Ci sono due domande che quasi tutte fanno, e quasi nessuno risponde davvero: quando cadono questi punti e quando smetterà di fare male.
Ti do subito le due risposte brevi, poi te le spiego con i numeri. I punti riassorbibili si sfaldano da soli, in genere fra la seconda e la sesta settimana — ma in una donna su dieci circa un frammento resta e va tolto, e non è una complicanza, è una cosa che si chiede. Il dolore, invece, ha una curva precisa: crolla nelle prime due settimane e poi scende piano. A sette settimane ce l'ha ancora l'8% delle donne.
Una premessa che vale per tutto l'articolo. La medicazione, l'igiene della ferita e il controllo dei punti sono dell'ostetrica: se hai un dubbio su come lavarti, su cosa mettere o su come ti sembra la ferita, chiedi a lei, non a internet. La parte di cui parliamo qui è quella dopo: il perineo che si rimette in funzione, il dolore che resta a settimane di distanza, il sedersi, e il momento in cui il fastidio smette di essere fisiologico.
Che punti hai preso, davvero
"Mi hanno messo dei punti" può voler dire cose molto diverse, e la differenza conta per il recupero. Il danno al perineo dopo un parto vaginale è comunissimo — una revisione pubblicata sull'American Journal of Obstetrics and Gynecology parla di fino al 90% delle donne con una qualche forma di trauma perineale — e secondo la revisione Cochrane sui materiali di sutura circa il 70% ha bisogno di punti.
La classificazione internazionale è a gradi:
| Grado | Che cosa coinvolge | Punti |
|---|---|---|
| Primo | Solo la pelle del perineo e/o la mucosa vaginale | A volte nessuno |
| Secondo | Anche i muscoli del perineo, sfintere anale integro | Sì, a strati |
| Terzo | Arriva allo sfintere anale (3a, 3b, 3c secondo quanto è coinvolto) | Riparazione specialistica |
| Quarto | Sfintere anale e mucosa del retto | Riparazione specialistica |
| Episiotomia | Taglio chirurgico, in Italia quasi sempre medio-laterale | Sì, a strati |
Secondo grado ed episiotomia sono le situazioni in cui si mettono i punti più spesso: sono la popolazione degli studi più grandi su questo tema. Il secondo grado viene poi diviso in sottocategorie in base a quanta parte del corpo perineale è coinvolta — un dettaglio che tornerà utile più avanti, perché non fa la differenza che tutte si aspettano.
Terzo e quarto grado insieme si chiamano lesioni ostetriche dello sfintere anale, e sono l'eccezione: una meta-analisi su 716.031 parti ne ha contati 22.280, cioè il 3,1%. Nella stessa analisi i fattori più associati erano il parto operativo con ventosa o forcipe (rischio relativo 3,38), l'episiotomia mediana (2,88) e la posizione occipito-posteriore persistente del bambino (2,73). L'episiotomia medio-laterale — quella che si usa da noi — non aumentava il rischio, ma nemmeno proteggeva: 1,55, con un intervallo di confidenza che attraversa l'uno e quindi non è un risultato significativo.
Se vuoi capire perché l'episiotomia di routine non si fa più e cosa si può fare in gravidanza per ridurre il rischio, il tema è affrontato per intero in massaggio perineale e lacerazioni al parto.
Quando cadono i punti (e perché "due settimane" è mezza risposta)
I fili usati oggi sono riassorbibili: nessuno te li deve togliere, si sfaldano da soli. La forbice tra la seconda e la sesta settimana dipende dal materiale scelto e da quanti strati sono stati suturati.
Ma c'è un dato che nessuno racconta, e che è la ragione per cui tante donne pensano di essere "quella strana". Nello studio randomizzato più grande mai fatto su questo — 1.542 donne con lacerazione di secondo grado o episiotomia, pubblicato su Lancet — è stato necessario rimuovere un frammento di filo entro i tre mesi:
- nel 13% delle donne suturate con il materiale standard,
- nel 3% di quelle suturate con il materiale a riassorbimento rapido,
- nel 12% con la tecnica a punti staccati, contro il 3% con la sutura continua.
Tradotto: fino a una donna su otto, a distanza di settimane, ha ancora un pezzetto di filo che punge, tira o si sente al tatto. Non è un fallimento della guarigione e non richiede nessuna procedura: si toglie in ambulatorio in pochi secondi. Ma va detto a qualcuno, e la maggior parte delle donne non lo dice perché è convinta che sia normale soffrire.
Lo stesso studio ha misurato un'altra cosa che ti riguarda anche se non puoi più sceglierla: al decimo giorno aveva dolore il 26,5% delle donne suturate con tecnica continua contro il 44,0% di quelle con punti staccati. Una differenza enorme, che dipende interamente da come sei stata cucita e non da quanto sei brava a riposare. Se sei nel gruppo che sta peggio, non è colpa tua.

Quanto dura il dolore: il calendario vero
Qui abbiamo un dato italiano, ed è il più utile di tutto l'articolo. Uno studio prospettico su 451 donne — 239 al primo figlio, 212 no — con parto vaginale a termine ha seguito il dolore perineale dal primo giorno fino a sei mesi:
| Momento | Donne con dolore perineale |
|---|---|
| Primo giorno | 88,2% |
| A una settimana | 62,3% |
| A sette settimane | 8,0% |
| A sei mesi | 0,7% |
Guarda la forma della curva, non i singoli numeri. Il crollo avviene fra la prima e la settima settimana: si passa da due donne su tre a meno di una su dieci. Questo è il motivo per cui la prima settimana sembra interminabile e poi, a un certo punto, ti accorgi che non ci pensi più.
Nello stesso studio, più esteso era il trauma, più alti erano i punteggi di dolore riferiti — e più a lungo restavano. Quindi sì: se hai avuto una lacerazione importante o un'episiotomia, hai il diritto di metterci di più.
E a un anno? Uno studio finlandese su oltre mille donne ha trovato dolore persistente a dodici mesi nell'8% dei parti vaginali. Nello stesso lavoro, però, avere avuto un trauma perineale, un'episiotomia o una ventosa non risultava un fattore che predisponeva al dolore persistente. È un risultato controintuitivo e va preso per quello che è: quando il dolore resta a un anno, la causa quasi mai è "il punto messo male", ed è quello il momento di allargare lo sguardo invece di fissarsi sulla cicatrice.
Sedersi, camminare, andare in bagno
La prima settimana è la parte in cui la vita quotidiana diventa un problema tecnico. Tre cose pratiche, dette con onestà su quanto sono sostenute dalle prove.
Il freddo locale. La revisione Cochrane aggiornata nel 2020 ha raccolto 10 studi randomizzati e 1.233 donne. Il verdetto è tiepido: prove di certezza molto bassa che il raffreddamento locale — impacco di ghiaccio o gel refrigerante — possa ridurre il dolore nelle prime 4-6 ore e fra le 24 e le 48 ore: due risultati che arrivano da un solo studio ciascuno. Gli autori sono espliciti: da solo non basta quasi mai, serve associarlo agli antidolorifici. Negli studi le applicazioni duravano 10-20 minuti. Nella pratica si mette sempre un telo fra il ghiaccio e la pelle.
Il paracetamolo. Un'altra Cochrane, su 1.301 donne, ha trovato che dopo una singola dose più donne riferiscono sollievo rispetto al placebo (rischio relativo 2,14, IC 95% 1,59-2,89) e meno donne hanno bisogno di un secondo antidolorifico (RR 0,34, IC 95% 0,21-0,55). Anche qui certezza bassa, perché gli studi sono degli anni Settanta-Novanta. Ma il messaggio pratico è chiaro: prenderlo funziona meglio che stringere i denti. Quale antidolorifico, a che dose e per quanto — soprattutto se allatti — lo concordi con chi ti segue, non con un articolo.
Sedersi. Nessuno studio serio ti dirà quale cuscino comprare, e diffida di chi te lo assicura. Quello che funziona nella pratica è cambiare il modo di sederti, non il supporto: scendi appoggiandoti prima su un fianco e non di peso sul perineo, tieni i piedi ben piantati a terra e le ginocchia all'altezza dei fianchi, alternati spesso invece di restare ferma un'ora. E, banalmente, non c'è niente che si strappa perché ti siedi: la paura di rompere i punti fa più danni della seduta.
Per il bagno vale lo stesso principio: nessuno sforzo, un appoggio sotto i piedi, e se serve chiedi qualcosa per ammorbidire le feci nei primi giorni — è la richiesta più utile e meno fatta di tutto il post partum.
Quando il fastidio non è più "normale"
Questa è la sezione per cui probabilmente sei qui. Ci sono segnali che meritano una telefonata, non un'attesa:
- il dolore aumenta invece di diminuire dopo il quarto-quinto giorno;
- gonfiore che cresce, arrossamento che si allarga, secrezione maleodorante;
- febbre sopra i 38 °C;
- la sensazione che i bordi della ferita si siano aperti;
- non riesci a fare pipì o non senti più lo stimolo;
- a un mese senti ancora un filo che punge o che tira;
- incontinenza a gas o feci, urgenza a stare dietro allo stimolo.
Chiama l'ostetrica o il punto nascita dove hai partorito. Con febbre alta, dolore che non ti fa stare in piedi o un sanguinamento abbondante e improvviso non aspettare la telefonata: pronto soccorso.
Sui primi due punti c'è un dato che dice più di quanto sembri: le stime di letteratura sull'infezione della ferita perineale vanno dallo 0,1% al 23,6%, e quelle sulla riapertura dal 0,2% al 24,6%. Intervalli così larghi non vogliono dire "raro": vogliono dire che nessuno lo misura bene e che la ferita perineale, dopo la dimissione, è terra di nessuno. Se ti sembra che qualcosa non vada, la probabilità che tu abbia ragione è più alta di quanto ti facciano credere.
L'ultimo punto — gas o feci che scappano — è quello che va detto sempre, anche se imbarazza, anche mesi dopo. Una meta-analisi di studi osservazionali ha stimato una probabilità di incontinenza anale più che doppia dopo una lesione di terzo o quarto grado (odds ratio 2,66, IC 95% 1,77-3,98) e quasi doppia dopo un'episiotomia (1,74, IC 95% 1,28-2,38). Sono percorsi che esistono e funzionano, ma partono da una diagnosi: nessuno può aiutarti se non lo sa.
Il perineo che torna a funzionare
Superata la fase della ferita, il lavoro cambia natura. Non è più "far guarire", è rimettere in funzione un muscolo che ha preso una botta: contrarlo quando serve, rilasciarlo quando serve, e reggere la pressione quando tossisci, ridi o sollevi il bambino.
Le contrazioni delicate si possono ricominciare presto, appena il dolore lo consente. Ma va detta la verità sui tempi. Nella revisione Cochrane su 46 studi e 10.832 donne, l'allenamento del pavimento pelvico iniziato in gravidanza da donne che ancora non avevano perdite riduce il rischio di averne a 3-6 mesi dal parto (RR 0,71, IC 95% 0,54-0,95, prove di qualità alta). Per l'allenamento iniziato solo dopo il parto, invece, l'effetto sulle perdite a lungo termine resta incerto (RR 0,88, IC 95% 0,71-1,09). Non significa che sia inutile: significa che va fatto bene, con la tecnica giusta e per mesi, non due settimane a caso. Il tema perdite lo trovi tutto in perdite di urina dopo il parto.
E qui la cosa più onesta che possiamo dirti, che va contro il nostro interesse. Quando la cicatrice è guarita male — un perineo che tira, che si è accorciato, che dà dolore e fastidio a distanza di mesi — la fisioterapia da sola spesso non basta. Uno studio randomizzato in aperto, in un solo centro, su 70 donne con una lacerazione di secondo grado mal guarita, valutate a una mediana di dieci mesi dal parto, ha confrontato la riparazione chirurgica con un percorso guidato di fisioterapia del pavimento pelvico: è migliorato il 71% delle operate contro l'11% di chi ha fatto solo fisioterapia. È un singolo studio, su un problema molto specifico, ma il messaggio è netto: se c'è un difetto anatomico, va guardato. Il nostro mestiere è riconoscerlo e mandarti dalla persona giusta, non farti fare esercizi per un anno.
Il sesso, con i numeri veri
Uno studio prospettico norvegese su 857 donne ha misurato il dolore ai rapporti a tre e a dodici mesi, dividendo le lacerazioni di secondo grado in sottocategorie di gravità. Il risultato è sorprendente:
| Tipo di lacerazione | Dolore ai rapporti a 3 mesi | A 12 mesi |
|---|---|---|
| Nessuna o primo grado | 60% | 52% |
| Secondo grado più superficiale | 60% | 50% |
| Secondo grado intermedio | 52% | 40% |
| Secondo grado più esteso | 77% | 69% |
| Episiotomia | 77% | 64% |
Le differenze fra chi non ha avuto lacerazioni e chi ha avuto un secondo grado non erano statisticamente significative. Leggi bene la prima riga: il 60% delle donne senza alcuna lacerazione aveva dolore ai rapporti a tre mesi. Non sono i punti a decidere.
Quello che cambiava era il tempo di ripresa: circa 4,8 mesi per tutte le lacerazioni di secondo grado contro 3,8 mesi per chi non ne aveva avute. Un mese di differenza, non un anno.
Due conseguenze pratiche. La prima: se fa male, non sei l'unica e non è perché "ti hanno cucita stretta" — è una condizione diffusissima che ha a che fare con il tono muscolare, la secchezza legata all'allattamento, la paura e la tensione, molto più che con il filo. La seconda: è affrontabile, e non è vero che "passa da sola" per definizione, visto che a dodici mesi la metà delle donne ce l'ha ancora.
Cosa possiamo fare noi, e cosa no
Non medichiamo ferite e non togliamo punti: quello è dell'ostetrica e del punto nascita. Quello che facciamo è il pezzo dopo, ed è il pezzo che quasi nessuno ti offre: capire perché fa ancora male e rimettere in funzione il pavimento pelvico.
In pratica: ti chiediamo com'è andato il parto e che punti hai preso, dove e quando fa male, cosa succede quando tossisci o sollevi, come stai in bagno e seduta. Poi ti insegniamo a contrarre e soprattutto a rilasciare — perché in una buona parte delle donne con dolore il problema non è un muscolo debole, è un muscolo che non molla mai — e costruiamo un programma su settimane, non su giorni.
La videochiamata, in questa fase, ha un vantaggio concreto: con un neonato di poche settimane, uscire di casa è l'ostacolo vero. Il rischio non è che l'online funzioni meno, è che tu rimandi finché non ci pensi più.
Se hai punti che tirano da settimane, dolore che non scende o semplicemente nessuno che ti abbia ancora spiegato cosa aspettarti, puoi partire da una prima visita gratuita di venti minuti: ci racconti la tua situazione e ti diciamo con franchezza se ha senso lavorarci insieme, o se prima ti serve una visita in presenza. Le sedute successive costano 29,90 €.
Se il dolore è concentrato in fondo alla schiena e peggiora stando seduta, potrebbe non essere il perineo: leggi dolore al coccige dopo il parto.
Fonti
- Repair of episiotomy and obstetrical perineal lacerations (first-fourth) — American Journal of Obstetrics and Gynecology, 2024
- Absorbable suture materials for primary repair of episiotomy and second degree tears — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2010
- Continuous and interrupted suturing techniques for repair of episiotomy or second-degree tears — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2012
- Continuous versus interrupted perineal repair with standard or rapidly absorbed sutures after spontaneous vaginal birth: a randomised controlled trial — Lancet, 2002
- Assessment of postpartum perineal pain after vaginal delivery: prevalence, severity and determinants. A prospective observational study — Minerva Ginecologica, 2013
- The severity of second-degree perineal tears and dyspareunia during one year postpartum: a prospective cohort study — Acta Obstetricia et Gynecologica Scandinavica, 2025
- Perineorrhaphy compared with pelvic floor muscle therapy in women with late consequences of a poorly healed second-degree perineal tear: a randomized controlled trial — Obstetrics & Gynecology, 2020
- Risk factors for severe perineal trauma during childbirth: an updated meta-analysis — European Journal of Obstetrics & Gynecology and Reproductive Biology, 2020
- Obstetric anal sphincter injury and anal incontinence following vaginal birth: a systematic review and meta-analysis — Journal of Midwifery & Women's Health, 2015
- Local cooling for relieving pain from perineal trauma sustained during childbirth — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2020
- Paracetamol/acetaminophen (single administration) for perineal pain in the early postpartum period — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2021
- Healing of disrupted perineal wounds after vaginal delivery: a poorly understood condition — British Journal of Nursing, 2021
- Pelvic floor muscle training for preventing and treating urinary and faecal incontinence in antenatal and postnatal women — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2020
- Persistent pain after cesarean delivery and vaginal delivery: a prospective cohort study — Anesthesia & Analgesia, 2016
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.




