Gravidanza e post parto

Dolore alle Costole in Gravidanza: Perché Succede e Cosa Fare

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Pubblicato il 27 agosto 2026

Una donna incinta casual e alla moda con un cappello bianco si siede comodamente su un divano in casa.
Condividi

Gli esercizi qui sotto valgono per tutti. Il tuo programma no: con Ri-Hub te lo costruisce un fisioterapista sul tuo caso, e lo cambia man mano che migliori — a casa quando basta, in uno studio vicino a te quando servono le mani. Si parte da un colloquio gratuito. Parla con un fisioterapista →

Succede quasi sempre nello stesso momento: la sera, seduta a tavola o sul divano, dopo cena. Un dolore sotto il seno, di solito a destra, tra una costola e l'altra o proprio sul bordo dell'arcata costale. Fa più male se ti afflosci, passa un po' se ti alzi, torna appena ti risiedi. E ogni tanto sembra che ci sia un piede lì sotto — perché a volte c'è davvero.

Ti do subito il quadro: nella grande maggioranza dei casi è un problema di spazio e di meccanica, e nel terzo trimestre è una delle cose più comuni che esistano. Ma c'è una combinazione di sintomi in cui lo stesso dolore vuol dire un'altra cosa, e quella la mettiamo per prima.

Prima di tutto: il dolore che non aspetta

Chiama chi ti segue la gravidanza — o vai in ospedale — oggi, non domani, se il dolore sotto le costole a destra o alla bocca dello stomaco arriva insieme a uno o più di questi:

  • mal di testa nuovo, insistente, che non passa con il riposo;
  • disturbi visivi: mosche volanti, lampi, vista annebbiata o doppia;
  • gonfiore rapido a viso, mani o dita, comparso in poche ore o pochi giorni;
  • nausea o vomito che ricompaiono nel terzo trimestre dopo che erano finiti;
  • malessere generale, la sensazione netta che qualcosa non vada;
  • respiro corto a riposo, dolore che non cambia in nessuna posizione, febbre o perdite di sangue.

Il sospetto da escludere si chiama preeclampsia, e il dolore sotto le costole a destra c'entra perché è il fegato a stare lì sotto. Secondo la linea guida americana ACOG complica il 2-8% delle gravidanze nel mondo, e i disturbi ipertensivi pesano per circa il 16% delle morti materne anche nei Paesi ad alto reddito. Non è una cosa esotica: nella revisione del BMJ del 2023 i disturbi ipertensivi — ipertensione cronica, ipertensione gestazionale e preeclampsia, secondo la classificazione internazionale ISSHP — sono descritti come una delle complicanze più frequenti della gravidanza. Ed è una condizione tempo-dipendente.

Adesso però la parte che quasi nessun articolo scrive, perché cambia il modo di usare quella lista. Una revisione sistematica su Obstetrics & Gynecology ha misurato quanto valgano davvero quei sintomi come allarme: su 2.791 record sono stati selezionati 11 studi, con 28 diversi segni o sintomi. I più riportati erano proprio disturbi visivi e dolore epigastrico (sei studi), poi il mal di testa (cinque). Risultato: specificità moderata (83-94%) e sensibilità bassa (29-56%), e nessuno riesce né a prevedere né a escludere l'eclampsia.

Quei sintomi non sono un test: se ci sono non hai una diagnosi, se non ci sono non hai una rassicurazione. Il test è la misurazione della pressione più sangue e urine, e ci mette dieci minuti. È per questo che si va — e per lo stesso motivo non si saltano i controlli perché ci si sente bene.

Se il tuo problema principale è il mal di testa e non le costole, il quadro completo lo trovi in Mal di testa in gravidanza: cause e cosa si può fare.

Perché fa male: la gabbia toracica cambia forma

L'idea che tutte abbiamo in testa è che l'utero "schiacci i polmoni". È sbagliata, ed è una buona notizia. In uno studio italiano pubblicato sul Journal of Applied Physiology, 18 donne sane sono state seguite in tutti e tre i trimestri con spirometria, pletismografia optoelettronica ed ecografia. Risultato: nessuna restrizione polmonare — la capacità vitale forzata restava al 101 ± 15% del predetto — e la gabbia toracica cambiava forma ma non volume.

Quello che cambiava era il come: gli autori hanno misurato una ridotta espansione della gabbia toracica, una frequenza respiratoria più alta e un aumento del contributo del diaframma sia al respiro spontaneo sia alla capacità inspiratoria, con uno spessore del diaframma rimasto invariato (2,7 ± 0,8 mm nel primo trimestre, 2,5 ± 0,9 mm nel terzo) nonostante l'allungamento dovuto all'utero. La frase con cui chiudono è la chiave di tutto: la gravidanza preserva i volumi polmonari, i muscoli addominali e il diaframma a spese dei muscoli della gabbia toracica.

Ecco dove nasce il dolore: sono proprio quelli, i muscoli tra una costola e l'altra, a farsi carico dell'adattamento.

Una revisione degli stessi autori spiega la meccanica: il rilassamento delle articolazioni indotto dagli ormoni più l'utero che si ingrandisce modificano la geometria dell'intera parete toracica, con le coste che ruotano verso l'alto in un movimento "a manico di secchio" centrato sul processo xifoideo, la puntina di cartilagine in fondo allo sterno.

Tradotto: le tue costole si aprono verso l'esterno e verso l'alto, con articolazioni più lasse del solito, mentre da sotto qualcosa spinge. Sono articolazioni piccole e tante — ogni costola ne ha due dietro con la colonna, e davanti le prime sette si agganciano allo sterno con la propria cartilagine, mentre l'ottava, la nona e la decima si appoggiano a quella sopra — sotto carico tutto il giorno, a ogni respiro. Il fastidio ha perfettamente senso.

Una madre e suo figlio praticano yoga a casa, migliorando il benessere e rafforzando il legame familiare.

Perché quasi sempre a destra

Non esiste uno studio che abbia contato i lati: ci sono due spiegazioni anatomiche, entrambe ragionevoli e nessuna misurata.

La prima è il fegato, organo grande e poco comprimibile, subito sotto la cupola destra del diaframma: da quel lato lo spazio finisce prima. La seconda è dove sta il bambino: quando il sedere è in basso i piedi finiscono in alto, spesso incastrati sotto un'arcata costale — è il classico dolore che si sposta, compare quando lui si muove e sparisce quando cambia posizione. Ipotesi cliniche sensate, non dati.

La postura c'entra, ma meno di quanto ti hanno detto

Questa è la parte in cui di solito ti dicono che devi "stare dritta". Le prove sono più tiepide.

Una revisione sistematica sulla biomeccanica della gravidanza ha analizzato 50 lavori: gli angoli di lordosi e cifosi aumentano in modo significativo, ma non in modo coerente in tutti gli studi; il mal di schiena aumenta anch'esso, ma non risulta correlato in modo significativo con quei cambiamenti della colonna. Risultavano invece ridotte l'escursione di movimento del tronco, la flessione ed estensione dell'anca e il controllo posturale.

Due conseguenze pratiche. La prima: smetti di colpevolizzarti per la postura. La seconda, più utile: quello che nei dati risulta davvero ridotto è la mobilità del tronco, ed è lì che ha senso lavorare — non per raddrizzarti, ma per ridarti qualche grado di movimento nella parte che si è irrigidita.

Non è sempre "le costole": le altre cose che fanno male lì

Sotto il seno passa parecchia roba, e distinguere cambia la strategia.

Cosa Come si presenta Cosa la distingue
Dolore costale meccanico Sotto l'arcata, spesso a destra, sordo o pungente Cambia con la posizione, il respiro profondo e la rotazione del busto
Reflusso Bruciore che sale verso la gola, rigurgito acido Peggiora dopo i pasti e da sdraiata, non cambia se ruoti il tronco
Nevralgia intercostale Dolore che corre lungo uno spazio tra due costole, a fascia Unilaterale, urente, a volte con formicolio; segue il decorso del nervo
Frattura da stress di una costa Comparsa improvvisa dopo tosse forte, vomito, urto Un punto solo, molto preciso, che fa male se lo premi
Preeclampsia Bocca dello stomaco o sotto le costole a destra Arriva con mal di testa, disturbi visivi, gonfiore rapido

Sul reflusso i numeri sono alti. In uno studio trasversale su 400 donne seguite in un ambulatorio ostetrico in Vietnam, il 38,5% aveva malattia da reflusso, e nel terzo trimestre la quota saliva al 46,8% contro il 30,7% del secondo; il sintomo più frequente non era il bruciore (30,5%) ma il rigurgito (92,9%). È una sola popolazione e la percentuale esatta non si trasferisce all'Italia, ma l'ordine di grandezza dice qualcosa: nel terzo trimestre il reflusso è vicino a una donna su due, ed è la prima cosa da escludere quando "fa male sotto lo sterno".

Sulla nevralgia intercostale in gravidanza c'è pochissimo. Un gruppo universitario tedesco ha pubblicato nel 2025 su International Journal of Gynecology & Obstetrics una serie di casi: 17 pazienti trattate tra il 2017 e il 2024 con blocco intercostale ecoguidato, tutte con sollievo immediato e nessun evento avverso serio. Una serie di casi è il livello di prova più basso: non dice che il trattamento funzioni in generale, dice che in quelle 17 donne è stato fattibile e sicuro. La frase che conta di più è un'altra: rivedendo la letteratura, quegli autori non hanno trovato prove di qualità sul dolore alle costole in gravidanza, pur trattandosi di un disturbo ritenuto legato alla gravidanza. Un sintomo comunissimo, praticamente non studiato.

Cosa aiuta davvero (e con quante prove dietro)

Partiamo dall'onestà: non esiste un solo trial sul dolore alle costole in gravidanza. Quello che segue nasce dalla fisiologia appena descritta e dalla pratica clinica, con — dove c'è — l'appoggio degli studi sul dolore vicino, quello lombopelvico. Te lo segnalo caso per caso.

1. Respira largo, non profondo

Il consiglio "fai un bel respiro profondo" funziona male, perché fa scendere ancora di più un diaframma già allungato e già sotto carico. L'obiettivo sensato è l'opposto: riportare movimento nelle costole, che in quello studio si espandevano di meno.

In pratica: schiena lunga, mani sui fianchi all'altezza delle ultime costole, e inspirando spingi le mani verso l'esterno, senza gonfiare la pancia e senza alzare le spalle. Poi la stessa cosa con le mani dietro, sulla parte bassa delle costole. Sei-otto respiri, due o tre volte al giorno. Ha un trial dietro? No: è coerente con la fisiologia misurata, ed è innocuo.

2. Le posizioni che tolgono pressione

L'obiettivo è uno: fare spazio in verticale tra il bacino e l'arcata costale.

  • Allungati verso l'alto invece di piegarti in avanti: in piedi, braccio del lato dolente sopra la testa, sfilati verso il soffitto e respira in quel fianco.
  • Non afflosciarti sul divano. La posizione semi-sdraiata con la schiena arrotondata è quella che chiude di più lo spazio sotto le costole. Meglio seduta alta con un cuscino dietro la zona lombare, o in piedi.
  • Sul fianco, di solito quello opposto al dolore, con un cuscino sotto la pancia e uno tra le ginocchia.
  • A quattro zampe, anche un minuto solo: l'utero cade in avanti per gravità e smette di spingere verso il diaframma. È il trucco più immediato che esista.
  • Non restare a lungo supina a fine gravidanza: dalla revisione sui cambiamenti respiratori, la posizione supina sembra ostacolare l'azione dei muscoli addominali durante l'espirazione forzata in questa fase.

3. Mobilità toracica: poco e spesso

Tre movimenti bastano:

  • Rotazioni del busto da seduta, lente, braccia incrociate al petto, guardando dietro di te. Sei per lato.
  • "Open book": sdraiata su un fianco, ginocchia piegate e braccia distese davanti, apri il braccio di sopra come un libro seguendolo con lo sguardo, e torna piano.
  • Gatto-mucca a quattro zampe, escursione piccola, senza forzare la schiena in giù.

Regola unica: niente deve far male. Un allungamento sì, un dolore no.

4. Resta in movimento

Qui le prove ci sono, ma sono su un altro dolore, e va detto chiaramente: riguardano lombalgia e dolore del cingolo pelvico, non le costole.

La revisione Cochrane su 34 studi randomizzati e 5.121 donne ha trovato prove di bassa qualità che l'esercizio a terra riduca il mal di schiena in gravidanza (differenza media standardizzata -0,64; IC 95%: da -1,03 a -0,25) e prove di qualità moderata che un programma di 8-12 settimane riduca il numero di donne che riportano dolore lombopelvico (rischio relativo 0,66; IC 95%: 0,45-0,97). Gli effetti avversi erano minori e transitori.

Una meta-analisi più ampia sul British Journal of Sports Medicine — 32 studi, 52.297 donne — aggiunge la sfumatura che conta: l'esercizio non riduce la probabilità di avere questi dolori, ma ne riduce l'intensità (differenza media standardizzata -1,03; IC 95%: da -1,58 a -0,48), con prove da "molto bassa" a "moderata" qualità. Una meta-analisi del 2023 su 6 studi randomizzati e 2.231 partecipanti ha trovato, con qualità moderata, che il solo esercizio previene episodi di lombalgia nel lungo periodo, ma con effetto piccolo (rischio relativo 0,92; IC 95%: 0,85-0,99).

Messo insieme: muoversi non ti toglie il dolore, lo rende più gestibile, e il profilo di sicurezza è buono — la linea guida canadese sull'attività fisica in gravidanza conclude che i benefici sono moderati e che non sono stati identificati danni. Come impostarlo e quando fermarsi lo trovi in Esercizio in gravidanza: è raccomandato, non solo permesso; se il problema principale è la schiena, il pezzo dedicato è Mal di schiena in gravidanza: cosa funziona davvero.

5. Le cose piccole, che contano più di quanto sembri

  • Il reggiseno. Ferretti e fasce strette premono esattamente sul bordo costale che sta cambiando forma: un modello morbido, senza ferretto e con fascia larga, a volte risolve da solo.
  • Pasti più piccoli e più frequenti, e non sdraiarti subito dopo mangiato: toglie di mezzo la componente di reflusso.
  • Alzati ogni mezz'ora se lavori seduta: il dolore costale è posizionale, e la cura è il cambio di posizione, non la posizione perfetta.
  • Il calore — una borsa dell'acqua calda tiepida sul fianco, non bollente e non sulla pancia — è innocuo e per molte è il sollievo più immediato.

Quello che non ha prove

Detto con chiarezza, perché lo troverai scritto altrove:

  • Le cinture di sostegno sono pensate per bacino e lombare, non per le costole; sopra la pancia possono aumentare la pressione verso l'alto. Nessuno studio le ha testate su questo dolore.
  • Le manipolazioni "per rimettere a posto una costola": non c'è nulla che sostenga questa idea in gravidanza.
  • Gli antinfiammatori non si prendono di testa propria: qualunque farmaco, anche da banco, passa da chi ti segue.
  • Gli esercizi "per far girare il bambino" dalla posizione podalica: se ne parla con l'ostetrica o il ginecologo, non si improvvisa dal divano.

Quando passa

Ci sono due momenti. Il primo, non garantito, arriva nelle ultime settimane, quando il bambino si impegna nel bacino e scende: molte donne raccontano che allora respirano meglio e le costole si calmano. Il secondo è il parto, definitivo: senza più spinta dal basso la pressione si scarica in pochi giorni.

Nel frattempo: questo dolore non è un segnale che qualcosa stia andando male, a patto che il contorno sia tranquillo. È il prezzo meccanico di una gabbia toracica che si riorganizza per fare spazio, con articolazioni più lasse del solito e muscoli intercostali che reggono l'urto al posto del diaframma.

Cosa può fare un fisioterapista (e cosa no)

Cominciamo da quello che non può fare, che è la parte più importante. Un fisioterapista non fa diagnosi di preeclampsia e non sostituisce i controlli della gravidanza: se ci sono i segnali della prima sezione, il posto giusto è il medico, oggi. E se il quadro è respiratorio, cardiologico o epatico, quella strada passa da esami che noi non facciamo — te lo diciamo subito, invece di farti perdere giorni.

Quello che si può fare è la parte meccanica: guardare come stai seduta a fine giornata, come respiri, quanta rotazione del busto ti è rimasta, quali posizioni ti danno sollievo e quali te lo tolgono, e costruirti tre o quattro cose da fare in casa, adattate a te. È un lavoro di aggiustamenti quotidiani, ed è per questo che funziona bene in videochiamata: il lavoro vero lo fai tu, sul tuo divano e alla tua scrivania.

Si parte da una prima visita gratuita di venti minuti: ci racconti dov'è il dolore, quando arriva e cosa lo calma, guardiamo insieme un paio di posizioni della tua giornata, e se il posto giusto non siamo noi te lo diciamo lì. Le sedute costano 29,90 €, senza abbonamento.

Il fiato corto arriva molto prima del pancione, e c'è un motivo preciso: Respirare in gravidanza.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

Domande frequenti

È normale avere dolore alle costole nel terzo trimestre?

È comunissimo, e ha una spiegazione fisiologica solida: la gabbia toracica in gravidanza cambia forma. In una revisione pubblicata su Best Practice & Research Clinical Obstetrics & Gynaecology, il rilassamento delle articolazioni indotto dagli ormoni e l'utero che cresce producono insieme una modifica di tutta la geometria della parete toracica, con una rotazione verso l'alto delle coste centrata sul processo xifoideo: le costole cambiano dimensione, non volume, così il polmone non viene compresso. Detto questo, va detta anche una cosa scomoda: non esiste un numero affidabile su quante donne abbiano questo dolore, perché quasi nessuno l'ha studiato. Il gruppo che nel 2025 ha pubblicato la serie di casi più recente sulla nevralgia intercostale in gravidanza scrive di non aver trovato prove di qualità sul dolore alle costole in gravidanza, pur essendo un disturbo ritenuto legato alla gravidanza stessa.

Perché fa male soprattutto a destra?

Qui la risposta onesta è: non c'è uno studio che l'abbia contato, ci sono due spiegazioni anatomiche ragionevoli. La prima è che sotto la cupola destra del diaframma c'è il fegato, un organo voluminoso e poco comprimibile, quindi da quel lato lo spazio finisce prima. La seconda è la posizione del bambino: quando sta con il sedere in basso e i piedi in alto, i piedini finiscono spesso sotto un'arcata costale, e quel punto diventa dolente. Considerale spiegazioni cliniche, non dati misurati. La cosa importante è un'altra: un dolore a destra sotto le costole va sempre letto insieme al resto — pressione, mal di testa, disturbi visivi — prima di archiviarlo come meccanico.

Come faccio a capire se è preeclampsia e non solo le costole?

Dal contorno, non dal dolore. Il dolore alla bocca dello stomaco o sotto le costole a destra che compare insieme a mal di testa nuovo e insistente, disturbi visivi (mosche, lampi, vista annebbiata), gonfiore rapido a viso e mani o malessere generale è una combinazione che si fa valutare subito, oggi, non domani. Va detto però quanto valgono questi sintomi come test: una revisione sistematica su Obstetrics & Gynecology, che ha selezionato 11 studi su 2.791 record, ha trovato stime aggregate con specificità moderata (83-94%) e sensibilità bassa (29-56%): disturbi visivi, dolore epigastrico e mal di testa sono i sintomi più riportati, e nessuno di loro riesce né a prevedere né a escludere l'eclampsia. Tradotto: la loro assenza non ti rassicura e la loro presenza non fa diagnosi. Quello che fa diagnosi è la misurazione della pressione e gli esami — ed è per questo che si va, non perché il sintomo sia una prova.

Cosa posso fare subito quando fa male?

Tre cose, nell'ordine. Primo: allungati verso l'alto invece di piegarti in avanti — in piedi o seduta con la schiena lunga, il braccio del lato dolente sopra la testa, e respira dentro quel fianco per qualche respiro. Secondo: cambia posizione, perché il dolore alle costole è quasi sempre posizionale: alzati, cammina un minuto, o mettiti sul fianco (di solito quello opposto al dolore) con un cuscino sotto la pancia e uno tra le ginocchia. Terzo: smetti di respirare 'profondo' e comincia a respirare largo, cioè verso i lati delle costole e verso la schiena, senza gonfiare la pancia. Nessuna di queste tre cose ha un trial dietro sul dolore costale in gravidanza: sono ragionamenti fisiologici e pratica clinica, e te lo diciamo apertamente.

Può essere reflusso invece che le costole?

Sì, ed è una possibilità molto concreta nel terzo trimestre. In uno studio trasversale su 400 donne in gravidanza seguite in un ambulatorio ostetrico in Vietnam, il 38,5% aveva malattia da reflusso, e nel terzo trimestre la quota saliva al 46,8% contro il 30,7% del secondo. Nelle donne con reflusso il sintomo più frequente era il rigurgito (92,9%), molto più del bruciore (30,5%). Il modo pratico per distinguerli: il dolore delle costole cambia con la posizione, con il respiro profondo e con il movimento del tronco; il reflusso brucia, sale verso la gola, peggiora dopo i pasti e da sdraiata, e non si modifica se ruoti il busto.

Posso essermi incrinata una costola?

È raro, ma esiste e vale la pena saperlo. In letteratura sono descritte fratture da stress delle coste in gravidanza: un caso pubblicato su Clinical and Experimental Obstetrics and Gynecology riguarda una giovane donna incinta con dolore toracico acuto comparso dopo un accesso di tosse. Attenzione a come lo leggi: è un caso singolo, il livello di prova più basso che esista, e serve solo a ricordare che il dolore toracico in gravidanza ha una diagnosi differenziale ampia. Il campanello pratico è questo: un dolore comparso di colpo dopo tosse forte, vomito o un urto, molto localizzato su un punto preciso che fa male se lo premi con un dito, va fatto vedere invece di essere gestito da sola.

Quando passa il dolore alle costole?

Il momento in cui finisce davvero è il parto: quando l'utero non spinge più verso l'alto, la pressione sotto le costole si scarica in pochi giorni. Prima di allora c'è spesso un secondo momento di sollievo, nelle ultime settimane, quando il bambino si impegna nel bacino e scende: molte donne raccontano che a quel punto respirano meglio e le costole smettono di dolere. Non è garantito e non ha una data. Nel frattempo il dolore non è un segno che qualcosa stia andando storto: se il contorno è tranquillo — pressione a posto, niente mal di testa, niente disturbi visivi — è un problema di spazio e di meccanica, non di salute.

Non c’è la tua domanda? Scrivila a un fisioterapista →

Hai una domanda sul tuo fastidio in gravidanza?

Un articolo parla al caso medio. Scrivi qui la tua domanda: ti risponde un fisioterapista iscritto all’Albo. Non è una diagnosi — per quella serve vederti — ma per capire se sei sulla strada giusta spesso basta.

Preferisci WhatsApp? Scrivici lì → — oppure prenota il colloquio gratuito →

Dal singolo esercizio al percorso

Questi esercizi sono generici. Il tuo no.

Quelli che hai appena letto valgono per tutti, e per questo non valgono per nessuno in particolare. Un fisioterapista iscritto all'Albo guarda il tuo caso nel primo colloquio — gratuito, venti minuti — e da lì costruisce il programma su di te: da casa quando basta, in uno studio vicino a te quando servono le mani. Il dolore che torna non toglie solo il movimento: toglie il sonno, la pazienza, la voglia di uscire di casa. Rimetterti in movimento è il nostro mestiere.

Inizia il questionario →

Sedute individuali 29,90€ · Pagamento sicuro · Nessun abbonamento

Articoli correlati