Gravidanza e post parto

Dolore al Polso Dopo il Parto: la Tendinite della Neomamma

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 9 settembre 2026

Un momento tenero di una madre che allatta il suo bambino, evidenziando amore e cura.
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Lo prendi su dal fasciatoio come hai fatto duecento volte oggi, e stavolta parte una fitta. Sul lato del pollice, dove il polso fa quella sporgenza. Poi succede di nuovo quando giri la chiave, quando alzi la caffettiera, quando lo sposti da un seno all'altro. E ti chiedi come si faccia a farsi male al polso senza aver fatto niente.

Hai fatto qualcosa, invece. Lo stai facendo cinquanta volte al giorno.

Due risposte subito, poi le argomento coi numeri. La prima: ha un nome, si chiama tenosinovite di De Quervain, ed è comunissima in questo periodo della vita. In inglese ha perfino un soprannome, mother's thumb, il pollice della mamma. In italiano quasi nessuno te la spiega.

La seconda, quella che conta: nella grande maggioranza dei casi guarisce, e la parte su cui puoi lavorare da stasera è come lo prendi in braccio. Non te la dirà il pronto soccorso.

Cos'è, in una riga

Sul lato del pollice il polso ha un tunnel stretto di tessuto fibroso, e dentro ci passano due tendini: l'abduttore lungo e l'estensore breve del pollice. Quando le pareti di quel tunnel si ispessiscono, i tendini non scorrono più bene e ogni movimento che li tira diventa una fitta.

Un dettaglio che cambia le aspettative: la parola «tendinite» fa pensare a un'infiammazione, e non lo è. In una serie di sei donne operate in gravidanza o entro dodici mesi dal parto, l'istologia della guaina ha mostrato degenerazione mucoide e nessuna alterazione infiammatoria. Sei casi sono una prova debole per definizione, ma spiegano quello che noti da sola: ghiaccio e antinfiammatorio danno sollievo per un'ora, poi il problema è lì.

Quanto è comune

I numeri più solidi vengono da due banche dati enormi.

Uno studio costruito sull'intero sistema assicurativo nazionale della Corea del Sud ha identificato 34.342 donne con De Quervain legata alla gravidanza su 1.601.501 donne in gravidanza: un'incidenza cumulativa di circa il 2,1%. Uno studio americano su banca dati assicurativa ha confrontato 357.534 donne nel post parto con 357.803 donne non gravide appaiate per età e comorbidità, trovando una probabilità cinque volte maggiore di ricevere la diagnosi (OR 5,11; IC 95% 4,47-5,85).

Sono diagnosi registrate, però: chi stringe i denti non compare in nessuna delle due cifre. Quando si va a cercare il disturbo i numeri esplodono — in uno studio trasversale su 190 persone che accudivano un bambino piccolo la prevalenza di test positivi era del 26,8%. È uno screening fatto col test di Finkelstein su chi si presentava in ospedale col bambino, non una diagnosi confermata: la cifra sovrastima. Ma dicono una cosa vera: se ti fa male non sei un caso strano.

Una donna è in piedi su un tappetino da yoga all'interno, immersa nella luce naturale di una finestra, mentre pratica yoga.

Perché arriva proprio adesso: il gesto, più che gli ormoni

La versione che si legge ovunque — «sono gli ormoni e la ritenzione di liquidi» — è più sicura di quanto siano le prove. Vale la pena guardarle, perché cambia cosa ha senso fare.

A favore del gesto. Un'indagine su 121 genitori conclude esplicitamente che sono le componenti meccaniche dell'accudimento a giocare il ruolo principale, e che i cambiamenti ormonali della donna che allatta non risultano un contributo importante: nel gruppo col test positivo i bambini erano in media significativamente più grandi d'età (p = 0,007), cioè sollevati da più tempo. Lo studio sui 190 caregiver va nella stessa direzione: contano la frequenza con cui sollevi, l'età del bambino e la mano dominante, non il suo peso. E uno studio caso-controllo su 63 donne nel post parto contro 630 controlli non ha trovato associazione né col numero di feti (OR 0,98) né col peso alla nascita sopra i 3,5 kg (OR 0,60).

Cosa aumenta il rischio. In quello stesso studio pesavano una gravidanza oltre le 40 settimane (OR 5,81; IC 95% 3,29-10,28), l'essere al primo figlio (OR 2,23) e un BMI sopra 25 (OR 2,08). Nello studio coreano invece l'età dai 30 anni in su, la gemellarità, il cesareo, i disturbi ipertensivi della gravidanza e l'artrite reumatoide preesistente.

E qui i dati litigano. La gemellarità è un fattore di rischio in Corea e non nello studio caso-controllo; il diabete gestazionale non lo è in Corea ma lo è nello studio americano (OR 1,23 per la De Quervain, 1,40 per il tunnel carpale). La conclusione onesta è che nessuno ha isolato il peso della componente ormonale: che i tessuti cambino in gravidanza e nel puerperio è plausibile, che sia quello il motore principale non è dimostrato.

È una notizia buona, non cattiva. Sugli ormoni non puoi fare niente. Su come sollevi tuo figlio sì.

Se oltre al polso hai anche formicolio alle dita, soprattutto di notte, quella è un'altra storia: la trovi in formicolio alle mani in gravidanza e tunnel carpale. Le due cose convivono spesso, ma non si trattano allo stesso modo.

Come si riconosce a casa: il test di Finkelstein

Puoi provarlo adesso, con due precauzioni che contano più del test stesso.

Dove deve fare male. La sporgenza ossea sul lato del pollice, uno o due centimetri sopra la piega del polso. Non la base del pollice, non il dorso della mano, non il centro del polso.

Come si fa. Piega il pollice nel palmo e chiudici sopra le altre dita, senza stringere. Poi, lentamente, inclina il polso verso il mignolo: se una fitta acuta parte da quella sporgenza e risale lungo l'avambraccio, il test è indicativo.

Perché funziona. Uno studio biomeccanico su 15 cadaveri ha misurato che nella posizione del test — circa 30 gradi verso il mignolo — il tendine dell'estensore breve del pollice incontra una resistenza allo scorrimento significativamente maggiore che col polso in estensione, mentre per l'abduttore lungo la differenza non c'era. Il test tira il tendine dentro il tunnel e ti fa sentire dove si inceppa.

Le due precauzioni. Fatto di scatto e con forza, quel test fa male a chiunque, anche a un polso sano: se lo forzi hai perso l'informazione. E un test positivo, per quanto suggestivo, va distinto dall'artrosi della base del pollice — una revisione critica sulle tenosinoviti della mano insiste su questo punto: lì il dolore è più in basso, dove il pollice si attacca alla mano, e si accende soprattutto nella pinza forte, tipo aprire un barattolo. Il test orienta; la diagnosi la fa chi ti guarda.

I trattamenti, in ordine, e cosa dicono davvero le prove

La cosa che ribalta la prospettiva: nel post parto questa condizione tende a risolversi. Uno studio ha confrontato 30 donne nel post parto e 30 donne non gravide, tutte trattate in modo conservativo — due settimane di tutore, poi fisioterapia e antinfiammatori. A sei mesi una sola donna del gruppo post parto era arrivata all'intervento, contro 25 dell'altro gruppo. Non è randomizzato e i gruppi partono da situazioni diverse, ma la direzione è coerente col resto della letteratura.

Il tutore (a spica del pollice) immobilizza pollice e polso. Da solo, sul dolore a breve termine, rende poco: nell'unico studio randomizzato su donne in gravidanza o allattamento nessuna delle nove trattate col solo tutore ha ottenuto sollievo completo. Quello stesso gruppo, però, alla fine dell'allattamento aveva 8 risoluzioni spontanee su 9. Il tutore non è la cura: è quello che ti fa attraversare i mesi limitando il carico, e va portato a tempo pieno per qualche settimana, non mezz'ora quando fa male.

L'infiltrazione di corticosteroide. È il trattamento con le prove migliori: in quello stesso studio, 9 donne su 9 infiltrate hanno avuto sollievo completo, con una sola recidiva tardiva. Ma guarda quanto è fragile il dato: la revisione Cochrane dedicata alle infiltrazioni per la De Quervain ha trovato quell'unico studio, 18 partecipanti, tutte in gravidanza o allattamento, con qualità metodologica scarsa, e conclude che l'applicabilità pratica è limitata. Non sono stati osservati effetti collaterali né complicanze locali — ma sui lattanti non ha misurato niente, e la sola misura diretta che abbiamo trovato è un caso singolo di infiltrazione nel seno, non nel polso, con farmaco non rilevabile nel latte. Decide il medico, con te.

Nella popolazione generale — adulti, non neomamme: nella network meta-analisi più ampia l'età media era 46 anni — i numeri abbondano e concordano. Una meta-analisi su 16 studi e 1.206 pazienti ha trovato l'infiltrazione più efficace dell'immobilizzazione (RR 1,61; IC 95% 1,21-2,15) e la combinazione delle due migliore sia dell'immobilizzazione da sola (RR 2,15) sia della sola infiltrazione (RR 1,23). Due network meta-analisi indipendenti — una su 30 studi e 1.663 pazienti, l'altra del 2025 sui soli trattamenti conservativi, 21 studi — mettono in testa la stessa combinazione (nella prima per la funzione: sul dolore in cima ci sono le infiltrazioni eco-guidate). Con due precisazioni che vanno riportate: la prima misura che il vantaggio aggiunto dal tutore era statisticamente ma non clinicamente rilevante; la seconda dichiara che la certezza delle prove va da bassa a molto bassa.

Gli esercizi. Verità scomoda: per la De Quervain non esiste uno studio randomizzato decente sul carico progressivo, e una meta-analisi su 6 studi non ha trovato differenze significative fra terapia della mano e infiltrazione. Le prove più vicine riguardano spalla e gomito, dove una meta-analisi su 11 studi ha misurato a tre mesi un effetto significativo ma modesto sul dolore (d = 0,29) e uno sulla funzione non significativo (d = 0,33; p = 0,17), con qualità delle prove bassa. Caricare il tendine gradualmente è ragionevole; chi te lo vende come la cura risolutiva va oltre i dati.

Se l'infiltrazione non funziona. Spesso non è colpa di nessuno: in chi ha questo disturbo il tunnel è spesso diviso in due da un setto, trovato nel 61,6% di 112 polsi con De Quervain in uno studio ecografico. Se il farmaco finisce in uno scomparto e il tendine sofferente è nell'altro, l'ago manca il bersaglio — ed è uno dei motivi per cui si usa la guida ecografica. La chirurgia, invece, nel post parto serve raramente: rileggi l'1 su 30 di prima.

Come cambiare il gesto: la parte che nessuno insegna

Comincio dal limite: nessuno studio randomizzato ha misurato quanto rende. La network meta-analisi del 2025 citata sopra chiude chiedendo esplicitamente che si studino il carico progressivo e l'educazione al gesto, per andare oltre il sollievo passivo dei sintomi. Quello che segue è ragionamento meccanico coerente con i dati sull'accudimento, non prova sperimentale. Ma non costa niente e agisce sulla cosa che ripeti cinquanta volte al giorno.

Il principio è uno: togliere il carico dal pollice e darlo al palmo e all'avambraccio. Il gesto che ti fa male è quasi sempre lo stesso — pollice aperto a «elle» rispetto alle altre dita, polso piegato verso il mignolo, e sopra, tre-quattro-cinque chili.

Il sollevamento. Non infilare le mani ai lati del torace coi pollici aperti a pinza: è la presa istintiva ed è la peggiore. Fai scivolare entrambe le mani sotto di lui, una piatta sotto testa e collo, l'altra sotto il sedere, coi pollici appoggiati di lato alle altre dita. Poi avvicinalo al tuo corpo prima di sollevarlo: più è lontano, più il polso lavora. Le prese giuste mese per mese sono in come tenere in braccio il neonato.

L'altezza. Se il fasciatoio è basso o la sponda della culla è alta, stai sollevando a braccia tese e il polso paga il conto. Abbassa la sponda, alza il piano, avvicinati: è il cambiamento che costa meno e rende di più.

La poppata. Reggere la testa col polso piegato per venti minuti è tensione continua. Appoggiala sull'avambraccio, non sulla mano, e metti un cuscino sotto il gomito. E alterna il lato: non è solo per lui.

Il seno o il biberon. Tenere il seno «a C» col pollice aperto per tutta la poppata è un carico invisibile: sostieni con la mano intera da sotto, e il biberon appoggialo al palmo invece di tenerlo in pinza.

L'ovetto dell'auto. È il gesto peggiore in assoluto: pollice aperto, polso piegato, tutto il peso su una mano. Portalo con due mani davanti a te o nell'incavo del gomito, oppure sganciatelo e prendilo in braccio.

Il telefono. Scrollare con una mano sola mentre allatti tiene il pollice aperto per venti minuti: il carico che nessuno conta perché non sembra fatica.

Riposo relativo, non riposo. «Non usare la mano» non è un consiglio applicabile a una neomamma. Non devi smettere: devi togliere il pollice dall'equazione dove puoi, e mettere il tutore nelle ore in cui non ci riesci.

Quando serve farsi vedere, e in fretta

Quasi tutto quello che hai letto descrive una condizione benigna. Queste situazioni no:

  • caduta o trauma recente sul polso, con dolore nella fossetta alla base del pollice quando lo alzi: serve una radiografia per escludere una frattura dello scafoide, che sfugge facilmente e si complica se ignorata;
  • pelle rossa e calda sopra il polso, gonfiore che cresce in fretta, febbre: valutazione medica in giornata;
  • dolore e gonfiore in più articolazioni, simmetrici, con rigidità al mattino che dura oltre trenta-sessanta minuti: è il quadro dell'artrite infiammatoria, e non a caso l'artrite reumatoide preesistente risultava fra i fattori di rischio nello studio coreano. Va guardato da un reumatologo;
  • formicolio o intorpidimento persistente su pollice, indice e medio, mano che si addormenta di notte, presa che cede: non è il primo compartimento, è il nervo mediano, e si valuta a parte;
  • perdita di forza vera, oggetti che cadono senza che tu te ne accorga;
  • dolore che non migliora dopo sei settimane di gestione corretta — tutore portato davvero, gesto cambiato — o che ti impedisce di prendere in braccio tuo figlio: è il momento di chiedere l'infiltrazione, non di aspettare la fine dell'allattamento.

E una soglia meno drammatica: se hai smesso di allattare da mesi e il polso fa ancora male, non stai più aspettando qualcosa che si risolve da sé.

Cosa possiamo fare noi, e cosa no

I confini subito. Non facciamo diagnosi a distanza, non prescriviamo farmaci e non facciamo infiltrazioni: radiografia, ecografia, farmaco e ago sono del medico, e se dal tuo racconto emerge qualcosa che va guardato di persona te lo diciamo prima di farti perdere settimane.

Quello che possiamo fare è la parte che il sistema ti salta sempre: guardarti mentre lo prendi su. In videochiamata si vede benissimo — il pollice che si apre, il polso che si piega, il fasciatoio basso, il braccio che parte troppo lontano. Ti insegniamo la presa che scarica sul palmo, ti diciamo quali sono i tre gesti della tua giornata che tengono acceso il problema, ti spieghiamo come portare il tutore senza rinunciare a fare tutto, e quando il dolore lo permette costruiamo un carico progressivo — con l'onestà, che hai già letto, di dirti che qui le prove sull'esercizio sono indirette.

Il vantaggio della videochiamata è banale e decisivo: con un bambino di poche settimane l'ostacolo vero è uscire di casa, e il rischio è che tu rimandi finché non ti passa la voglia. Con il percorso Ri-Hub Mamma puoi partire da una prima visita gratuita di venti minuti: ci racconti come è iniziato, ci fai vedere come lo sollevi e ti diciamo con franchezza se ha senso lavorarci insieme o se ti conviene prima un controllo medico. Le sedute successive costano 29,90 €.

Una cosa puoi farla adesso: la prossima volta che lo prendi su, infila le mani sotto invece che ai lati e tieni i pollici chiusi accanto alle altre dita. È gratis, è immediato, e toglie il carico esattamente da dove fa male.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

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