Gravidanza e post parto

Stitichezza in Gravidanza: Cosa Funziona Davvero

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Pubblicato il 20 luglio 2026

Donna incinta sdraiata su un divano comodo, abbracciando la calma e il relax.
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Sono le sette del mattino e sei lì da un quarto d'ora, con il telefono in mano perché tanto non succede niente. È il terzo giorno. Hai bevuto di più, hai mangiato le prugne, hai comprato il pane integrale, e l'unico risultato è che adesso sei anche gonfia. La cosa che non dici a nessuno è che quando finalmente succede fa male, e che hai paura di spingere.

Due risposte subito, poi te le spiego con i numeri.

La prima: è comune quanto la nausea, e non è colpa di come mangi. Riguarda circa quattro donne incinte su dieci, il doppio rispetto a chi non è in gravidanza, e ha tre cause fisiologiche che vanno avanti per conto loro. Nello studio americano che ha misurato anche le fibre della dieta, i fattori associati alla stitichezza erano altri due: gli integratori di ferro e l'aver già curato una stitichezza in passato (OR 3,58; IC 95% 1,50-8,57).

La seconda, quella che cambia davvero qualcosa: la leva più concreta che hai non è nel piatto, è nel come. Come ti siedi, come respiri e — soprattutto — smettere di trattenere il fiato e spingere in basso: è il gesto istintivo, ed è il più inopportuno proprio adesso, con un pavimento pelvico che sta già lavorando sotto carico.

Una precisazione: qui parliamo di prima del parto. Se hai già partorito cambiano cause, tempi e paure, e l'articolo giusto è stitichezza dopo il parto.

Quanto è comune davvero

I numeri più puliti vengono da uno studio osservazionale finlandese pubblicato su BJOG, che ha applicato i criteri diagnostici di Roma IV a 474 donne in gravidanza e a 200 donne non gravide di controllo: 40% contro 21%. Il doppio.

Una coorte prospettica lituana su tre ospedali, con i criteri di Roma III, arriva al 55,9%; uno studio prospettico americano su 103 donne, con i criteri di Roma II, riporta il 24% nel primo trimestre, il 26% nel secondo e il 16% nel terzo. Cifre diverse perché sono definizioni diverse su gruppi diversi: è il motivo per cui in giro trovi qualunque percentuale. Quello che sopravvive a tutte è uno solo: è più comune ora che nel resto della tua vita.

Le tre cose che si sommano

Il progesterone rallenta il transito. In uno studio su 15 donne il tempo di transito intestinale, misurato con l'idrogeno espirato, era significativamente più lungo nel terzo trimestre rispetto a 4-6 settimane dopo il parto, quando progesterone ed estradiolo erano rientrati. Studio piccolo e del 1982, ma la logica regge: sotto progesterone il muscolo liscio dell'intestino si contrae con meno vigore, il cibo resta dentro più a lungo e c'è più tempo per riassorbire acqua. Feci più dure.

Il ferro. Nella meta-analisi su 43 studi randomizzati e 6.831 adulti, il solfato ferroso aumentava gli effetti collaterali gastrointestinali rispetto al placebo (odds ratio 2,32), e nel sottogruppo di 7 studi su 1.028 donne in gravidanza l'odds ratio era 3,33, con intervallo largo (1,19-9,28). Va letto per quello che è: riguarda i disturbi gastrointestinali in generale, non la stitichezza in particolare. Nello studio americano, però, il ferro era associato proprio alla stitichezza in gravidanza (OR 3,5; IC 95% 1,04-12,10), appena sopra la soglia di significatività. Il ferro non si sospende di testa propria: se te l'hanno prescritto serve. Si parla con chi l'ha prescritto, perché dosi e formulazioni non sono tutte uguali.

Lo spazio. L'utero cresce e comprime tutto quello che ha intorno. È la spiegazione più intuitiva, e proprio per questo va ridimensionata: nello studio americano la quota nel terzo trimestre era la più bassa delle tre (16% contro il 24% del primo). Gli intervalli sono larghi e si sovrappongono, quindi non è la prova che nel terzo trimestre si stia meglio: è la prova che la compressione, da sola, non spiega tutto.

C'è poi un fattore su cui puoi intervenire: nella coorte lituana l'attività fisica insufficiente era un fattore di rischio indipendente (OR 1,66; IC 95% 1,03-2,69). Come cura, però, le prove sull'esercizio restano deboli — una meta-analisi su 9 studi randomizzati e 680 partecipanti con stitichezza riporta un miglioramento dei sintomi (RR 1,97) con eterogeneità enorme e alto rischio di bias.

Una donna incinta alla moda con le mani sulla pancia in un ambiente urbano moderno.

Fibre e acqua: cosa dicono le prove

La revisione Cochrane del 2015 sul trattamento della stitichezza in gravidanza ha trovato un solo studio sulle fibre, su 40 donne: chi le assumeva aveva 2,24 evacuazioni in più a settimana rispetto a chi non faceva nulla (IC 95% 0,96-3,52), qualità moderata. Quaranta donne: è tutto quello che abbiamo di randomizzato sulle fibre in gravidanza.

Fuori dalla gravidanza le prove sono più numerose e comunque non trionfali. Una meta-analisi su 7 studi randomizzati e 287 adulti con stitichezza cronica ha trovato che rispondeva alla terapia il 77% di chi assumeva fibre contro il 44% del placebo (RR 1,71; IC 95% 1,20-2,42), ma anche significativamente più aria in pancia (SMD 0,56; p = 0,01), con qualità delle prove bassa. La flatulenza è l'unico effetto avverso che quella revisione ha misurato: il gonfiore non è stato quantificato. Se aggiungendo fibre ti sei sentita peggio, comunque non te lo sei immaginato.

Sull'acqua, uno studio randomizzato su 117 pazienti: a parità di dieta da circa 25 g di fibre, chi beveva 2 litri al giorno aumentava le evacuazioni e riduceva i lassativi più di chi beveva a piacere, cioè 1,1 litri (p < 0,001). Da leggere bene, però: anche il gruppo che beveva a piacere è migliorato in modo significativo. Bere di più non sostituisce le fibre, le potenzia.

I lassativi: la revisione più onesta ammette di non sapere

Il web è pieno di consigli sicuri di sé; le prove non lo sono. La revisione Cochrane del 2015 ha incluso quattro studi, di cui solo due, per 180 donne complessive, hanno fornito dati utilizzabili: nessuna meta-analisi è stata possibile. I lassativi stimolanti miglioravano la stitichezza più di quelli di massa (RR 1,59; IC 95% 1,21-2,09; 140 donne, qualità moderata), ma con più fastidio addominale (RR 2,33) e nessuna differenza nella soddisfazione delle donne (RR 1,06).

La cosa più importante è quello che la revisione non ha trovato: nessun dato su lassativi osmotici, emollienti, lubrificanti, clisteri e supposte. E la linea guida AGA-ACG del 2023, quella che raccomanda con forza il polietilenglicole, riguarda la stitichezza cronica dell'adulto, non la gravidanza. Non significa che in gravidanza non si possa prendere nulla: significa che la scelta la fa il tuo medico o la tua farmacista, su di te.

La parte che nessuno ti spiega: come si va in bagno

Evacuare non è un gesto passivo. La revisione di Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology del 2021 lo descrive come un processo in quattro fasi che richiede la coordinazione di colon, retto, muscoli del pavimento pelvico e sistema nervoso, e mette la postura fra i fattori che lo influenzano. Coordinazione significa che si può imparare a farlo meglio.

La posizione. Uno studio videomanometrico su 6 volontari sani ha confrontato tre assetti: seduti, seduti con le anche più flesse, accovacciati. Accovacciandosi la pressione addominale di partenza era più bassa (26 cmH2O; p < 0,01) e l'angolo retto-anale più aperto (126° contro 100°; p < 0,05): il canale si raddrizza e serve meno spinta. Ma — dettaglio che quasi nessuno riporta — la posizione intermedia, quella che ottieni con uno sgabellino sotto i piedi, non differiva in modo significativo dal sedersi normale.

Coerentemente, uno studio randomizzato su 41 pazienti con stitichezza ha ripetuto il test di espulsione del palloncino senza sgabello, con uno da 7 pollici e con uno da 9: la postura cambiava in modo netto (p < 0,001), il tempo di espulsione e la facilità percepita no. Il rialzo costa poco, provalo — ma se non cambia nulla, non stai sbagliando tu.

Quello che sembra contare di più è inclinarsi in avanti. In uno studio su 22 pazienti che non riuscivano a evacuare da seduti durante una cinedefecografia, la posizione del Pensatore — busto avanti, gomiti sulle cosce — apriva significativamente l'angolo anorettale durante lo sforzo, e 11 su 22 sono riusciti a evacuare completamente. Studio piccolo, senza controllo, su persone selezionate perché non ci riuscivano: ma è gratis, ed è quello da provare stasera.

Con la pancia, la versione praticabile è questa: piedi ben appoggiati (su un rialzo, se ce l'hai), ginocchia divaricate in modo che la pancia stia comoda nello spazio in mezzo, busto in avanti con gli avambracci sulle cosce, schiena lunga e non incurvata a C.

Il respiro. Inspira dal naso lasciando che la pancia si allarghi verso il basso, poi espira lentamente a bocca socchiusa mentre lasci andare — come per appannare uno specchio, o con un lungo "sssss". La sensazione da cercare non è "spingo", è "apro". Se ti accorgi che stai serrando i denti, sei sulla strada sbagliata.

Il tempo. Cinque minuti, non venti: se non succede, alzati e torna quando lo stimolo si ripresenta. E quando si presenta, vacci — più le feci restano nel retto, più diventano dure.

Perché spingere in apnea è la cosa peggiore proprio adesso

Il gesto istintivo è: inspiro, blocco l'aria in gola, spingo in basso. Così tutta la pressione dell'addome scarica sul perineo, la stessa struttura che fra qualche settimana avrà un lavoro importante da fare.

Non è una preoccupazione teorica. In uno studio su pazienti con stitichezza e incontinenza, dopo un solo minuto di spinta simulata la sensibilità anale risultava significativamente ridotta e la latenza motoria del nervo pudendo allungata (entrambe p < 0,001), con ritorno alla normalità dopo tre minuti: un minuto di spinta basta a stordire temporaneamente il nervo che governa la continenza. E in una serie di 17 donne con stitichezza cronica e discesa perineale, il danno neurogeno allo sfintere anale era più grave in chi spingeva da più anni.

Vanno letti per quello che sono: studi piccoli, di oltre trent'anni fa, su pazienti con disturbi già presenti e non su donne in gravidanza. Non dimostrano che una spinta ti rovinerà il pavimento pelvico: indicano una direzione, e la direzione è che l'apnea non è neutra mentre espirare non costa niente. Come funziona questo gruppo di muscoli lo trovi in pavimento pelvico: a cosa serve e quando allenarlo.

Attenzione a una confusione frequente: l'esercizio del pavimento pelvico in gravidanza ha prove buone, ma per un'altra cosa. La revisione Cochrane su 46 studi e 10.832 donne mostra che nelle donne continenti l'allenamento iniziato in gravidanza previene le perdite di urina a fine gravidanza (RR 0,38; IC 95% 0,20-0,72; 6 studi, 624 donne, qualità moderata). È prevenzione, non cura: in chi le perdite ce le ha già, la stessa revisione conclude che l'effetto dell'allenamento resta incerto. E non esiste una prova equivalente che il rinforzo curi la stitichezza — e quando il pavimento pelvico non si rilassa nel momento giusto, rinforzarlo e basta è la mossa sbagliata. La revisione Cochrane sul biofeedback (17 studi, 931 partecipanti) conclude che le prove sono insufficienti; al suo interno uno studio su 109 pazienti riporta l'80% di migliorati contro il 22% di chi riceveva lassativi e consigli (RR 3,65), con qualità da bassa a molto bassa. È un'indicazione, non una certezza: imparare a rilasciare vale più dell'ennesimo consiglio alimentare.

Emorroidi: il cerchio da spezzare

Se sei arrivata qui perché fa male, è questa la parte che ti riguarda. In una coorte prospettica belga che ha seguito 94 donne dalla 19ª-25ª settimana fino a tre mesi dopo il parto, il 68% ha sviluppato sintomi anali: le diagnosi più frequenti erano trombosi emorroidaria, prolasso emorroidario e ragade. I due fattori di rischio indipendenti erano la stitichezza, con un odds ratio di 6,3 (IC 95% 2,08-19,37), e una storia di problemi anali precedenti (OR 3,9). Nella coorte lituana la malattia emorroidaria era associata alla stitichezza con un OR di 8,25 (IC 95% 4,41-15,4).

Sono associazioni, non prove di causa, e il rapporto gira in entrambi i sensi: le feci dure fanno male al passaggio, il dolore ti fa rimandare, rimandare le indurisce ancora. Il punto in cui il cerchio si spezza non è il vasetto di crema: è smettere di produrre feci dure e smettere di spingere.

Una nota per ridimensionare la paura: in uno studio di popolazione taiwanese su 1.608.804 parti, fra le donne trattate per emorroidi in gravidanza il 93,2% usava una pomata e solo l'1,8% ha avuto bisogno di una procedura o di un intervento.

Se anche le gambe pesanti e gonfie a fine giornata fanno parte del quadro, trovi i numeri e i due segnali da non ignorare mai in gambe gonfie in gravidanza.

Quando chiamare, e quanto in fretta

Quasi tutto quello che hai letto riguarda la fisiologia di una gravidanza che procede. Queste situazioni no: non aspettare la prossima visita.

  • Dolore addominale forte e continuo, pancia dura e gonfia, vomito, nessun gas che passa: è il quadro che fa pensare a un'occlusione. Pronto soccorso oggi, non domani.
  • Sangue rosso vivo abbondante, o che continua per giorni, o che compare senza che tu sia andata in bagno: va guardato. E va distinto dal sangue che viene dalla vagina, che in gravidanza è un'altra cosa e richiede il pronto soccorso ostetrico subito.
  • Contrazioni regolari, perdita di liquido o sanguinamento vaginale mentre sei sul water: pronto soccorso ostetrico, adesso.
  • Dolore anale acuto e improvviso con un nodulo duro e teso: assomiglia a una trombosi emorroidaria e non si gestisce aspettando. Chiama e fatti vedere presto: la gestione cambia a seconda di quanto tempo è passato.
  • Dolore lancinante durante e dopo l'evacuazione, che dura minuti od ore: somiglia più a una ragade che a un'emorroide, e si tratta diversamente.
  • Febbre, oppure perdita di feci o di gas senza controllo: non si sopporta e non si aspetta.
  • Nessuna evacuazione da cinque-sei giorni nonostante tutto quello che hai provato, o dolore che ti fa evitare del tutto il bagno: chiama il medico, e parla anche del ferro. Non sospenderlo da sola: dosi e formulazioni si possono cambiare.

E una soglia meno drammatica: se per riuscire a evacuare devi ricorrere a manovre con le dita, non è una cosa da sopportare in silenzio. È uno dei criteri con cui la stitichezza viene classificata negli studi, ed è un buon motivo per farsi valutare.

Cosa possiamo fare noi, e cosa no

Mettiamo i confini subito. Non prescriviamo farmaci e non facciamo diagnosi. Lassativi, ferro, esami e valutazione proctologica sono del medico, e se dal tuo racconto emerge qualcosa che va guardato da lui te lo diciamo prima di iniziare, invece di farti perdere settimane.

Quello che facciamo è il pezzo che quasi nessuno ti insegna: come evacui. Ti guardiamo respirare, ti insegniamo a espirare invece di bloccare l'aria, lavoriamo sulla coordinazione fra diaframma, addome e pavimento pelvico partendo dal rilascio e non dal rinforzo, e adattiamo la posizione alla pancia che hai adesso. Nessuno studio randomizzato dimostra che basti a risolvere la stitichezza in gravidanza — te l'abbiamo detto sopra — ma è la parte su cui puoi intervenire tu, ogni giorno, senza farmaci e senza rischi.

In videochiamata funziona per un motivo pratico: non devi spostarti, e uscire di casa per un fastidio di cui ti vergogni un po' è la cosa che si rimanda all'infinito. Nel percorso Ri-Hub Mamma puoi partire da una prima visita gratuita di venti minuti con una fisioterapista specializzata in pavimento pelvico: ci racconti come stai e ti diciamo se ha senso lavorarci insieme o se ti conviene prima un controllo medico. Le sedute successive costano 29,90 €.

Una cosa però puoi provarla domani mattina, senza aspettare nessuno: piedi appoggiati, busto in avanti, e quando arriva il momento espira invece di trattenere. È gratis, non ha controindicazioni, ed è la differenza fra spingere contro il tuo perineo e lasciargli fare il suo lavoro.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

Domande frequenti

Quante donne hanno la stitichezza in gravidanza?

Circa quattro su dieci, cioè il doppio delle donne che non sono incinte. In uno studio osservazionale finlandese pubblicato su BJOG, che ha applicato i criteri diagnostici di Roma IV a 474 donne in gravidanza e a un gruppo di controllo di 200 donne non gravide, la prevalenza era del 40% in gravidanza contro il 21% del gruppo di controllo. Una coorte prospettica lituana su tre ospedali, che ha seguito le donne dalle prime settimane e ha usato i criteri di Roma III, arriva più in alto: il 55,9% delle partecipanti (263 donne) ha sviluppato stitichezza durante la gravidanza. Le cifre diverse dipendono dai criteri usati e da chi viene arruolata, ma la direzione è sempre la stessa: è una delle cose più comuni che ti succederanno in questi nove mesi.

Perché viene proprio adesso?

Si sommano tre cose. La prima è ormonale: in uno studio su 15 donne il tempo di transito intestinale era significativamente più lungo nel terzo trimestre rispetto a 4-6 settimane dopo il parto, quando progesterone ed estradiolo erano rientrati. La seconda è il ferro: nella meta-analisi su 43 studi randomizzati e 6.831 adulti il solfato ferroso aumentava gli effetti collaterali gastrointestinali rispetto al placebo (odds ratio 2,32), e nel sottogruppo di 7 studi su 1.028 donne in gravidanza l'odds ratio era 3,33 con un intervallo largo (1,19-9,28) e forte eterogeneità. Attenzione a leggerlo bene: quel dato riguarda i disturbi gastrointestinali in generale, non la stitichezza in particolare. Nello studio prospettico americano su 103 donne, però, gli integratori di ferro erano associati proprio alla stitichezza in gravidanza (OR 3,5; IC 95% 1,04-12,10), appena sopra la soglia di significatività. La terza è lo spazio: l'utero cresce e comprime. Curiosamente, in quello stesso studio americano la quota nel terzo trimestre era la più bassa delle tre (16%), quindi la compressione da sola non spiega tutto.

Le fibre servono davvero o è il solito consiglio?

Servono, ma meno di quanto la parola d'ordine faccia pensare, e i dati in gravidanza sono pochissimi. La revisione Cochrane del 2015 sul trattamento della stitichezza in gravidanza ha trovato un solo studio sulle fibre, su 40 donne: chi le assumeva aveva 2,24 evacuazioni in più a settimana rispetto a chi non faceva nulla (IC 95% 0,96-3,52), qualità delle prove moderata. Fuori dalla gravidanza le prove sono più numerose ma non entusiasmanti: in una meta-analisi su 7 studi randomizzati e 287 adulti con stitichezza idiopatica cronica rispondeva alla terapia il 77% di chi prendeva fibre contro il 44% del placebo (RR 1,71; IC 95% 1,20-2,42), con più aria in pancia (SMD 0,56; p = 0,01: la flatulenza è l'unico effetto avverso che la revisione ha misurato) e una qualità complessiva delle prove bassa. Tradotto: aggiungerle ha senso, aggiungerle tutte insieme in un giorno no.

Posso prendere un lassativo in gravidanza?

È una domanda per il medico o la farmacista, non per internet, e il motivo è che le prove sono sorprendentemente povere. La revisione Cochrane del 2015 ha incluso quattro studi, di cui solo due con 180 donne complessive hanno fornito dati utilizzabili, e non è stato possibile fare alcuna meta-analisi. I lassativi stimolanti miglioravano la stitichezza più di quelli di massa (RR 1,59; IC 95% 1,21-2,09; 140 donne), ma con più fastidio addominale (RR 2,33) e una differenza al limite sulla diarrea (RR 4,50; IC 95% 1,01-20,09), e senza alcuna differenza nella soddisfazione delle donne. Il punto più importante è quello che manca: la revisione non ha trovato dati su lassativi osmotici, emollienti, lubrificanti, clisteri e supposte. La linea guida congiunta AGA-ACG del 2023, che dà una raccomandazione forte al polietilenglicole, riguarda la stitichezza idiopatica cronica dell'adulto, non la gravidanza.

Il rialzo sotto i piedi funziona?

La fisiologia dice di sì, la prova diretta è più tiepida, e vale la pena saperlo prima di comprarlo. Uno studio videomanometrico su 6 volontari sani ha misurato che accovacciandosi la pressione addominale di partenza era più bassa che da seduti (26 cmH2O; p < 0,01) e l'angolo retto-anale più aperto (126° contro 100°; p < 0,05). Il dettaglio che di solito si salta è però decisivo: nello stesso studio la posizione intermedia, cioè seduti con le anche più flesse — esattamente quello che ottieni con uno sgabellino — non differiva in modo significativo dal sedersi normale. E uno studio randomizzato su 41 pazienti con stitichezza, che ha ripetuto il test di espulsione del palloncino senza sgabello, con uno da 7 pollici e con uno da 9, ha trovato che la postura cambiava eccome (p < 0,001) mentre il tempo di espulsione e la sensazione soggettiva di facilità no. Provalo, tienilo se ti trovi bene, ma non è lì che si gioca la partita.

Devo spingere? Ho paura di far danni.

Il problema non è impegnarsi: è farlo trattenendo il fiato. Quando inspiri, blocchi la gola e spingi verso il basso, tutta la pressione dell'addome scarica sul perineo, che in gravidanza sta già sostenendo un peso crescente. Che non sia un'esagerazione lo dice la fisiologia misurata: in uno studio su pazienti con stitichezza e incontinenza, dopo un solo minuto di spinta simulata la sensibilità anale risultava significativamente ridotta e la latenza motoria del nervo pudendo significativamente allungata (entrambe p < 0,001), con ritorno alla normalità dopo tre minuti. E in una serie di 17 donne con stitichezza cronica e discesa perineale, il danno neurogeno allo sfintere anale era più grave in chi spingeva da più anni. Sono studi piccoli, vecchi e non fatti su donne incinte: non dimostrano che una spinta ti rovinerà. Indicano la direzione, e la direzione è espirare invece di bloccare l'aria.

La stitichezza c'entra con le emorroidi?

È il legame più solido di tutto l'articolo. In una coorte prospettica belga che ha seguito 94 donne dalla 19ª-25ª settimana fino a tre mesi dopo il parto, il 68% ha sviluppato sintomi anali e la stitichezza è risultata il principale fattore di rischio indipendente, con un odds ratio di 6,3 (IC 95% 2,08-19,37); le diagnosi più frequenti erano trombosi emorroidaria, prolasso emorroidario e ragade anale. Nella coorte lituana, la malattia emorroidaria in gravidanza era associata alla stitichezza con un odds ratio di 8,25 (IC 95% 4,41-15,4). Sono associazioni, non prove di causa, e il rapporto va in tutte e due le direzioni: le feci dure fanno male, il dolore ti fa rimandare, rimandare indurisce ancora. Una nota per tranquillizzarti: in uno studio taiwanese su 1.608.804 parti, fra le donne trattate per emorroidi in gravidanza il 93,2% usava una pomata e solo l'1,8% ha avuto bisogno di una procedura o di un intervento.

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