Gravidanza e post parto

Russare in Gravidanza: Quando Vale la Pena Parlarne

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 9 settembre 2026

Una donna incinta si gode un momento di tranquillità su un comodo divano.
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Te l'ha detto lui una mattina, ridendo a metà: «Stanotte russavi». Tu hai riso pure, perché non hai mai russato in vita tua. Poi te l'ha ridetto la settimana dopo. E intanto ti svegli con la bocca secca e un mal di testa sordo che passa verso le dieci, e alle cinque del pomeriggio ti si chiudono gli occhi anche se hai dormito.

Due risposte subito.

La prima: iniziare a russare in gravidanza è comunissimo, e nella maggior parte dei casi è meccanica pura. Le vie aeree si gonfiano come si gonfiano le caviglie.

La seconda, che è il motivo per cui vale la pena leggere il resto: il russare comparso in gravidanza è uno dei pochi segnali del sonno che negli studi si trova accanto alla pressione alta. Non è una diagnosi e non è una condanna: è una frase da dire a chi ti segue, alla prossima visita.

Un confine, subito. Non siamo medici del sonno: le apnee si diagnosticano con un esame del sonno, e la terapia, quando serve, è la CPAP. Noi possiamo darti i numeri veri e la soglia per capire quando quella frase va detta.

Quanto è comune, davvero

Studio Come ha misurato Risultato
502 donne, Svezia (Chest, 2000) questionario il giorno del parto 23% russava ogni notte nell'ultima settimana; 4% prima della gravidanza
340 donne, Svezia (2014) stesso questionario nel 1° e nel 3° trimestre dal 7,9% al 21,2%
1.719 donne, USA (2012) questionario nel 3° trimestre 34% russava, 25% aveva iniziato in gravidanza

Tre popolazioni diverse, la stessa storia: verso la fine della gravidanza russa fra una donna su cinque e una su tre — dipende da come lo si chiede — e per la gran parte di loro è una novità assoluta.

Un avvertimento sul primo, il più citato e il più fragile: è una serie di casi raccolti in un solo momento, e quel 4% "prima della gravidanza" è stato chiesto il giorno del parto, a memoria e a nove mesi di distanza. Il salto è reale — lo conferma lo studio che ha misurato le stesse donne due volte — ma la sua dimensione esatta no.

Russare e avere le apnee non sono la stessa cosa

Il russare è un rumore: l'aria che passa a fatica in un canale diventato più stretto. Le apnee sono pause vere della respirazione, e non si contano a orecchio: servono un esame del sonno e un numero, l'indice di eventi per ora.

I dati oggettivi migliori vengono dallo studio americano nuMoM2b, che ha arruolato 3.705 donne alla prima gravidanza e ha fatto un test respiratorio a domicilio in due momenti diversi — con dati utilizzabili per 3.132 donne a inizio gravidanza e 2.474 a metà — tenendo i risultati nascosti a loro e ai medici. La prevalenza di disturbi respiratori del sonno (almeno 5 eventi per ora) era del 3,6% fra la 6ª e la 15ª settimana e dell'8,3% fra la 22ª e la 31ª.

Mettili in fila: russa almeno una donna su cinque, ha un indice da apnee circa una su dodici a metà gravidanza. La maggior parte di chi russa non ha le apnee. Il russare è un indizio, non il fatto.

Primo piano di una donna incinta che accarezza il suo pancione contro un muro soleggiato.

Perché è iniziato adesso

Nessuna di queste cose, da sola, spiegherebbe granché: arrivano tutte insieme.

Le vie aeree si gonfiano. È la spiegazione più semplice ed è coerente con quello che si misura: nello studio svedese sulle 340 donne, chi russava aveva più spesso edema nell'ultima parte della gravidanza. Se ti si gonfiano le caviglie e le mani, non c'è motivo per cui la gola debba restarne fuori: è lo stesso meccanismo delle gambe gonfie in gravidanza, applicato a un tubo che deve restare aperto mentre dormi.

Il naso chiuso. La congestione nasale in gravidanza è comune, e un naso che non passa aria costringe a respirare dalla bocca: la mandibola scende, la lingua arretra, il canale si stringe.

Il peso, ma non quello che pensi. In quello stesso studio svedese, chi russava già a inizio gravidanza aveva un BMI di partenza significativamente più alto (p = 0,001) — ma il russare non risultava associato a quanti chili venivano presi durante la gravidanza. Se stai facendo i conti con la bilancia e ti stai dando la colpa, quel conto non torna.

La posizione. Da supina la gravità lavora contro di te: in uno studio australiano su donne al terzo trimestre, passare più tempo della notte sulla schiena si associava a un indice di apnee più alto (rs = 0,37; p = 0,003). Un'associazione, non una dimostrazione.

Sugli ormoni la letteratura è più fumosa di quanto si legga in giro: che progesterone ed estrogeni contino sul tono delle vie aeree e sulla mucosa nasale è plausibile, ma quanto pesino rispetto al gonfiore non è quantificato bene.

Cosa trovano gli studi sugli esiti — e come vanno letti

Una meta-analisi del 2014 ha passato in rassegna 31 studi e ha aggregato, per ciascun esito, i 5 studi osservazionali che avevano aggiustato per i fattori di confondimento: per le donne con disturbi respiratori del sonno il rischio risultava più alto di ipertensione gestazionale o preeclampsia (OR aggiustato 2,34; IC 95% 1,60-3,09) e di diabete gestazionale (OR aggiustato 1,86; IC 95% 1,30-2,42). Cinque studi, non trentuno: la base è più stretta di quanto sembri.

Lo studio nuMoM2b, il più solido perché misura invece di chiedere, ha trovato per la preeclampsia un OR aggiustato di 1,94 (IC 95% 1,07-3,51) a inizio gravidanza e 1,95 (1,18-3,23) a metà; per il diabete gestazionale 3,47 (1,95-6,19) e 2,79 (1,63-4,77). Con una relazione crescente: più alto l'indice di apnee, più alto il rischio. Un dettaglio che non va nascosto: per i disturbi ipertensivi in generale l'associazione a inizio gravidanza non era statisticamente significativa (OR 1,46; IC 95% 0,91-2,32), lo diventava a metà (1,73; 1,19-2,52).

Sul russare in sé — non sulle apnee misurate — il dato più interessante è americano: su 1.719 donne al terzo trimestre, dopo aggiustamento, era il russare comparso in gravidanza, e non quello di sempre, a risultare associato a ipertensione gestazionale (OR 2,36; IC 95% 1,48-3,77) e preeclampsia (OR 1,59; IC 95% 1,06-2,37). Non al diabete gestazionale.

Una meta-analisi del 2026 su 19 coorti e oltre nove milioni di gravidanze conferma il quadro, con le apnee ostruttive come sottogruppo più costante (ipertensione gestazionale OR 1,60; preeclampsia OR 2,13) e — dettaglio utile — con l'insonnia e la scarsa qualità del sonno che non risultavano associate agli esiti ipertensivi. Nei dati non pesa il "dormire male" in generale: pesa la respirazione.

Adesso la parte che raddrizza il quadro

Tutto quello che hai letto qui sopra è associazione. Trasformarla in causa sarebbe scorretto, per tre motivi.

Primo: sono studi osservazionali. Chi russa ha in media un BMI più alto, e il peso è a sua volta un fattore di rischio per la pressione e per il diabete gestazionale. Gli aggiustamenti statistici aiutano, non risolvono.

Secondo: non tutti gli studi trovano qualcosa. Quello svedese sulle 340 donne, che pure ha visto il russare triplicare, non ha trovato associazioni significative con gli esiti ostetrici. Gli studi negativi esistono e vanno citati.

Terzo, ed è il più istruttivo. Uno studio su 1.588 gravide al terzo trimestre ha smontato il questionario di Berlino — uno di quelli più usati in gravidanza — guardandone i tre domini separatamente: chi risultava positiva solo per il russare, solo per la sonnolenza o per entrambi non aveva un rischio aumentato di diabete gestazionale o disturbi ipertensivi. Ad averlo (OR 2,0 e 2,9) era chi risultava positiva sul dominio peso-pressione anche senza russare né essere assonnata. In gravidanza, concludono gli autori, quel questionario sta in buona parte identificando l'obesità.

Il pezzo che avvicina l'associazione alla causa

Se trattare le apnee cambia gli esiti, il legame non è solo statistico. Qualche prova c'è, recente.

Uno studio randomizzato multicentrico su 340 donne con gravidanza ad alto rischio e apnee da lievi a moderate — 310 sono arrivate all'analisi — ha confrontato la CPAP con la sola assistenza prenatale abituale. Nel gruppo CPAP la pressione diastolica è scesa di 2,2 mmHg (p = 0,014) e la preeclampsia è comparsa nel 13,1% (20 donne su 153) contro il 22,3% (35 su 157) dei controlli (differenza -9%; p = 0,032): undici donne da trattare per evitare un caso, ma con un intervallo di confidenza larghissimo, da 1 a 21. Due limiti onesti: lo studio era in aperto, e l'aderenza alla CPAP è stata solo del 32,7%, in media 2,5 ore a notte.

Una meta-analisi del 2024 su 6 studi e 809 donne — quattro randomizzati e due di coorte — ha stimato con la CPAP una riduzione dell'ipertensione gestazionale (RR 0,65; IC 95% 0,47-0,89) e della preeclampsia (RR 0,70; IC 95% 0,50-0,98).

Va però detto dove sta la comunità scientifica: la linea guida congiunta del 2023 delle società di anestesia e medicina del sonno, pur raccomandando la CPAP per ridurre i sintomi e l'indice di apnee, afferma che le prove che trattare le apnee in gravidanza migliori gli esiti sono insufficienti. Il suo testo è stato accettato a marzo 2023, prima di entrambi i lavori qui sopra: la direzione è incoraggiante, la partita non è chiusa.

Le posizioni, i cerotti e gli altri rimedi

Dormire su un fianco. Ha senso meccanico, ma come rimedio funziona meno di quanto speri. In uno studio randomizzato incrociato su 41 donne al terzo trimestre — 469 notti monitorate su 35 di loro — un cuscino disegnato apposta per scoraggiare la posizione supina non ha cambiato nulla: 13,0% del tempo di sonno supino con il proprio cuscino contro 16,0% con quello dello studio (p = 0,81), nessuna differenza nei disturbi respiratori né nelle decelerazioni del battito fetale. Quelle donne passavano comunque in media circa un'ora a notte sulla schiena, pur sapendo benissimo che "si dorme di fianco". Perché svegliarsi supina non sia un errore lo abbiamo spiegato in dormire in gravidanza: le posizioni e cosa dicono gli studi.

I cerotti dilatatori nasali. Su 54 donne con russamento abituale e BMI pari o superiore a 27, due esami del sonno domiciliari consecutivi — il secondo con i cerotti — non hanno mostrato differenze nell'indice di eventi respiratori (5,30 contro 4,80; p = 0,8) né nella percezione del sonno. Gli autori li propongono come placebo per gli studi futuri. Se ti aiutano col naso chiuso usali per il comfort: non stanno trattando le apnee.

Alzare la testiera, i cuscini a cuneo, i dispositivi comprati online. Non abbiamo studi in gravidanza da metterti davanti. Non vuol dire che non funzionino: vuol dire che chi te li vende con la sicurezza di un dato non ce l'ha.

Perdere peso: no, non adesso. La linea guida del 2023 lo dice esplicitamente, la gravidanza non è il momento.

⚠️ Quando vale la pena parlarne, con le soglie

Un russare leggero, qualche notte, senza altro, è la normalità di questi mesi. Parlane al ginecologo o all'ostetrica se riconosci una di queste situazioni, senza aspettare che ne parlino loro:

  • russi forte quasi tutte le notti, indicativamente tre-quattro notti a settimana o più, e prima della gravidanza non succedeva;
  • il partner ti riferisce pause del respiro, o ti sente boccheggiare, o ti vede riprendere fiato di colpo;
  • ti svegli con la sensazione di soffocare o con il cuore che corre;
  • hai sonnolenza diurna marcata: non la stanchezza della gravidanza, ma il fatto che ti addormenti ferma in coda, davanti a un film, mentre parli con qualcuno, o — e allora è urgente — se guidi;
  • ti svegli con mal di testa più giorni a settimana, e passa nell'arco della mattinata;
  • hai già una pressione che sale, oppure la diagnosi di diabete gestazionale: cambiano la soglia, e il discorso va aperto anche se russi poco.

E anche senza sintomi eclatanti, la linea guida del 2023 suggerisce di cercare attivamente le apnee in chi ha obesità (BMI pari o superiore a 30) oppure disturbi ipertensivi della gravidanza o diabete, in questa gravidanza o in una precedente. Se rientri in uno di questi casi, la domanda falla tu.

Queste invece non aspettano la prossima visita

Non riguardano il russare ma la pressione, e sono la ragione per cui questo articolo esiste. Contatta subito chi ti segue, o il pronto soccorso ostetrico, se compaiono:

  • mal di testa forte e persistente che non passa con il riposo;
  • disturbi della vista: lampi, macchie scure, vista annebbiata;
  • dolore forte sotto le costole a destra o alla bocca dello stomaco;
  • gonfiore improvviso di viso, mani o piedi, soprattutto se arriva in poche ore;
  • riduzione netta dei movimenti del bambino.

Cosa succede quando lo dici

Nella maggior parte dei casi: niente, ti rassicurano, e hai tolto un pensiero.

Se invece i segnali ci sono, il percorso è lineare. Non aspettarti che basti un questionario: una meta-analisi del 2026 su 5 studi e 1.096 gravide — di cui 573 sottoposte a un test del sonno vero, ed è su quelle che si basano i conti — ha trovato per lo STOP-Bang una sensibilità aggregata di 0,587 e una specificità di 0,749 (con un intervallo di confidenza enorme, da 0,360 a 0,941), e un'area sotto la curva di 0,604: gli autori concludono che da solo non è affidabile in gravidanza. La linea guida indica infatti un esame del sonno, che oggi si fa quasi sempre a domicilio, e sconsiglia la sola ossimetria notturna. Se la diagnosi c'è, la terapia è la CPAP.

E dopo il parto?

Per molte il gonfiore rientra, il naso si libera e il rumore sparisce. Ma non per tutte.

Nel follow-up dello studio nuMoM2b, chi aveva un indice di apnee alterato in gravidanza e ancora da due a sette anni dopo il parto aveva un rischio nettamente più alto di ipertensione (rischio relativo aggiustato 3,77; IC 95% 1,84-7,73) e di sindrome metabolica (2,46; 1,59-3,76).

Detto in modo diretto: se dopo il parto continui a russare forte e a svegliarti stanca, quella non è più una cosa della gravidanza. Quanto spesso il russare sparisca dopo il parto, però, non te lo sappiamo dire con un numero pulito: gli studi che abbiamo letto non lo misurano bene.

Cosa possiamo fare noi, e cosa no

Il confine prima di tutto. Non diagnostichiamo le apnee, non prescriviamo esami e non gestiamo la CPAP. Se dal tuo racconto emergono quei segnali, il nostro lavoro è dirtelo e mandarti da chi ti segue, non farti perdere settimane mentre il problema è un altro.

Ci occupiamo del resto della tua notte: la schiena che ti sveglia quando ti giri, il bacino che fa male sul fianco, il collo irrigidito da tre cuscini, il respiro corto quando la pancia spinge sul diaframma. Su queste cose lavoriamo, e la videochiamata funziona perché il problema si vede dove succede: nel tuo letto, con i tuoi cuscini.

Con il percorso Ri-Hub Mamma puoi partire da una prima visita gratuita di venti minuti: ci racconti come vanno le tue notti e ti diciamo con franchezza se c'è qualcosa su cui possiamo lavorare o se la prima cosa da fare è un'altra. Le sedute successive costano 29,90 €.

Una cosa però puoi farla subito, e non costa niente: la prossima volta che vedi il ginecologo, dillo. Una riga. «Da qualche settimana russo, non l'ho mai fatto prima.» È l'unica parte di questa storia che dipende solo da te.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

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