Sono le sette del mattino e sei lì da un quarto d'ora, con il telefono in mano perché tanto non succede niente. È il terzo giorno. Hai bevuto di più, hai mangiato le prugne, hai comprato il pane integrale, e l'unico risultato è che adesso sei anche gonfia. La cosa che non dici a nessuno è che quando finalmente succede fa male, e che hai paura di spingere.
Due risposte subito, poi te le spiego con i numeri.
La prima: è comune quanto la nausea, e non è colpa di come mangi. Riguarda circa quattro donne incinte su dieci, il doppio rispetto a chi non è in gravidanza, e ha tre cause fisiologiche che vanno avanti per conto loro. Nello studio americano che ha misurato anche le fibre della dieta, i fattori associati alla stitichezza erano altri due: gli integratori di ferro e l'aver già curato una stitichezza in passato (OR 3,58; IC 95% 1,50-8,57).
La seconda, quella che cambia davvero qualcosa: la leva più concreta che hai non è nel piatto, è nel come. Come ti siedi, come respiri e — soprattutto — smettere di trattenere il fiato e spingere in basso: è il gesto istintivo, ed è il più inopportuno proprio adesso, con un pavimento pelvico che sta già lavorando sotto carico.
Una precisazione: qui parliamo di prima del parto. Se hai già partorito cambiano cause, tempi e paure, e l'articolo giusto è stitichezza dopo il parto.
Quanto è comune davvero
I numeri più puliti vengono da uno studio osservazionale finlandese pubblicato su BJOG, che ha applicato i criteri diagnostici di Roma IV a 474 donne in gravidanza e a 200 donne non gravide di controllo: 40% contro 21%. Il doppio.
Una coorte prospettica lituana su tre ospedali, con i criteri di Roma III, arriva al 55,9%; uno studio prospettico americano su 103 donne, con i criteri di Roma II, riporta il 24% nel primo trimestre, il 26% nel secondo e il 16% nel terzo. Cifre diverse perché sono definizioni diverse su gruppi diversi: è il motivo per cui in giro trovi qualunque percentuale. Quello che sopravvive a tutte è uno solo: è più comune ora che nel resto della tua vita.
Le tre cose che si sommano
Il progesterone rallenta il transito. In uno studio su 15 donne il tempo di transito intestinale, misurato con l'idrogeno espirato, era significativamente più lungo nel terzo trimestre rispetto a 4-6 settimane dopo il parto, quando progesterone ed estradiolo erano rientrati. Studio piccolo e del 1982, ma la logica regge: sotto progesterone il muscolo liscio dell'intestino si contrae con meno vigore, il cibo resta dentro più a lungo e c'è più tempo per riassorbire acqua. Feci più dure.
Il ferro. Nella meta-analisi su 43 studi randomizzati e 6.831 adulti, il solfato ferroso aumentava gli effetti collaterali gastrointestinali rispetto al placebo (odds ratio 2,32), e nel sottogruppo di 7 studi su 1.028 donne in gravidanza l'odds ratio era 3,33, con intervallo largo (1,19-9,28). Va letto per quello che è: riguarda i disturbi gastrointestinali in generale, non la stitichezza in particolare. Nello studio americano, però, il ferro era associato proprio alla stitichezza in gravidanza (OR 3,5; IC 95% 1,04-12,10), appena sopra la soglia di significatività. Il ferro non si sospende di testa propria: se te l'hanno prescritto serve. Si parla con chi l'ha prescritto, perché dosi e formulazioni non sono tutte uguali.
Lo spazio. L'utero cresce e comprime tutto quello che ha intorno. È la spiegazione più intuitiva, e proprio per questo va ridimensionata: nello studio americano la quota nel terzo trimestre era la più bassa delle tre (16% contro il 24% del primo). Gli intervalli sono larghi e si sovrappongono, quindi non è la prova che nel terzo trimestre si stia meglio: è la prova che la compressione, da sola, non spiega tutto.
C'è poi un fattore su cui puoi intervenire: nella coorte lituana l'attività fisica insufficiente era un fattore di rischio indipendente (OR 1,66; IC 95% 1,03-2,69). Come cura, però, le prove sull'esercizio restano deboli — una meta-analisi su 9 studi randomizzati e 680 partecipanti con stitichezza riporta un miglioramento dei sintomi (RR 1,97) con eterogeneità enorme e alto rischio di bias.

Fibre e acqua: cosa dicono le prove
La revisione Cochrane del 2015 sul trattamento della stitichezza in gravidanza ha trovato un solo studio sulle fibre, su 40 donne: chi le assumeva aveva 2,24 evacuazioni in più a settimana rispetto a chi non faceva nulla (IC 95% 0,96-3,52), qualità moderata. Quaranta donne: è tutto quello che abbiamo di randomizzato sulle fibre in gravidanza.
Fuori dalla gravidanza le prove sono più numerose e comunque non trionfali. Una meta-analisi su 7 studi randomizzati e 287 adulti con stitichezza cronica ha trovato che rispondeva alla terapia il 77% di chi assumeva fibre contro il 44% del placebo (RR 1,71; IC 95% 1,20-2,42), ma anche significativamente più aria in pancia (SMD 0,56; p = 0,01), con qualità delle prove bassa. La flatulenza è l'unico effetto avverso che quella revisione ha misurato: il gonfiore non è stato quantificato. Se aggiungendo fibre ti sei sentita peggio, comunque non te lo sei immaginato.
Sull'acqua, uno studio randomizzato su 117 pazienti: a parità di dieta da circa 25 g di fibre, chi beveva 2 litri al giorno aumentava le evacuazioni e riduceva i lassativi più di chi beveva a piacere, cioè 1,1 litri (p < 0,001). Da leggere bene, però: anche il gruppo che beveva a piacere è migliorato in modo significativo. Bere di più non sostituisce le fibre, le potenzia.
I lassativi: la revisione più onesta ammette di non sapere
Il web è pieno di consigli sicuri di sé; le prove non lo sono. La revisione Cochrane del 2015 ha incluso quattro studi, di cui solo due, per 180 donne complessive, hanno fornito dati utilizzabili: nessuna meta-analisi è stata possibile. I lassativi stimolanti miglioravano la stitichezza più di quelli di massa (RR 1,59; IC 95% 1,21-2,09; 140 donne, qualità moderata), ma con più fastidio addominale (RR 2,33) e nessuna differenza nella soddisfazione delle donne (RR 1,06).
La cosa più importante è quello che la revisione non ha trovato: nessun dato su lassativi osmotici, emollienti, lubrificanti, clisteri e supposte. E la linea guida AGA-ACG del 2023, quella che raccomanda con forza il polietilenglicole, riguarda la stitichezza cronica dell'adulto, non la gravidanza. Non significa che in gravidanza non si possa prendere nulla: significa che la scelta la fa il tuo medico o la tua farmacista, su di te.
La parte che nessuno ti spiega: come si va in bagno
Evacuare non è un gesto passivo. La revisione di Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology del 2021 lo descrive come un processo in quattro fasi che richiede la coordinazione di colon, retto, muscoli del pavimento pelvico e sistema nervoso, e mette la postura fra i fattori che lo influenzano. Coordinazione significa che si può imparare a farlo meglio.
La posizione. Uno studio videomanometrico su 6 volontari sani ha confrontato tre assetti: seduti, seduti con le anche più flesse, accovacciati. Accovacciandosi la pressione addominale di partenza era più bassa (26 cmH2O; p < 0,01) e l'angolo retto-anale più aperto (126° contro 100°; p < 0,05): il canale si raddrizza e serve meno spinta. Ma — dettaglio che quasi nessuno riporta — la posizione intermedia, quella che ottieni con uno sgabellino sotto i piedi, non differiva in modo significativo dal sedersi normale.
Coerentemente, uno studio randomizzato su 41 pazienti con stitichezza ha ripetuto il test di espulsione del palloncino senza sgabello, con uno da 7 pollici e con uno da 9: la postura cambiava in modo netto (p < 0,001), il tempo di espulsione e la facilità percepita no. Il rialzo costa poco, provalo — ma se non cambia nulla, non stai sbagliando tu.
Quello che sembra contare di più è inclinarsi in avanti. In uno studio su 22 pazienti che non riuscivano a evacuare da seduti durante una cinedefecografia, la posizione del Pensatore — busto avanti, gomiti sulle cosce — apriva significativamente l'angolo anorettale durante lo sforzo, e 11 su 22 sono riusciti a evacuare completamente. Studio piccolo, senza controllo, su persone selezionate perché non ci riuscivano: ma è gratis, ed è quello da provare stasera.
Con la pancia, la versione praticabile è questa: piedi ben appoggiati (su un rialzo, se ce l'hai), ginocchia divaricate in modo che la pancia stia comoda nello spazio in mezzo, busto in avanti con gli avambracci sulle cosce, schiena lunga e non incurvata a C.
Il respiro. Inspira dal naso lasciando che la pancia si allarghi verso il basso, poi espira lentamente a bocca socchiusa mentre lasci andare — come per appannare uno specchio, o con un lungo "sssss". La sensazione da cercare non è "spingo", è "apro". Se ti accorgi che stai serrando i denti, sei sulla strada sbagliata.
Il tempo. Cinque minuti, non venti: se non succede, alzati e torna quando lo stimolo si ripresenta. E quando si presenta, vacci — più le feci restano nel retto, più diventano dure.
Perché spingere in apnea è la cosa peggiore proprio adesso
Il gesto istintivo è: inspiro, blocco l'aria in gola, spingo in basso. Così tutta la pressione dell'addome scarica sul perineo, la stessa struttura che fra qualche settimana avrà un lavoro importante da fare.
Non è una preoccupazione teorica. In uno studio su pazienti con stitichezza e incontinenza, dopo un solo minuto di spinta simulata la sensibilità anale risultava significativamente ridotta e la latenza motoria del nervo pudendo allungata (entrambe p < 0,001), con ritorno alla normalità dopo tre minuti: un minuto di spinta basta a stordire temporaneamente il nervo che governa la continenza. E in una serie di 17 donne con stitichezza cronica e discesa perineale, il danno neurogeno allo sfintere anale era più grave in chi spingeva da più anni.
Vanno letti per quello che sono: studi piccoli, di oltre trent'anni fa, su pazienti con disturbi già presenti e non su donne in gravidanza. Non dimostrano che una spinta ti rovinerà il pavimento pelvico: indicano una direzione, e la direzione è che l'apnea non è neutra mentre espirare non costa niente. Come funziona questo gruppo di muscoli lo trovi in pavimento pelvico: a cosa serve e quando allenarlo.
Attenzione a una confusione frequente: l'esercizio del pavimento pelvico in gravidanza ha prove buone, ma per un'altra cosa. La revisione Cochrane su 46 studi e 10.832 donne mostra che nelle donne continenti l'allenamento iniziato in gravidanza previene le perdite di urina a fine gravidanza (RR 0,38; IC 95% 0,20-0,72; 6 studi, 624 donne, qualità moderata). È prevenzione, non cura: in chi le perdite ce le ha già, la stessa revisione conclude che l'effetto dell'allenamento resta incerto. E non esiste una prova equivalente che il rinforzo curi la stitichezza — e quando il pavimento pelvico non si rilassa nel momento giusto, rinforzarlo e basta è la mossa sbagliata. La revisione Cochrane sul biofeedback (17 studi, 931 partecipanti) conclude che le prove sono insufficienti; al suo interno uno studio su 109 pazienti riporta l'80% di migliorati contro il 22% di chi riceveva lassativi e consigli (RR 3,65), con qualità da bassa a molto bassa. È un'indicazione, non una certezza: imparare a rilasciare vale più dell'ennesimo consiglio alimentare.
Emorroidi: il cerchio da spezzare
Se sei arrivata qui perché fa male, è questa la parte che ti riguarda. In una coorte prospettica belga che ha seguito 94 donne dalla 19ª-25ª settimana fino a tre mesi dopo il parto, il 68% ha sviluppato sintomi anali: le diagnosi più frequenti erano trombosi emorroidaria, prolasso emorroidario e ragade. I due fattori di rischio indipendenti erano la stitichezza, con un odds ratio di 6,3 (IC 95% 2,08-19,37), e una storia di problemi anali precedenti (OR 3,9). Nella coorte lituana la malattia emorroidaria era associata alla stitichezza con un OR di 8,25 (IC 95% 4,41-15,4).
Sono associazioni, non prove di causa, e il rapporto gira in entrambi i sensi: le feci dure fanno male al passaggio, il dolore ti fa rimandare, rimandare le indurisce ancora. Il punto in cui il cerchio si spezza non è il vasetto di crema: è smettere di produrre feci dure e smettere di spingere.
Una nota per ridimensionare la paura: in uno studio di popolazione taiwanese su 1.608.804 parti, fra le donne trattate per emorroidi in gravidanza il 93,2% usava una pomata e solo l'1,8% ha avuto bisogno di una procedura o di un intervento.
Se anche le gambe pesanti e gonfie a fine giornata fanno parte del quadro, trovi i numeri e i due segnali da non ignorare mai in gambe gonfie in gravidanza.
Quando chiamare, e quanto in fretta
Quasi tutto quello che hai letto riguarda la fisiologia di una gravidanza che procede. Queste situazioni no: non aspettare la prossima visita.
- Dolore addominale forte e continuo, pancia dura e gonfia, vomito, nessun gas che passa: è il quadro che fa pensare a un'occlusione. Pronto soccorso oggi, non domani.
- Sangue rosso vivo abbondante, o che continua per giorni, o che compare senza che tu sia andata in bagno: va guardato. E va distinto dal sangue che viene dalla vagina, che in gravidanza è un'altra cosa e richiede il pronto soccorso ostetrico subito.
- Contrazioni regolari, perdita di liquido o sanguinamento vaginale mentre sei sul water: pronto soccorso ostetrico, adesso.
- Dolore anale acuto e improvviso con un nodulo duro e teso: assomiglia a una trombosi emorroidaria e non si gestisce aspettando. Chiama e fatti vedere presto: la gestione cambia a seconda di quanto tempo è passato.
- Dolore lancinante durante e dopo l'evacuazione, che dura minuti od ore: somiglia più a una ragade che a un'emorroide, e si tratta diversamente.
- Febbre, oppure perdita di feci o di gas senza controllo: non si sopporta e non si aspetta.
- Nessuna evacuazione da cinque-sei giorni nonostante tutto quello che hai provato, o dolore che ti fa evitare del tutto il bagno: chiama il medico, e parla anche del ferro. Non sospenderlo da sola: dosi e formulazioni si possono cambiare.
E una soglia meno drammatica: se per riuscire a evacuare devi ricorrere a manovre con le dita, non è una cosa da sopportare in silenzio. È uno dei criteri con cui la stitichezza viene classificata negli studi, ed è un buon motivo per farsi valutare.
Cosa possiamo fare noi, e cosa no
Mettiamo i confini subito. Non prescriviamo farmaci e non facciamo diagnosi. Lassativi, ferro, esami e valutazione proctologica sono del medico, e se dal tuo racconto emerge qualcosa che va guardato da lui te lo diciamo prima di iniziare, invece di farti perdere settimane.
Quello che facciamo è il pezzo che quasi nessuno ti insegna: come evacui. Ti guardiamo respirare, ti insegniamo a espirare invece di bloccare l'aria, lavoriamo sulla coordinazione fra diaframma, addome e pavimento pelvico partendo dal rilascio e non dal rinforzo, e adattiamo la posizione alla pancia che hai adesso. Nessuno studio randomizzato dimostra che basti a risolvere la stitichezza in gravidanza — te l'abbiamo detto sopra — ma è la parte su cui puoi intervenire tu, ogni giorno, senza farmaci e senza rischi.
In videochiamata funziona per un motivo pratico: non devi spostarti, e uscire di casa per un fastidio di cui ti vergogni un po' è la cosa che si rimanda all'infinito. Nel percorso Ri-Hub Mamma puoi partire da una prima visita gratuita di venti minuti con una fisioterapista specializzata in pavimento pelvico: ci racconti come stai e ti diciamo se ha senso lavorarci insieme o se ti conviene prima un controllo medico. Le sedute successive costano 29,90 €.
Una cosa però puoi provarla domani mattina, senza aspettare nessuno: piedi appoggiati, busto in avanti, e quando arriva il momento espira invece di trattenere. È gratis, non ha controindicazioni, ed è la differenza fra spingere contro il tuo perineo e lasciargli fare il suo lavoro.
Fonti
- Pregnancy, puerperium and perinatal constipation - an observational hybrid survey — BJOG, 2021
- Risk factors for constipation during pregnancy: a multicentre prospective cohort study — BMC Pregnancy and Childbirth, 2024
- Constipation in pregnancy: prevalence, symptoms, and risk factors — Obstetrics & Gynecology, 2007
- Interventions for treating constipation in pregnancy — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2015
- Effect of pregnancy on gastrointestinal transit — Digestive Diseases and Sciences, 1982
- Ferrous sulfate supplementation causes significant gastrointestinal side-effects in adults: a systematic review and meta-analysis — PLoS One, 2015
- Systematic review with meta-analysis: effect of fibre supplementation on chronic idiopathic constipation in adults — Alimentary Pharmacology & Therapeutics, 2016
- Water supplementation enhances the effect of high-fiber diet on stool frequency and laxative consumption — Hepato-Gastroenterology, 1998
- Exercise therapy in patients with constipation: a systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials — Scandinavian Journal of Gastroenterology, 2019
- AGA-ACG Clinical Practice Guideline: Pharmacological Management of Chronic Idiopathic Constipation — Gastroenterology, 2023
- Understanding the physiology of human defaecation and disorders of continence and evacuation — Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology, 2021
- Influence of Body Position on Defecation in Humans — Lower Urinary Tract Symptoms, 2010
- Using a footstool does not aid simulated defecation in undifferentiated constipation: a randomized trial — Neurogastroenterology & Motility, 2023
- Influence of body posture on defecation: a prospective study of "The Thinker" position — Techniques in Coloproctology, 2016
- The acute effect of straining on pelvic floor neurological function — International Journal of Colorectal Disease, 1994
- Evidence of pudendal neuropathy in patients with perineal descent and chronic straining at stool — Gut, 1984
- Pelvic floor muscle training for preventing and treating urinary and faecal incontinence in antenatal and postnatal women — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2020
- Biofeedback for treatment of chronic idiopathic constipation in adults — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2014
- Anorectal symptoms during pregnancy and postpartum: a prospective cohort study — Colorectal Disease, 2018
- Prevalence, Characteristics, and Treatment of Hemorrhoids During Pregnancy: A Nationwide Population-Based Cohort Study in Taiwan — Journal of Women's Health, 2023
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.



