Sono passati tre mesi. Il bambino c'è, la pancia non c'è più, e la schiena fa male in un punto basso, ottuso, che compare quando ti pieghi sul fasciatoio e la sera non se ne va. Prima o poi qualcuno lo dice: "È l'epidurale." Lo dice tua madre, lo dice una collega, lo dice un commento sotto un post. E ti resta in testa una cosa fastidiosa: che hai fatto una scelta e ora la stai pagando.
Ti do subito la risposta, poi ti spiego da dove viene: quando i ricercatori hanno sorteggiato chi riceveva l'epidurale e chi no, il mal di schiena a distanza è risultato identico nei due gruppi. Il dolore che hai è vero. La spiegazione, no.
Perché il modo in cui si studia questa domanda cambia tutto
C'è un problema che rende inutile quasi ogni confronto fatto a posteriori: l'epidurale non la sceglie il caso. La chiede più spesso chi ha un travaglio lungo, chi ha dolore intenso da molte ore, chi finisce in posizioni scomode, chi ha un parto operativo. Chi non la fa, spesso ha avuto un travaglio più breve e lineare.
Se confronti questi due gruppi così come sono e trovi più mal di schiena fra chi ha fatto l'epidurale, non hai scoperto niente sull'ago: hai scoperto che i due gruppi avevano parti diversi.
L'unico modo per uscirne è sorteggiare: decidere a caso chi riceve l'epidurale e chi riceve un'altra analgesia, così che i due gruppi si assomiglino in tutto il resto. È stato fatto, e i risultati sono coerenti.
Cosa hanno trovato gli studi che hanno sorteggiato
Il lavoro più importante è la revisione Cochrane aggiornata nel 2018, che ha messo insieme 40 studi randomizzati per oltre 11.000 donne, confrontando l'epidurale con altre forme di analgesia o con nessuna. Sul mal di schiena materno a lungo termine il risultato è netto: rischio relativo 1,00 (IC 95%: 0,89-1,12), con evidenza di certezza moderata.
Un rischio relativo di 1,00 non è "una piccola differenza": è nessuna differenza, con un intervallo che esclude sia un aumento rilevante sia una riduzione rilevante. L'onestà però richiede un dettaglio che quasi nessuno riporta: su questo esito specifico i dati arrivano da 2 studi e 814 donne, non da tutti e 40. È un numero solido, non enorme.
Vale allora la pena guardare da vicino i due trial randomizzati che su questa domanda hanno seguito le donne più a lungo: sono l'ossatura di tutta la risposta.
Il primo è un trial britannico su 369 donne al primo figlio, sorteggiate fra epidurale e non epidurale, con un questionario a 3 e a 12 mesi dal parto. A tre mesi il mal di schiena basso era riferito dal 35% del gruppo epidurale e dal 34% dell'altro (P = 0,92). A dodici mesi era il 35% contro il 27%: numericamente più alto nel gruppo epidurale, ma non statisticamente significativo (P = 0,17), e il dolore alla schiena media era identico, 16% contro 16%.
Le stesse donne sono state richiamate anni dopo, e qui la risposta si fa più solida: a una media di 26 mesi dal parto, viste una per una da una fisioterapista con interviste, questionari sulla disabilità e misure fisiche della mobilità della colonna, non c'era nessuna differenza fra i gruppi né nella comparsa né nella durata del dolore lombare. Circa un terzo delle donne in ciascun gruppo aveva avuto dolore nella settimana prima del colloquio. Nessuna differenza nella disabilità nelle attività quotidiane. Nessuna differenza nella mobilità della schiena misurata.
Il secondo trial ha seguito 611 donne, sorteggiate fra epidurale e un oppioide per via intramuscolare, con un questionario a 6 mesi dal parto. Prevalenza di mal di schiena post partum: 48% con l'epidurale e 50% senza, differenza -2% (IC 95%: da -11% a +6%). Escludendo le donne che avevano già mal di schiena prima del parto — cioè guardando solo il dolore nuovo — il confronto era 29% contro 28%.
E una revisione sistematica pubblicata sull'American Journal of Obstetrics and Gynecology arriva alla stessa conclusione con una frase che vale la pena tradurre così com'è: l'analgesia epidurale in travaglio non modifica l'incidenza di mal di schiena a lungo termine di nuova insorgenza.
Fonti diverse, disegni diversi, stessa risposta.

Il punto della puntura fa male: quello sì, ma per pochi giorni
Qui non ti sto raccontando che non senti niente. Una zona dolente nel punto in cui è entrato l'ago esiste, ed è misurata.
Uno studio prospettico canadese ha seguito 329 donne — escludendo chi aveva già mal di schiena prima della gravidanza e chi aveva fatto un cesareo programmato — a un giorno, sette giorni e sei settimane dal parto. Ecco cosa è successo:
| Momento | Con epidurale | Senza epidurale | Rischio relativo aggiustato |
|---|---|---|---|
| 1 giorno | 53% | 43% | 1,76 (IC 95%: 1,06-2,92) |
| 7 giorni | 21% | 21% | 1,00 (IC 95%: 0,54-1,86) |
| 6 settimane | 14% | 7% | 2,22 (IC 95%: 0,89-5,53) |
È la tabella più onesta dell'articolo. Il primo giorno la differenza c'è ed è statisticamente significativa. Al settimo giorno è sparita. A sei settimane il numero risale, ma quell'intervallo di confidenza che attraversa l'1 vuol dire che il dato non è significativo: potrebbe essere un effetto vero, potrebbe essere caso, quello studio non lo distingue. E in nessun momento dello studio si sono viste differenze fra i due gruppi nell'intensità del dolore o nell'interferenza con le attività quotidiane.
Le stesse donne sono state richiamate un anno dopo. Aveva mal di schiena il 10% di chi aveva fatto l'epidurale e il 14% di chi non l'aveva fatta: rischio relativo aggiustato 0,63 (IC 95%: 0,25-1,56), cioè nessuna differenza, con il numero che se mai punta dalla parte opposta.
La sintesi pratica è questa: una zona indolenzita per qualche giorno è plausibile e attesa, un mal di schiena che dura mesi non si spiega con l'ago.
Lo studio che sembra dire il contrario
Esiste però un lavoro citato spesso in senso opposto, e preferisco spiegartelo io.
È uno studio taiwanese su database nazionale che ha seguito per tre anni 40.057 donne al primo figlio. Chi aveva partorito con cesareo in anestesia epidurale aveva più diagnosi successive di lombalgia cronica rispetto a chi aveva partorito per via vaginale: odds ratio aggiustato 1,26 (IC 95%: 1,17-1,34).
Il numero è vero. Il problema è cosa confronta. Quel confronto mette il cesareo con epidurale contro il parto vaginale: non è epidurale contro assenza di epidurale, è un modo di partorire contro un altro. Un intervento chirurgico addominale, con la sua cicatrice, la sua parete addominale da recuperare e le sue settimane di movimento ridotto, è un candidato molto più credibile dell'ago. Aggiungici che si tratta di uno studio retrospettivo basato su codici amministrativi di rimborso, dove la diagnosi non è un'intervista clinica, e capisci perché non ribalta le prove in cui l'epidurale era sorteggiata.
Per completezza: l'epidurale ha effetti indesiderati, e la Cochrane li elenca: rispetto alle donne che ricevevano oppioidi, quelle con epidurale avevano più pressione bassa, blocco motorio, febbre e ritenzione urinaria, un travaglio più lungo e più ricorso all'ossitocina. Non è priva di conseguenze. Ma il mal di schiena a distanza non è fra queste.
La cefalea post-puntura durale: un'altra cosa, e va riconosciuta
C'è invece una complicanza che con l'ago c'entra davvero, e che ti conviene saper riconoscere — soprattutto perché non è mal di schiena, e chi la confonde con la stanchezza del post partum ci mette giorni a chiamare qualcuno.
Si chiama cefalea post-puntura durale e ha una firma inconfondibile: è un mal di testa che peggiora nettamente quando ti metti in piedi o seduta, e che migliora quando ti sdrai. Quel legame con la posizione è il segnale.
Quanto è frequente: uno studio retrospettivo su 32.655 anestesie neurassiali in ostetricia l'ha registrata nello 0,9% dei casi. Di quelle donne, il 50,3% ha ricevuto almeno un blood patch — il trattamento che ha la maggiore probabilità di risolverla subito — e lo 0,06% del totale ha avuto un ritardo nella dimissione.
Come descritto in una revisione recente, questa cefalea può presentarsi tardi, anche dopo che sei tornata a casa, limita pesantemente le attività quotidiane, può costringerti a letto per giorni e può rendere difficile allattare. La maggior parte dei casi si risolve nel tempo, ma non è una cosa da sopportare in silenzio.
Se riconosci questo schema, chiama chi ti ha seguita al parto. Non è materia di fisioterapia: è la ragione per cui la mettiamo in un capitolo tutto suo.
Allora perché la schiena fa male davvero
Perché nel post partum si sommano quattro cose, e nessuna delle quattro ha a che fare con l'anestesia.
Il carico. È il fattore che negli studi regge meglio. In una coorte svedese di 817 donne seguite almeno dodici mesi dal parto, i fattori correlati al dolore ancora presente erano il mal di schiena prima della gravidanza, il mal di schiena durante la gravidanza, l'aver avuto più gravidanze e il lavoro fisicamente pesante — e proprio quest'ultimo aveva l'associazione più forte con il dolore persistente a 12 mesi. Nel primo anno di un figlio, il lavoro fisicamente pesante sei tu: prendere su, mettere giù, portare, piegarsi sul fasciatoio, spingere il passeggino, tenere in braccio un peso crescente per ore.
L'allattamento. Non l'atto in sé, ma le ore e la posizione: collo flesso, spalla sollevata, schiena tonda, dieci volte al giorno, anche di notte. È un carico piccolo moltiplicato per una durata enorme, ed è uno dei motori più sottovalutati del dolore fra scapole e zona lombare. Ne parliamo nel dettaglio in Mal di schiena e collo in allattamento.
Il sonno. Uno studio norvegese su 1.480 donne seguite dalla gravidanza fino a due anni dopo il parto ha misurato l'insonnia in tre momenti: il gruppo con insonnia elevata e persistente aveva un rischio 2,8 volte maggiore di riferire livelli alti di dolore corporeo. E anche nei modelli completamente aggiustati — cioè tenendo conto di depressione, stile di vita e del dolore già presente a otto settimane — l'associazione con la comparsa di nuovo dolore restava, con rischi relativi di 1,75 per l'insonnia intermedia e 1,63 per quella elevata. Dormire male non è solo faticoso: abbassa la soglia a cui un carico normale diventa dolore.
Il decondizionamento. Nove mesi di adattamenti più settimane di movimento ridotto lasciano un tronco che regge meno di prima, mentre le richieste sono aumentate. E qui c'è un dato che va letto con attenzione: uno studio giapponese ha seguito 182 donne che avevano già dolore lombopelvico a 4 mesi dal parto, e a 10 mesi ce l'aveva ancora il 61,5%. Fra le donne al primo figlio, più ore passate sedute a 4 mesi predicevano la persistenza del dolore a 10 mesi (odds ratio aggiustato 1,28, IC 95%: 1,05-1,55), mentre nelle pluripare l'associazione non c'era. Attenzione a come si legge quel 61,5%: è la quota di chi aveva già dolore e se lo è tenuto, non la frequenza del dolore in tutte le neomamme.
Quanto è comune, a prescindere da tutto
Nella stessa coorte svedese c'è la cifra che disinnesca la domanda di partenza: oltre il 67% delle donne aveva mal di schiena subito dopo il parto e il 37% ce l'aveva ancora a dodici mesi, con la maggior parte di quelle che guarivano libere dal dolore entro sei mesi.
Con numeri del genere, la maggior parte delle donne che hanno fatto l'epidurale avrà anche mal di schiena. Non perché l'hanno fatta: perché hanno partorito.
Cosa funziona
La risposta è noiosa e ben documentata.
Una revisione sistematica con meta-analisi del 2025 ha raccolto 37 studi e 3.769 partecipanti nel primo anno dopo il parto, in 15 Paesi. Con evidenza di certezza moderata, i programmi di solo esercizio — compresi vari esercizi di rinforzo dei muscoli del tronco — riducevano la gravità del dolore lombopelvico di 2,21 punti su una scala da 0 a 10 rispetto al non fare esercizio (4 studi randomizzati, 210 partecipanti; IC 95%: da -3,33 a -1,08), con un miglioramento ampio anche della disabilità associata (6 studi randomizzati, 296 partecipanti).
Una seconda meta-analisi, su 11 studi e 623 partecipanti, ha guardato in particolare gli esercizi di stabilizzazione della regione lombopelvica: riduzione significativa del dolore e della disabilità, ma nessun cambiamento significativo nella qualità della vita, e gli autori chiedono esplicitamente studi più lunghi e di qualità migliore. Te lo riporto così com'è: funziona sul dolore, non sappiamo ancora quanto cambi tutto il resto.
Tradotto in pratica: non serve una terapia esotica, serve ricostruire progressivamente la capacità del tronco di reggere il carico che ti è capitato addosso, e serve toglierne un po' dove si può — la postura mentre allatti, come prendi su il bambino, quanto tempo passi seduta immobile. Da dove si comincia, settimana per settimana, lo trovi in Post parto: la guida al ritorno in forma, mentre le altre spiegazioni che girano su questo dolore — ormoni e diastasi in testa — sono passate ai raggi X in Mal di schiena post parto: cause e rimedi.
Quando non si comincia dagli esercizi
Alcune cose vanno viste da un medico prima, e non è pessimismo: è che sono situazioni in cui il tempo conta davvero, e conta in ore.
Vai in pronto soccorso subito, oggi, senza aspettare un appuntamento, se compare anche uno solo di questi segnali:
- Debolezza o intorpidimento alle gambe, soprattutto se compaiono o peggiorano nel giro di ore o giorni.
- Perdita di controllo di vescica o intestino, o perdita di sensibilità nella zona che appoggia sulla sella della bicicletta.
- Il punto della puntura arrossato, gonfio o molto dolente, soprattutto se c'è febbre.
Non sono cose frequenti, ma sono le uniche in cui aspettare fa la differenza: si valutano d'urgenza, non con la fisioterapia.
Chiama in giornata chi ti ha seguita al parto, invece, se hai:
- Mal di testa che peggiora nettamente in piedi e migliora da sdraiata.
- Dolore insopportabile che non cambia in nessuna posizione, che ti sveglia ogni notte e non risponde né al riposo né al movimento leggero.
Sono cose che si riconoscono in trenta secondi, se sai che esistono.
Cosa possiamo fare noi
Probabilmente non cercavi solo di sapere di chi è la colpa: cercavi di capire cosa fare adesso.
La videochiamata funziona bene proprio su questo, perché il problema vive dentro casa tua: il divano su cui allatti, il fasciatoio troppo basso, il modo in cui tiri su il bambino dalla culla con la schiena e non con le gambe. Guardiamo insieme quei gesti dove succedono, e usciamo con un programma di rinforzo che parte dal punto in cui sei — non da quello in cui eri prima della gravidanza.
Si parte da una prima visita gratuita di venti minuti: ci racconti dove hai male e da quando, guardiamo come ti muovi, e ti diciamo se il tuo caso è per noi. Le sedute successive costano 29,90 €.
E i limiti, detti subito: se emerge un quadro neurologico complesso, o se ci sono i segnali degli elenchi qui sopra, il posto giusto non siamo noi e te lo diciamo alla prima visita invece di farti perdere settimane. Allo stesso modo, una cefalea post-puntura durale si gestisce con chi ti ha fatto l'anestesia, non con la fisioterapia.
Portati via questa, perché conta più di qualsiasi esercizio: non hai sbagliato a chiedere l'epidurale, e la schiena che ti fa male oggi non è il conto di quella scelta.
Fonti
- Epidural versus non-epidural or no analgesia for pain management in labour — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2018
- Randomised study of long term outcome after epidural versus non-epidural analgesia during labour — BMJ, 2002
- A randomised controlled trial of epidural compared with non-epidural analgesia in labour — BJOG, 2001
- Epidural analgesia and backache: a randomized controlled comparison with intramuscular meperidine for analgesia during labour — British Journal of Anaesthesia, 2002
- The effects of epidural analgesia on labor, maternal, and neonatal outcomes: a systematic review — American Journal of Obstetrics and Gynecology, 2002
- Epidural anaesthesia and low back pain after delivery: a prospective cohort study — BMJ, 1995
- Is epidural anesthesia in labor associated with chronic low back pain? A prospective cohort study — Anesthesia & Analgesia, 1997
- Risk of Chronic Low Back Pain Among Parturients Who Undergo Cesarean Delivery With Neuraxial Anesthesia — Medicine (Baltimore), 2016
- A ten-year retrospective study of post-dural puncture headache in 32,655 obstetric patients — Canadian Journal of Anesthesia, 2019
- Postdural puncture headache: Revisited — Best Practice & Research Clinical Anaesthesiology, 2023
- Postpartum low-back pain — Spine, 1992
- Insomnia before and after childbirth: The risk of developing postpartum pain — European Journal of Obstetrics & Gynecology and Reproductive Biology, 2017
- The Impact of Sedentary Behavior After Childbirth on Postpartum Lumbopelvic Pain Prolongation — Journal of Women's Health, 2021
- Impact of exercise on musculoskeletal pain and disability in the postpartum period: a systematic review and meta-analysis — British Journal of Sports Medicine, 2025
- A Systematic Review and Meta-analysis of Randomized Controlled Trials of Stabilizing Exercises for Lumbopelvic Region Impact in Postpartum Women With Low Back and Pelvic Pain — Biological Research for Nursing, 2022
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.




