Gravidanza e post parto

Perdite di Feci e Gas Dopo il Parto: di Cosa Non si Parla

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 9 settembre 2026

Una madre e un figlio che praticano yoga insieme a casa in una giornata di sole, promuovendo il benessere e la connessione.
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Succede in ascensore, in fila alla cassa, mentre ti pieghi a raccogliere il ciuccio da terra. Esce dell'aria che non hai deciso tu, e per un secondo pensi solo a chi c'era vicino. Oppure è peggio: hai sentito qualcosa di più di aria, sei corsa in bagno, hai controllato le mutande. E non l'hai detto a nessuno — non alla tua amica, non a tua madre, non al ginecologo al controllo, che comunque non te l'ha chiesto.

Due risposte subito, poi i numeri.

La prima: non sei un caso raro, sei un caso comune di cui nessuno parla. In una coorte di 949 donne, le perdite involontarie di aria riguardavano una donna su quattro a tre mesi dal parto.

La seconda: è un sintomo, non un difetto di carattere, e ha un percorso di valutazione e cura come qualunque altro. L'ostacolo vero, misurato negli studi, non è la mancanza di terapie: è che il sintomo non viene mai nominato ad alta voce.

Quanto è comune davvero

Il numero che sorprende di più viene da una coorte canadese di 949 donne, con un questionario tre mesi dopo il parto. Il 3,1% riferiva incontinenza di feci. Ma il 25,5% — 242 donne su 949 — riferiva fuoriuscita involontaria di aria.

Quel 25,5% è il cuore della questione, perché i gas rientrano a pieno titolo nella definizione di incontinenza anale usata dagli studi: perdita involontaria di feci solide, liquide o di aria. Nella pratica, però, quasi nessuno li conta come sintomo — né chi li vive, né chi dovrebbe chiederlo.

Le altre misure dicono la stessa cosa da angolazioni diverse. In una coorte australiana su 1.507 donne al primo figlio, seguite a 3, 6, 9 e 12 mesi, la prevalenza di periodo dell'incontinenza fecale nel primo anno era del 17% (contro il 47% di quella urinaria). E la revisione Cochrane del 2020 sul pavimento pelvico apre affermando che fino a una donna su dieci ha incontinenza fecale dopo il parto.

Non sono numeri in contraddizione: 3,1%, 10% e 17% misurano definizioni diverse (feci sì o no, gas inclusi o no) a distanze diverse dal parto. Nessuna di queste cifre è piccola, e la più grande è quella dei gas.

Perché non ne parla nessuno

Di solito la vergogna viene raccontata come un problema tuo. Non lo è, ed è stato misurato.

Nella stessa coorte australiana, l'86% delle donne aveva visto un medico di base almeno una volta nel primo anno dopo il parto per la propria salute. Eppure solo circa una su quattro si era sentita chiedere qualcosa sulle perdite di urina, e meno di una su cinque sulle perdite di feci. E il dato più duro: oltre il 70% delle donne con sintomi gravi non ne aveva mai parlato con un professionista sanitario.

Il silenzio, insomma, è doppio: tu non lo dici, e quasi nessuno te lo chiede.

Sul perché non lo si dice c'è uno studio qualitativo su 39 donne che convivevano con perdite di feci. Va letto per quello che è — donne fra i 46 e gli 85 anni, non neomamme, e un metodo che descrive esperienze invece di contare frequenze — ma i dodici ostacoli identificati suonano familiari: imbarazzo, senso di colpa, stigma, isolamento, il pensiero che sia normale e vada accettato. E il primo della lista: non sapere che è una condizione medica che capita ad altre persone. Informare sulla frequenza e sulla trattabilità, concludono gli autori, è parte della cura: è il motivo per cui questo articolo esiste.

Una donna che esegue la posizione del ponte su un tappetino da yoga in un ambiente interno sereno, promuovendo il benessere e la flessibilità.

Le lacerazioni di terzo e quarto grado

Quando lo sfintere anale è stato coinvolto il rischio cambia in modo netto, e conviene vedere i numeri per gradi invece che in blocco. In una coorte prospettica danese su 603 donne al primo parto, valutate a dodici mesi con il punteggio di St. Mark's, l'incontinenza anale riguardava:

  • il 7% di chi non aveva avuto lacerazioni o ne aveva avuta una di primo grado;
  • il 9% dopo lacerazioni di secondo grado;
  • il 14% dopo lacerazioni 3a e il 15% dopo 3b;
  • il 35% dopo lacerazioni 3c e il 33% dopo lacerazioni di quarto grado.

Rispetto a chi non aveva lesioni dello sfintere il rischio era circa due volte e mezzo più alto (rischio relativo aggiustato 2,46; IC 95% 1,28-4,71), e nelle lacerazioni più gravi saliva ancora se all'ecografia restava un difetto dello sfintere interno (RR aggiustato 6,58; IC 95% 3,35-12,9). Una meta-analisi di studi osservazionali arriva a una stima coerente — odds ratio 2,44 (IC 95% 1,92-3,09) — con certezza delle prove bassa, trattandosi appunto di studi osservazionali. Nella coorte canadese lo stesso salto si vedeva così: incontinenza di feci nel 7,8% delle donne con lacerazione di terzo o quarto grado contro il 2,9% di quelle senza lesione dello sfintere.

Le lesioni che al parto non sono state viste

Qui i dati ecografici sono netti, e portano a una conclusione diversa da quella che si racconta di solito. Una meta-analisi bayesiana del 2003 su cinque studi e 717 parti vaginali con ecografia endoanale ha trovato un difetto dello sfintere nel 26,9% delle donne al primo parto e, come nuovo difetto, nell'8,5% delle pluripare; solo il 29,7% di quei difetti dava sintomi. Una meta-analisi molto più ampia del 2020, su 103 studi e 16.110 donne, conferma l'ordine di grandezza: difetti all'ecografia nel 26% di tutte le donne con parto vaginale e nel 13% anche fra quelle in cui clinicamente non era stato sospettato nulla. Nella meta-analisi del 2020 l'eterogeneità fra gli studi è altissima (I² fra l'89% e il 98%), e già nel 2003 le incidenze riportate in letteratura per il primo parto andavano dall'11,5% al 35%: sono ordini di grandezza, non cifre esatte.

E adesso la correzione che quasi nessuno riporta. Uno studio britannico ha fatto esaminare il perineo prima da chi aveva assistito il parto e poi, subito dopo, da un ricercatore esperto, in donne al primo parto vaginale: la percentuale di lesioni dello sfintere è salita dall'11% al 24,5%. Nei parti seguiti dalle ostetriche erano state mancate 26 lesioni su 30 (l'87%), in quelli seguiti dai medici 8 su 29 (il 28%). Le lesioni davvero invisibili all'esame clinico erano soltanto l'1,2%.

Tradotto: la gran parte delle lesioni che chiamiamo occulte non era invisibile. Era non vista. È scomoda e insieme la più utile: se il problema è il riconoscimento, chiedere di essere riguardata ha senso. Le conseguenze si vedono: in uno studio su 40 donne con lesione non diagnosticata e 40 con lesione riconosciuta e riparata, il punteggio di incontinenza era 11 contro 1 (mediana; p < 0,001) e una su quattro ha avuto bisogno di un altro intervento. È retrospettivo e su numeri piccoli: mostra un divario, non lo quantifica.

Un'ultima cosa per chi la riparazione l'ha avuta: non è un capitolo automaticamente chiuso. Nella meta-analisi sui 103 studi, dopo la riparazione primaria il 55% delle donne conservava un difetto dello sfintere all'ecografia e il 38% riferiva sintomi. Se hai avuto punti importanti e ora hai sintomi, non è che "hai recuperato male": è una situazione descritta in letteratura. Sui tempi normali della guarigione c'è punti dopo il parto.

Non è sempre e solo colpa del parto

C'è un dato che complica la storia e che, secondo noi, toglie parecchio senso di colpa. In una coorte norvegese su 862 donne sane al primo figlio, valutate a fine gravidanza, a 6 e a 12 mesi, il 22% riferiva incontinenza anale già in gravidanza, prima di partorire; fra le donne continenti prima, l'8% sviluppava il sintomo dopo. L'unico fattore legato al parto che aumentava il rischio era la presentazione occipito-posteriore (OR 1,8; IC 95% 1,0-3,4), che tocca appena la soglia della significatività. Nella maggior parte delle donne al primo figlio, concludono gli autori, i sintomi iniziavano prima del parto. È una coorte sola, su donne sane: non chiude la questione, la mette in prospettiva.

Sul tempo i dati sono moderatamente incoraggianti. In una coorte norvegese su 1.571 donne seguite per sei anni, la prevalenza complessiva si riduceva dalla fine della gravidanza a un anno dal parto per tutte le modalità di parto. A sei anni restava però una differenza chiara: 23% (IC 95% 16-30) dopo parto operativo e/o lesione dello sfintere, 12% (9-16) dopo parto vaginale spontaneo, 8% (2-13) dopo cesareo; e circa una donna su dieci riferiva incontinenza persistente lungo tutti i sei anni. Nella maggior parte dei casi migliora entro il primo anno; in una minoranza consistente no, e nessuno di questi studi dice che aspettando ancora si chiuda da sé.

La stitichezza è il moltiplicatore

Sembra un paradosso e non lo è: la fatica a evacuare e i disturbi anali viaggiano insieme. In una coorte belga su 94 donne seguite dalla gravidanza a tre mesi dal parto, il 68% ha sviluppato sintomi anali — soprattutto emorroidi e ragadi, non incontinenza — e la stitichezza era il fattore di rischio indipendente più forte per quei disturbi (OR 6,3; IC 95% 2,08-19,37). Sull'incontinenza vera e propria il segnale arriva dalla coorte norvegese a sei anni, dove avere problemi di evacuazione nel periodo si accompagnava a una prevalenza più alta di incontinenza anale. Sono associazioni, non la prova che risolvere la stitichezza risolva l'incontinenza — ma la direzione è la stessa in entrambe.

Attenzione però a una cosa controintuitiva. Nella revisione Cochrane del 2020 sulla prevenzione della stitichezza post parto, in donne con lacerazione di terzo grado riparata chirurgicamente, aggiungere un agente di massa al lassativo si associava a più episodi di incontinenza fecale nei primi 10 giorni (RR 1,81; IC 95% 1,01-3,23). È un unico studio su 147 donne, con certezza delle prove molto bassa, e non va trasformato in una regola — ma è un buon motivo per non aumentare fibre e integratori di testa tua, e per chiederlo prima. Come regolare l'evacuazione senza spingere lo trovi in stitichezza dopo il parto.

Cosa può fare la fisioterapia, e quanto lo sappiamo davvero

Questa sezione avrebbe potuto essere più entusiasta. L'abbiamo scritta vera, perché su questo sintomo le prove sono decisamente più deboli che per le perdite di urina.

La revisione Cochrane del 2020 sull'allenamento del pavimento pelvico include 46 studi randomizzati e 10.832 donne. Sull'incontinenza fecale riportano dati soltanto 8 studi, e nessun confronto è convincente: nelle donne con incontinenza fecale persistente dopo il parto l'effetto è incerto, con prove di qualità molto bassa; nella popolazione mista l'allenamento in gravidanza non mostra differenze a fine gravidanza (RR 0,64; IC 95% 0,36-1,14; 3 studi, 910 donne), e dopo il parto il dato poggia su un solo studio da 107 donne (RR 0,73; IC 95% 0,13-4,21). Per confronto, sulle perdite di urina la stessa revisione trova che l'allenamento iniziato in gravidanza nelle donne continenti riduce il rischio a tre-sei mesi dal parto (RR 0,71; IC 95% 0,54-0,95), con prove di qualità alta. La differenza di solidità fra i due sintomi è tutta lì.

Una meta-analisi su 15 studi randomizzati e 3.845 donne che confronta l'allenamento con la sola attesa arriva allo stesso punto: nessuna differenza sui sintomi di incontinenza anale (RR 1,11; IC 95% 0,82-1,51). Con però un segnale nel sottogruppo che ci riguarda di più, le donne con lesione dello sfintere, dove i punteggi miglioravano (differenza media standardizzata -0,57; IC 95% -1,12 a -0,02): prove di bassa qualità, intervallo che sfiora lo zero. Un'indicazione, non una dimostrazione.

Sul biofeedback — l'apparecchio che ti mostra in tempo reale se stai contraendo il muscolo giusto — la fotografia è simile. Una revisione sistematica del 2023 su donne entro sei mesi dal parto ha trovato un risultato favorevole in 3 studi su 8 e ha giudicato la base scientifica insufficiente. Uno studio randomizzato irlandese su 120 donne con lacerazione di terzo grado non ha trovato differenze, a tre mesi, fra biofeedback domiciliare precoce e soli esercizi del pavimento pelvico — ma entrambi i gruppi facevano fisioterapia: dice che il biofeedback a casa non aggiunge nulla agli esercizi, non che gli esercizi non servano. In un altro studio randomizzato, su 60 donne con incontinenza fecale dopo il parto, il punteggio di continenza migliorava molto in entrambi i gruppi trattati (p < 0,001), ma mancava un gruppo non trattato: quel miglioramento non è separabile dal recupero spontaneo. E la revisione Cochrane sul biofeedback e gli esercizi sfinterici negli adulti — 21 studi, 1.525 partecipanti — conclude che i limiti metodologici non consentono una valutazione definitiva.

Cosa resta in mano, allora? Una cosa modesta e onesta: la fisioterapia del pavimento pelvico è ragionevole, priva di rischi rilevanti e con un segnale di beneficio proprio nelle donne con lesione dello sfintere, ma non è dimostrato che risolva l'incontinenza anale. Chi te la vende come risolutiva va oltre le prove. Sulle perdite di urina il discorso è molto più solido: perdite di urina dopo il parto.

Bandiere rosse: quando non aspettare

Quasi tutto quello che hai letto finora si valuta con calma. Queste situazioni no.

  • Perdita di feci liquide o solide, anche un solo episodio. Non è la fisiologia del post parto. Va valutata, non aspettata fino al controllo dei quaranta giorni.
  • Intorpidimento della zona genitale o anale (la "sella"), difficoltà a urinare, debolezza alle gambe. Insieme alla perdita di feci fa pensare a una compressione delle radici nervose. In una revisione sistematica delle linee guida internazionali sulla sindrome della cauda equina, il disturbo della sensibilità "a sella" e i problemi di vescica o intestino compaiono come bandiera rossa in tutti i nove documenti esaminati (la debolezza motoria in cinque su nove), e tutti raccomandano una risonanza urgente. Pronto soccorso oggi, non domani.
  • Febbre, pus, dolore dei punti che aumenta invece di calare dopo il quarto-quinto giorno: possibile infezione o cedimento della sutura.
  • Sangue rosso vivo abbondante o persistente, o dolore anale lancinante dopo l'evacuazione.
  • Urgenza che non riesci a rimandare di qualche minuto, o perdite che ti costringono a portarti dietro un cambio: merita una valutazione specialistica, non un consiglio generico.
  • Hai avuto una lacerazione di terzo o quarto grado e hai sintomi. Chiedi un centro con ecografia endoanale e manometria anorettale: dopo la riparazione il 55% delle donne conserva un difetto dello sfintere e il 38% ha sintomi.
  • A sei mesi non è cambiato nulla. Nella coorte norvegese sulle 862 donne al primo figlio, il 43% di chi era incontinente a sei mesi lo era ancora a dodici: a quel punto l'attesa da sola ha già mostrato quello che sapeva fare.

Cosa possiamo fare noi, e cosa no

I confini prima di tutto, perché qui sono più stretti del solito. Non facciamo diagnosi e non facciamo la valutazione interna. La valutazione del pavimento pelvico che si fa con le mani, l'ecografia endoanale e la manometria anorettale richiedono la presenza fisica: online non si fanno, punto. Se dal tuo racconto emerge che servono, il nostro lavoro è dirtelo subito e indirizzarti. Le linee guida dell'American College of Gastroenterology del 2021 includono l'incontinenza fecale fra i disturbi anorettali con un percorso definito di valutazione e trattamento: la strada esiste, va imboccata.

Quello che possiamo fare in videochiamata è il pezzo quotidiano, meno banale di come suona: insegnarti a riconoscere e allenare la contrazione giusta senza spingere in basso, lavorare sulla coordinazione fra respiro, addome e pavimento pelvico, sistemare il modo in cui evacui — lo sforzo ripetuto è uno dei pochi fattori su cui puoi agire tu — e costruire una progressione di carico per quando riprenderai a muoverti. E dare un nome alla cosa: gran parte delle donne di questi studi non ne aveva parlato con nessuno.

Il percorso è Ri-Hub Mamma e si comincia da una prima visita gratuita di venti minuti con un fisioterapista: ci racconti cosa succede e ti diciamo con franchezza se ha senso lavorarci insieme o se ti conviene prima una valutazione medica. Le sedute successive costano 29,90 €.

Se da questo articolo dovessi tenere una frase sola, tieni questa: dirlo ad alta voce a qualcuno che può occuparsene è il passaggio che manca più spesso, e non esiste una versione di questa storia in cui restare in silenzio migliora le cose.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

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