Fai la spesa e ti chiedi se quelle due buste sono troppo. Tuo figlio di due anni alza le braccia per essere preso su e tu esiti un secondo di troppo. In palestra sei ferma davanti al bilanciere che spostavi senza pensarci a marzo, e qualcuno ti ha già detto che "adesso al massimo i pesetti da due chili".
Ti do subito la risposta, poi ti spiego da dove viene: il lavoro di forza in gravidanza non è tollerato, è raccomandato. Le linee guida internazionali lo chiedono esplicitamente. Quello che cambia non è il permesso, è la dose, la tecnica e il respiro — e soprattutto cambia una cosa che quasi nessuno distingue: la palestra e il lavoro pesante non sono la stessa cosa, e gli studi che spaventano parlano quasi sempre del secondo.
Quello che dicono davvero le linee guida
La linea guida canadese del 2019 — costruita con metodologia GRADE su una revisione sistematica della letteratura — dà sei raccomandazioni. La quarta dice che le donne in gravidanza dovrebbero incorporare una varietà di attività aerobiche e di allenamento contro resistenza per ottenere benefici maggiori. Non "possono": dovrebbero.
La seconda chiede almeno 150 minuti a settimana di attività di intensità moderata; la quinta dice che l'allenamento del pavimento pelvico può essere fatto ogni giorno per ridurre il rischio di incontinenza, imparandone prima la tecnica; la sesta dice che chi ha capogiri, nausea o malessere quando si allena distesa sulla schiena deve modificare la posizione, non smettere.
Dall'altra parte dell'Atlantico, il documento dell'American College of Obstetricians and Gynecologists del 2020 arriva alla stessa conclusione: in assenza di complicanze o controindicazioni, l'attività fisica in gravidanza è sicura e desiderabile, e chi era abitualmente attiva a intensità vigorosa prima può continuare.
Se ti serve il quadro generale — quanto muoversi, i falsi miti sulla frequenza cardiaca, cosa vale per chi parte da zero — l'abbiamo raccolto in esercizio in gravidanza: è raccomandato, non solo permesso. Qui restiamo sui pesi.
Cosa è stato misurato sui benefici (e cosa no)
Nel 2025 il British Journal of Sports Medicine ha pubblicato una revisione sistematica con meta-analisi dedicata all'allenamento contro resistenza in gravidanza: 50 studi, 47.619 partecipanti, 14 Paesi, di cui 45 studi randomizzati. Rispetto ai gruppi di controllo, l'allenamento di forza si associava a una riduzione delle probabilità di:
| Esito | Odds ratio | IC 95% |
|---|---|---|
| Ipertensione gestazionale | 0,42 | 0,27–0,66 |
| Diabete gestazionale | 0,62 | 0,48–0,79 |
| Disturbi dell'umore perinatali | 0,48 | 0,32–0,73 |
| Macrosomia (bambino molto grande) | 0,67 | 0,50–0,88 |
Adesso il pezzo che quasi nessuno riporta, e che è la parte più importante. Nel 90% degli studi il lavoro di forza era dentro un programma misto, insieme all'aerobica, e la dose di forza era in genere da bassa a moderata. Gli autori scrivono nero su bianco che, così, capire l'effetto del solo allenamento di forza è difficile, e che la descrizione dei carichi e delle progressioni negli studi era scarsa. Il titolo del lavoro contiene infatti una "call to action": servono studi che dosino la forza come si dosa davvero la forza.
Tradotto onestamente: questi numeri dicono che allenarsi fa bene, non che il bilanciere da solo abbassa del 58% l'ipertensione gestazionale. Chiunque te lo racconti così ha letto il titolo e non l'abstract.
Un dato più circoscritto ma pulito viene da uno studio randomizzato su 100 donne con diabete gestazionale, metà a esercizio contro resistenza e metà ad aerobica per sei settimane: la glicemia è scesa in entrambi i gruppi, senza differenze su glicemia a digiuno, uso di insulina ed esiti avversi, ma il gruppo forza ha fatto meglio sulla glicemia due ore dopo il pasto e sull'aderenza. Cioè: lo mollavano di meno.

E il bambino? Cosa succede quando sollevi
Qui ci sono tre studi piccoli e specifici, e vale la pena leggerli per quello che sono.
Il più diretto è del 2025: 10 donne in gravidanza (in media 26 settimane) e 10 non gravide hanno fatto squat con bilanciere, panca e stacco al 70%, 80% e 90% del loro massimale su dieci ripetizioni, e poi un'ultima serie con la manovra di Valsalva, cioè trattenendo il fiato. Il peso sollevato e la fatica percepita erano simili nei due gruppi; la frequenza cardiaca materna saliva col carico e toccava il picco col Valsalva (137 battiti allo squat, 131 allo stacco, 110 alla panca). Ma non è comparsa bradicardia fetale, la frequenza cardiaca del bambino non è cambiata da prima a dopo, e gli indici di flusso del cordone ombelicale sono rimasti nei range normali per tutti e tre gli esercizi.
Uno studio del 2021 su 15 gravide e 15 non gravide ha guardato il cuore materno con l'ecocardiografia durante leg press al 20%, 40% e 60% del massimale su dieci ripetizioni, e al 40% anche con Valsalva: le risposte cardiache sono risultate proporzionate al carico, senza differenze tra la serie con e quella senza Valsalva. È un dato su carichi da leggeri a moderati, non sul massimale. Un terzo, su 22 donne tra la 13ª e la 28ª settimana, ha misurato il flusso di sangue nella placenta con doppler tridimensionale durante una chest press al massimale (fino a circa 23 kg): il flusso non è diminuito, anzi è salito leggermente.
I limiti sono evidenti e vanno detti: si parla di decine di donne, sane, con gravidanze fisiologiche, in laboratorio, su singole sessioni. Non sappiamo cosa succede a intensità più alte, su mesi, o in gravidanze complicate. Ma la paura che ha guidato le raccomandazioni per trent'anni — che sotto sforzo il sangue "abbandoni" la placenta — nei pochi dati che abbiamo non si vede.
La distinzione che cambia tutto: palestra o lavoro?
Quasi tutto il terrore intorno a questo tema nasce da una confusione di categorie. Gli studi che trovano rischi non hanno misurato donne che fanno squat: hanno misurato donne che sollevano carichi al lavoro per ore, ogni giorno.
Una revisione sistematica del 2020 su 51 articoli ha separato le fasce di esposizione. Sollevare carichi pesanti (≥10 kg) spesso (≥10 volte al giorno) si associava a un aumento del rischio di aborto spontaneo (1,31; IC 95% 1,17-1,47) e di parto pretermine (1,24; IC 95% 1,07-1,43), con buona forza delle prove. Nessuna associazione con il basso peso per età gestazionale, e nessuna associazione a livelli di esposizione più bassi.
Nella coorte nazionale danese (62.803 donne) il carico totale sollevato al giorno mostrava una relazione dose-risposta con il parto pretermine: OR 1,50 (1,03-2,19) sopra i 1000 kg al giorno. Un'analisi successiva su 68.086 donne ha trovato lo stesso andamento nelle primigravide (HR 1,43 sopra i 200 kg al giorno) e, solo nelle donne con una precedente morte fetale, un rischio più alto di nato morto sopra la stessa soglia (HR 2,87; 1,37-6,01).
Mille chilogrammi al giorno. Duecento chilogrammi al giorno. Sono numeri da magazzino, da reparto ospedaliero, da agricoltura, da ristorazione — non da tre serie di stacchi il martedì.
In Italia questa differenza è anche legge. L'articolo 7 del Decreto Legislativo 151/2001 vieta di adibire le lavoratrici gestanti al trasporto e al sollevamento di pesi: un divieto netto, senza soglie in chilogrammi. Proprio perché è netto va letto per quello che è — una tutela pensata sul lavoro ripetuto per l'intera giornata, non un giudizio medico su quanto pesa un manubrio in palestra. Se il tuo lavoro rientra lì, la strada prevista dalla norma stessa è lo spostamento a mansioni compatibili e, se non è possibile, l'astensione anticipata: parlane con il medico competente appena puoi, non a otto mesi.
La tecnica: schiena e pavimento pelvico
I fondamentali di come si solleva un carico li abbiamo già scritti in sollevare pesi e schiena: cosa protegge davvero. Qui c'è solo quello che cambia adesso.
- Avvicina il carico, sempre. Con la pancia che cresce il peso si allontana da solo dalla colonna: compensa allargando i piedi e facendolo passare tra le gambe invece che davanti.
- Espira nella parte faticosa. Non serve un respiro perfetto, serve non bloccare il fiato per abitudine. Quando non riesci a espirare salendo, quel carico è troppo alto per oggi.
- Cambia il punto di partenza, non solo il peso. Stacco da un rialzo invece che da terra, panca inclinata invece che piatta, affondi appoggiata: si abbassa la difficoltà senza azzerare l'allenamento.
- Esci dal cedimento. Fermarsi due o tre ripetizioni prima del limite mantiene lo stimolo e toglie quasi tutto il rischio tecnico.
- Se qualcosa "spinge in basso", fermati lì. Il senso di peso o pressione verso il basso in zona vaginale è il segnale più utile che hai.
Su quest'ultimo punto vale la pena essere precisi, perché è qui che il carico pesante un conto lo presenta davvero — e non al bambino, a te. Una revisione sistematica del 2025 su cinque studi e 1.809 donne che praticano powerlifting e weightlifting ha trovato prevalenze di incontinenza urinaria del 41-49% tra le prime e del 37-54% tra le seconde, con lo stacco l'esercizio più spesso associato alle perdite (42,5%) e lo squat subito dietro (36,3%); carichi e ripetizioni alti erano associati al problema, insieme a età, numero di parti e indice di massa corporea.
Attenzione a leggerlo giusto: non sono studi su donne incinte e non dimostrano che il sollevamento causi l'incontinenza. Dicono che il pavimento pelvico è il sistema che paga quando la pressione dentro la pancia sale spesso e tanto, e che il numero di parti è tra i fattori associati. Cioè: non è il momento di ignorarlo.
La buona notizia è che l'allenamento del pavimento pelvico in gravidanza è una delle poche cose con prove solide. La revisione Cochrane del 2020 (46 studi, 10.832 donne, 21 Paesi) ha trovato che nelle donne continenti allenarlo durante la gravidanza riduce probabilmente il rischio di incontinenza nella parte finale della gestazione (62% in meno; RR 0,38; IC 95% 0,20-0,72) e lo riduce anche tra i tre e i sei mesi dopo il parto (29% in meno; RR 0,71; IC 95% 0,54-0,95, con prove di qualità alta). Se non sai da dove si comincia, e soprattutto se non sei sicura di contrarre il muscolo giusto, il punto di partenza è pavimento pelvico: a cosa serve e quando allenarlo.
Schiena e bacino: cosa aspettarsi onestamente
Molte donne si allenano sperando che il mal di schiena e il dolore al bacino non arrivino. Qui bisogna essere precisi, perché la differenza tra i due risultati è sottile e conta.
Una revisione sistematica del 2019 su 32 studi e 52.297 donne ha trovato che l'esercizio in gravidanza non riduce le probabilità di avere mal di schiena, dolore al cingolo pelvico o dolore lombo-pelvico, né in gravidanza né dopo. Ma riduce la severità del dolore in chi lo ha (differenza media standardizzata -1,03; IC 95% -1,58 a -0,48). Qualità delle prove: da molto bassa a moderata.
La revisione Cochrane sul tema (34 studi randomizzati, 5.121 donne) aggiunge una sfumatura: l'esercizio a terra riduce il dolore lombare (-0,64; da -1,03 a -0,25) e la disabilità funzionale (-0,56; da -0,89 a -0,23), con prove di qualità bassa; un programma di otto-dodici settimane riduce il numero di donne che riferiscono dolore lombare e pelvico insieme (RR 0,66; 0,45-0,97), e l'esercizio a terra nei suoi vari formati riduce le assenze dal lavoro per quel dolore (RR 0,76; 0,62-0,94), con prove di qualità moderata.
Quindi: allenarti probabilmente non ti garantisce una gravidanza senza dolore, ma le probabilità che quel dolore ti blocchi sono più basse. È meno seducente della promessa che leggi in giro, ed è quello che dicono i dati.
Un mito da smontare mentre siamo qui: la relaxina non è la spiegazione di tutto. In uno studio su 212 donne tra la 5ª e la 24ª settimana, i livelli di relaxina variavano moltissimo tra individui e risultavano associati a un test di lassità (l'active straight leg raise), ma non all'intensità del dolore, ai test di provocazione o alla disabilità riferita. La lassità c'è; l'idea che sia lei a decidere quanto ti fa male, e quindi che tu debba trattarti come fragile, non è supportata.
I segnali per fermarsi
Alcuni sono segnali di "oggi basta", altri di "chiama adesso". Le linee guida sull'attività fisica in gravidanza indicano di interrompere e rivolgersi a un medico in caso di:
- perdite di sangue dai genitali;
- perdita di liquido amniotico;
- contrazioni dolorose e regolari;
- affanno che compare prima dello sforzo;
- capogiri persistenti o svenimento;
- mal di testa o dolore al petto;
- debolezza muscolare che ti altera l'equilibrio;
- dolore o gonfiore al polpaccio.
E poi ci sono i segnali quotidiani, meno drammatici e più frequenti: pressione verso il basso in zona vaginale, perdite di urina che prima non c'erano, dolore al pube che resta il giorno dopo, una "cupola" che sporge in mezzo alla pancia quando spingi. Nessuno è un'emergenza, e tutti dicono la stessa cosa: quel carico, oggi, in quel modo, è troppo. Si abbassa e si riprova, non si smette.
Quando serve prima un medico
Alcune situazioni escono dal "sì, allenati" e richiedono che sia il ginecologo a dire cosa si può fare: placenta previa dopo la 28ª settimana, minaccia di parto pretermine o rottura delle membrane, preeclampsia, cerchiaggio, sanguinamenti persistenti nel secondo o terzo trimestre, gravidanza gemellare dopo la 28ª settimana, malattie cardiache o polmonari significative, anemia grave. Se rientri in una di queste, la conversazione va fatta prima di qualsiasi programma.
Come possiamo aiutarti
Il problema pratico, quasi sempre, non è sapere che si può: è sapere cosa fare martedì. Quanto scendere, quale variante scegliere adesso che la pancia è a metà strada, se quel fastidio al pube è da rispettare o da ignorare.
Questo si guarda bene in videochiamata, perché si tratta di vederti muovere e di riorganizzare quello che fai già: ci mostri i movimenti che ti preoccupano, guardiamo insieme tecnica e respiro, e usciamo con un piano tarato sulla settimana in cui sei. Si parte da una prima visita gratuita di venti minuti con una fisioterapista; le sedute successive costano 29,90 € l'una.
Se la tua è una gravidanza a rischio, o se hai una condizione che richiede monitoraggio, la prima parola non è la nostra: il percorso si costruisce dopo il via libera di chi segue la tua gravidanza, non al posto suo.
Fonti
- 2019 Canadian guideline for physical activity throughout pregnancy — British Journal of Sports Medicine, 2018
- Physical Activity and Exercise During Pregnancy and the Postpartum Period: ACOG Committee Opinion, Number 804 — Obstetrics & Gynecology, 2020
- Resistance training in pregnancy: systematic review and meta-analysis of pregnancy, delivery, fetal and pelvic floor outcomes and call to action — British Journal of Sports Medicine, 2025
- Maternal and fetal responses to acute high-intensity resistance exercise during pregnancy — British Journal of Sports Medicine, 2025
- Cardiac Responses to Prenatal Resistance Exercise with and without the Valsalva Maneuver — Medicine & Science in Sports & Exercise, 2021
- Resistance Training Does Not Decrease Placental Blood Flow During Valsalva Maneuver — Sports Health, 2021
- Occupational lifting and adverse pregnancy outcome: a systematic review and meta-analysis — Occupational and Environmental Medicine, 2020
- Occupational lifting of heavy loads and preterm birth: a study within the Danish National Birth Cohort — Occupational and Environmental Medicine, 2013
- Occupational lifting, fetal death and preterm birth: findings from the Danish National Birth Cohort using a job exposure matrix — PLoS One, 2014
- Influence of Powerlifting and Weightlifting on Female Pelvic Floor Dysfunction: Systematic Literature Review — International Urogynecology Journal, 2025
- Pelvic floor muscle training for preventing and treating urinary and faecal incontinence in antenatal and postnatal women — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2020
- Exercise for the prevention and treatment of low back, pelvic girdle and lumbopelvic pain during pregnancy: a systematic review and meta-analysis — British Journal of Sports Medicine, 2019
- Interventions for preventing and treating low-back and pelvic pain during pregnancy — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2015
- Association between the serum levels of relaxin and responses to the active straight leg raise test in pregnancy — Manual Therapy, 2012
- Effects of resistance exercise on blood glucose level and pregnancy outcome in patients with gestational diabetes mellitus: a randomized controlled trial — BMJ Open Diabetes Research & Care, 2022
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.




