaedics & Traumatology: Surgery & Research, una casistica francese di 80 gravidanze in 50 donne operate per scoliosi ha trovato l'opposto sul parto: l'81% ha partorito per via vaginale e i cesarei sono stati il 19%, cioè lo stesso tasso della popolazione generale francese.

Sessantaquattro per cento contro diciannove: una differenza troppo grande per essere solo biologia. Sono studi retrospettivi, su popolazioni diverse, in paesi con abitudini ostetriche diverse e su decenni diversi di tecnica chirurgica. La revisione sistematica pubblicata su European Spine Journal nel 2018, che ha messo insieme 22 studi e più di 3.125 donne con scoliosi adolescenziale, è esplicita: tutti gli studi disponibili sono di livello 2b o inferiore. La sua conclusione è che la maggior parte delle donne ha figli senza un aumento del rischio di complicanze, ma che servono studi migliori.

Traduzione onesta: sappiamo che va bene, non sappiamo con precisione quanto più spesso finisca in cesareo. Chi ti dà una percentuale secca ti sta dando il numero di un singolo studio.

Il livello dove finisce la fusione conta più del fatto che ci sia

Questo è il dato più utile di tutta la ricerca, ed è quello che quasi nessuno ti dice.

Nello studio del 2019 le donne fuse fino a L3 o L4 hanno riferito lombalgia in gravidanza più spesso di quelle fuse più in alto (P < 0,05), e più l'ultima vertebra strumentata scendeva verso il bacino più aumentava la frequenza di cesareo. La casistica francese del 2024 ha trovato la stessa relazione in due direzioni: il livello di fusione era correlato al cesareo e, in senso inverso, alla possibilità di ricevere un'epidurale.

Ha un senso meccanico intuitivo, anche se questa è una spiegazione e non un dato misurato: i segmenti fusi non si muovono più, e il movimento che prima si distribuiva su tutti i segmenti lombari si concentra su quelli rimasti liberi e sulle anche. Se la fusione si ferma a T12 hai ancora quattro livelli lombari che lavorano. Se arriva a L4, ne hai uno.

Ecco perché la prima domanda da fare al tuo chirurgo non è «sono a rischio?», ma: fin dove arriva esattamente la mia strumentazione, e qual è l'ultima vertebra fusa? Con quel dato in mano cambia tutto: cosa aspettarsi, cosa allenare e cosa dire all'anestesista.

Una serena foto in bianco e nero che cattura il momento di tranquillità di una donna incinta in interni.

Se il tuo intervento è stata un'ernia operata

Qui il quadro è diverso, e va guardato con occhi diversi.

Uno studio svizzero su Acta Neurochirurgica del 2012 ha seguito 26 donne operate di microdiscectomia lombare, per un totale di 39 figli nati dopo l'intervento. In gravidanza il mal di schiena è stato presente nel 76% dei casi e nel 60% è comparso ex novo; il dolore alla gamba nel 37%, nuovo nel 18%; i disturbi della sensibilità nel 39% (nuovi nel 19%), i deficit di forza nel 13% (nuovi nel 6%).

Sono numeri alti, e gli autori stessi lo dicono: tra i più alti riportati in letteratura per la lombalgia in gravidanza. Ma il resto dello studio è rassicurante. Nessuna recidiva di ernia è stata diagnosticata nei sei mesi successivi alla gravidanza, e in quasi otto anni di follow-up il tasso di reintervento per recidiva o per problemi al livello adiacente non è risultato superiore a quello riportato di norma.

Un dato però va preso sul serio: le donne che hanno avuto dolore radicolare durante la gravidanza erano a rischio che quel dolore fosse ancora presente sei mesi dopo il parto. Il dolore alla gamba, a differenza del mal di schiena, non è una cosa da lasciar passare aspettando.

Un secondo registro finlandese, su The Spine Journal nel 2023, ha contato tutte le discectomie eseguite in gravidanza e nei dodici mesi dopo il parto tra il 1999 e il 2017. Operarsi durante la gravidanza è raro: 11 interventi ogni 100.000 anni-persona, un quinto rispetto alla popolazione femminile generale di pari età (rapporto di incidenza 0,2, intervallo 0,1-0,2). Nel primo anno dopo il parto sale a 47 ogni 100.000, restando comunque sotto la popolazione generale (rapporto 0,7). Nessuna mortalità perinatale osservata; il fumo prima della gravidanza raddoppiava il rischio di doversi operare durante la gravidanza (odds ratio 2,0, intervallo 1,2-3,2) e i reinterventi entro 90 giorni erano più frequenti del solito (rapporto 1,7).

Se hai un'ernia operata e stai cercando cosa fare adesso, il pezzo sulla sciatica in gravidanza affronta il dolore che scende lungo la gamba, e quello sul mal di schiena in gravidanza le cause e i rimedi con le prove che ci sono dietro.

L'epidurale: cosa dice davvero la letteratura anestesiologica

Questa è la domanda che tutte fanno, e merita di essere riportata per quello che dice, senza trasformarla in una promessa.

I vecchi studi, condotti fra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, erano piccolissimi — dai nove ai ventuno casi — e riportavano un successo dell'epidurale tra il 50 e il 66% nelle donne operate di scoliosi. Da lì viene la fama che «non si può fare».

Nel 2015, su Anesthesia & Analgesia, è uscito uno studio prospettico costruito bene: 41 donne con strumentazione vertebrale per scoliosi confrontate una a una con 41 donne senza chirurgia alla schiena, appaiate anche per esperienza dell'anestesista. Il risultato principale è che il consumo orario di bupivacaina è stato praticamente identico: 15,2 mg/h contro 14,2 mg/h, differenza mediana di 1 mg/h, P = 0,38. Nessuna differenza nemmeno nel consumo totale, nei boli aggiuntivi o nella necessità di concentrazioni più alte. Cioè: quando l'epidurale funziona, funziona come in chiunque altra.

Quello che cambia è eseguirla. Il tempo per completare la procedura è stato del 41% più lungo (intervallo di confidenza 7-108%, P = 0,01), con più redirezioni dell'ago, più spazi intervertebrali tentati e più necessità di passare la mano a un collega più esperto. I fallimenti sono stati 5 su 41 (12%) contro nessuno nei controlli: una differenza che però non ha raggiunto la significatività statistica (P = 0,06), quindi è un segnale, non una certezza. La conclusione degli autori è testuale: l'analgesia neuroassiale va offerta alle donne già operate per scoliosi, spiegando prima nel consenso informato la possibilità di difficoltà tecniche e di un fallimento dell'anestesia se dovesse servire un cesareo.

Sulle ernie operate lo stesso gruppo aveva pubblicato nel 2012 uno studio gemello: 42 donne con precedente discectomia contro 42 controlli. Consumo di anestetico sovrapponibile (12,7 contro 13,2 mg/h, P = 0,43), stesso tempo di posizionamento del catetere, nessun catetere da sostituire. L'unica differenza: più di uno spazio intervertebrale tentato nel 17% dei casi contro il 2% (P = 0,03).

E qui arriva il pezzo che fa più rabbia. Nella casistica francese del 2024, sulle 80 gravidanze l'epidurale efficace è stata eseguita solo nel 49% dei casi, contro l'81% della popolazione generale francese. Ha fallito nel 9%. Ma nel 35% dei casi non è stata proprio fatta: in 15 gravidanze su 80 perché l'ha negata l'anestesista, in 13 perché l'ha rifiutata la paziente. Uno studio del 2009 su The Spine Journal, su donne operate per via anteriore, aveva trovato che solo 2 su 19 avevano ricevuto un'epidurale al parto, e concludeva che gli anestesisti sembrano meno inclini a offrirla a queste pazienti.

Detto senza giri di parole: una parte consistente delle epidurali che non si fanno non si fanno perché nessuno le ha proposte.

Cosa puoi farci tu. Chiedi una consulenza anestesiologica in gravidanza, non in travaglio: con anticipo, nel terzo trimestre, portando il referto operatorio e le immagini più recenti. All'anestesista serve sapere quali livelli sono strumentati e quali sono liberi, perché è lì che proverà a entrare. È la differenza tra decidere con i tuoi dati sotto gli occhi e decidere alle tre di notte davanti a una schiena che non conosce.

Un ultimo chiarimento, perché è una paura che si somma alle altre: il mal di schiena che arriva dopo il parto viene attribuito all'epidurale molto più spesso di quanto le prove giustifichino. Ne abbiamo scritto in questo articolo.

Cosa cambia nella gestione del carico quando un tratto è fuso

Partiamo da un limite: non esistono studi randomizzati su programmi di esercizio per donne in gravidanza con la colonna fusa. Nessuno ha mai preso cento gravide con un'artrodesi lombare e le ha divise in due gruppi. Quello che c'è sono le prove sull'esercizio in gravidanza in generale, più il ragionamento clinico sul tuo caso.

La revisione Cochrane del 2015 ha messo insieme 34 studi randomizzati e 5.121 donne, ma ogni risultato poggia su una fetta di quel totale. In sette di quegli studi (645 donne) l'esercizio a terra ha ridotto il dolore lombare in gravidanza (differenza media standardizzata -0,64, intervallo -1,03 a -0,25), con prove di qualità bassa; in altri quattro (1.176 donne) i programmi da otto a dodici settimane hanno ridotto di un terzo il numero di donne che riferiscono dolore lombare e pelvico (rischio relativo 0,66, intervallo 0,45-0,97), con prove di qualità moderata. Gli stessi autori definiscono la qualità complessiva delle prove da moderata a bassa, ma la direzione è chiara e gli effetti avversi riportati sono stati minori e transitori. Sulla sicurezza per il bambino, la revisione del British Journal of Sports Medicine del 2018 ha raccolto 135 studi e 166.094 gravidanze senza trovare aumenti di parto pretermine, basso peso o restrizione di crescita.

Su una colonna con un tratto fuso questi principi si applicano con tre aggiustamenti.

Si allena quello che può ancora muoversi. Anche e glutei, prima di tutto: se i segmenti lombari liberi sono pochi, ogni grado di movimento che l'anca produce è un grado che la schiena non deve produrre. Alzarsi da una sedia o raccogliere qualcosa da terra spingendo con le gambe invece che flettendo la lombare non è una posizione «corretta», è aritmetica.

Si smette di cercare mobilità dove non ce n'è. Lo stretching aggressivo sui segmenti subito sopra o sotto la fusione è la cosa più intuitiva e meno utile: quei livelli si stanno già muovendo più del dovuto. Serve controllo, non ampiezza.

Si progredisce più lentamente. Il carico in gravidanza cresce da solo ogni settimana: se aggiungi una progressione ripida su una colonna che ha già meno margine, il conto arriva. Meglio poco tutti i giorni che molto due volte a settimana.

Il resto è la gestione della giornata: cambiare posizione prima che faccia male, spezzare le stazioni in piedi prolungate, evitare la rotazione del tronco sotto carico, girarsi nel letto tenendo bacino e spalle allineati invece che torcendosi.

Dopo il parto

C'è un dato da tenere a mente per i mesi difficili. Nello studio del 2019 il mal di schiena dopo il parto è stato riferito dal 43% delle donne operate e dal 42% delle donne sane: in gravidanza c'erano quattordici punti di differenza, dopo il parto sono spariti. La schiena operata non è una condanna: è una schiena che ha nove mesi più impegnativi delle altre.

Il segnale a cui prestare attenzione è l'altro: chi ha avuto dolore alla gamba in gravidanza è a rischio che quel dolore sia ancora lì a sei mesi dal parto. Se il dolore radicolare non si riduce di settimana in settimana, non aspettare che «si sistemi con l'allattamento».

Due note in più sul recupero. Con un cesareo hai anche una ferita addominale da rispettare nelle prime settimane, e la ripresa parte più lenta. E le posizioni dell'allattamento contano: dodici poppate al giorno con il collo flesso e la schiena arrotondata sono dodici carichi ripetuti su una colonna che ne distribuisce meno del normale. Porta il bambino verso di te, non te verso il bambino.

Una cosa che non possiamo fare, e va detta: la valutazione interna del pavimento pelvico richiede la presenza fisica e online non la facciamo. Se serve, ti indirizziamo. Tutto il resto — forza, carico, respiro, posizioni, ritorno graduale all'attività — si lavora bene in videochiamata, come nel pezzo sul recupero post parto. Se cerchi un percorso pensato per questa fase, trovi tutto nella pagina gravidanza e post parto.

Bandiere rosse: quando non è materiale da fisioterapia

Queste hanno una soglia precisa. Non sono «senti il medico se ti preoccupi»: sono situazioni in cui il tempo conta.

Pronto soccorso lo stesso giorno, se compare uno di questi segni e sta peggiorando nell'arco di ore o giorni:

  • debolezza in una gamba: il piede che ciondola, non riesci a stare sulle punte o sui talloni, la gamba che cede sulle scale;
  • perdita di sensibilità nella zona a sella: interno cosce, area genitale, ano — anche solo la sensazione di carta velina quando ti asciughi;
  • difficoltà a urinare, o non sentire più quando la vescica è piena, oppure perdita di controllo delle feci.

Sono i segni della sindrome della cauda equina. Sono rari, ma è la sola situazione in cui la finestra utile si misura in ore.

Medico entro 24 ore, se hai:

  • febbre uguale o superiore a 38 gradi insieme a dolore alla schiena, soprattutto se il dolore non cambia mai con la posizione e ti sveglia ogni notte;
  • rossore, gonfiore, calore o secrezione sulla cicatrice, anche a distanza di anni dall'intervento;
  • dolore comparso all'improvviso dopo una caduta o un trauma.

Ostetricia, subito, per i segnali che non riguardano la schiena ma la gravidanza: contrazioni regolari prima della trentasettesima settimana, sanguinamento, perdita di liquido, dolore alla bocca dello stomaco con mal di testa e disturbi della vista.

Come lavoriamo su questo

Una schiena operata in gravidanza non ha bisogno di un protocollo scaricato da internet: ha bisogno che qualcuno guardi il tuo referto operatorio, sappia dove finisce la fusione e costruisca la progressione da lì.

Nella prima visita gratuita di 20 minuti in videochiamata guardiamo la tua storia chirurgica, cosa fa male e quando, e ti diciamo con onestà se il tuo caso è da fisioterapia o se va prima rimandato al chirurgo o al ginecologo. Se ha senso proseguire, le sedute costano 29,90 euro l'una.

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Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

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