Gravidanza e post parto

Punti Dopo il Parto: Quanto Durano e Come si Recupera

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Pubblicato il 1 agosto 2026

Vista dall'alto di una donna con capelli ricci inginocchiata su un pavimento in legno con gli occhi chiusi.
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Ci sono due domande che quasi tutte fanno, e quasi nessuno risponde davvero: quando cadono questi punti e quando smetterà di fare male.

Ti do subito le due risposte brevi, poi te le spiego con i numeri. I punti riassorbibili si sfaldano da soli, in genere fra la seconda e la sesta settimana — ma in una donna su dieci circa un frammento resta e va tolto, e non è una complicanza, è una cosa che si chiede. Il dolore, invece, ha una curva precisa: crolla nelle prime due settimane e poi scende piano. A sette settimane ce l'ha ancora l'8% delle donne.

Una premessa che vale per tutto l'articolo. La medicazione, l'igiene della ferita e il controllo dei punti sono dell'ostetrica: se hai un dubbio su come lavarti, su cosa mettere o su come ti sembra la ferita, chiedi a lei, non a internet. La parte di cui parliamo qui è quella dopo: il perineo che si rimette in funzione, il dolore che resta a settimane di distanza, il sedersi, e il momento in cui il fastidio smette di essere fisiologico.

Che punti hai preso, davvero

"Mi hanno messo dei punti" può voler dire cose molto diverse, e la differenza conta per il recupero. Il danno al perineo dopo un parto vaginale è comunissimo — una revisione pubblicata sull'American Journal of Obstetrics and Gynecology parla di fino al 90% delle donne con una qualche forma di trauma perineale — e secondo la revisione Cochrane sui materiali di sutura circa il 70% ha bisogno di punti.

La classificazione internazionale è a gradi:

Grado Che cosa coinvolge Punti
Primo Solo la pelle del perineo e/o la mucosa vaginale A volte nessuno
Secondo Anche i muscoli del perineo, sfintere anale integro Sì, a strati
Terzo Arriva allo sfintere anale (3a, 3b, 3c secondo quanto è coinvolto) Riparazione specialistica
Quarto Sfintere anale e mucosa del retto Riparazione specialistica
Episiotomia Taglio chirurgico, in Italia quasi sempre medio-laterale Sì, a strati

Secondo grado ed episiotomia sono le situazioni in cui si mettono i punti più spesso: sono la popolazione degli studi più grandi su questo tema. Il secondo grado viene poi diviso in sottocategorie in base a quanta parte del corpo perineale è coinvolta — un dettaglio che tornerà utile più avanti, perché non fa la differenza che tutte si aspettano.

Terzo e quarto grado insieme si chiamano lesioni ostetriche dello sfintere anale, e sono l'eccezione: una meta-analisi su 716.031 parti ne ha contati 22.280, cioè il 3,1%. Nella stessa analisi i fattori più associati erano il parto operativo con ventosa o forcipe (rischio relativo 3,38), l'episiotomia mediana (2,88) e la posizione occipito-posteriore persistente del bambino (2,73). L'episiotomia medio-laterale — quella che si usa da noi — non aumentava il rischio, ma nemmeno proteggeva: 1,55, con un intervallo di confidenza che attraversa l'uno e quindi non è un risultato significativo.

Se vuoi capire perché l'episiotomia di routine non si fa più e cosa si può fare in gravidanza per ridurre il rischio, il tema è affrontato per intero in massaggio perineale e lacerazioni al parto.

Quando cadono i punti (e perché "due settimane" è mezza risposta)

I fili usati oggi sono riassorbibili: nessuno te li deve togliere, si sfaldano da soli. La forbice tra la seconda e la sesta settimana dipende dal materiale scelto e da quanti strati sono stati suturati.

Ma c'è un dato che nessuno racconta, e che è la ragione per cui tante donne pensano di essere "quella strana". Nello studio randomizzato più grande mai fatto su questo — 1.542 donne con lacerazione di secondo grado o episiotomia, pubblicato su Lancet — è stato necessario rimuovere un frammento di filo entro i tre mesi:

  • nel 13% delle donne suturate con il materiale standard,
  • nel 3% di quelle suturate con il materiale a riassorbimento rapido,
  • nel 12% con la tecnica a punti staccati, contro il 3% con la sutura continua.

Tradotto: fino a una donna su otto, a distanza di settimane, ha ancora un pezzetto di filo che punge, tira o si sente al tatto. Non è un fallimento della guarigione e non richiede nessuna procedura: si toglie in ambulatorio in pochi secondi. Ma va detto a qualcuno, e la maggior parte delle donne non lo dice perché è convinta che sia normale soffrire.

Lo stesso studio ha misurato un'altra cosa che ti riguarda anche se non puoi più sceglierla: al decimo giorno aveva dolore il 26,5% delle donne suturate con tecnica continua contro il 44,0% di quelle con punti staccati. Una differenza enorme, che dipende interamente da come sei stata cucita e non da quanto sei brava a riposare. Se sei nel gruppo che sta peggio, non è colpa tua.

Una donna medita in un ambiente interno tranquillo, promuovendo il benessere e uno stile di vita sano.

Quanto dura il dolore: il calendario vero

Qui abbiamo un dato italiano, ed è il più utile di tutto l'articolo. Uno studio prospettico su 451 donne — 239 al primo figlio, 212 no — con parto vaginale a termine ha seguito il dolore perineale dal primo giorno fino a sei mesi:

Momento Donne con dolore perineale
Primo giorno 88,2%
A una settimana 62,3%
A sette settimane 8,0%
A sei mesi 0,7%

Guarda la forma della curva, non i singoli numeri. Il crollo avviene fra la prima e la settima settimana: si passa da due donne su tre a meno di una su dieci. Questo è il motivo per cui la prima settimana sembra interminabile e poi, a un certo punto, ti accorgi che non ci pensi più.

Nello stesso studio, più esteso era il trauma, più alti erano i punteggi di dolore riferiti — e più a lungo restavano. Quindi sì: se hai avuto una lacerazione importante o un'episiotomia, hai il diritto di metterci di più.

E a un anno? Uno studio finlandese su oltre mille donne ha trovato dolore persistente a dodici mesi nell'8% dei parti vaginali. Nello stesso lavoro, però, avere avuto un trauma perineale, un'episiotomia o una ventosa non risultava un fattore che predisponeva al dolore persistente. È un risultato controintuitivo e va preso per quello che è: quando il dolore resta a un anno, la causa quasi mai è "il punto messo male", ed è quello il momento di allargare lo sguardo invece di fissarsi sulla cicatrice.

Sedersi, camminare, andare in bagno

La prima settimana è la parte in cui la vita quotidiana diventa un problema tecnico. Tre cose pratiche, dette con onestà su quanto sono sostenute dalle prove.

Il freddo locale. La revisione Cochrane aggiornata nel 2020 ha raccolto 10 studi randomizzati e 1.233 donne. Il verdetto è tiepido: prove di certezza molto bassa che il raffreddamento locale — impacco di ghiaccio o gel refrigerante — possa ridurre il dolore nelle prime 4-6 ore e fra le 24 e le 48 ore: due risultati che arrivano da un solo studio ciascuno. Gli autori sono espliciti: da solo non basta quasi mai, serve associarlo agli antidolorifici. Negli studi le applicazioni duravano 10-20 minuti. Nella pratica si mette sempre un telo fra il ghiaccio e la pelle.

Il paracetamolo. Un'altra Cochrane, su 1.301 donne, ha trovato che dopo una singola dose più donne riferiscono sollievo rispetto al placebo (rischio relativo 2,14, IC 95% 1,59-2,89) e meno donne hanno bisogno di un secondo antidolorifico (RR 0,34, IC 95% 0,21-0,55). Anche qui certezza bassa, perché gli studi sono degli anni Settanta-Novanta. Ma il messaggio pratico è chiaro: prenderlo funziona meglio che stringere i denti. Quale antidolorifico, a che dose e per quanto — soprattutto se allatti — lo concordi con chi ti segue, non con un articolo.

Sedersi. Nessuno studio serio ti dirà quale cuscino comprare, e diffida di chi te lo assicura. Quello che funziona nella pratica è cambiare il modo di sederti, non il supporto: scendi appoggiandoti prima su un fianco e non di peso sul perineo, tieni i piedi ben piantati a terra e le ginocchia all'altezza dei fianchi, alternati spesso invece di restare ferma un'ora. E, banalmente, non c'è niente che si strappa perché ti siedi: la paura di rompere i punti fa più danni della seduta.

Per il bagno vale lo stesso principio: nessuno sforzo, un appoggio sotto i piedi, e se serve chiedi qualcosa per ammorbidire le feci nei primi giorni — è la richiesta più utile e meno fatta di tutto il post partum.

Quando il fastidio non è più "normale"

Questa è la sezione per cui probabilmente sei qui. Ci sono segnali che meritano una telefonata, non un'attesa:

  • il dolore aumenta invece di diminuire dopo il quarto-quinto giorno;
  • gonfiore che cresce, arrossamento che si allarga, secrezione maleodorante;
  • febbre sopra i 38 °C;
  • la sensazione che i bordi della ferita si siano aperti;
  • non riesci a fare pipì o non senti più lo stimolo;
  • a un mese senti ancora un filo che punge o che tira;
  • incontinenza a gas o feci, urgenza a stare dietro allo stimolo.

Chiama l'ostetrica o il punto nascita dove hai partorito. Con febbre alta, dolore che non ti fa stare in piedi o un sanguinamento abbondante e improvviso non aspettare la telefonata: pronto soccorso.

Sui primi due punti c'è un dato che dice più di quanto sembri: le stime di letteratura sull'infezione della ferita perineale vanno dallo 0,1% al 23,6%, e quelle sulla riapertura dal 0,2% al 24,6%. Intervalli così larghi non vogliono dire "raro": vogliono dire che nessuno lo misura bene e che la ferita perineale, dopo la dimissione, è terra di nessuno. Se ti sembra che qualcosa non vada, la probabilità che tu abbia ragione è più alta di quanto ti facciano credere.

L'ultimo punto — gas o feci che scappano — è quello che va detto sempre, anche se imbarazza, anche mesi dopo. Una meta-analisi di studi osservazionali ha stimato una probabilità di incontinenza anale più che doppia dopo una lesione di terzo o quarto grado (odds ratio 2,66, IC 95% 1,77-3,98) e quasi doppia dopo un'episiotomia (1,74, IC 95% 1,28-2,38). Sono percorsi che esistono e funzionano, ma partono da una diagnosi: nessuno può aiutarti se non lo sa.

Il perineo che torna a funzionare

Superata la fase della ferita, il lavoro cambia natura. Non è più "far guarire", è rimettere in funzione un muscolo che ha preso una botta: contrarlo quando serve, rilasciarlo quando serve, e reggere la pressione quando tossisci, ridi o sollevi il bambino.

Le contrazioni delicate si possono ricominciare presto, appena il dolore lo consente. Ma va detta la verità sui tempi. Nella revisione Cochrane su 46 studi e 10.832 donne, l'allenamento del pavimento pelvico iniziato in gravidanza da donne che ancora non avevano perdite riduce il rischio di averne a 3-6 mesi dal parto (RR 0,71, IC 95% 0,54-0,95, prove di qualità alta). Per l'allenamento iniziato solo dopo il parto, invece, l'effetto sulle perdite a lungo termine resta incerto (RR 0,88, IC 95% 0,71-1,09). Non significa che sia inutile: significa che va fatto bene, con la tecnica giusta e per mesi, non due settimane a caso. Il tema perdite lo trovi tutto in perdite di urina dopo il parto.

E qui la cosa più onesta che possiamo dirti, che va contro il nostro interesse. Quando la cicatrice è guarita male — un perineo che tira, che si è accorciato, che dà dolore e fastidio a distanza di mesi — la fisioterapia da sola spesso non basta. Uno studio randomizzato in aperto, in un solo centro, su 70 donne con una lacerazione di secondo grado mal guarita, valutate a una mediana di dieci mesi dal parto, ha confrontato la riparazione chirurgica con un percorso guidato di fisioterapia del pavimento pelvico: è migliorato il 71% delle operate contro l'11% di chi ha fatto solo fisioterapia. È un singolo studio, su un problema molto specifico, ma il messaggio è netto: se c'è un difetto anatomico, va guardato. Il nostro mestiere è riconoscerlo e mandarti dalla persona giusta, non farti fare esercizi per un anno.

Il sesso, con i numeri veri

Uno studio prospettico norvegese su 857 donne ha misurato il dolore ai rapporti a tre e a dodici mesi, dividendo le lacerazioni di secondo grado in sottocategorie di gravità. Il risultato è sorprendente:

Tipo di lacerazione Dolore ai rapporti a 3 mesi A 12 mesi
Nessuna o primo grado 60% 52%
Secondo grado più superficiale 60% 50%
Secondo grado intermedio 52% 40%
Secondo grado più esteso 77% 69%
Episiotomia 77% 64%

Le differenze fra chi non ha avuto lacerazioni e chi ha avuto un secondo grado non erano statisticamente significative. Leggi bene la prima riga: il 60% delle donne senza alcuna lacerazione aveva dolore ai rapporti a tre mesi. Non sono i punti a decidere.

Quello che cambiava era il tempo di ripresa: circa 4,8 mesi per tutte le lacerazioni di secondo grado contro 3,8 mesi per chi non ne aveva avute. Un mese di differenza, non un anno.

Due conseguenze pratiche. La prima: se fa male, non sei l'unica e non è perché "ti hanno cucita stretta" — è una condizione diffusissima che ha a che fare con il tono muscolare, la secchezza legata all'allattamento, la paura e la tensione, molto più che con il filo. La seconda: è affrontabile, e non è vero che "passa da sola" per definizione, visto che a dodici mesi la metà delle donne ce l'ha ancora.

Cosa possiamo fare noi, e cosa no

Non medichiamo ferite e non togliamo punti: quello è dell'ostetrica e del punto nascita. Quello che facciamo è il pezzo dopo, ed è il pezzo che quasi nessuno ti offre: capire perché fa ancora male e rimettere in funzione il pavimento pelvico.

In pratica: ti chiediamo com'è andato il parto e che punti hai preso, dove e quando fa male, cosa succede quando tossisci o sollevi, come stai in bagno e seduta. Poi ti insegniamo a contrarre e soprattutto a rilasciare — perché in una buona parte delle donne con dolore il problema non è un muscolo debole, è un muscolo che non molla mai — e costruiamo un programma su settimane, non su giorni.

La videochiamata, in questa fase, ha un vantaggio concreto: con un neonato di poche settimane, uscire di casa è l'ostacolo vero. Il rischio non è che l'online funzioni meno, è che tu rimandi finché non ci pensi più.

Se hai punti che tirano da settimane, dolore che non scende o semplicemente nessuno che ti abbia ancora spiegato cosa aspettarti, puoi partire da una prima visita gratuita di venti minuti: ci racconti la tua situazione e ti diciamo con franchezza se ha senso lavorarci insieme, o se prima ti serve una visita in presenza. Le sedute successive costano 29,90 €.


Se il dolore è concentrato in fondo alla schiena e peggiora stando seduta, potrebbe non essere il perineo: leggi dolore al coccige dopo il parto.

Spesso ai punti si aggiunge il gonfiore, e a volte le emorroidi: cosa aiuta è in Emorroidi e gonfiore dopo il parto.

Se il fastidio è più su, nella pancia, quali dolori sono attesi lo trovi in Dolori addominali dopo il parto.

Se il dolore si presenta quando riprendi i rapporti, è un argomento di cui si parla pochissimo e su cui c'è molto da dire: Dolore nei rapporti dopo il parto.

Se il tuo è stato un cesareo, la cicatrice ha una storia sua — aderenze comprese: La cicatrice del cesareo.

Con i punti, andare in bagno diventa la cosa che spaventa di più: come si gestisce è in Stitichezza dopo il parto.

Se sono passati mesi e il dolore è ancora lì, smette di essere un decorso normale: Dolore perineale che non passa.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

Domande frequenti

Quando cadono i punti dopo il parto?

I punti usati oggi sono riassorbibili: si sfaldano da soli, in genere fra la seconda e la sesta settimana, e non vanno tolti. Ma non è vero per tutte. Nello studio randomizzato più grande su questo tema, 1.542 donne con lacerazione di secondo grado o episiotomia, un frammento di filo è stato rimosso entro i tre mesi nel 13% delle donne suturate con il materiale standard e nel 3% di quelle suturate con il materiale a riassorbimento rapido. Se a un mese senti ancora un filo che punge o che tira, non stai esagerando: si può togliere, e si toglie in pochi secondi.

Quanto dura il dolore dei punti?

Uno studio prospettico italiano su 451 donne con parto vaginale a termine ha misurato la discesa: dolore presente nell'88,2% il primo giorno, nel 62,3% dopo una settimana, nell'8,0% a sette settimane e nello 0,7% a sei mesi. La curva scende ripida nelle prime due settimane e poi lentamente. Se a sette settimane fa ancora male sei in quell'8%: non è impossibile, ma è il momento di farsi guardare invece di aspettare.

Come faccio a capire se i punti si sono infettati?

I segnali da non ignorare sono un dolore che aumenta invece di diminuire dopo il quarto o quinto giorno, gonfiore che cresce, secrezione maleodorante, febbre, o i bordi della ferita che si aprono. In quel caso non aspettare il controllo dei quaranta giorni: chiama l'ostetrica o il punto nascita dove hai partorito. Le stime in letteratura vanno dallo 0,1% al 23,6% per l'infezione e dallo 0,2% al 24,6% per la riapertura della ferita: intervalli così larghi dicono che il fenomeno è poco studiato e spesso non riconosciuto, non che sia raro.

Posso sedermi normalmente con i punti?

Sì, e prima riprendi meglio è: non c'è nessun tessuto che si strappa perché ti siedi. Il dolore da seduta nei primi giorni si gestisce con la posizione — sederti su un fianco e non di peso sul perineo, appoggiare i piedi bene a terra, alternare spesso — e con il freddo locale nelle prime 48 ore. Su quale cuscino sia il migliore non esistono studi seri: quello che senti meno scomodo va bene.

Il ghiaccio sui punti serve davvero?

Un po', e vale la pena dirlo con onestà. La revisione Cochrane del 2020 ha raccolto 10 studi randomizzati e 1.233 donne, e ha classificato le prove come di certezza molto bassa: il raffreddamento locale può ridurre il dolore nelle prime 4-6 ore e nelle prime 48. Non è la soluzione, è uno dei pezzi. Negli studi le applicazioni duravano da 10 a 20 minuti, e nella pratica fra il ghiaccio e la pelle si mette sempre un telo.

Con i punti posso fare gli esercizi per il pavimento pelvico?

Le contrazioni delicate si possono iniziare presto, appena il dolore lo permette, e non fanno saltare i punti. Ma sii realista sui tempi: nella revisione Cochrane su 46 studi e 10.832 donne, l'allenamento iniziato in gravidanza da donne che ancora non avevano perdite riduce il rischio di averne a 3-6 mesi dal parto (RR 0,71, IC 95% 0,54-0,95), mentre per l'allenamento iniziato solo dopo il parto l'effetto sulle perdite a lungo termine resta incerto (RR 0,88, IC 95% 0,71-1,09). Serve una tecnica corretta e mesi di costanza, non due settimane.

Quando posso ricominciare ad avere rapporti?

Non c'è una data: c'è il momento in cui la ferita è chiusa e tu te la senti. In uno studio prospettico norvegese su 857 donne, chi aveva avuto una lacerazione di secondo grado ha ripreso i rapporti in media a 4,8 mesi dal parto, contro i 3,8 di chi non aveva avuto lacerazioni o solo di primo grado. Il dato che sorprende è un altro: il dolore ai rapporti a tre mesi era riferito dal 60% delle donne senza lacerazione e dal 60% di quelle con una lacerazione di secondo grado più superficiale. Non sono i punti a decidere: quel dolore riguarda quasi tutte, e per quasi tutte si può lavorare.

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